Roberto R. Corsi

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Posts Tagged ‘Valerio Magrelli

“Remind the remainder”: due raccolte di Pazzi e Orengo

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Uno dei “false friends” angloitaliani più stimolante è quello nel titolo, dove una subdola “a” rischia di confondere ciò che è da ricordare (to remind) con quello che invece è “il resto”, “avanzato” (remainder <- to remain, remaindre). E, specificamente per l’editoria, “la giacenza”, di cui si cerca di liberarsi a prezzo di favore.
Questo piccolo trabocchetto ci fornisce una suggestiva parabola della vita e certo della vita editoriale; specialmente per la poesia, dove ogni volume è effimero e viene dismesso in un batter d’ali, senza memoria alcuna, eccezion fatta per un paio di collane d’elite che hanno mezzi e voglia d’investire nel marketing.
È bello dunque pescare ogni tanto tra le giacenze di poesia che vengono proposte a metà prezzo da librerie e siti (primo tra tutti libraccio.it). La cosa ti produce un certo “effetto Schindler” e relativo senso di appagamento; anch’esso purtroppo transitorio perché ti fa riflettere sulla condizione di precarietà e imminente oblio a cui è sottoposto anche “il libro meraviglioso e irrinunciabile per questa civiltà” che ogni autore, persino lo scrivente, crede di avere partorito.
Vedi la poesia su un nastro che conduce al macero, ne sottrai pochi volumi, inevitabilmente ti domandi se la damnatio memoriae sia o meno “giustificata”. Anche se il participio ti fa orrore: una parte di te vorrebbe che ogni parola scritta fosse salvata, è chiaro.

Recentemente mi sono imbattuto in due volumi di Roberto Pazzi e Nico Orengo. E purtroppo devo dire che almeno in un caso l’oblio è, se non giustificato, comprensibile. Mentre nell’altro qualcosa, non troppo, può essere salvato. Procediamo con ordine.

