Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Posts Tagged ‘L’indegnità a succedere

Ten Years Gone

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Consentitemi la romanticheria.
Oggi, martedì 28 febbraio 2017, scoccano i dieci anni dall’uscita in stampa della mia prima raccolta di poesie,
L’indegnità a succedere.
È da tempo nelle intenzioni, ma la data non è ancora stata fissata, un incontro in occasione del quale parlerò di quel libro e quell’esperienza insieme all’editore Paolo Codazzi, in un pomeriggio dedicato alle edizioni Esuvia, “scuderia” della quale la raccolta ha fatto parte. Uso il passato prossimo perché l’attività di Esuvia è sospesa, ed è un peccato; hai visto mai che questo incontro, nell’ambito di un ciclo per il trentennale della rivista-madre Stazione di posta, possa ringalluzzirla?
Vi comunicherò i dettagli dell’evento appena ne avrò conferma.

Senza girarci troppo intorno.
Per me questo volgere del decennio perfeziona un giudizio prevalentemente negativo sulla qualità della mia poesia, sulla sua recezione, nonché sull’avvedutezza di alcune mie scelte.

 

img_5368

recezione critica/1

niccolo-cozze

recezione critica/2 (Bologna)

È dunque necessario un punto. O piuttosto servono tre puntini di sospensione.
Ho “chiuso” e dato la forma definitiva a due raccolte che mi stanno a cuore, scritte dal 2015 in poi.
In attesa di (molto eventuali) prese d’attenzione qualificate e serie verso la mia poesia, cercherò di privilegiare la riflessione e lo studio alla pubblicazione impulsiva delle mie poesie più recenti.
Manterrò invece vigile la mia attenzione, qui come su Perìgeion, su quanto scrivete voi.

 

Written by Roberto R. Corsi

28 febbraio, 2017 at 08:20

declaiming / reclaiming: Claudia De Venuto

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il 24 gennaio 2015 Claudia De Venuto, poeta e performer fiorentina, mi spediva la sua lettura della penultima poesia ne L’indegnità, ossia i due quadri dall’Odissea. Siccome il titolo della raccolta non l’ho scelto per caso, non mi sono sentito degno di un tale dono fino a ieri. E ascoltarlo è stato bellissimo. Ve lo ripropongo tel quel, con la sola aggiunta di 5 secondi di pausa tra i due quadri, che sono strutturalmente autonomi.

 

Ode ognun come (per Claudia ma anche per Christian, nel post precedente a questo) i risultati siano nettamente migliori rispetto al pappagallo annaspante nel vino che ha nome “voce di RRC”. E ciò si riflette sul giudizio per i miei testi, che ne escono “rivendicati” (ecco il reclaiming) alla poesia. Questo è alla radice della mia ritrosia a operare reading; quando ne opero uno e torno a casa, i libri si animano e mi colpiscono alla tempia con gli spigoli, in segno di velato rimprovero.
Molto meglio se mi leggete voi. Per cui, se un giorno vi sentirete ispirati, mandatemi un audio (formato ad libitum). Se sarà ben reso e portato lo caricherò sul mio soundcloud e vi rimborserò inviandovi un libro di poesie propriamente dette (altrui).
E grazie Picchia 🙂

Ah, dice: ma da dove leggo, visto che i tuoi libri son pressoché introvabili (e quelli trovabili costano)? Puoi partire da qui per le Cinquantaseicozze (scorrendole dalla prima) e da qui per quanto di meglio le ha precedute.

Written by Roberto R. Corsi

26 febbraio, 2016 at 09:55

L’oro di Tania, undici anni dopo

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…è d’oro! Photo © deepbluemedia via oasport.it

Oggi pomeriggio Tania Cagnotto ha conquistato la medaglia d’oro nel trampolino 1 mt. ai mondiali di Kazan, con tuffi meravigliosi (soprattutto il secondo della serie) e tanta concentrazione, relegando sui gradini più bassi del podio le formidabili atlete cinesi. Momento storico e commovente, per festeggiare il quale rivelo un piccolo particolare: la mia poesia Tuffatrice olimpionica, uscita nel 2007 ne L’indegnità a succedere, fu innescata dalla visione della sua performance olimpica di Atene 2004, tre anni prima della stampa (i miei libri, a quanto pare, hanno sempre un triennio di decantazione).
Esulto con lei, che dopo anni di duro lavoro raccoglie questo oro meritatissimo, e, si parva licet, ripropongo sommessamente la mia lirica qui. Com’ero anch’io leggiadro all’epoca, si dirà, così diverso dall’iper-realista becero attuale! Cose che avvengono. Viva Tania! UPDATE del 1 agosto: Storico bronzo anche dai tre metri!

