Roberto R. Corsi

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Posts Tagged ‘Quinto Orazio Flacco

splendidior vitro

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è disponibile da poche ore il nuovo ebook di Fabio Pasquarella, Il sasso e la rana, edito da LaRecherche. Partendo da questa pagina, o cliccando sulla copertina qui sopra, si può liberamente scaricare la versione epub o pdf.
Non intervengo con una nota critica per un duplice motivo: da un lato ho avuto il piacere e l’onore di fornire a Fabio, una delle voci nuove che preferisco, qualche consiglio e suggerimento – mai vincolanti; inoltre l’Autore, per questa nuova fatica, ha desiderato espressamente intrattenere (non senza fondamento, considerate le particolarità del suo registro poetico e direi anche dei suoi presupposti teor-et-ici) un rapporto diretto ed esclusivo tra i propri testi e il lettore, senza il filtro di una prefazione o postfazione. Date le due circostanze rispetto il suo dettame anche ex post, limitandomi nel titolo, a mo’ di apprezzamento e ringraziamento, al passo oraziano utilizzato prima di me da Roberto Perrino nel primo commento che trovate sulla pagina dedicata.
Buona lettura.

pasquarellaSR

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Written by Roberto R. Corsi

25 maggio, 2013 at 19:12

Zeit-sfi-geist (esercizio in decasillabi tronchi*)

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Le giornate si susseguono,
i capelli sale e pepe ormai;
viaggio storto come un salice,
puzzolente come un endice**;
trippa e lonze sono ai massimi.

Del lavoro non parliamone:
fra tre anni mi licenziano;
la pensione chi la becca più?
E sul calcio stiamo zitti, va’:
l’Inter sembra il Castrovillari***.

Non si vede più una passera:
le ragazze son platoniche
poi la danno all’osteopata;
il canale novecinquedue****
è rimasto là a casa dei miei.

Uno pensa: la politica
potrà in qualche modo scuotermi…
…Letta e Lupi insiem governano???
“viva viva viva la DC”
“viva viva viva la DC” [ripet. ad libitum]

LettaLupi

foto ©Il Giorno

*Domenica scorsa mi sono svegliato con una frase/ritmo in testa che non voleva lasciarmi: légiornàtesìsusséguonó. TAtaTAtaTAtaTAtaTA..
Allora ho costruito un esercizietto con versi di nove sillabe; enneasillabi che, per la metrica italiana, sono decasillabi tronchi trocaici: l’arsi va sulle sillabe dispari. Immaginate se mutilassimo – un po’ come in quei versi “dalla testa rotta” che, ricordate?, si trovano nel Prologo del Don Chisciotte – i decasillabi della Pascoliana Addio! (dai Canti di Castelvecchio):

Il rosaio qui non fa più rò-.
Lungo il Nilo voi le rivedré-,
Volerete sopra le mimò-
della Khala, dentro le ulivé-
del solingo Achilleo di Còr-.

Notare il verso d’inizio che diviene quasi una profezia della mucca che fa mù e del merlo che non fa mè di EELST (e le mimò chi sarà, forse Marcel Marceau?)!
Facezie a parte, l’importante è chiarire che non rientriamo invece nei canoni del novenario italiano: infatti se in quello dattilico l’arsi cade tipicamente sulle sillabe 2, 5 e 8; es. sempre in Pascoli: Il giorno fu pieno di lampi;/ ma ora verranno le stelle; oppure, in quello trocaico, sulle sillabe 1, 3 o 4, 6 e 8 – mai sull’ultima; es. Il finto pellegrino (folcl.): Gentilomo dal bel saludo,/ ‘na matina co’l s’ha levà[-].
E non rientriamo neppure, andando a ritroso, nell’enneasillabo alcaico (terzo verso della strofe alcaica usata anche da Orazio), che aveva arsi fisse su seconda e sesta sillaba.
In conclusione il mio enneasillabo è da vedere come un decasillabo con ritenuta d’acconto. Smile.

** “puzzi come un endice” è una frase che mi veniva sempre detta da mia madre, reggiana; lei intende per e. “uovo marcio”, di fatto esso è “l’Uovo di marmo, o d’altro, che si lascia nel nidio delle galline, quasi a dimostrar loro, dove ell’hanno a andare a far le loro uova, che altrimenti si chiama guardanidio” (voc. Crusca); quindi forse l’espressione allude a un putir riflesso del loco ove l’obiecto è posto, non della cosa in sé.

*** sin da quando militava in c2 pensavo per qualche astruso motivo che il Castrovillari giocasse in maglia nerazzurra; in realtà i Lupi del Pollino portano la divisa rossonera; ma il verso suona troppo bene!

*** è il canale eur0tic tv, n° 952 nel bouquet sky, dalle chiare finalità consolatorie barra surrogatorie.

“smaltimento del bronzo”: piccolo esperimento bibliotecario

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“Exegi monumentum aere perennius” (Orazio, Odi, III, 30, 1)

“Exegi monumentum pro columbis” (RRC)

La Biblioteca Nazionale di Firenze (fonte: wikipedia). In basso a sinistra, in bianco e azzurro, gli scaffali ove trovano collocazione i due esemplari del mio libro.

Al volgere di cinque anni dall’uscita in stampa del mio esordio (febbraio 2007-2012) ho pensato che offrendone alcune copie ancora in mio possesso a qualche biblioteca comunale avrei realizzato molteplici scopi. Oltre al non omnis moriar, oraziano cliché d’ogni pericoloso incredulo, ne sottolineo solo due: intanto avrei conferito una qualche nobiltà al chiaroscuro di questo péché de jeunesse (e più non dico); in secondo luogo avrei avuto la possibilità concreta di raggiungere un maggior numero di lettori, di scavalcare i limiti fisio-pato-logici del progetto originario. Lettori virtuali, siamo d’accordo – la straordinaria dotazione bibliotecaria del nostro paese è un dato sanguinosamente snobbato nel pensiero e nella prassi – ma pur sempre lettori a tiro di passeggiata o di mezzo pubblico.

Rimuginando sul proposito mi è balenata l’idea un po’ egocentrica che esso potesse assumere anche una qualche valenza sperimentale.
Lo scrivente infatti è personaggio e poeta umbratile, iposociale, riottoso verso l’autopromozione, sconosciuto al di fuori delle 606 persone che seguono i suoi rarefatti teatri dell’ego (blog, social), autore di un libro “che ha destato grande DISattenzione tra lettori e critici”, [anche perché] sostanzialmente non distribuito (e più non dico II) e spesso scambiato, mercé il suo titolo, per un trattato di diritto delle successioni (come il suo autore, a guisa di Zerlina, voleva e non voleva).

In breve, proponendo l’acquisizione della mia raccolta a biblioteche, anche molto lontane dalla mia città, ho pensato che avrei testato la capacità di assorbimento da parte del sistema bibliotecario di un libro di poesia John Doe, cioè l’attitudine, l’interesse all’acquisizione di una “silloge bianca” di cui non si sa un bel nulla – non precorsa dalla fama dell’Autore, da segnalazioni degli utenti o da altre circostanze incidentali, eccetto quanto si può leggere sul mio blog e in rete a mio nome, che magari a volte può essere brillante e divertente ma non si discosta da quanto altrettanto brillantemente scrivono molte penne non necessariamente poetiche.

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“Rosso su rosso”: l’enciclopedica imperscrutabilità in Gioco d’ombre sul sipario di Liliana Ugolini

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Liliana Ugolini - Gioco d'ombre sul siparioVorrei partire, a mo’ d’introduzione, dal sottotitolo ut fabula poesis e dalla sua precisa ascendenza letteraria. Col passo ut pictura poesis (contenuto nell’epistola ai Pisoni meglio nota come Ars poetica) da cui deriva la parafrasi del sottotitolo, Orazio vuole intendere che, come nella pittura, esiste una poesia che piace maggiormente se vista da vicino, cercandone la comprensione immediata, e un’altra che piace se guardata da lontano, o rimuginata, o analizzata con un occhio critico.
Liliana Ugolini ha scelto, con coerenza, di trasfigurare questo inciso alludendo alla favola, su cui tornerò tra pochissimo; ma mi si consenta di usare il riferimento pittorico alla bifocalità dello sguardo per partecipare la mia visione della poesia dell’Autrice.
Liliana, cui sono legato da un’amicizia personale prima ancora che da una comunanza del sentire su molti aspetti cruciali del “pianeta poesia”, ha un concetto di poesia come lavoro (ama molto sottolineare questa identità), il cui risultato è lontano anzi antitetico rispetto a un confortevole (per il lettore!) semplicismo, sostanziandosi invece nel proporre uno strumentario espressivo denso, che chiama con forza il lettore alla sfida, a gettarsi totalmente nell’opera, senza risparmio.
Siamo dunque nell’ambito della poesia-pictura oraziana da rimirare da lontano, da fare oggetto di attenzione e meditazione, da portare con sé a lungo: il risultato sarà una meditata scoperta, una “meditata meraviglia”.

Ho avuto il piacere e l’onore di occuparmi anche pubblicamente dell’arte di Liliana Ugolini e studiandola mi sono reso conto di come questa complessità comportasse l’opportunità di tenere presente, per ogni volume, anche il percorso che si snoda attraverso i volumi precedenti.
Credo che l’opera Ugoliniana, opera maestosa e quantomeno trentennale, sia innervata su due tematiche caratteristiche, Leggi il seguito di questo post »

Written by Roberto R. Corsi

16 marzo, 2011 at 14:47

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