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Sangue amaro, vena aperta

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magrellisulla spinta dell’incontro con Valerio Magrelli alle Oblate (io son quello alto con barba e capelli in disordine e che, nella fila per conoscere l’Autore, ha un’espressione “porto la morte sulle spalle”), incontro che mi ha svelato in lui una persona per nulla boriosa e assai affabile, credo di essermi accaparrato, il martedì successivo in libreria, la prima copia fiorentina del suo Il sangue amaro – talmente fresca di stampa che l’inchiostro di copertina cola via al contatto colle dita.
Magrelli giunge a questa raccolta otto anni dopo la precedente, anche se molte poesie sono state anticipate su quotidiani riviste o addirittura mise en scene. In quarta di copertina si parla di raccolta “omogenea” – difficilmente posso essere d’accordo vista la portata (110 poesie) e il time span, se si eccettua il dato formale, che coinvolge il numero 12 non solo nel numero di sezioni, ma anche in alcune delle stesse (giocoforza nel calendario Annopenanno ma pure ne La lezione del fiume composta di rondinets irregolari, cioè – interpreto – stanze di dodici versi senza vincoli di rima né “clausole” né allitterazioni o procedimenti di variazione quali invece ritroviamo in altre poesie: cfr. Welcome a p. 20 e Nei bagni pubblici a p. 26).
Vero è che a mio giudizio il libro si compone di passi patinati ma anche di accenti fortissimi.
Non amo per esempio né la poesia in copertina (che invece è un rondinet regolare almeno nei couplets rimati in testa e coda) né la prima sezione, Coppie di nomi propri, in cui il poeta spende un cospicuo carico di dediche e dove però leggiamo due versi, riferiti a Sanguineti, che mi paiono adattarsi molto anche alla poetica ricercata da Magrelli: “Innesto dello Studio sull’amata Poesia/ Ossia: metà cultura, metà idiosincrasia”. Stella (bi)polare assai condivisibile ma che già dalla sezione successiva Otto volte Natale (cui peraltro appartiene la poesia di copertina) si arricchisce di un ulteriore pulsare, che è quello di una spiccata, violenta e irresistibile confessionalità. La troveremo soprattutto nelle sezioni Timore e tremore e in quella di coda, che dà il titolo alla raccolta.
Chi conosce la mia poesia più recente sa quanto io apprezzi questo esporsi che riguarda nel caso di Magrelli la paura del futuro, la propria ansia, perfino la sua terapia, e l’inversione “sileniana” di nascita e morte che si traduce in un cupio dissolvi peraltro, visto che una poesia è imbevuta di Bach, “ben temperato” (beato lui!) dagli affetti (p. 81). Certo, questi squarci di lama sono circondati, forse subissati dalle altre due componenti, cioè Cultura – come estrema ricercatezza nella versificazione, nel procedimento e nelle citazioni palesi (Kierkegaard) o più nascoste (Hobbes: la bellezza come promessa di felicità; anche tutta la sezione La lezione del fiume non può non essere un richiamo-tributo a Ungaretti Luzi e altri) – e Idiosincrasia, cioè invettiva che non può non sorgere in un attento osservatore dello sfacelo della politica e della morale quotidiana, anche a livello di poetica di massa (irresistibile l’haiku-anti-haiku di p. 54; anche se si potrebbe rilevare che il mese di Aprile a p. 63 ha molto dell’haiku, non tanto nella metrica 3/8/5 ma nella sostanza naturalistica).
Ma sono squarci potenti, e credo centrali nell’opera perché si possono osservare certi rimandi e dualismi. L’inversione nascita-morte (esergo di Chateaubriand: “Mia madre m’inflisse la vita”) è al centro di un parallelismo fedele in due coppie di poesie tra le più belle della raccolta (pp.16-17, pp. 32-33) ma anche di un richiamo nel mese di Gennaio a p. 60 (“il genetliaco,/ il giorno dove muore/ la propria età”).
Questa è la vena aperta che rende il volume vivo, vivente, meritevole. Per il resto vale quanto scritto a inizio 2013 per 15 poesie credo trasfuse in toto qui. Ne aggiungo (o ribadisco, non sto a ricontrollare) due, un rondinet e una stanza in ottonari, confessionali e apprezzate Proustianamente, cioè sotto l’aspetto che ogni lettore, quando legge, legge se stesso.

Written by Roberto R. Corsi

17 febbraio, 2014 at 14:13

sgrassando Magrelli

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prima lettura dell’anno nuovo, 15 poesie semi-inedite di Valerio Magrelli pubblicate (nell’anno vecchio) su poetarum silva. Magrelli è oggi uno dei poeti più apprezzati e, incrociando il post con una cernita dalle sue prime tre raccolte, si capisce perché: la sua è una poesia capace d’incontrare il gusto di chi cerca equilibrio formale e capacità di osservazione.
Dalle trenta poesie più risalenti alle quindici attuali, mercé anche la sua ascesa come “personaggio pubblico” (l’ho visto per esempio nel salotto di Augias, dal quale ha esposto considerazioni che mi sono piaciute; oltretutto senza minimamente accennare ad alcuna delle sue poesie, il che denota onestà rara nell’ambiente poetico), il Nostro sembra avere orientato la sua lente più sul sociale e meno sulla captatio cordis verso la sfera intima del lettore (che la non dimenticata Beverini del Santo, guardandolo dal punto di vista del suddetto lettore, chiamava “narcisismo di lettura”).
Peraltro un poeta ad ampio raggio è sempre tale, e lo dimostra l’indulgere alla koinè poetico-critica, all’attualità di circostanza, all’immancabile e immancabilmente aconfessionale cronaca familiare; ma soprattutto lo fa percepire una ricorrente sensazione di ovatta, di roseo annacquamento dell’osservazione – ciò che fa inumidire anche il sottopanno dell’osservato. Cose forse imprescindibili, oggi, per sforare il tetto del venticinquesimo lettore manzoniano e magari essere risucchiati dal cono (d’ombra?) mediatico. Meglio restare ignoti e rappresentare le storture personali e sociali con tutta la violenza che meritano? Per me sì, per un poeta laureato boh.
C’è del buono, comunque, in questa quinzaine. Leggi il seguito di questo post »

