Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Posts Tagged ‘Marcos y Marcos

Marcos y Marcos “mette le ali” alla poesia

with one comment

Deh, ti scansa, o fulvo tauro: si chiamerà Le Ali la nuova collana ideata da Marcos y Marcos, Editore serissimo e da sempre attento alla poesia. E che oggi dimostra che si può ancora investire e credere in quest’arte.
La collana verrà diretta da Fabio Pusterla con la collaborazione di Claudia Tarolo e Marco Zapparoli. Chiaro il piano editoriale: tre titoli l’anno, almeno uno dei quali per i novissimi, e attenzione rivolta anche a quanto di buono è stato ingiustamente obliato.
Non fate mailbombing coi vostri manoscritti perché la collana sarà a chiamata.
Mi congratulo con Gianluca D’Andrea di Carteggi letterari, che sarà il protagonista di una delle prime uscite, e rinvio per maggiori dettagli alla brochure di presentazione in PDF. Buon volo!

Annunci

Written by Roberto R. Corsi

9 febbraio, 2016 at 12:23

“Il dolore (metodico, affiNato)” secondo Cristina Alziati

leave a comment »

Cristina Alziati

un bel ritratto della poetessa Cristina Alziati (fonte: wikipedia)

Mi permetto di utilizzare, operando un cambio di consonante (affilato/affinato), l’incipit di una vecchia poesia del sottoscritto per chiosare Come non piangenti (Marcos y Marcos), silloge di ampio respiro. Sulla quale non mi soffermerò troppo in sede propriamente critica: è una bella raccolta, senz’altro meritevole, senz’altro al di sopra della media. Il volo d’aliante sopra le regioni del dolore percorre rotte domestiche e internazionali; la battaglia per la vita riconquistata (I riccioli della chemio) o perduta (A mio padre) entro le mura familiari si alterna con tematiche sociali (intolleranza, guerre) e soprattutto indagando la prima radice del male nella pena dei bimbi (vittime di guerra, di povertà, di malattie che minano la logica stessa dell’esistenza). Ne risulta un affresco vastissimo, enciclopedico.
Libro stilisticamente ben condotto, con qualche piccola disattenzione nella scelta tra virgola a fine verso ed enjambement (difficilissimo per tutti non cadere mai in fallo).

La maggiore fonte di riflessione che traggo da questo libro sono le note dell’Autore, ben sette pagine in cui vengono dettagliatamente esposti i riferimenti delle poesie, persino del titolo. Leggi il seguito di questo post »

Written by Roberto R. Corsi

20 febbraio, 2012 at 21:26

praevalebunt (ovvero di fauci trascurate)

with 2 comments

Cerbero Arcimboldo

Questo bel Cerbero dell’Arcimboldo vive molto vicino a casa mia ma non potrò mai vederlo finché non lo esporranno (il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi funziona proprio come l’Albertina a Vienna)…

Il virus del lavoro gratuito o a pagamento in campo poetico e critico si corrobora e propaga mediante i seguenti catalizzatori, parecchio sottostimati e sottaciuti benché mi sembri di riscontrarli quotidianamente e copiosamente: il dumping critico, il ducamantovanesimo redazionale e premiale, lo SLAP. Un vero Cerbero… Andiamo a esaminarlo testa per testa.

1) Il dumping critico.

Intendo per dumping, prendendo a prestito l’accezione dal diritto internazionale, il praticare intenzionalmente prezzi irragionevolmente bassi rispetto al valore della prestazione. E quale prezzo può essere più basso della gratuità?
Il fatto che nomi anche autorevoli, per curriculum o per séguito di lettori, accettino di prefare/postfare, scrivere una nota di lettura oppure presentare un libro gratuitamente, senza un ritorno secondo le possibilità del richiedente, comporta conseguenze esiziali per chi, equamente, aspirasse a una compensazione della propria attività di scrittura e dello studio a essa sotteso.
L’enorme offerta e la percezione di ripetibilità/fungibilità dell’attività critica fanno dunque sì che il criterio di scelta prevalente, quando non esclusivo, del critico cui affidare un lavoro sia quello del prezzo pari a zero.

