Roberto R. Corsi

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Posts Tagged ‘Viola Amarelli

Viola Amarelli, L’ambasciatrice

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Ho a lungo posposto una recensione all’ultimo libro di poesie di Viola Amarelli, L’ambasciatrice, rinviandovi, se ricordate, a quanto aveva scritto Francesco Tomada su Perìgeion. Con la mia imperdonabile lentezza (mi risolvo ora che è imminente l’uscita di un nuovo libro di Viola) ho però quantomeno guadagnato maggior accuratezza di cronaca, potendo esultare perché dopo l’edizione cartacea del libro (Sartoria Utopia), esaurita quasi all’istante, è ora liberamente scaricabile la seconda edizione in free ebook presso Smith&Laforgue

ViolaAmarelli

L’A. (img via CarteggiLetterari)

Pochi Autori sanno dare ai loro versi una connotazione sapienziale come Viola, che come sempre punta il suo sguardo verso la necessità di ricondurre la realtà alla sua dimensione semplice e organica, predicando distacco, demistificazione, “emanciparsi dall’incubo delle passioni” (cit.), capovolgimento di prospettiva: a un livello superiore di comprensione, ma di sesto grado nella messa in pratica, «la vita è l’arte di essere perdenti», si legge in en plein air.
Uno sguardo certamente imbevuto d’oriente perché lo stesso atto della scrittura è concepito come un mandala la cui percezione scorre parallelamente alle pagine: il libro è compreso tra un’apertura ostica all’eventualità stessa del disporsi in poesia «Troppo difficile da dire | E tu non dire» e una quasi chiusura (Fama: «in fondo | a margine | sotto | una postilla – et alia – | cancella anche quella») in cui sembra di poter sfiorare la mano che pone nel nulla (la stessa illusione de) la creazione. Per poi ricominciare? Probabilmente sì.
Le sezioni del libro fluiscono, ciascuna nella propria originalità di argomento e stile. Quella che dà il titolo all’opera ha un impianto maggiormente narrativo, presentandoci l’intreccio tra più personaggi femminili (uno dei quali traduce Rumi, poeta ovviamente molto vicino alla inclinazione di Viola).
Ma a lasciare il segno sono soprattutto le parti in cui la scrittura procede per brevi tratti, per frammenti a volte aforistici a volte lirici.
Indicherei i migliori risultati nella sezione io scrivo te, rivolta a decostruire e a squagliare nel reagente del sarcasmo e dell’ironia – che pure «non salva» – il desiderio di fama letteraria e le storture comportamentali, i calcoli cui inevitabilmente porta. Questa gara d’ambiziosi cui quotidianamente, come poeti d’argine e margine, si assiste. Quando è sempre più chiaro che «non abbiamo niente, niente da dire».
Più ancora, nelle stanze amorose che precedono, dove l’amore è fotografato nel momento panico de la liberazione da esso, in una poesia memorabile:  

Per tutte le stelle, per gli orli dei lampi
e il fischio dei venti, un grande miracolo
la viva apertura
la gioia che è risata, sentite,
ascoltate voi saraghi al mare,
antilopi all’erta e cervi volanti,
pistilli e rizoma, ramaglie e anche humus,
la liberazione – io non l’amo più.  

e ricondotto alla sua immediatezza, in fondo salvatrice, di impulso erotico (vecchiaia; Teresa ex depressa).

