Roberto R. Corsi

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Posts Tagged ‘Giornata mondiale della poesia

INEDITO DEL GRANDE POETA IN VISTA DELLA ENNESIMA GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA

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Giovani,
Copritevi quando fa freddo,
Scopritevi quando fa caldo;
Non viceversa,
A meno che non vogliate stare a casa da scuola
O perdere peso.
Preferite i gelsomini agli psicologi,
Preferite una donna a un F24.
Andate piano con la moto,
Ma andate ancora più piano col triciclo.
Ah, questa Italia brutta
Ma ancora capace di essere bella.
Ah le sue settantadue torri di San Gimignano,
Che chissà perché da Bologna se ne vedono solo due,
Dovevo prendere una stanza con vista migliore. 

 

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Written by Roberto R. Corsi

18 marzo, 2018 at 09:42

#worldpoetryday – Consorzi non consorti (inedito)

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AldaMerini

Il doodle odierno con Alda Merini (nata il 21 Marzo del 1931)

È orribile celebrare la giornata mondiale della poesia con parole proprie, ma voglio divagare a modo mio sulle pompose affermazioni che oggi campeggiano sui giornali. Proprio come per la commemorazione dei defunti, molti si ricordano di qualcosa solo nel giorno “istituzionale”. Non è il caso di lamentarsi, anzi ben vengano le iniziative ufficiali che son volte a stimolare e motivare. La percezione però che la poesia “ci sia essenziale” e “non ne possiamo fare a meno”, come scorgo nelle pagine culturali odierne di Repubblica, mi sembra ormai ristretta a un’élite (come del resto è ormai quella che legge i giornali). 
La poesia è di circa due anni fa ed è parte della mia ultima raccolta inedita, che temo resterà tale. Come spesso avviene, romanza un fatto realmente accaduto che, non fossi già depresso di mio, m’avrebbe fatto star male per giorni. 


Consorzi non consorti


Mi han trascinato vicino alla stazione, in un ufficio candido
di sapientoni; non so perché, è venuto fuori
che scrivo poesie. Lo avrà detto mio padre, puntualmente e a ragione preoccupato
ch’io non sia, non esista. Devo fare la ruota,
fermare un buco nero con una mano alzata.
Stavolta è andata male. L’ippopotamo in capo: “Guardi, qui
di poesia non c’intendiamo, né ce ne interessiamo,
abbiam da lavorare, il tempo è poco,
ci sogniamo di avere i grilli per la testa”.
Ho perso l’occasione
del contropiede: “È lei che ci rimette”;

spiace solo per una
glaucopide Simona.
Ma cosa vuoi spiegare, lascia stare;
tanto più che dal meeting successivo, i padroni
hanno avocato a sé il contatto diretto. Poi il silenzio, nessuna mail
curiosa a quanto mi risulta, mittente
nessuna bella Simona, statua che volesse aprirsi il senso
della poesia di nascosto dal boss. Queste cose avvengono
solo nei nostri fogli non contabili, che non contano nulla.

Written by Roberto R. Corsi

21 marzo, 2016 at 11:16

invocazione marzolina a Serapione di Thmuis

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Serapione di Thmuis

San Serapione (immagine © giornoxgiorno.myblog.it)

caro Serapione,
ho scelto te tra tutti i santi tuoi condomini perché da ragazzo guardavo lo Scrondo e lui giurava (il falso) sul tuo omonimo martire alessandrino, quindi per estensione pure tu mi stai istintivamente simpatico. Poi con quel nome, che pur promana dal sole, sicuramente sarai nelle fasce di reddito più basse dell’agiologia onomastica perché un figlio oggi è meglio chiamarlo “o Alan o Kevin” (cit.) oppure Oceano, Nathan Falco, Brookyln o al limite anche Ibuprofene cui la mia testina deve molti ringraziamenti e quindi un tributo di carne ci starebbe pure bene.

Smetto di divagare. Oggi è il primo marzo e come forse sai il 21 p.v., che è il tuo condominio patronale oltre che il primo giorno di primavera, è stato scelto da quasi tre lustri come Giornata mondiale della poesia UNESCO. Sarebbe una bella cosa se non fosse che è tutto uno scatenarsi di letture pubbliche per gran parte basate sul solito schema del volontariato collettivo.
Si titilla l’ego ai poeti come ai micetti la vescica (“sei stato scelto nel novero dei poeti fiorentini”), si fan loro espletare pochi versi, si moltiplica per almeno qualche decina di partecipanti ed ecco fatta la serata.
Quando ero ottimista ho presenziato o partecipato a cosette di questo tipo. Gli organizzatori sono come caporali: chiaramente ovviamente naturalmente non ti pagano (e quanto dovrebbero darti per una poesia? anche se io accetto pure cappuccini per quietanza, ormai). Joyce Carol Oates, in Acqua nera, fa chiosare duramente a un suo personaggio: “cos’è un volontario, specie se di sesso femminile? Qualcuno che sa di non poter vendere i suoi talenti”. Ciò può essere irrispettoso verso chi s’impegna per il prossimo, ma trattandosi di poesia questo è senz’altro vero: si è smarrita la coscienza del valore intrinseco del nostro lavoro. O addirittura si è acquisita, pur sottacendola, la netta coscienza che, mercé l’esubero dell’offerta rispetto alla domanda, la scrittura creativa non valga più nulla, soprattutto con questi chiari di luna (ho letto che per un pezzo giornalistico di almeno 250 parole venivano offerti € 0,66+IVA!); che è già tanto se la poesia non assume un valore economico negativo (cfr. editoria a pagamento), che è un divertissement figlio del ozio o dell’età improduttiva, che basta una carezza al nostro ego o l’appellativo di “poeta” collocato su qualche carta per remunerarci in esubero.

Ma di questo ho parlato alla nausea (so che mi segui da lassù). Quel ch’è peggio è i caporali col tempo plasmano, sedimentano (e inevitabilmente ghettizzano) un “fritto mistico” (cit.) di poeti – sempre gli stessi – che sfornano a comando poesie su qualunque cosa. Come dei simbolici Big Jim, schiacci il tasto ed esce la strofa sulla società civile, l’ottava sul femminicidio, la terzina incatenata su Firenze in fiore, l’haiku sulla schiacciata alla fiorentina. Leggi il seguito di questo post »

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