Roberto R. Corsi

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Posts Tagged ‘Rainer Maria Rilke

“oltrepassare la cortina di fumo rancido delle parole-paravento”: Anna Maria Curci

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AMCurci

un bel ritratto di Anna Maria Curci (immagine © del sito poetarumsilva.wordpress.com di cui è co-redattrice – clicca sulla foto per visitarlo).

Stando alla sua twit-descrizione Anna Maria Curci impara, insegna, legge, scrive, traduce. E, con la stessa entrée in punta di piedi con cui antepone il discere al docere, etichetta le proprie Nuove nomenclature – inedite, collazionate per intero da Fernanda Ferraresso su Cartesensibili – anzitutto come “filologia” nella breve (e perentoria) nota introduttiva su La dimora marottiana, nota da cui ho tratto qui la frase saliente facendone titolo.
Che la poetessa si veda, o voglia in certo qual modo dipingersi, alla finestra, rispetto all’azione e rispetto alla poesia? quasi come se la situazione ci lasciasse altro da fare: potrà questa bruttura che è il mondo rovesciare se stesso? (Dostoevskij, techno[cracy] remix) e quasi non fosse sotto gli occhi di tutti che purtroppo la poesia à la page di oggi è all’85% proprio quel “fumo rancido”, sofisma da fine pasto, bartezzaghismo fuori contesto, intimismo spicciolo, autocelebrazione, “occasione” (caduta etimologica)?
Non so. Filologica o poetica che dir si voglia, certamente l’intuizione di Anna Maria Curci crea poesia. E di finissima fattura.
Chi scrive ha attraversato, nella sua trascurabile produzione, una fase mitologica-archetipica, rivolta soprattutto a cercare la parola o l’immagine bi- o pluridirezionale. Forse un gioco a nascondersi, come con sagacia sospettava la dedicataria d’un lunario. Attualmente invece privilegia il sociale (o il confessionale, che in regime di conformismo cronico è quanto mai insurrección solitaria), ma non riesce più a scuotere quanto vorrebbe il caleidoscopio linguistico.
Nelle neonomenclature curciane, fondendo e sintetizzando dato culturale e realtà, l’espressione approda a un livello qualitativo superiore.

Clandestino

Sta dalla parte dei respinti
e non l’ha scelto. Il tedesco
lo chiama nero, se lavora,
a bordo passeggero cieco.
Il francese lo bolla senza
carte, per l’inglese è immigrante
illegale. Soliti ignari,
qui, rispolverano il latino.
Eppure, “di nascosto” era “clam”:
cosa c’è di segreto in chi,
nell’angolo, prega che lingua
non taccia o copra il suo destino?

Siamo agli antipodi del Moses schoenberghiano (“O Wort, du Wort, das mir fehlt!”), verso quello che sembra un moto di espirazione rispetto alla inspirazione-contrazione polisemantica: la parola esiste, è testimonianza corposa, ed è svenata con mano delicata ed esperta; Leggi il seguito di questo post »

Una certa IKEA della poesia: I poeti morti non scrivono gialli di Björn Larsson

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BLarssonPerdonatemi il trito e persino commerciale ma ghiotto calembour. È che da tempo la mia decisione (?) di tagliarmi quasi del tutto fuori dal giro delle presentazioni, delle recensioni do ut des, infine del lavoro gratuito o a pagamento mi sta portando a sorprendere molto materiale “poetico” o “peripoetico” in zone di confine, certamente non le sclerotiche location ove – perdonate, già che ci siete, anche l’autocitazione – «mugola il sesso orale tra poeti che ascoltano applaudono poeti». Cerco la poesia, o la parola che la squadri, in postazioni eterodosse.

Bene, con questo spirito e grazie a una serie di recensioni favorevoli ho scelto un romanzo giallo come mia lettura estiva e l’ho terminato ieri notte. Questa “specie di giallo”, come recita il sottotitolo, ha fatto sì che io mi avventurassi per la prima volta nel genere (?) giallo svedese – precedentemente esplorato solo in via indiretta coi film della trilogia “Millennium” di Stieg Larsson: molto bello il primo, brutti gli altri due. Giallo (o poliziesco) svedese è un trademark dei nostri tempi col cui proliferare Björn Larsson non è certo tenero: “Praticamente ogni città del paese, piccola o grande che fosse, aveva il suo poliziotto (…) Stava iniziando a stancarsi dell’intero genere, che tra l’altro dava un’immagine distorta della realtà, soprattutto svedese. All’estero stavano iniziando a pensare seriamente che fosse un paese ormai allo sbando. Quando veniva invitato con i suoi colleghi a festival letterari in Francia, Italia o Germania, non mancava mai qualche giornalista o lettore che chiedeva cosa fosse andato storto in Svezia” (p. 311).
Neanche io leggerei né probabilmente leggerò più gialli svedesi, ma la circostanza che la vittima di turno fosse un poeta nel momento in cui si era convertito, per esigenze di cassa e riconoscenza verso l’editore, a scrivere un poliziesco (dal titolo, ironico proprio  verso Millennium, di Uomini che odiano i ricchi), mi ha attratto verso questo libro quanto bastava. Il resto lo ha fatto la critica, che ha enfatizzato l’aspetto etimologicamente (in senso etimologico) dell’opera; la lettura corrobora questa sensazione per cui l’intreccio poliziesco ha almeno in certi punti un ruolo ancillare rispetto alla predominante riflessione sulla poesia, sulla sua funzione, sulla sua qualità. Leggi il seguito di questo post »

per una moratoria dei banner con aforismi di dubbia autenticità

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stanno invadendo la rete e specialmente i social network.
Se qualcuno fa una petizione o campagna in merito io aderisco, anche se come vedete mica mi conviene… 😉

Rilke1

Written by Roberto R. Corsi

3 luglio, 2012 at 22:53

Pubblicato su frivolezze, siti, varie

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M. Brancale – trittico della migrazione

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I clandestini sono esseri umani
che hanno l’inverno nel cuore ed intorno
una tempesta ed il morso dei cani
sul sole delle attese. Ed il ritorno
alla fornace da cui partirono
gli viene rimproverato, a contorno
di un gelo palese, fatto di attriti,
come un dovere figlio della colpa,
come per gioco fossero partiti,
fuggiti.
_____Ogni notte una nave salpa.

Arrivano sfiniti i pettirossi
nelle campagne, mentre gli altri alati,
tortore e colombe, con stuoli scossi
dal fresco, e le rondini che dai lati
dell’abitato garriscono acute,
lasciano l’orizzonte: da immigrati,
gli uni e gli altri, con schiere non astute,
come i turdidi arrivati a svernare,
che sono sottoposte alle battute
di caccia, che vengono da oltremare.

“È caro al passo del migrante il senso
della direzione, sia siepe o colle,
uno sbocco nell’orizzonte immenso.
Brevi tratti diventano corolle
di silenzio sovrumano, di quiete
apparente in spazi, talvolta zolle,
interminati a causa di concrete
paure, dello stormire clandestino
del vento tra le piante che irrequiete
non danno rifugio. È un istante fino
al naufragio che dura di infinite
attese e arriva improvviso: confino
di speranze rese alla voce mite
e poi inospitale che adesso abbino
a stagioni ardite. In mare finite?”.

Sono molto grato a Michele Brancale per avermi dato il permesso di pubblicare questo trittico della migrazione (appellativo sfornato dallo scrivente, spero che l’Autore sia concorde), anteprima di una nuova raccolta appena terminata alla quale auguro una pronta e virtuosa pubblicazione. Ci ritrovo in pieno la cifra del poeta fiorentino. Da un lato la costante attenzione metrica che qui si esprime per endecasillabi in terzine incatenate, con l’ultima poesia che ha una coda non di un verso ma di sei a rima alternata. Dall’altro lato, e ancora più fortemente, la tematica sociale, quell’hikmetiano prima di tutto ama l’uomo che troppo spesso mettiamo sotto valium. Sottilissimo effetto di “mnemo-ossimoro”, nella terza lirica, l’utilizzo del vocabolario leopardiano per un naufragare che di dolce ha assai poco. E l’epos umano, che qui somiglia a quello ornitologico, rimbalza con toni che, già a una prima lettura, non potevano non richiamarmi un Rilke quasi profetico (IV Elegia Duinese, vv. 1-5 e 10-11):

O Bäume Lebens, o wann winterlich?
Wir sind nicht einig. Sind nicht wie die Zug-
vögel verständigt. Überholt und spät,
so drängen wir uns plötzlich Winden auf
und fallen ein auf teilnahmslosen Teich. (…) Feindschaft
ist uns das Nächste.

O alberi della vita, quando l’inverno?
Non c’è accordo tra noi, non intesa come
nei migratori in volo. Sorpassati e tardivi,
ci sospingiamo all’improvviso nei venti
e cadiamo nello stagno indifferente. (…) L’ostilità
ci è prossima.

Se volete dare uno sguardo alle mie note di lettura sui precedenti lavori di Michele, ecco i link diretti a La fontana d’acciaio (mia preferita), Soave e invecchiato e Salmi metropolitani.

image credits ANSA (foto 1 e foto 3) e Reuters (foto 2). Il loro utilizzo è inteso per fini artistici e non commerciali e sono rimovibili a richiesta del titolare dei diritti.

Written by Roberto R. Corsi

6 maggio, 2011 at 17:07

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