Pur essendo pienamente in possesso dello strumentario poetico, giocato in molti passi anche qui tra citazioni cólte e variazioni enigmistiche, la poesia di Amarelli attinge il suo valore dall’antiretorica, dalla capacità di scrostare, senza alcuna animosità (o forse con animosità controllata quando si parla di poeti), il mondo dalle sue costruzioni, istintive (trahimur omnes studio laudis) o culturali che esse siano. In questo senso, nonostante (o forse grazie a) la comunanza di elementi con l’approccio buddista, mi preme definirla come una poesia assai lontana dal mistico, poiché punta le sue fiches su ciò che realmente è, sulle nudecrudecose (per citare un titolo passato), senza rivestimenti.
“Leggete le poesie di Viola e vi ci fidanzerete (cit. Leopoldo Attolico)”

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Written by Roberto R. Corsi

19 marzo, 2016 at 19:52

Auguri, valigia poetica e… un ciuffo d’erba

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seasonsgreetings2015

Auguro a tutti voi e ai vostri cari serene Feste e un 2016 che ci porti empatia (soprattutto!), ispirazione, azione.
Di seguito i libri e i pdf di poesia che mi sono messo in valigia. Molti li devo leggere da mesi e confido di colmare il gap da qui all’Epifania. Chiedo scusa e mi autoflagellerò comodamente nelle pause della Scala40 a soldi, promesso. In attesa di occuparmene, li elenco in ordine di ricezione o acquisto, in modo da incuriosire anche voi:

Viola Amarelli, L’ambasciatrice (autoprodotto in edizione limitata; dal 29/12 ebook gratis Smith&Laforgue);
Roberto Cogo, Deora dé, DotComPress;
Nino Iacovella, Latitudini delle braccia, deComporre Edizioni;
Maria Grazia Insinga, Persica, Cierre/Anterem;
Bernardo Pacini, Cos’è il rosso, Edizioni della Meridiana;
Marco Di Pasquale, Il fruscio secco della luce, Vydia;
Ottiero Ottieri, Poemetti, Einaudi.

Inoltre mi diletterò con qualche poesia di Marco Simonelli, in attesa della presentazione fiorentina, l’8 gennaio, de Il pianto dell’aragosta (Edizioni d’If), evento cui non mancherò e che vi consiglio vivamente di non perdere.

Off topic: ho portato con me anche un libello di racconti brevi e un saggio brillante.

Infine una segnalazione: è uscito da poco il numero 141/142 di Erba d’Arno, trimestrale di letteratura e arte diretto da Aldemaro Toni. Per la seconda volta questa rivista di ottima fattura s’incrocia col sottoscritto: anni fa ebbe il buon cuore di pubblicare la mia nota su un libro di Annalisa Macchia; ora ripropone, in versione light, la bella nota di Giacomo Cerrai alle 56cozze, nota uscita a giugno su Imperfetta Ellisse. Potete trovare la rivista – che merita – presso le librerie Feltrinelli, oppure potete ordinarla via email (ordini@ederba.it) e vi verrà spedita in contrassegno senza costi aggiuntivi.

È tutto per quest’anno; statemi bene! E grazie ai 24 lettori (Manzoni -1, per reverenza) che mi hanno seguito durante il 2015 e non solo.

PSsssst! le cozze son buone anche d’inverno! regalatevele e regalàtele.

Poesia, marketing e Magritte: l’articolo di Di Stefano et alia

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magritte-argonne

René Magritte, La battaglia delle Argonne, olio su tela, 1956, collezione privata.

Buon Ferragosto a tutti.
Le liste di poeti e le discussioni (cicliche a ogni estate) sullo stato della poesia non mi esaltano più di tanto. Tuttavia non si può ignorare l’ormai strafamosa inchiesta a doppia pagina a firma Paolo Di Stefano su La lettura della scorsa domenica (scaricala dal sito LvF). Tutti ne avete parlato e forse scritto; io mi limito all’essenziale ché tra poco mi portano una vassoiata di fritto e va mangiato caldo, sennò si pianta.  

