Roberto R. Corsi

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Una religione possibile: “Rosa dei tempi” di Michele Brancale

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Un Brancale di qualche anno fa, immagine dal sito Lucaniart

Seguo Michele Brancale sin dal suo esordio, del quale mi trovai a parlare alla Edison un settennio fa. Diventammo amici e da allora ho avuto occasione di leggere quasi tutti i suoi libri.
Non gli ho fatto mai mistero di aver trovato più ispirato il primo libro dei seguenti.
Con questo Rosa dei tempi, finalista al Camaiore 2014, mi pare che il trend si sia invertito: si tratta di un’opera matura, oltretutto finalmente approdata a una major poetica come Passigli, che tenta una mediazione o meglio una combinazione tra una ricerca dell’altro – espressa in modalità aconfessionale da La fontana d’acciaio, il suo primo libro e migliore – e la deriva liturgica ostinata di Salmi Metropolitani e La perla di Lolek (leggendo uno dei quali una mia ex mi chiese se valevano come messa di precetto, smile).
Chiariamo subito, e l’occasione è la prefazione di Gianni D’Elia: concordo col poeta marchigiano nel definire Michele un Autore “ideologico cattolico”. Brancale non deve temere e rigettare quest’aggettivo, certo di primo acchito foriero di bouquet marxiano: qui va interpretato nel senso debole di environment, di ambientazione etica-culturale (e, prima ancora, di pancia) entro cui situare il proprio pensiero, che indubbiamente si avvale della cornice cristiana.
In senso forte, invece, l’ideologia è una sovra-sovrastruttura del rapporto di produzione, quindi della forma di produzione. Oggi ampiamente capitalistica con più di una strizzatina d’occhio al turbocapitalismo: sia a livello centrale, con un governo sempre più Quisling di Confindustria e un’opposizione legata alla fenomenologia del magnate (il prossimo, a quanto pare, Diego Della Valle); sia a livello metropolitano, con la luxuryficazione del centro storico fiorentino, la trasformazione degli spazi culturali e identitari in residence per milionari e il sostanziale foglio di via ai residenti, scomodi lamentosi e poco solvibili portinai del divertimentificio 24/7. Get rich, die trying, or go to Campi Bisenzio.
Tutto si può dire fuorché che Michele sia un cantore di questo assetto.
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Written by Roberto R. Corsi

19 settembre, 2015 at 08:40

Di che premio sei? Viareggio vs. Camaiore (contiene una proposta)

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francescobelluomini

Francesco Belluomini (foto QN)

Tra il Grand Hotel Principe di Piemonte a Viareggio e l’UNA Hotel Lido di Camaiore ci sono solamente tre chilometri e duecento metri di lungomare; essi però ospitano le serate finali di quelli che probabilmente sono i più importanti premi di poesia in Italia, paese lungo 1291 km e largo 600.

Nonostante questa vicinanza geografica che ricorda un proprium toscano, il campanilismo, i due premi sono diversissimi e scorrerne l’albo d’oro può tradursi in qualche considerazione domenicale.
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Gianfranco Palmery (1940-2013)

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Palmery

Gianfranco Palmery & gatto (img © Il Labirinto)

Pochi giorni fa, il ventotto luglio, è venuto a mancare Gianfranco Palmery.
Entrai in contatto con la sua poesia attraverso il volume Garden Of Delights, una scelta di poesie tradotte per i tipi di Gradiva da Barbara Carle. Scrissi una nota e, non ricordo se su mio o suo impulso, instaurammo un rapporto epistolare. Dopodiché Gianfranco mi donò una copia di Compassioni della mente, che considero uno dei migliori libri di poesia da me letti negli ultimi anni, tanto che l’ho regalato alla persona a me più cara in uno dei nostri primi incontri. E mi ha pure portato fortuna.
Il rapporto epistolare e critico è stato bidirezionale: Gianfranco ha speso belle parole sul mio libro cartaceo accostandolo (immeritatamente) a nomi altisonanti. Tra questi, Berryman e Ashbery; ciò mi ha spinto a conoscerli più da vicino, il primo nella traduzione e nella cura che lui stesso aveva operato per la casa editrice Il labirinto. Ovviamente la loro poesia surclassa la mia, ma le endorfine, per l’accostamento, sono aumentate e ho ricevuto un grande beneficio all’autostima e alla voglia di scrivere.
Ogni tanto accennava alla sua malattia ma per rispetto della privacy non ho mai voluto saperne di più. Tempo fa mi chiese di parlare di Compassioni per un incontro fiorentino, assieme a Sauro Albisani. Io declinai per impegni concomitanti e gli domandai se, qualora io avessi trovato uno spazio per liberarmi, fosse possibile incontrarlo per un breve saluto di persona. Mi rispose che avevo frainteso e che lui stava tanto male da non potersi muovere da casa sua a Roma; la presentazione in riva d’Arno si sarebbe svolta per così dire in contumacia.
Ero abbonato al suo blog “Diario postumo” che ora reca un’istantanea (piuttosto forte, vi avviso) delle mani giunte nel feretro – mani poco più che ossute, rivelano la sua profonda sofferenza degli ultimi tempi.  Qui il link al blog. Preferisco ricordarlo qui in alto con la foto presente sul sito de Il labirinto, dove lo si vede assieme a una sua grande passione, il gatto, e abbastanza in forma (i suoi tratti mi han sempre ricordato Frank Zappa).
Era un grande poeta e un ottimo traduttore, dal quale ho imparato tanto.

finalmente Alberta

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una bella foto di Alberta Bigagli plaudente (dal suo sito)

a distanza di anni dal mio proposito iniziale (mi autoflagello) mi sono preso un po’ di tempo per addentrarmi nel libro Amore fu della poetessa fiorentina Alberta Bigagli, volume che raccoglie tutta la sua produzione poetica eccezion fatta per l’ultimissimo Dopo la terra, e scriverne una nota di lettura dal titolo Un caldo e pressante contatto con il suolo di vita – sono parole della stessa AB, in coda al volume.
Il mio contributo è disponibile in formato PDF come pure per lettori portatili (epub e mobi).
Buona lettura! Non scordate di visitare il sito personale di Alberta, linkato in calce: vi troverete molti testi testimonianze e fotografie.

Written by Roberto R. Corsi

18 aprile, 2013 at 13:22

la “singolarità” dell’io e le Compassioni della mente di Gianfranco Palmery

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Cansa ser, sentir dói, pensar destroi./ Alheia a nós, em nós e fora,/ Rui a hora, e tudo nela roi./ Inutilmente a alma o chora.

In una quartina di Fernando Pessoa mi sembra di poter ravvisare l’innervatura tematica che distingue l’ultimo libro di Gianfranco Palmery, Compassioni della mente, in uscita giovedì prossimo per Passigli Editori (lo stesso editore a cui si deve larga parte dell’edizione italiana del grande portoghese). A questo incipit pessoiano forse si può avvicinare una quartina endecasillabica presente a p. 59 del libro:

Eccomi in questa Weimar che mi strema/ dove non c’è che il presente e il presente/ è abolito dal sempre nel patema/ del mai che sforna un quotidiano niente.

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