Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Posts Tagged ‘Giovanni Giudici

Di liquidi certamente miscibili: “Calcio e letteratura in Italia (1892-2015)” di Sergio Giuntini

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[Pasolini] pensava che il «capocannoniere di un campionato» fosse «sempre il miglior poeta dell’anno» (p. 168).

IMG_5782La mia vita è sempre stata, ed è, attraversata dal calcio, che – taglio corto per non rendere questa recensione un’autobiografia – è stato volta per volta rimpianto, passione, simulazione, materia di studio, materia di lavoro. Senza il football la mia autostima forse sarebbe migliore, però la passione, una volta scoppiata, è indelebile. Spesso e volentieri leggo opere sul calcio, possibilmente a un livello superiore a quello dell’autobiografia. In questo caso il libro del professor Sergio Giuntini, edito da Biblion, mi ha incuriosito sin dal titolo, che lo qualificava di primo acchito come iperlibro, vale a dire come risorsa a partire dalla quale, proprio come un ipertesto, accedere a pregevoli opere letterarie imperniate sul calcio.
La lettura ha confermato questo facile pronostico, ma lo ha arricchito di molte altre connotazioni positive. Prime tra tutte la capacità e la forza responsabile di esprimere giudizi qualitativi e storici, venendo a costituire così una vera opera critica oltre che manualistica.

Dal punto di vista dell’analisi letteraria la quantità di testi citati è impressionante, alluvionale, soprattutto nel terzultimo capitolo del libro; una completezza che sembra a volte fatalmente tradursi in “lista”, invece testimoniando l’escalation della letteratura di genere nei tempi a noi più vicini. Leggi il seguito di questo post »

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Silvio Ramat, “Mia madre un secolo”

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nel numero di Ottobre della rivista Poesia, in edicola ancora per una decina di giorni, troviamo una recensione con estratti di Elis Island di Silvio Ramat: libro di poesie scritto “in carteggio 2011” con Elisabetta Graziosi; da qui Elis e non la newyorkese Ellis; cosa che ha tratto in inganno più di un compilatore di pagine web. La recensione è giunta particolarmente opportuna in quanto proprio in questi giorni ho completato la lettura di un “racconto in versi” del poeta fiorentino, Mia madre un secolo (Marsilio).
Di Elis Island ancora non posso dire altro, se non che mi pare bella l’invenzione di un luogo di non meglio definita convalescenza, vagamente kafkiano; oppressivo sia pure nello spaziare dell’immaginazione. Cosa c’è a monte? Un accadimento clinico effettivo? O piuttosto lo smarrimento di chi “sa che la poesia non è più di questo mondo” (così Luigi Baldacci in prefazione a Mia madre)? Lasciando ogni ipotesi ricostruttiva alla lettura della intera silloge, si può intanto pensare, oltre al sommo Franz, a una versione meno cupa di Fortezza di Giovanni Giudici (1990).
In particolare trovo un richiamo al libro appena letto nella nota di Giuseppe Langella, che enuclea da un verso di Elis (LXII, 12) l’espressione “endecasillabo pedestre” per definire l’intera fase produttiva recente del poeta, evidentemente legato, sia pur sempre nell’ortodossia delle undici sillabe, a soluzioni più desuete o immaginifiche di quelle qui presentate.
Domina effettivamente, in Mia madre un secolo, la volontà cronachistica di “zippare”, comprimere cento anni densi. Leggi il seguito di questo post »

Written by Roberto R. Corsi

23 ottobre, 2015 at 10:59

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