Roberto R. Corsi

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Posts Tagged ‘Michele Brancale

“Se ‘l Corsi s’assottiglia non è più lui”: secondo dei #Corsileaks e #Cartevive

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Ieri mattina Giulio Maffii ha operato su Carteggi letterari la sua selezione di poesie da Grafite bianca, dando così corso al secondo dei #Corsileaks (il primo qui). Grazie per le lusinghiere parole, Giulio: anche se non sum dignus, fanno bene. A parziale risposta, non so che destino avrà questa raccolta che considero ancora aperta ancorché “stabile” (con tutta la valenza ossimora della sua provenienza da scrittore instabile). Al quarto leak la metto tutta online e fàmo prima.


Alle diciassette, invece, il pomeriggio di Carte Vive, un’occasione per discutere in modo spontaneo di critica, di come si portano avanti le proprie idee letterarie, il “canone” etc. Qui in foto vedete la formazione, primo da sinistra il Falstaff de noantri (da cui la citazione nel titolo), a seguire M.V. Sanfilippo, M. Brancale, P. Lucarini, E. Gurrieri. Ottimi, inter alia, i lavori su Sandro Penna e Luigi Capuana da parte delle correlatrici Elena e Maria Valeria, e vi consiglio con enfasi i loro volumi linkati appena ora; oltre a quello “eponimo” della giornata. Da parte mia, nonostante la mia formazione recensoria che considero tuttora in fieri, spero di aver dato qualche spunto orientativo, svariando tra citazioni, nomi, perfino musica classica (ah, la ferocia critica!) e qualche indicazione online che è sempre difficile proporre “dal vivo” senza link in sovrimpressione.
Avevo preparato una traccia robusta, per lo più ridondante. Salverei il mio richiamo verso la città nemica a “ca…lcolare” un po’ di più Fortini (manca poco al dieci settembre del centenario), e la frase che maggiormente si avvicina per me a un canone condiviso e “dinamico”. La trovate a pagina 92 della bella raccolta di saggi critici di Massimo RaffaeliL’amore primordiale, edita da Gaffi (qui copioncollo dai miei appunti e vi saluto):

«convinzione che la poesia, oltre il codice lirico dei sentimenti, disponga di un ornato più fermo e solenne, atto a esprimere il ragionamento sui fatti presenti e la meditazione filosofico-politica. Laddove, cioè, un “io” possa sempre implicare un “noi” senza rinunciare a essere “io”, e viceversa».
Questo “canone” io lo penso come qualcosa di dinamico, una corda tesa tra sentimento lirico e osservazione esterna, lungo la quale ciascun poeta appenderà la molletta del suo dire alla distanza desiderata tra i due poli. Nessuno dei due poli però può scomparire del tutto, e anche in un capolavoro poetico di Fortini, la poesia La città nemica, l’ultimo verso vede l’Autore liricamente camminare “con un pugnale nel cuore” spalancando l’animo alla speculazione del lettore.
(Nota: forse mi è riuscito di raggiungere l’optimum una sola volta su ben 3-4 raccolte! è dura)

Carte vive, poeta acciaccato

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Se volete, ci vediamo giovedì 11 dalle 17 a Palazzo Medici, Sala Pistelli, per affabularci un po’. C’è gente in gamba: E. Gurrieri (A. del volume che dà il titolo all’incontro), M.V. Sanfilippo, P. Lucarini, M. Brancale. Ho mal di schiena ma sono in lento recupero. Parlerò praticamente a braccio, quindi la quota calembour è a 1,15. Leggerò due o tre poesie, magari una inedita che si raccorda con uno dei poeti preferiti di Elena Gurrieri. Qui il lancio di agenzia con tutti i dettagli.

Written by Roberto R. Corsi

4 maggio, 2017 at 10:56

rose, dialètt Milanes e Caffellatte: cronache di un’improvvisa socialità

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Bimbominkieggiando nella Galleria degli specchi, prima della cerimonia.

È domenica e mentre la città brulica piacevolmente di maratoneti (voi favoriti dalla creazione, scriveva Rilke degli angeli), quantomeno esimendo per qualche ora il molliccio scrivente dal quotidiano aerosol di gas di scarico, approfitto per darvi rapidamente conto di una settimana, questa appena conclusasi, densa d’incontri ma anche di progetti a venire. La tiro per le lunghe perché è festa e avete tempo di leggere. Smile.