In primo luogo l’ennesima lista/ who’s who, che avrà fatto incazzare qualche escluso. Un pugno di “scuderie poetiche” piuttosto prezzemoline è rimasto fuori, una è stata fatta rientrare dalla finestra da un articolo di Alessandro Trocino, che linko in calce. Qualcuno dirà: ‘sticacchi le liste, sono ontologicamente incomplete e discrezionali. Giusto, ma questa non è la lista di Radio Bitonto Libera (cit.), è quella che esce sul maggior quotidiano nazionale, dunque ha il suo bel peso: effetto marketing e qualche beneficio alle vendite son pressoché garantiti. Mi adeguo, telegraficamente e tralasciando l’opera di espunzione di chi non avrei messo in lista: mancano all’appello perlomeno le voci mature di Liliana Ugolini e Viola Amarelli nonché quelle nuove di Stelvio Di Spigno (1975) e Francesco Targhetta (1979). L’esclusione delle due gentildame m’è particolarmente dolorosa, anche se ha l’attenuante della loro scarsa distribuzione, dovuta a motivi diversi. 

Non mi dilungo sulla poesia viva o morta – rectius: sulla sua diffusione. Una risposta esauriente la dà il raffronto tra alcuni passaggi-intervista nell’articolo: da un lato certa poesia vende, dall’altro – bene dice Enrico Testa – “la figura del poeta-intellettuale non gode più di buona fama ed è sempre meno gradita, sia nei giornali che nell’editoria”. Il fenomeno peggiorerà a spirale perché viviamo nell’epoca del “personaggio pubblico, ergo scrittore”, non viceversa, quindi quanto meno sarai famoso tanto meno avrai chance di essere legittimato come scrittore. Ma in generale, mentre la massa può sempre sperare che un narratore scriva come un adolescente di terza media (ne abbiamo fulgidi esempi a chilometro zero), per il poeta – sviluppando quanto dice Testa nel prosieguo – la ricerca sulla parola o sull’architettura del verso attira su sé antipatia, ostracismo e castighi verbali.

Ma quel che più mi preme è evidenziare il passaggio per me più significativo di tutta l’inchiesta; mi sembra infatti che sia stato sottolineato poco o punto:  Leggi il seguito di questo post »

kiss me/ kismet*: leggendo “Amiral Bragueton” di Paola Silvia Dolci

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PSDolciQuando si sceglie per eponima la nave – transustanziata in persona fisica-Ammiraglio – che condusse Bardamu-Céline in Africa, non ci si può aspettare niente di semplice. Amiral Bragueton di Paola Silvia Dolci, uscito nel 2013 per italic con l’introduzione densa di Ianus Pravo e i bei disegni di Michaela D’Astuto, non traccia una navigazione piana: passa tra molti scogli, e se ne assume il rischio come ogni bravo e coscienzioso stratega.

TIC-TAC-TOE! invita la sezione di apertura, richiamandoci al gioco del tris, dove, come tutti sanno, per vincere bisogna muovere per primi e sperare in una certa “collaborazione” (nel caso del gioco, bietolona) nella mossa seguente di chi risponde. Più che altro mi piace il richiamo al tre perché, nel momento in cui apro il compasso per questa recensione, scorgo proprio una triplice costellazione.

Intanto la cultura vivificata: sistema binario perché questa viene proclamata e, prima ancora, alterum non recognoscens com’è incline a essere dalla nascita, sùbito dolorosamente stupefatta nel riscontrare l’altro da sé: “Tutta la mia vita è lettura” (p. 45); “Lo sconcerto/ è questo invecchiare fuori dai libri/ quello che passa per vita” (p. 32, con eco quasi luziana se si pensa alla chiusura di Aprile-amore).
Questa chiave, che già da sola può illuminare praticamente tutto il libro, mi ha riportato silenziosamente a una forte affinità col mio acerbo esordio, sentimento che non mi ha più mollato.  Leggi il seguito di questo post »

Viola Amarelli, L’ambasciatrice

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Francesco Tomada dice bene: L’ambasciatrice di Viola Amarelli è un libro bellissimo che meriterebbe una diffusione più capillare di quella (pur amorevole, “utopica e sartoriale”) che è stata scelta. Ribloggo volentieri la sua lettura su Perigeion, in attesa di trovare parole mie, se ne scaturiranno di adeguate.