TUFFATRICE OLIMPIONICA

Più ancora del volo
già spuma morente

il gesto sommerso
di spingerti avanti ai capelli

soffonde
arcuato
le membra, diventa

vezzo di Pasifae

svelarsi di dolce mistero.
Lussuria, accettazione –
ciò che mi fu illusione, cretaceo
podio.

Written by Roberto R. Corsi

28 luglio, 2015 at 20:02

kiss me/ kismet*: leggendo “Amiral Bragueton” di Paola Silvia Dolci

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PSDolciQuando si sceglie per eponima la nave – transustanziata in persona fisica-Ammiraglio – che condusse Bardamu-Céline in Africa, non ci si può aspettare niente di semplice. Amiral Bragueton di Paola Silvia Dolci, uscito nel 2013 per italic con l’introduzione densa di Ianus Pravo e i bei disegni di Michaela D’Astuto, non traccia una navigazione piana: passa tra molti scogli, e se ne assume il rischio come ogni bravo e coscienzioso stratega.

TIC-TAC-TOE! invita la sezione di apertura, richiamandoci al gioco del tris, dove, come tutti sanno, per vincere bisogna muovere per primi e sperare in una certa “collaborazione” (nel caso del gioco, bietolona) nella mossa seguente di chi risponde. Più che altro mi piace il richiamo al tre perché, nel momento in cui apro il compasso per questa recensione, scorgo proprio una triplice costellazione.

Intanto la cultura vivificata: sistema binario perché questa viene proclamata e, prima ancora, alterum non recognoscens com’è incline a essere dalla nascita, sùbito dolorosamente stupefatta nel riscontrare l’altro da sé: “Tutta la mia vita è lettura” (p. 45); “Lo sconcerto/ è questo invecchiare fuori dai libri/ quello che passa per vita” (p. 32, con eco quasi luziana se si pensa alla chiusura di Aprile-amore).
Questa chiave, che già da sola può illuminare praticamente tutto il libro, mi ha riportato silenziosamente a una forte affinità col mio acerbo esordio, sentimento che non mi ha più mollato.  Leggi il seguito di questo post »

L’indegnità a succedere: note e recensioni

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i dieci “poeti di Esuvia” (dal sito stazionediposta.it)

Per razionalizzare e rendere più attuale il blog copio in questa entry ad hoc quanto nel tempo è stato autorevolmente detto sul mio libro del 2007.
Tanto per darvi un aggiornamento della situazione, la casa editrice Esuvia non mi risulta più operativa in quanto l’Associazione culturale che a essa sovrintendeva (Stazione Di Posta) ha optato di dedicarsi in via pressoché esclusiva alla sua attività principale, l’organizzazione del prestigioso Premio Chianti.
Peccato perché – come vedete nello screen cap – la collana era piccola (solo 10 titoli) ma di qualità alta, annoverando nomi e prove importanti tra le quali, primae inter pares, quelle di Ugolini, Lombardi Del Roso, Marcheschi.
Dunque, a quanto mi consta: il libro non è più in commercio e quindi indisponibile presso le reti di vendita e distribuzione; l’ufficio di Stazione di Posta in via Brunelleschi ha ancora delle copie residue (cfr. pagina contatti); naturalmente il prestito bibliotecario e il download gratuito della mia e-antologia che contiene gran parte delle liriche del libro restano opzioni valide e financo consigliabili.


 

Sentieri dell’interiorità della carnalità sentieri speculativi/ labirinto esistenziale sospeso nella vertigine/ di nebbiose malinconie e sottili abbandoni// le vite dei Grandi del passato còlte in uno specchio/ capovolte metamorfosi di luce e suono/ regioni dell’invisibile// nel rimpianto di luoghi perduti – si destano echi di nuove albe/ ci accolgono armonie e canti in volo/ sotto i cieli di Messiaen. Maria Grazia Cabras, 2 Giugno 2011.

«…poesia bella e singolare, anche nel senso di insolita, diversa rispetto all’attuale tono generale. Ha la ricca asciuttezza, e il ritmo ora disteso ora franto, di certa poesia americana – diciamo da Pound a Berryman (del quale ho colto un’eco precisa in una citazione in capo a una poesia in rete) a Ashbery, con in più la morbidezza tutta italiana di un estetismo paradossale, tra ermetico e dannunziano. Solo per tracciare delle ‘linee di confine’ necessariamente approssimative. Le mie preferenze vanno alle poesie della sezione eponima, in particolare le ‘musicali’ di p. 57 e 59, ma anche Zenone di Elea mi piace, con quella sentenza finale che scocca acuminata». Gianfranco Palmery, 21 Maggio 2011.

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Written by Roberto R. Corsi

14 giugno, 2015 at 08:53

Due poesie tradotte da Marion Lignana Rosenberg

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Ieri, come ricordo qui, è mancata un’amica, una dolce persona, una donna radiosa e coltissima.
Tempo fa, all’uscita de L’indegnità, mi dedicò spontaneamente (come millemila altre volte) il suo tempo e i suoi talenti di traduttrice, donandomi una sua versione di due mie poesie. Che ora, “smiling as she recalls the open sea”, sono anche e ancora più sue. Quindi, partecipandovele, le lascio senza farle precedere dagli originali che eventualmente potete leggere in questo ebook antologico. Siete vivamente pregati di rispettare il copyright e i credits della traduzione.
____________________________

COMFORT

Places in the sky where your
name is but yellow
grindings, the resin
of an alabaster sunset.

Seagulls
in theories of return. Squared sails
give metrics to the sea.

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JEUX DE VAGUES

A wave should die in its rush –
take on form, sense; and slowly, slowly,
smiling as it recalls the open sea, vanish
into the unconscious of the sand, towards dreamt-of
subterranean layers in the underworld.

It happens, though, that the most imperious currents
cause some waves to move in reverse, until they clash
with soft white violence against the flow.

Thus am I – all things offend me
in my non-being. Like a glistening expanse
this earthy Poet lets pour through his hands
into verse the reliquary of his loves.
And every little sea – every tear of mine
faces the world shorn
of any meaning at all.

translation © Marion Lignana Rosenberg

Written by Roberto R. Corsi

30 novembre, 2013 at 00:55

Cinquantaseicozze/XLIV

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XLIV.
(Ultimo idillio fiorentino)

Per uscire da questo avvitamento in caduta verso il passato
sarebbe necessaria sufficiente una sferzata di carne,
quella nascosta sotto il volto perfetto ma ultracattolico di lei,
o forse la linea magnetica dei fianchi in denim della primadonna,
le curve non così magniloquenti ma scientemente condite
di voce, profumata dal viso invernale di gardenia… Mesi, anni
che siamo sulla soglia sul piatto rilievo e, proprio come a questa metropoli
sensata ormai solo col freddo a frenare l’odore
di piscio e il chiasso ostentato, ci manca il silenzio allacciato,
l’increspatura, il passo rude dentro casa all’affaccio della sera. Scirocco
di piogge calde o vera tramontana a sfiorare le onde in contropelo.
Questa bonaccia ammorbata di parole uccide in dissolvenze d’amicizia,
e più ancora rispecchia la rabbiosa impotenza delle carte sparigliate.
È il vero saldarsi dei miei anni, della storia: amaramente rifluisce
generoso su lingua e palato il primo senso di sconfitta, quel desiderio
di triplice fischio finale, vaghezza declaratoria di chiusura
che un pugno di poco convinte illusioni ha solo differito nell’ovatta.
Firenze è esattamente come m’accolse nel millenovecentottantaquattro
quando prendemmo casa e la gente giocava a pallone sulla strada
coi suoi strilli i vaffanculo fo i’ cazzo ’he mi pare.
Può andar bene a mio padre, la sua boria si nutre della zuffa petto a petto;
io non sono così e nemmeno mi difenderò mai: come un miceto
riempirò la spiaggia invernale e i pochi altri spazi dall’uomo
abbandonati – concessi volente nolente nel giro di valzer della vita.
Questo vorrei dire in uscita, questo in verità avevo già detto
pensando a intitolare le mie prime poesie L’indegnità a succedere.

 

[Cinquantaseicozze – raccolta inedita a puntate]
[opera protetta da plagio mediante marcatura temporale legale – redistribuibile con Licenza CC]

Cozza prec. | Inizio | Cozza succ. (dal 7/10/13 h. 9:00)

Written by Roberto R. Corsi

30 settembre, 2013 at 08:00

leghismi light e babau extrastrong: un mio libro a Lampedusa

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Prima di partire per le immeritate vacanze avevo letto l’appello di Giusi Nicolini, prima cittadina di Lampedusa, a conferire libri presso il Comune per dotare finalmente l’isola di una biblioteca. Non ricordo su che pagina l’ho letto, ora riprendo il testo (anche a giovamento di chi volesse aderire ora) dal sito liberainformazione.org

“Lampedusa non ha una biblioteca e neppure un negozio dove poter acquistare libri. Voi ci vivreste mai in una città dove non è possibile comprare dei libri? Io non credo! Quindi se in giro per casa avete libri, di qualsiasi genere, che non leggete o avete già letto e di cui volete sbarazzarvi, aderite all’iniziativa”. I libri vanno indirizzati direttamente al primo cittadino dell’isola: Giusi Nicolini, Sindaco – Donazione dei libri per la prossima apertura della Biblioteca Ibby di Lampedusa Via Cameroni, 92010.

Appello raccolto immediatamente e inviata in tempo reale copia de L’indegnità, con un po’ di vanagloria e di non omnis moriar ma anche con tanta voglia di essere laggiù con le parole, aspettando di visitare l’isola di persona.
Il libercolo mi risulta arrivato il 7 agosto.
I miei detrattori, e qui sta il joke della prima parte del titolo, potrebbero eccepire che la lettura delle mie atroci poesie sia atta a fungere “leghisticamente” da deterrente per i migranti. Non sia mai!
Quanto alla parallela funzione di babau, essa deriva dal fatto che la costituenda biblioteca, prendendo il nome e collegandosi a IBBY, pur accettando tutti i libri dovrebbe privilegiare quelli per ragazzi. L’ho scoperto dopo l’invio. Spero che il mio libro non si becchi un parental advisory o peggio un volo nel cestino. Quantomeno che si disciolga e maceri nello splendido mare! Staremo a vedere.

lampedusa

Foto di Luca Siragusa per wikipedia (Isola di Lampedusa)

Written by Roberto R. Corsi

28 agosto, 2013 at 08:09

hysteron proteron: postfare e mai prefare

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RAlajmo

Roberto Alajmo (img dal sito lucianopignataro.it)

Condivido ampiamente quanto espresso nella bella “incursione” di Roberto Alajmo uscita domenica scorsa su La lettura (#67, p. 4) e leggibile per intero sul sito personale dello scrittore.
In tono colloquiale e con parole semplici si sfiora un tema importante quale l’epidemica e patologica gratuità del commitment di lettura e critica, esan-tema più volte stigmatizzato su questi lidi. Ma soprattutto si asserisce con dovizia cromatica che: la prefazione a un autore vivente è deleteria; chi continua a commissionarne è un editore sprovveduto; essa infatti fa assumere al libro un retrogusto provinciale; insinua un padrinaggio sospetto tra prefatore e autore; in più imprime all’opera prefata il marchio di qualcosa che non riesce a camminare con le proprie gambe; di una barzelletta che va spiegata; infine ha tutti i tratti di un’intimazione a farsi piacere ciò che seguirà.

Notevole! Ripercorro la mia esperienza su questo leitmotiv, adattandolo com’è ovvio al comparto poesia che, quanto a diffusione, è ex se provinciale.
Molto spesso le introduzioni/prefazioni a libri di poesia, siano esse chieste dagli editori o dagli stessi poeti, hanno valore onorifico/ legittimante: si esibiscono nomi della poesia e della critica (talora anche dell’attualità o della politica) come blasoni e magari numi protettori per le future sorti recensorie e premiali del volumetto; essendo sufficiente il sintagma “prefazione-di-X-Y” da calare come un asso di briscola, da esibire seccamente in frontespizio, qualche volta in copertina; non ha rilievo il contenuto ma il fatto che lo abbia scritto proprio il Vate.
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una stroncatura vintage

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papini

Precedenti illustri / la prima edizione è del 1917 (img © anobii.com)

In uno sforzo di sempre maggiore trasparenza ho ripescato, come promesso qui in coda, un parere fortemente negativo sulla mia prima raccolta a stampa, parere ricevuto già nell’autunno 2007, pochi mesi dopo la sua uscita. A uso di chi volesse confrontarlo con la propria esperienza di lettura dei miei testi (il libro intero o più di metà delle liriche presenti ormai qui), lo ospito sul sito in allegato PDF senza (almeno per ora) nominarne l’autore perché il tutto nasce come corrispondenza privata; si tratta comunque di un letterato di valore, con cui, e non per questo episodio bensì tempo dopo e per semplice incuria, ho un po’ perso i contatti.
Clicca qui per visualizzare/scaricare l’articolo.
Ho evidenziato in rosso, lasciandoli “aperti”, i punti su cui secondo me si potrebbe discutere molto. Solo una volta, in verde bottiglia, ho glossato appena su un accusa per me esagerata.
Il mio personalissimo rapporto tra “dire ermetico” (o piuttosto spinta verso il polisemantico: esigenza di fare in modo che il lettore, posto a davanti a un dato incerto, possa tentare, anche sbagliando – come qui avviene un paio di volte – una propria lettura) e chiarezza dell’esperienza (esegesi, interpretazione autentica) deriva di certo da una serie di connotati della mia personalità. Del resto il titolo della raccolta, in un doppio gioco tra giuridico e pessimismo cosmico, voleva testimoniare in parte questo.
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Written by Roberto R. Corsi

22 febbraio, 2013 at 09:10

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