  • Martedì 24, insieme ad altri relatori eccellenti e all’Autore, ho presentato il libro di Michele Brancale, Rosa dei tempi, presso la Sala degli affreschi di Palazzo Panciatichi. Non lo sapevate? Male! vi dico sempre, almeno per gli eventi, di seguirmi su twitter (@rrcorsi)!
    Bene: salva la bella serata Maceratese di un anno fa, lungo la quale ho solo letto tre mie poesie, non parlavo in pubblico dal 15 marzo 2011! Al di là della conseguente, lieve tensione, ho parlato bene, ho dispensato ironia e autoironia ma, penso, anche qualcosa su cui riflettere, ampliando e cambiando un po’ rispetto alla mia nota, cui vi rimando. La gente si è divertita e ha mostrato apprezzamento, credo. Ho creato un piccolo album fotografico su facebook (altre foto arriveranno, spero).
  • Ieri, invece, un’inaspettata emozione: quella di conoscere e parlare con un gigante come Franco Loi. Qui mi dilungo un po’. Era in programma, presso la splendida giordaniana Galleria degli specchi in Palazzo Medici Riccardi, la consegna del Premio Betocchi. Presenziavo con l’intento di salutare alcuni amici (i proff. Marco Marchi e Sauro Albisani), ascoltare e applaudire, però rigorosamente da posizione defilata. E invece il famoso poeta dialettale, giunto alle 85 primavere e purtroppo molto affievolito nelle facoltà visive, prima mi scambia per qualcun altro, carezzandomi il viso (“chi sei? sai, non ci vedo”); poi a fine serata si profonde con tutti (c’era anche un bel gruppo di persone col bravo poeta Giacomo Trinci). Non so perché, mi ha preso in grande simpatia e dedicato tanto tempo. Abbiamo sceso le scale a braccetto. Il mio petulante addetto al marketing (io stesso) gli ha naturalmente rifilato il libro – che non gli piacerà, perché troppe idee ci dividono. Ma non importa: la cosa più bella è che abbiamo parlato più che altro di calcio (siamo “cugini”, è milanista) e mi ha spiegato l’etimologia del termine baüscia.
    Loi è persona di debordante umanità, comunicativa, voglia di divulgare, bontà (ci mandava i baci quando lo applaudivamo per le letture!). E le poesie dialettali, cui sono un po’ refrattario, quando c’è l’Autore a spiegartele e a dirtele hanno tutt’altro gusto! Ne ha declamate tre, premettendo loro la traduzione italiana: tra queste una gustosissima sulla qualifica di poeta (traducendola in Italiano meglio che nella pagina) e una, lirica e delicata, su Dio.
    È stata una bella cerimonia, per giunta allietata da giovanissimi musicisti del “Dante” (con Telemann, Bach, Pachelbel). Va detto che per fortuna la grande disponibilità di Loi, in coda alla serata, ha sciacquato via il dispiacere dovuto al fatto che un interveniente ha approfittato del suo spazio per fare un – non richiesto, totalmente fuori tema e direi anche di dubbio gusto – megaspot a Renzi e al suo presunto  “impegno per i giovani e la cultura” (tralasciando la facile ironia sul “bonus iPhone” di 500 euro, cosa penseranno della qualità di questo sforzo culturale per esempio le eccellenze artistiche di Maggiodanza, fatta fuori in tronco lasciando 17 giovani tersicorei senza lavoro e un Ente Lirico di rinomanza mondiale senza corpo di ballo?).
    Anche ieri un fotografo professionale ha fatto qualche scatto, spero che mi mandi qualcosa nei giorni a venire; controllate questo post per aggiornamenti.
  • Infine annuncio che la sera del 9 dicembre al Caffellatte, in via degli Alfani 39, poc’oltre l’incrocio con via della Pergola, leggerò alcune mie poesie insieme a brillantissimi poeti (in ordine sparso: Matteoni, Torre, Cavasino, Simonelli). Ideatore di tutto ciò e special guest del reading è Marco Di Pasquale che verrà a Firenze per qualche giorno. Ringrazio lui, Franco Renzi, Bernardo Pacini e gli altri che mi hanno patrocinato come sesto tra cotanto senno poetico. Se ne pentiranno, smile. Se volete venire, i dettagli dell’evento sono su facebook.
    Adesso mi rinchiudo, forse dieci giorni mi basteranno per convincermi che una mezza dozzina di mie poesie non sono poi indecenti.
  • [Ah, mentre non me lo chiedevate ho scritto una quarantina d’inediti. Ora penserò a chi sottoporli. La tentazione, sulla base dell’esperienza, è quella “top or bust”, ovvero a una grandissima o nulla. Ma mi rendo conto che il mio realismo becero, per giunta sempre più votato all’epigramma, è molto offstream, fuori da qualunque collana, forse dalla stessa poesia. Vedremo].

