Roberto R. Corsi

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Posts Tagged ‘Pier Paolo Pasolini

Di liquidi certamente miscibili: “Calcio e letteratura in Italia (1892-2015)” di Sergio Giuntini

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[Pasolini] pensava che il «capocannoniere di un campionato» fosse «sempre il miglior poeta dell’anno» (p. 168).

IMG_5782La mia vita è sempre stata, ed è, attraversata dal calcio, che – taglio corto per non rendere questa recensione un’autobiografia – è stato volta per volta rimpianto, passione, simulazione, materia di studio, materia di lavoro. Senza il football la mia autostima forse sarebbe migliore, però la passione, una volta scoppiata, è indelebile. Spesso e volentieri leggo opere sul calcio, possibilmente a un livello superiore a quello dell’autobiografia. In questo caso il libro del professor Sergio Giuntini, edito da Biblion, mi ha incuriosito sin dal titolo, che lo qualificava di primo acchito come iperlibro, vale a dire come risorsa a partire dalla quale, proprio come un ipertesto, accedere a pregevoli opere letterarie imperniate sul calcio.
La lettura ha confermato questo facile pronostico, ma lo ha arricchito di molte altre connotazioni positive. Prime tra tutte la capacità e la forza responsabile di esprimere giudizi qualitativi e storici, venendo a costituire così una vera opera critica oltre che manualistica.

Dal punto di vista dell’analisi letteraria la quantità di testi citati è impressionante, alluvionale, soprattutto nel terzultimo capitolo del libro; una completezza che sembra a volte fatalmente tradursi in “lista”, invece testimoniando l’escalation della letteratura di genere nei tempi a noi più vicini. Leggi il seguito di questo post »

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“La lingua lastricata di stazioni di carne”: su “Metro C” di Alessandro De Santis

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desantisCome Diego Bertelli che mi ha preceduto, conosco poco e male Roma. Così alla prima lettura di Metro C, seconda prova di Alessandro De Santis, mi aspettavo un viaggio battistipanelliano (La metro eccetera), strictly underground tra mezzi meccanici varia umanità e nomi delle fermate che danno il titolo alle poesie. Per fortuna mi sono un po’ documentato e ho chattato con Giorgia la quale mi ha confermato che la linea C non è ancora operativa e aleggia un certo pessimismo sull’an quando et quomodo, nonostante il sito ufficiale evidenzi che il tratto Monte Compatri – Pigneto è stato consegnato lo scorso dicembre (comunque a libro già uscito) all’azienda municipale per il “pre-esercizio” (leggasi “collaudo” che può essere interpretato pure, si scherzava con la Giò, come “coll’auto! andate coll’auto!” detto da un raffreddato o da un marchigiano).
Evidente dunque che De Santis abbia intrapreso un viaggio virtuale, ma solo nel senso di “senza binari”; per il resto reale, on the road, libero, simile ma allo stesso tempo ben distinto dalla passeggiata dello Zeichen di Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio, perché rivolto non direttamente alle rovine architettoniche (antiche o moderne) ma a quelle umane.
In breve, una finzione di non-luogo (tipicamente, il mezzo di trasporto e i suoi terminali) presa a pretesto per un’indagine antropologica quasi del tutto indipendente dal non-luogo stesso (basata piuttosto sullo spazio che circonda i lavori, come il parco dei Giardinetti). Del resto gli orari sconnessi delle osservazioni lo lasciavano prevedere, assieme alle descrizioni e pensieri in libertà che aleggiano loro accanto.

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Cinquantaseicozze/I

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CINQUANTASEICOZZE

È difficile comprendere da dove venga quest’orgoglio dei poeti,

se sovente si vergognano che appaia la loro debolezza.
(Czesław Miłosz)

Siamo sospesi tra un passato che non passa e un futuro che è già passato.
(Franco Arminio)

Ecco quindi la mia conclusione:
la rassegnazione non ha nulla da invidiare all’eroismo.
(Pier Paolo Pasolini)


I.

Tra una poesia e l’altra il vero scarto è quanto vuoi nasconderti
e l’imminenza dello schianto rende allergici alle maschere di gioventù.
Mi scuserà dunque la societas scriptorum in cerca di lemmi desueti
(tanto, colpatuacolpamia, non m’ha mai filato manco di striscio)
mentre forse saranno rinfrancati visitatori occasionali,
quelli del parla chiaro o non capisco. Non ho più voglia di piatti elaborati, da pottaióne,
d’immagini alte che poi son già state scritte o comunque verranno
rubate pari pari da qualcuno con più followers; la retrovia, l’humus,
l’impepata di cozze mi va bene, la mettono cara ma ugualmente
spira forte il senso del rustico, quell’ignobile cui non si sfugge;
esce il senso del brutto ma buono, del resto l’avvenenza non fu data
e il dorso delle mani si screpola, invecchi e non sarai mai premier;
addio al sospirato incontro con la bellezza fulminante
cui non si può reggere se non per episodi come insegna il grande poeta;
addio alla ricerca sulla parola, retaggio di tempi
in cui Ebe t’illude che qualcuno si sforzi d’ascoltare.
Chi poi ti torturava è fuggito nella grande amnistia della vecchiaia.
Tanto vale affogare il pennino in sughi prosaici: la mente s’inebria
del carico d’aglio che pialla le altezze, si sente libera
dall’onorabilità laccio al collo del dire;
prorompono cose importanti à la recherche della scaturigine,
della frattura dell’autostima, epistrofeo d’ogni voglia di vivere.
Al primo assaggio tutto sembra squisito e, se il mondo lo devi consumare in fretta,
qui hai il diritto di ruminare a lungo, paghi alla fine, nessuno ti corre dietro.

 

[Cinquantaseicozze – raccolta inedita a puntate]
[opera protetta da plagio mediante marcatura temporale legale – redistribuibile con Licenza CC]

Cozza succ. (dal 10/12/12)

Written by Roberto R. Corsi

3 dicembre, 2012 at 09:00

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