Roberto R. Corsi

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ritiro / retiro

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Una notizia. L’altro ieri ho appreso di aver ricevuta, con altri colleghi, menzione speciale al concorso Siamo fatti per l’infinito indetto da Accademia Mondiale della Poesia e farcito di presenze illustri in Giuria e non solo. La frivola instanuga responsabile del tutto è “la gialla” che giocava col titolo del concorso e con una constatazione, quella dello stato comatoso del congiuntivo, che – proprio lo stesso giorno! – proveniva da un’altra Accademia, quella della Crusca.
Ringrazio tutti e mi onoro del conseguimento; mi spiace non poter essere a Verona con voi domani per ritirare il premio, inchiodato come sono da un periodo di logistica assai difficile.

Una segnalazione. Il burnout guru Antonio Dini (grazie) mi ha fatto conoscere una app carina per dispositivi con la mela.
Si chiama Poetreat e potete scaricarla gratuitamente dal Vostro AppIe Store o da qui.
Già il titolo è stuzzicante: treat (words) like a poet does? Oppure una fusione di poet e retreat, forse (speriamo) non nel senso di incoraggiare alla ritirata bensì di buen retiro?
L’applicazione, che funziona solo con la sillabazione e la rima inglese (quindi dovrete sbizzarrirvi ininglisc), fa due cose semplici: per prima cosa mentre scrivete fa il conto delle sillabe dei vostri versi; poi, sotto copertura internet, vi suggerisce la rima, sulla base dello schema che in precedenza avrete settato tramite dei tondini colorati.
Niente che abbia la pretesa di generare automaticamente poesia (tra i tanti, questo che ho appena scoperto è abbastanza carino), ma piuttosto un tool utile per i parolieri o per divertirsi con un po’ di nonsense (vedi sotto: vi assicuro che non inghiotto rondini o cucino cuccioli di sorta!).
Da provare. Alcuni riportano malfunzionamenti, col mio ipad mini obsoleto va a dovere.

poetreat

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Written by Roberto R. Corsi

23 marzo, 2018 at 12:20

cognizione di causa/2 – in fair Verona

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tribvr

(img dal sito alsippe.it – elaborazione mia)

Tempo fa misi per iscritto i miei dubbi sull’assunto che un contratto di edizione a pagamento fosse inappuntabile sotto il profilo della causa contrattuale, elemento essenziale che dalla dottrina più autorevole viene definito come funzione economico-sociale del contratto. Ero ignaro, e ringrazio Gaia Conventi per la tweet-segnalazione, di come già a metà degli anni Ottanta un Pretore, quello di Verona, avesse formulato un ragionamento simile al mio. Anzi, migliore e più pragmatico del mio, evitando di volare troppo alto in ordine al (pur importante) profilo etico della questione e concentrandosi piuttosto sulla struttura giuridica del rapporto, cioè sul famoso sinallagma, collegamento – necessario e necessariamente equilibrato – tra prestazione e controprestazione.
Su questa sentenza e altro si è per gran parte innestato un commento del 2002 da parte dell’avv. Ugo Nasi; da quello partiamo – in corsivo – per poi addivenire – in blockquote – alla massima. Il grassetto è opera mia.

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