Written by Roberto R. Corsi

2 gennaio, 2013 at 20:59

critica te ipsum: la trasparenza secondo Davide Castiglione

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Castiglione

Davide Castiglione (dal sito criticaletteraria.org)

mi piace molto il contributo che Davide Castiglione ha pubblicato a suo tempo sul suo blog e che ora appare su poesia 2.0. Esso fornisce (s)punti e contrappunti importanti ad alcune inquietudini connaturate a quella che forse Zygmunt Bauman chiamerebbe critica liquida, cioè alla moltiplicazione e al frammentarsi degli spazi a disposizione di chi voglia esprimere un’opinione su un’opera letteraria. Non solo il cartaceo, non solo siti e blog (gli strumenti da me preferiti), non solo social network generalisti oppure dedicati alla letteratura, ma anche, ad esempio, lo spazio commenti dei siti di vendita libri online, che suppongo possa spiegare qualche concreta influenza all’atto di mettere un oggetto nel carrello. Ho osservato perfino operazioni ben al di là della soglia della correttezza ermeneutica, in cui si intrecciano giudizio critico logica commerciale e appetito bibliofilo, di questo tipo: leggi il primo capitolo del libro in vendita – fai una recensione sul nostro sito – potrai vincerne una copia.

In ogni caso il confine tra giudizio e critica sta sfumando (del resto, etimologicamente parlando, criticare vuole dire semplicemente giudicare), il composto è sempre più instabile e incontrollato, e questo provoca reazioni nervosette da parte degli autori laureati o dei redattori consacrati. D’altra parte, essendo abbastanza probabile che questa liquefazione critica non si arresti anzi al contrario viaggi sempre più spedita, una qualche esigenza di qualificare il giudizio può essere condivisibile, utile al lettore ma anche all’addetto ai lavori.
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oracolo Caproniano (divertissement)

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Non più che una celia domenicale: negli ultimi mesi mi pare che tre Autori su tutti siano arbitri elegantiarum nelle poetiche cose. Li vedo regolarmente affiancati alle nuove uscite più importanti, come pre/postfatori o presentatori. Segno che il loro giudizio è tenuto molto di conto. Niente di male in questo, ogni epoca ha i propri custodi. Peraltro, quanto al mio personale rapporto con le loro poesie, due non mi fanno impazzire e uno lo conosco ancora troppo poco. Come avrebbe espresso questi miei pensieri il grande GC?

Più il vero non vi celo: son Pusterla
e Magrelli e Buffoni
titolari esclusivi
dell’ufficio assunzioni
al poetico cielo!…ancora vivi?
Non datemi (o datemi) una sberla.

Rublev

Andrei Rublëv, Trinità angelica, ca. 1400; Mosca, Galleria Tretyakov

Written by Roberto R. Corsi

22 gennaio, 2012 at 04:21

E quella a me: Nessun maggior dolore

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Lascio a voi stabilire cosa possa essere avvenuto in poco più d’un ventennio (qualche idea ti viene), ma rivedere certe immagini ti fa l’effetto di un viaggio di secoli.
Tramite una segnalazione facebook di Anna Costalonga giungo sul sito di Giorgio Weiss, scrittore e ideatore – tra l’altro – del format Poeti in gara tenutosi sulle reti televisive pubbliche tra il 1989 e il 1990. In particolare nell’89 sedici poeti tra i più celebri del panorama italiano si sfidavano a eliminazione diretta come in un torneo di tennis.
Una pagina del sito di Weiss riporta, dopo una spiegazione, i video di tutte le puntate.
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