perìgeion

viola

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Written by Roberto R. Corsi

10 luglio, 2015 at 15:07

Cinquantaseicozze – Roberto R. Corsi

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Viola Amarelli, sul suo blog, scansiona il mio libro con grande acume. Segnalo che Viola, grazie a Le Sarte Utopiche, ha da sé prodotto in sole 50 copie (già esaurite) una bellissima raccolta dal nome L’ambasciatrice. Di cui spero, se sarò all’altezza, di occuparmi in futuro. Intanto provate a sentire in giro se qualcuno ve ne può imprestare una copia, meglio ancora fate una petizione per una futura ristampa su più larga scala, perché merita assolutamente!

viomarelli

cozze

“Cinquantasei cozze” (Italic, 2015) recita il libro di Roberto R. Corsi, rilanciando un’idea di scrittura poetica

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Written by Roberto R. Corsi

12 giugno, 2015 at 18:34

Un monumento ai caduti in piedi: La deriva del continente (Autori Vari, TransEuropa, 2014)

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grossetomoldava

Come chiamereste un megaristorante sulla Moldava? Grosseto Marina, naturalmente! (foto mia, Pasqua 2014)

Immersi tra le troppe antologie poetiche che si svolgono a “tema libero” oppure a “tema monolemmatico” senza alcun coordinamento tra i partecipanti, è bello trovare tra le uscite recenti questo esperimento espressivo a più mani ove (lo leggo in uno status di Francesca Genti) il progetto si è composto con un febbrile lavoro e un continuo confronto in fieri tra le sette voci che lo hanno animato. Si tratta de La deriva del continente, per i tipi di TransEuropa: un libro uscito a ridosso delle elezioni europee 2014 ma quasi a controcanto di esse, dato che si propone di analizzare con le lenti della scrittura un’identità europea (o meglio, la sua disgregazione) che tutto è meno che politica. Le grandezze pulsanti nel testo sono una realtà istintiva e psicopatologica soggettiva (sviscerate soprattutto dalla penna di Consorti e Genti), una realtà storica che emerge da vicende puntuali o scacchi diuturni, come la strage di Tolosa o l’operazione Frontex (realtà storica che è anche vissuto individuale, incrociandosi col trio deuteragonista “Mario, ragazza olandese, Omar”); ma soprattutto una criticità economica che mi sembra preponderante perché nella lunga distanza del libro essa assorbe le altre quasi in un blocco vischioso.
Le stesse nervature della storia del protagonista Paterson (da W.C. Williams, come il film di Jarmusch del 2016 ha poi reso manifesto) sono più definite e dense all’inizio, grazie soprattutto all’apporto dei poeti Marco Mantello (anche curatore e postfatore) e Simone Consorti; Paterson è una specie di Proteo che viaggia nel tempo mutando continuamente forme, carriera, preferenze sessuali, opinioni e ambizioni; ma viaggia nel tempo “a frammentazione”, cioè non come una lineare Elina Makropulos bensì saltando avanti e indietro, dunque diacronicamente disgregato anche lui come la sua Europa. Paterson: cognome diffusissimo quindi “uomo qualunque”, con una possibile suggestione Pater-son, padre-figlio, che potrebbe insinuare una scissione anch’essa economica-sociale tra il mondo offerto alle generazioni passate e a quelle correnti.
L’apporto dei sette autori, ciascuno con la sua cifra (dalla prosa tout court di Albert Samson, a varie declinazioni poetiche, con attenzione quando all’estensione “americana” del verso di Elisa Davoglio e nella sua parte migliore di Viola Amarelli, quando alla musicalità tradizionale e alla semplicità di vocabolario di una Genti, quando alla stoccata epigrammatica della chiusa di Consorti), è sempre significativo. Leggi il seguito di questo post »

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