Roberto R. Corsi

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Posts Tagged ‘Franz Kafka

Teresa Ciabatti – La più amata

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«Chi poi mi torturava è fuggito nella grande amnistia della vecchiaia»
(Cinquantaseicozze, I)

 

Devo dedicare qualche riga a un libro “personalizzato” che mi è incredibilmente vicino ma che – a differenza per es. di Haiducii – non posso certo giudicare un capolavoro. Si tratta del runner-up allo Strega 2017: un libro, La più amata di Teresa Ciabatti, che già dalla sua uscita sembrava tra i candidati autorevoli alla vittoria, per alcuni addirittura un predestinato. Si è tirato in ballo perfino Proust, si è parlato di “romanzo della borghesia”.
Cosa ha decretato il riscontro di popolarità e quasi premiale del romanzo e della sua scrittrice, peraltro già nota per prove precedenti e articoli sul giornale? Il fascino discreto della confessionalità, se mi si concede il remix di Buñuel (remix egualmente surrealista: magari la poesia confessionale sortisse lo stesso fascino della narrativa confessionale! Ma anche qui è possibile concludere che, in fatto di libri, il quomodo, cioè il genere, vince sul quid del contenuto).
In pratica, sin dai teaser precedenti l’uscita e sin dalle prime pagine si è promesso di rivelare i segreti di un padre miliardario realmente esistito, potente e intrallazzato – considerato un santo, un genius loci del grossetano e non solo – attraverso l’indagine di una figlia autodefinentesi con forza disadattata.
Tradotto dal punto di vista psicologico del lettore: ecco un thriller e contemporaneamente una storia con fortissimi elementi di verità; ecco, per giunta e prima ancora, una scrittrice coraggiosa che scende dall’Empireo, esce dal Club del verbo rivelato a cui molti suoi colleghi afferiscono, e rivela il suo disadattamento profondo alla vita a causa di quanto sorbito in gioventù e in ambito familiare.

Irresistibile, no?
Così il vostro affezionato si è messo in coda al prestito digitale, attendendo pazientemente il suo turno e nel frattempo scrutando, come corollario del successo di vendite, la trincea “manichea” che il libro creava tra “Ciabatters” e detrattori. Trincea resa tangibile in occasione di una nota di Gilda Policastro, scrittrice e studiosa l’acutezza del cui sguardo è difficilmente contestabile. A séguito delle parole tranchant dell’Autrice degli Esercizi di vita pratica “fioccavano come nespole” (cit.), nei commenti, pochi apprezzamenti e piuttosto tante accuse di rosicamento, illazioni di rifiuti editoriali (subito smentiti alla fonte), sospetti di chiome vicendevolmente strattonate tra scrittrici.
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Written by Roberto R. Corsi

3 ottobre, 2017 at 15:04

libri ricevuti (rehab)

with 4 comments

sono amici veri, forse hanno intuito che sto male, sono gentili
mi passano (appena munti?) il loro libro appena munto e sotto sotto sperano
che ne parli sul blog: t’ha’ detto stecco! Lo farò volentieri. A onor del vero
sul recensire mi ero dato delle regole da professicchio, ma ero ancora vivo.
Ero un messere prima di das Messer. Adesso “leg(g)e Marziale”, tutto vale:
sarei per liofilizzarmi guardando il soffitto e invece al click sul collo
del taser collettivo “datti da fare”
mi smarionetto attorno all’alea pedonale – sterile pellicano,
spolpo apoplettico il petto della mia dignità, scrivo di quel che capita, pure su commissione:
robe in prevalenza democristiane, in vari sensi. Alla fine il nostro nuovo Silvietto in salsa aurora
col suo esercito della midriasi ha unito Padova a Caltanissetta;
mitridatizza, piace o piacerà a tutti.
Gocce d’acqua scavano la pietra, figurarsi le cervella. Tornando a noi, Corsi,
le languide inculanti colombelle non ti presenteranno mai
piccoli schietti falchi! E più di tanto non ti comprenderà nessuno, se non a pagamento.
Giusto così, han le loro riunioni, i loro ormoni, i loro santoni,
le loro pensioni e magioni, la loro certezza
di esistere. Poi:
io pago, verosimilmente a vita, uno o due strizzacervelli; altri pagano a volte
un editore. Che differenza fa ormai? magari
qualche pioppo abbattuto (quasi sempre invano) vale dieci flaconi di Daparox
e non ha effetti collaterali (Gaia in Italia è NIMBY). Piuttosto il problema è che i libri
al mio tocco di carta scattano in lame affilate, verginelle spagnole, bargigli,
il manidiforbice che anche quando vuole abbracciare ferisce.
Un decennio fa fui buona Cassandra a me stesso, però sempre sudato e scudato di speranze, cerumi
sia pur sottili, folate non bene individuate.
Ora prendo dentate
contro la minerale placenta di ieri, e allegramente, come se
l’usciere di Kafka, anziché chiuderla, aprisse la porta della legge all’uomo morente,
portasse fuori il giudice a ballargli sopra, stile Van Basten su Pasquale Bruno.
C’è riscontro: si schiudon liste civiche, ricerche, a insistere perfino
gambe – “ironia della sorca” disse qualcuno.
Ed è tardi, sfacciatamente tardi: regalami pure il tuo libro mentre ti bei
di giovani conquiste, tu invece – delirio papale – donamelo poi rincasa
e carezza per me i tuoi figli che sono la vera poesia.
E tu, dannata, amata, arrota, annota rubaiyàt sul pantarèi,
sferzate di vittoria che sorbirò scimmiesco da qui
ma fallo in fretta che è venerdì, poi corri
al treno al piro-tecnico amore del weekend. Signori la poesia è terminata,
se vi ha fatto schifo pazienza, questo con alcol e arti tremanti vi posso cucinare
fino al prossimo click “datti da fare”.

(4/4/14)

vanbasten

eviterei di mettere certe nefandezze sul mio sito ma mi corre l’obbligo di spiegare gli accostamenti poetici, e poi cmq il Toro ha pareggiato mi pare (img magliarossonera.com)

Written by Roberto R. Corsi

5 aprile, 2014 at 09:54

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