Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Posts Tagged ‘L’Arcolaio

Mario Campanino, L’angelo morto (su Perìgeion)

leave a comment »

Mario Campanino in pausa (aperitivo e) autografi, foto mia.

Riprendono i miei contributi per Perìgeion giusto in coda a questa calda “ottobrata”, dunque con un po’ di ritardo rispetto alla ripartenza settembrina… Partenza differita ma entusiasmo immutato. Mi occupo della riedizione chez L’Arcolaio di un’opera lieve ma ambiziosa, già apprezzata in passato dalla critica per la sapienza con cui si gioca tra diversi piani d’interpretazione… L’Autore, musicologo e scrittore, è un vero umanista nel senso terenziano del termine. Compresa la mondanità: qui lo vedete in gran spolvero mentre scende dall’iperuranio delle cogitazioni e autografa qualche copia del libro! Smile.

Trovate, al solito, tutto su Perìgeion, partendo da qui: Mario Campanino, L’angelo morto

Annunci

Written by Roberto R. Corsi

30 ottobre, 2017 at 11:19

Andrea Labate, La resa del margine

leave a comment »

Inizia la “stagione sportiva Perìgeion” 2016/2017. La mia prima cura è rivolta all’esordio di Andrea Labate, la cui raccolta La resa del margine è stata pubblicata lo scorso anno da L’Arcolaio. Una poetica, quella di Labate, marcatamente astratta (“surrealista” la definisce il prefatore Davide Castiglione”), ma che sa anche dipanarsi in registri meno ermetici, a volte perfino colloquiali. Spesso poi, e sono per me gli episodi maggiormente riusciti, intervengono le tematiche della precarietà esistenziale (prima ancora che del precariato; il “margine” in una delle sue molteplici attenzioni) a guidare il lettore e conferire coesione interna al dettato poetico.

Leggi la recensione e alcune poesie a questo link: Andrea Labate, La resa del margine

Written by Roberto R. Corsi

16 settembre, 2016 at 10:39

“Una storia strana e bella, affidata tutta alla parola”: le “Lettere dal mondo offeso” tra Luigi Di Ruscio e Christian Tito.

with 4 comments

Non so se, come ricorre nel libro di cui sto per parlare, “le persone si incontrino inspiegabilmente per ragioni profonde”. Normalmente sono portato, da materialista forse un po’ vigliacco ma convinto, a credere in un’arabescata casualità accompagnata casomai da una spiccata capacità di “retroilluminazione”, rimuginazione à rebours, propria delle menti più sensibili. Però le circostanze che hanno fatto finire questo volume tra le mie mani sono quantomeno curiose.
Eccovele in breve di cronaca.
Forte della considerazione che molti amici hanno per l’opera di Luigi Di Ruscio, affronto le sue Poesie Operaie, rimanendone almeno in alcuni passi fulminato; qualche giorno dopo, in una libreria del centro, conosco un “Tito” che fa divertire e riflettere leggendo Nori, Cavazzoni e altri; a distanza di ore mi chiede l’amicizia sui social Christian Tito, che quindi identifico col lettore. Tra noi prende vita una spiritosa e arricchente chat che lo porta a farmi pervenire copia del libro, tramite l’Editore Gianfranco Fabbri. Si scoprirà poi che il lettore di quella sera (anche valente fotografo) era Nicola Tito! Per alcuni mesi identificando i due, ringraziavo Christian per “la bella lettura” e commentavo il suo libro con Nicola, quando passava in zona libreria; entrambi cadevano dalle nuvole ed erano sul punto di digitare il 118. Insomma, “La double vie de Tito”, variazione comica del capolavoro di Kieszlowski ma foriera di due ottimi incontri in luogo di uno, e di molti frutti tra cui il potersi cimentare con questo libro edito da L’Arcolaio.
Fin qui il tragicomico sottoscritto.

Le Lettere dal mondo offeso ci portano ben dentro un’amicizia di penna tra un grande scrittore italiano, espatriato in Norvegia per lavoro (trentasette anni come operaio in una fabbrica di chiodi) e fondamentalmente escluso dal patrio Olimpo poetico fin quando le major non hanno cominciato a odorarne la morte imminente; e un giovane poeta, “farmartista” tarantino in ruolo alle Comunali di Milano, agli inizi della sua parabola di pater familias e di scrittura poetica; il Nostro, consigliato da un sapiente libraio, legge alcuni versi dell’espatriato e se ne innamora al punto di azzardare una lettera di complimenti.
I due si metteranno totalmente a nudo attraverso il proprio epistolario, progetteranno visite e intrecceranno iniziative; ma, principalmente per lo stato di salute di Di Ruscio, non si incontreranno mai.

Iniziamo da un dato certo: si tratta di un libro molto ricco, pieno di sostanza, prima di parlare del quale ho scelto di operare due letture. Leggi il seguito di questo post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: