Roberto R. Corsi

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Gianfranco Palmery (1940-2013)

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Palmery

Gianfranco Palmery & gatto (img © Il Labirinto)

Pochi giorni fa, il ventotto luglio, è venuto a mancare Gianfranco Palmery.
Entrai in contatto con la sua poesia attraverso il volume Garden Of Delights, una scelta di poesie tradotte per i tipi di Gradiva da Barbara Carle. Scrissi una nota e, non ricordo se su mio o suo impulso, instaurammo un rapporto epistolare. Dopodiché Gianfranco mi donò una copia di Compassioni della mente, che considero uno dei migliori libri di poesia da me letti negli ultimi anni, tanto che l’ho regalato alla persona a me più cara in uno dei nostri primi incontri. E mi ha pure portato fortuna.
Il rapporto epistolare e critico è stato bidirezionale: Gianfranco ha speso belle parole sul mio libro cartaceo accostandolo (immeritatamente) a nomi altisonanti. Tra questi, Berryman e Ashbery; ciò mi ha spinto a conoscerli più da vicino, il primo nella traduzione e nella cura che lui stesso aveva operato per la casa editrice Il labirinto. Ovviamente la loro poesia surclassa la mia, ma le endorfine, per l’accostamento, sono aumentate e ho ricevuto un grande beneficio all’autostima e alla voglia di scrivere.
Ogni tanto accennava alla sua malattia ma per rispetto della privacy non ho mai voluto saperne di più. Tempo fa mi chiese di parlare di Compassioni per un incontro fiorentino, assieme a Sauro Albisani. Io declinai per impegni concomitanti e gli domandai se, qualora io avessi trovato uno spazio per liberarmi, fosse possibile incontrarlo per un breve saluto di persona. Mi rispose che avevo frainteso e che lui stava tanto male da non potersi muovere da casa sua a Roma; la presentazione in riva d’Arno si sarebbe svolta per così dire in contumacia.
Ero abbonato al suo blog “Diario postumo” che ora reca un’istantanea (piuttosto forte, vi avviso) delle mani giunte nel feretro – mani poco più che ossute, rivelano la sua profonda sofferenza degli ultimi tempi.  Qui il link al blog. Preferisco ricordarlo qui in alto con la foto presente sul sito de Il labirinto, dove lo si vede assieme a una sua grande passione, il gatto, e abbastanza in forma (i suoi tratti mi han sempre ricordato Frank Zappa).
Era un grande poeta e un ottimo traduttore, dal quale ho imparato tanto.

Nasce il Premio internazionale di poesia GRADIVA – NEW YORK

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Ricevo e volentieri vi estendo il bando della Prima Edizione del Premio, di cui riassumo i dati salienti:

  • questa prima edizione è riservata a libri di poesia italiana pubblicati dal primo gennaio 2011 al primo dicembre 2012;
  • ogni partecipante deve far pervenire il proprio libro entro il 10 gennaio 2013 in sei copie, una per ciascun membro della Giuria;
  • essa è composta, in ordine alfabetico, da: Luigi Bonaffini, Alfredo De Palchi, Luigi Fontanella, Irene Marchegiani, Sylvia Morandina e Anthony J. Tamburri (trovate qualifiche e indirizzi di spedizione all’interno del bando);
  • il vincitore, scelto a metà maggio 2013 tra cinque finalisti, riceverà per premio $1000 e la pubblicazione in edizione bilingue di una selezione del libro, oltre al rimborso delle spese di viaggio e al soggiorno di due giorni per presenziare alla premiazione newyorkese dell’autunno 2013.

Scaricate qui il bando completo in formato PDF, partecipate numerosi e… “che la Musa non abbia il muso!” (autocitazione augurale)

Written by Roberto R. Corsi

5 settembre, 2012 at 09:25

silenzio si traduce

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Camillo Pennati (foto dal sito anteremedizioni.it)

Questo mio (terzo) esercizio di traduzione è particolarmente rischioso in quanto promana da un poeta… italiano: si tratta di Camillo Pennati (Milano, 1931), che, per la sua assidua frequentazione della cultura e della poesia inglese, utilizza talora questa lingua come modalità espressiva primaria. È il caso del presente inedito del gennaio scorso il cui autografo si trova a p. 34 dell’ultimo numero della rivista Gradiva, preceduto da una nota di Antonello Borra (che ringrazio unitamente a Luigi Fontanella per alcune informazioni sull’Autore).
Nella lettura dell’originale, che ho trascritto d’impeto anche qui sul mio taccuino, mi ha profondamente colpito il flusso sonoro (non a caso si chiude evocando uno streaming sound) privo di punteggiatura, incurante anzi accelerato dalle ridondanze e ripetizioni, affabulatore nel formare un’onda che, muovendo dall’indagine sulla natura “anemofila” del silenzio, monta toccando nella corsa entità atmosferiche poi siderali fino a predire, oltre allo scempio del pianeta, un collasso dell’universo inscritto in un silenzio questa volta “sovrumano”.
Leggi il seguito di questo post »

Written by Roberto R. Corsi

11 ottobre, 2011 at 10:13

Variazione su un tema di Luigi Fontanella

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Come inavvertitamente posati
in un angolo e poi dimenticati
oggetti d’affezione
una sera donati
per pegni d’amore
incontestati… Anche così
si vince la vita
buffa parata che non chiede venia
e s’offre compunta a tradirti
mentre la stringi per l’ultima volta
(da Oblivion, pag.42)

Scoccàti da un pensiero di mangrovia,
oggetti d’affezione

marciti in qualche teca
propagginàti in polvere
sverniciàti dal tempo –
distanti ma avvitàti
al palmo spalancato nell’estremo
scatto del sé verso amori vietàti,
proibiti preterìti  –
retroeiaculazioni,
funebri vestizioni.

Cuore infante, vuoi dirti
nel varcare il nefasto:
soggetto ad infezione, verso il cuore
ghermito seppellito
malignamente eternamente incedi

e la vita ti sciama invitta a lato.

[inedito 2010, letto ieri]

Written by Roberto R. Corsi

13 aprile, 2011 at 07:24

Pubblicato su inediti, materiale, poesia

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GRADIVISMO

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copertina GRADIVA

la copertina del numero doppio di GRADIVA 2010

Volendo descrivere con una sola parola cosa avverrà dalle ore 16,30 di martedì 12 aprile presso la Marucelliana si potrebbe usare questo termine che accorpa in sé l’affetto profondo per una rivista+editrice (GRADIVA appunto), cui tanto si deve per la diffusione della poesia italiana negli States e non solo, e il ritrovato DIVISMO del sottoscritto che per una volta metterà da parte la sua motivata ritrosia a leggersi e presenterà un inedito consistente in una variazione su un tema di Luigi Fontanella (dunque quale occasione migliore?).

Fortunatamente per l’audience, molte e ben altre voci si susseguiranno in questo evento che, oltre a introdurre al pubblico l’ultimo numero della rivista, vuol essere una rassegna di testimonianze di chi a Gradiva ha contribuito col proprio lavoro poetico o critico, o di chi come me vi è stato segnalato. Dopo il saluto della direttrice della biblioteca Monica Maria Angeli e gli interventi di Franco Manescalchi Luigi Fontanella e Plinio Perilli, ecco l’autorevole roster alfabetico dei lettori-poeti, coordinato da Annalisa Macchia: Marino Alberto Balducci, Mariella Bettarini, Michele Brancale, Maria Grazia Cabras, Lorenzo (letto da Lucia) Calogero, Massimilano Chiamenti, me medesimo, Maura Del Serra, Alba Donati, Luigi Fontanella, Anna Maria Guidi, Annalisa Macchia, Gabriella Maleti, Alfredo Marchegiani, Piera Mattei, Loretto Mattonai, Massimo Mori, Roberto Mosi, Ivano Mugnaini, Giuseppe Panella, Plinio Perilli, Leandro Piantini, Alessandro Raveggi, Giovanni Stefano Savino, Massimo Seriacopi, Valeria Serofilli, Caterina Trombetti, Liliana Ugolini, Anna Vincitorio.
Come vedete ci sono nomi d’assoluto rilievo, i tempi saranno stretti ma l’occasione d’incontrarli e ascoltarli tutti insieme è considerevole.

Cliccando qui oppure sulla copertina a lato potete scaricare la locandina dell’evento. Vi aspetto!

Maniera e manieri: Gianfranco Palmery

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palmeryI potenti versi di Gianfranco Palmery mi sono venuti incontro grazie a Luigi Fontanella e alla collana di poesia da lui diretta, che annovera come ultima uscita un cólto Giardino di delizie còlto attraverso sette sillogi (1996-2008) e presentato, non senza l’innesto di due inediti, con la traduzione a fronte e la cura di Barbara Carle.
Curioso accordo di personalità diametrali che il poeta romano giunga alla mia conoscenza tramite Fontanella, scrittore estroverso, imbevuto del mondo, in perfetta simbiosi con esso, flâneur per vocazione; all’opposto Palmery appare subito come un virtuoso del distacco, porgendo al mondo (specie felina esclusa!) un Abschied mahleriano… come una città che, riottosa o impossibilitata a espandersi in orizzontale, si cingesse di alte e spesse mura; un maniero che declinasse spanna per spanna i propri cantoni e scorci, senza alcuna malinconia più lunga di quella manciata di secondi che preludono a una “strategia operativa del ritiro”.
Molti sono gli influssi e i paragoni possibili: la curatrice insiste nella prefazione sull’influenza di certa pittura seicentesca (evidenziando implicitamente l’avvicinamento del Nostro col genere e il procedimento della ekphràsis), influenza del resto avvalorata dalla poesia e raccolta che danno il titolo a questo volumetto. Come pure viva è la consonanza col genere barocco della vanitas, e certamente “l’infinità vanità del tutto” si respira ovunque, non solo nelle raffigurazioni iconografiche ma anche e soprattutto in “unghie secreti pelli peli capelli” (i “Pegni” di p.36) o in polveri – microcosmi non già raffigurati staticamente nella biblica escatologica condanna del corpo ma aleggianti a unica testimonianza possibile: “Pulvis per dire «niente», ma la polvere/ è tutto, da per tutto: è l’eterno/ in terra, il sussistente…” (p.120).
Qua e là, complice l’estrema erudizione dell’Autore, ci si può divertire a cogliere o azzardare i richiami più eterogenei: dalle “solitudini alimentari” di Góngora (nella lirica a p.88) a, negli estratti da L’io non esiste una metodica e pertinace dissoluzione che non può non rimandare a Pessoa.
Dal mio punto di vista il prisma della poesia di Palmery si può ricondurre a due grandi insiemi: la teoria del vano e la declinazione del particolare. Per tornare alla nostra similitudine, nel primo gruppo vanno quelle poesie (che fanno capo principalmente alle due raccolte Il versipelle e L’io non esiste – stando a quanto posso leggere qui la più convincente) che, con una perentorietà mista a leggerezza, chiudono il borgo al mondo, ne costruiscono (o meglio riconoscono) la cinta muraria; nel secondo gruppo sta invece tutta l’osservazione artistica naturale o affettiva (da Medusa alle nuvole, ai gatti) che costituisce litania, minuzia ossessiva per il bene-rifugio; in questa parte (quantitativamente prevalente) si ravvisa più direttamente l’influsso della maniera, che del resto echeggia nel titolo di una lirica dall’emblematico inizio: “Se nomino i tuoi occhi, questi/ perdutamente scaduti oggetti/ di poesia, gemine gemme che gli austeri/ poeti antichi incastonavano nei loro versi…”. (p. 20) Peraltro occorre dire che stilisticamente i due insiemi sono comunicanti, con un andamento cocleare e delicatamente ostinato, per ripetizioni allitterazioni assonanze e sinonimi; modalità che marchia tutto l’opus Palmerianum.
È comunque il primo gruppo di poesie, prese dalle sopracitate raccolte, a suscitare in me un senso di maggiore compiutezza, proprio per quella contemplazione dell'”inconveniente di essere nati” che pure è lungi da accompagnarsi a disperati inni ad Arimane: la versificazione sempre consapevole e sicura di Palmery conosce qui una rarefazione emotiva, una sempre “calma fronte” proprio nel momento della teorizzazione più ineluttabile, prodromica all’isolamento. I risultati, di conseguenza, rifulgono: spicca “Dopo la tempesta”, poesia di rara intensità e misura, di sempre placida disperazione, in cui il grigio verdetto non è mai grido ma pioggia tiepida di un perdono da comporre in seguito alla perdita (p.28, leggila anche qui).
Certamente un poeta di levatura non comune, forse poco trendy ma assolutamente sprezzante del pericolo che tale inattualità (del resto necessaria, perché legata all’intimo raccontarsi di un soggetto scevro da quel “fare sistema” così orridamente en vogue per lessico e sostanza) comporta: lo provano anche le note del suo blog Diario postumo, nel quale Palmery svolge il munus di “defunto curatore dei propri pensieri”.

[Gianfranco PALMERY, Garden of delights. Selected poems, a cura di Barbara Carle, New York: Gradiva Publications, pp.125]

una selezione di poesie sul mio taccuino

Written by Roberto R. Corsi

24 gennaio, 2011 at 18:55

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