 

luce verde anzi azzurrina: Brancale su #56cozze in edicola su Toscana Oggi

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È proprio vero quanto espresso inter alios da Marcel Proust: ogni lettore, quando legge, legge se stesso; io non lo avrei giammai creduto che le mie poesie, di sicuro dotate di una certa virulenza anti-escatologica (diciamo così), potessero venire apparecchiate al tavolo nobile della diocesi toscana! Merito di Michele Brancale che, non pago dell’articolata citazione sul suo blog, questa domenica mi ha elevato al rango – non tricromo, ma azzurrino – di Semaforo letterario nella sua rubrica a pagina 8 del settimanale Toscana Oggi (numero 34 del 4 Ottobre 2015).
Il ringraziamento verso di lui è forte e sentito. Il rinnovato compiacimento – che è poi alla base della nutrita, settennale, bidirezionale corrispondenza critica tra me e lui – sta nel vedere come, proprio come io riconosco nei suoi confronti, Michele dia risalto a un mio sguardo verso [il sociale sarebbe dire troppo, devo lavorare ancora; diciamo piuttosto] l’altro da sé; una tonalità non sempre captata o captabile nel mio libro; forse non abbastanza sgargiante e dunque soffocata prima facie dalla corposa Selbstschau (autointrospezione, pensando a una bella poesia di Walser) che indubbiamente le Cinquantaseicozze presentano.
Ecco dunque che Brancale, senza fermarsi allo scomodo ego dello scrivente e ai suoi sulfurei proclami, individua “proustianamente” un terreno di dialogo col lettore – e, per quanto mi riguarda, di “riuscita” del libro.

Cercatemi dunque in edicola, mi troverete. Per ora vi allego in immagine l’incipit dell’articolo; a partire da domenica 11 ottobre 2015, cliccandoci sopra, avrete accesso al testo integrale.

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(su Toscana Oggi numero 34 del 4 ottobre 2015, pag. 8, Clicca sull’immagine per l’articolo integrale)

Written by Roberto R. Corsi

4 ottobre, 2015 at 08:30

Una religione possibile: “Rosa dei tempi” di Michele Brancale

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Un Brancale di qualche anno fa, immagine dal sito Lucaniart

Seguo Michele Brancale sin dal suo esordio, del quale mi trovai a parlare alla Edison un settennio fa. Diventammo amici e da allora ho avuto occasione di leggere quasi tutti i suoi libri.
Non gli ho fatto mai mistero di aver trovato più ispirato il primo libro dei seguenti.
Con questo Rosa dei tempi, finalista al Camaiore 2014, mi pare che il trend si sia invertito: si tratta di un’opera matura, oltretutto finalmente approdata a una major poetica come Passigli, che tenta una mediazione o meglio una combinazione tra una ricerca dell’altro – espressa in modalità aconfessionale da La fontana d’acciaio, il suo primo libro e migliore – e la deriva liturgica ostinata di Salmi Metropolitani e La perla di Lolek (leggendo uno dei quali una mia ex mi chiese se valevano come messa di precetto, smile).
Chiariamo subito, e l’occasione è la prefazione di Gianni D’Elia: concordo col poeta marchigiano nel definire Michele un Autore “ideologico cattolico”. Brancale non deve temere e rigettare quest’aggettivo, certo di primo acchito foriero di bouquet marxiano: qui va interpretato nel senso debole di environment, di ambientazione etica-culturale (e, prima ancora, di pancia) entro cui situare il proprio pensiero, che indubbiamente si avvale della cornice cristiana.
In senso forte, invece, l’ideologia è una sovra-sovrastruttura del rapporto di produzione, quindi della forma di produzione. Oggi ampiamente capitalistica con più di una strizzatina d’occhio al turbocapitalismo: sia a livello centrale, con un governo sempre più Quisling di Confindustria e un’opposizione legata alla fenomenologia del magnate (il prossimo, a quanto pare, Diego Della Valle); sia a livello metropolitano, con la luxuryficazione del centro storico fiorentino, la trasformazione degli spazi culturali e identitari in residence per milionari e il sostanziale foglio di via ai residenti, scomodi lamentosi e poco solvibili portinai del divertimentificio 24/7. Get rich, die trying, or go to Campi Bisenzio.
Tutto si può dire fuorché che Michele sia un cantore di questo assetto.
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Written by Roberto R. Corsi

19 settembre, 2015 at 08:40

Fiori, muschi e licheni: Fiori del mare di Gianni D’Elia

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Attenzione: contiene volgarità! 
(ma non son mica io: è la realtà!)

Gianni D’Elia (dal sito Einaudi)

Antefatto: il 17 giugno l’attent* twitter manager Einaudi replicava a un mio tweet che accennava al divario tra contenuti della poesia e società, citando rapidissimamente una lirica di Gianni D’Elia, L’onda dei morti, dal suo ultimo libro appena uscito nella “bianca”, Fiori del mare.
Incuriosito, faccio due più due con la circostanza che D’Elia sarebbe stato pochi giorni dopo alla Galleria Immaginaria a presentarlo. Non potendo andare io di persona, mando una giovane apprendista e ottengo comunque una copia con dedica di questo “canzoniere adriatico” d’ideazione, a quanto leggo, pluridecennale. Dopodiché, sotto con la lettura del libro, baudelairiano nel profondo a partire ovviamente dal cambio di consonante del titolo, per proseguire con disposizione in Sale che riecheggiano flebilmente le sezioni di Les fleurs, dedica preliminare e congedo (con “nappo dell’addio”, si direbbe mahlerianamente), e culminare nel ricorso all’endecasillabo nelle quartine, via via più marcatamente in rima alternata o incrociata.

Episodio immaginifico e giudizio: Un mese dopo, giovedì scorso alle sette e mezza di sera, stavo leggendo sul mare, con una certa insofferenza, un passaggio particolarmente stucchevole, mariniano – Leggi il seguito di questo post »

Written by Roberto R. Corsi

20 luglio, 2015 at 10:41

M. Brancale – trittico della migrazione

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I clandestini sono esseri umani
che hanno l’inverno nel cuore ed intorno
una tempesta ed il morso dei cani
sul sole delle attese. Ed il ritorno
alla fornace da cui partirono
gli viene rimproverato, a contorno
di un gelo palese, fatto di attriti,
come un dovere figlio della colpa,
come per gioco fossero partiti,
fuggiti.
_____Ogni notte una nave salpa.

Arrivano sfiniti i pettirossi
nelle campagne, mentre gli altri alati,
tortore e colombe, con stuoli scossi
dal fresco, e le rondini che dai lati
dell’abitato garriscono acute,
lasciano l’orizzonte: da immigrati,
gli uni e gli altri, con schiere non astute,
come i turdidi arrivati a svernare,
che sono sottoposte alle battute
di caccia, che vengono da oltremare.

“È caro al passo del migrante il senso
della direzione, sia siepe o colle,
uno sbocco nell’orizzonte immenso.
Brevi tratti diventano corolle
di silenzio sovrumano, di quiete
apparente in spazi, talvolta zolle,
interminati a causa di concrete
paure, dello stormire clandestino
del vento tra le piante che irrequiete
non danno rifugio. È un istante fino
al naufragio che dura di infinite
attese e arriva improvviso: confino
di speranze rese alla voce mite
e poi inospitale che adesso abbino
a stagioni ardite. In mare finite?”.

Sono molto grato a Michele Brancale per avermi dato il permesso di pubblicare questo trittico della migrazione (appellativo sfornato dallo scrivente, spero che l’Autore sia concorde), anteprima di una nuova raccolta appena terminata alla quale auguro una pronta e virtuosa pubblicazione. Ci ritrovo in pieno la cifra del poeta fiorentino. Da un lato la costante attenzione metrica che qui si esprime per endecasillabi in terzine incatenate, con l’ultima poesia che ha una coda non di un verso ma di sei a rima alternata. Dall’altro lato, e ancora più fortemente, la tematica sociale, quell’hikmetiano prima di tutto ama l’uomo che troppo spesso mettiamo sotto valium. Sottilissimo effetto di “mnemo-ossimoro”, nella terza lirica, l’utilizzo del vocabolario leopardiano per un naufragare che di dolce ha assai poco. E l’epos umano, che qui somiglia a quello ornitologico, rimbalza con toni che, già a una prima lettura, non potevano non richiamarmi un Rilke quasi profetico (IV Elegia Duinese, vv. 1-5 e 10-11):

O Bäume Lebens, o wann winterlich?
Wir sind nicht einig. Sind nicht wie die Zug-
vögel verständigt. Überholt und spät,
so drängen wir uns plötzlich Winden auf
und fallen ein auf teilnahmslosen Teich. (…) Feindschaft
ist uns das Nächste.

O alberi della vita, quando l’inverno?
Non c’è accordo tra noi, non intesa come
nei migratori in volo. Sorpassati e tardivi,
ci sospingiamo all’improvviso nei venti
e cadiamo nello stagno indifferente. (…) L’ostilità
ci è prossima.

Se volete dare uno sguardo alle mie note di lettura sui precedenti lavori di Michele, ecco i link diretti a La fontana d’acciaio (mia preferita), Soave e invecchiato e Salmi metropolitani.

image credits ANSA (foto 1 e foto 3) e Reuters (foto 2). Il loro utilizzo è inteso per fini artistici e non commerciali e sono rimovibili a richiesta del titolare dei diritti.

Written by Roberto R. Corsi

6 maggio, 2011 at 17:07

GRADIVISMO

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copertina GRADIVA

la copertina del numero doppio di GRADIVA 2010

Volendo descrivere con una sola parola cosa avverrà dalle ore 16,30 di martedì 12 aprile presso la Marucelliana si potrebbe usare questo termine che accorpa in sé l’affetto profondo per una rivista+editrice (GRADIVA appunto), cui tanto si deve per la diffusione della poesia italiana negli States e non solo, e il ritrovato DIVISMO del sottoscritto che per una volta metterà da parte la sua motivata ritrosia a leggersi e presenterà un inedito consistente in una variazione su un tema di Luigi Fontanella (dunque quale occasione migliore?).

Fortunatamente per l’audience, molte e ben altre voci si susseguiranno in questo evento che, oltre a introdurre al pubblico l’ultimo numero della rivista, vuol essere una rassegna di testimonianze di chi a Gradiva ha contribuito col proprio lavoro poetico o critico, o di chi come me vi è stato segnalato. Dopo il saluto della direttrice della biblioteca Monica Maria Angeli e gli interventi di Franco Manescalchi Luigi Fontanella e Plinio Perilli, ecco l’autorevole roster alfabetico dei lettori-poeti, coordinato da Annalisa Macchia: Marino Alberto Balducci, Mariella Bettarini, Michele Brancale, Maria Grazia Cabras, Lorenzo (letto da Lucia) Calogero, Massimilano Chiamenti, me medesimo, Maura Del Serra, Alba Donati, Luigi Fontanella, Anna Maria Guidi, Annalisa Macchia, Gabriella Maleti, Alfredo Marchegiani, Piera Mattei, Loretto Mattonai, Massimo Mori, Roberto Mosi, Ivano Mugnaini, Giuseppe Panella, Plinio Perilli, Leandro Piantini, Alessandro Raveggi, Giovanni Stefano Savino, Massimo Seriacopi, Valeria Serofilli, Caterina Trombetti, Liliana Ugolini, Anna Vincitorio.
Come vedete ci sono nomi d’assoluto rilievo, i tempi saranno stretti ma l’occasione d’incontrarli e ascoltarli tutti insieme è considerevole.

Cliccando qui oppure sulla copertina a lato potete scaricare la locandina dell’evento. Vi aspetto!

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