 Alla radice soggettiva del dumping:

Leggi il seguito di questo post »

I pontieri di Nimrod: Laura Branchini

with 2 comments

Questo blog si è montato la testa: dopo aver conosciuto lungo le autostrade informatiche un’eccellente traduttrice, Laura Branchini, ne ha approfittato per porle qualche domanda generica cui lei, gentilissima, ha subito risposto. La ringrazio davvero tanto.
Laura è la traduttrice di riferimento per la lingua italiana dell’opera di Juan Gelman, poeta di cui ci siamo occupati or non è guari. Queste le sillogi pubblicate con la sua traduzione: Lettera a mia madre (Guanda), Nel rovescio del mondo (Interlinea), Doveri dell’esilio (Interlinea), Valer la pena (Guanda) e il recentissimo Com/posizioni (Rayuela). La qualità del lavoro di Laura, a mio avviso, è testimoniata anche dai premi con cui il nostro paese ha insignito lo scrittore di Buenos Aires, da ultimo il premio Lerici Pea 2003 e il premio Poesia Civile Città di Vercelli 2006. Segno che la cifra gelmaniana è pervenuta integra e fresca fino a noi!

La tua sfera artistico-culturale abbraccia teatro, insegnamento, traduzione… Siccome rischierei di omettere o non dare il giusto peso a qualcosa, posso chiederti di autopresentarti sinteticamente ai miei venticinque lettori, con particolare riferimento alla tua attività di traduttrice?

La copertina di Com/posizioni (2011). Per info e ordini: rayuelaedizioni@yahoo.it

Da sempre la parola è il mio gesto espressivo e conoscitivo principale. Muovere, attraversare le parole, trasportarle mi corrisponde più di altro. Già negli studi classici (lettere orientali antiche) e poi nelle esperienze con il teatro di ricerca – che sono stati i miei primi amori – il mio interesse girava comunque attorno all’apparizione della parola, al poterla pronunciare e ripetere, trasferire nei segni e nei gesti, con un costante senso di meraviglia, un piacere essenziale e contemplativo verso di essa. Tradurre è sempre stato il mio gesto più intimo, il mio contatto più meditativo e insieme passionale con la parola. Per queste ragioni, credo, prediligo la poesia.
Ai tempi del liceo passavo pomeriggi interi a tradurre i lirici greci, con esiti di cui vado ancora fiera. Mi sono poi dedicata ai poeti romantici inglesi, a Sylvia Plath, a Rilke, alle lettere di Madame de Sevignè, e moltissimo agli spagnoli e latinoamericani (fra tutti, R. Dalton, A. Storni, L. M. Panero, C. Rodriguez, J. Cortazar). Ho sempre avuto presente e osservato con un senso di complicità l’attività di traduzione di molti poeti che ammiro, una fra tutte quella di Sergio Solmi, che nel suo Quaderno di traduzioni (II, Einaudi, 1977) spiega molto meglio di me il suo modo di intendere la passione e la pratica della traduzione (che condivido).
Certo, anche nell’insegnamento – la mia attività quotidiana – esercito una pratica di conoscenza e trasmissione da e verso il linguaggio. E in quel poco di recitazione che ancora mi trovo a praticare, prediligo sempre e comunque la presenza della parola, la sua epifania nuda e indifesa.

In un messaggio mi hai ringraziato per avere inserito in una mia nota di lettura il (doveroso) riferimento a te in quanto traduttrice del libro, e come tale – ti cito testualmente – appartenente a una “categoria fantasma della letteratura”. Ti riferivi solo alla scarsa considerazione del traduttore in chiave critica o c’è di più? Quali sono secondo te le manifestazioni più scabrose di questo “stato ectoplasmico”?

Leggi il seguito di questo post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: