Roberto R. Corsi

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“Se ‘l Corsi s’assottiglia non è più lui”: secondo dei #Corsileaks e #Cartevive

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Post cumulativo causa navigazione intermittente.

Ieri mattina Giulio Maffii ha operato su Carteggi letterari la sua selezione di poesie da Grafite bianca, dando così corso al secondo dei #Corsileaks (il primo qui). Grazie per le lusinghiere parole, Giulio: anche se non sum dignus, fanno bene. A parziale risposta, non so che destino avrà questa raccolta che considero ancora aperta ancorché “stabile” (con tutta la valenza ossimora della sua provenienza da scrittore instabile). Al quarto leak la metto tutta online e fàmo prima.


Alle diciassette, invece, il pomeriggio di Carte Vive, un’occasione per discutere in modo spontaneo di critica, di come si portano avanti le proprie idee letterarie, il “canone” etc. Qui in foto vedete la formazione, primo da sinistra il Falstaff de noantri (da cui la citazione nel titolo), a seguire M.V. Sanfilippo, M. Brancale, P. Lucarini, E. Gurrieri. Ottimi, inter alia, i lavori su Sandro Penna e Luigi Capuana da parte delle correlatrici Elena e Maria Valeria, e vi consiglio con enfasi i loro volumi linkati appena ora; oltre a quello “eponimo” della giornata. Da parte mia, nonostante la mia formazione recensoria che considero tuttora in fieri, spero di aver dato qualche spunto orientativo, svariando tra citazioni, nomi, perfino musica classica (ah, la ferocia critica!) e qualche indicazione online che è sempre difficile proporre “dal vivo” senza link in sovrimpressione.
Avevo preparato una traccia robusta, per lo più ridondante. Salverei il mio richiamo verso la città nemica a “ca…lcolare” un po’ di più Fortini (manca poco al dieci settembre del centenario), e la frase che maggiormente si avvicina per me a un canone condiviso e “dinamico”. La trovate a pagina 92 della bella raccolta di saggi critici di Massimo RaffaeliL’amore primordiale, edita da Gaffi (qui copioncollo dai miei appunti e vi saluto):

«convinzione che la poesia, oltre il codice lirico dei sentimenti, disponga di un ornato più fermo e solenne, atto a esprimere il ragionamento sui fatti presenti e la meditazione filosofico-politica. Laddove, cioè, un “io” possa sempre implicare un “noi” senza rinunciare a essere “io”, e viceversa».
Questo “canone” io lo penso come qualcosa di dinamico, una corda tesa tra sentimento lirico e osservazione esterna, lungo la quale ciascun poeta appenderà la molletta del suo dire alla distanza desiderata tra i due poli. Nessuno dei due poli però può scomparire del tutto, e anche in un capolavoro poetico di Fortini, la poesia La città nemica, l’ultimo verso vede l’Autore liricamente camminare “con un pugnale nel cuore” spalancando l’animo alla speculazione del lettore.
(Nota: forse mi è riuscito di raggiungere l’optimum una sola volta su ben 3-4 raccolte! è dura)

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Carte vive, poeta acciaccato

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Se volete, ci vediamo giovedì 11 dalle 17 a Palazzo Medici, Sala Pistelli, per affabularci un po’. C’è gente in gamba: E. Gurrieri (A. del volume che dà il titolo all’incontro), M.V. Sanfilippo, P. Lucarini, M. Brancale. Ho mal di schiena ma sono in lento recupero. Parlerò praticamente a braccio, quindi la quota calembour è a 1,15. Leggerò due o tre poesie, magari una inedita che si raccorda con uno dei poeti preferiti di Elena Gurrieri. Qui il lancio di agenzia con tutti i dettagli.

Written by Roberto R. Corsi

4 maggio, 2017 at 10:56

“Mise en Atelier”: l’online della poesia

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[pubblico qui la traccia, arricchita con link ipertestuali, del mio intervento per il convegno Atelier di ieri. Che, direi, è andato bene, con molti spunti e un Corsi insolitamente nei tempi… Da notare che ieri, nelle stesse ore in cui io parlavo cercando di ridimensionare le frustate verso internet, usciva un articolo di Gilda Policastro la quale, da par suo, fustigava i fustigatori e ribadiva il vitalismo della rete come unica fonte di rinnovamento; è un utile supplemento agli spunti di riflessione.
Attendendo che esca qualche foto sui social, inserisco quella della Madonna con bambino di Filippo Lippi, che sta nella sala attigua a quella degli specchi, in cui si è tenuto il convegno, e che ogni volta che si presentava la necessità di sgranchirsi un po’ le gambe era bello contemplare…]

AGGIORNAMENTO: l’intervento, riveduto e migliorato, è pubblicato sul numero 85 della rivista Atelier, in uscita a fine aprile. A questo link l’indice e la possibilità di acquisto online.

***

Grazie agli organizzatori per l’invito. Un grazie particolare a Michele Brancale. La traccia affidatami riguarda “L’online della poesia” (mescolando produzione poetica e recezione critica, come sentirete). L’argomento è sterminato e ampiamente attenzionato, in ultimo anche dalla stampa; i miei sono solo pochi e forse arcinoti punti di vista, limitati alla poesia tradizionale, lineare, non interattiva o ipertestuale; quest’ultima meriterebbe senz’altro un approfondimento ma un po’ off topic rispetto alla giornata di oggi.

Una famosa poesia di Valerio Magrelli avanza sarcasticamente l’ipotesi che l’unica vera coscienza che abbiamo dello Stato sia quella meteorologica. Di certo un relatore, quando può, deve essere un buon meteorologo. Captare che aria tira.
In questo caso ho la fortuna di parlarvi a ridosso di un paio di mesi in cui la stampa si è occupata molto, direttamente o di riflesso, della poesia online. Su La Lettura del 18/12 Francesco Permunian, per esempio, parla di età della “vanità mediatica” e di “affollata solitudine del blog”[1].
Pubblicare “in rete” le proprie poesie sarebbe un esercizio deteriore di vanità (anche se bisogna stare attenti con la parola “vanità”: sapete che l’editoria a pagamento in inglese viene chiamata Vanity press, dunque direi che il vizio compete altrettanto, se non di più, a una buona parte del cartaceo rispetto all’online). E soprattutto pubblicare in rete condannerebbe il singolo poeta alla solitudine e all’irrilevanza, come se fosse una particella di sodio in acqua Lete (Lete che non a caso è il fiume dell’oblio, quindi tutto sembrerebbe tornare).
Se poi lo sventurato poeta in fieri si esprime sui social network (da Facebook fino a Wattpad) anziché sul suo solitario blog, si passa dalla solitudine allo stigma: Aldo Nove, sul L’espresso di questo 29 gennaio, si esprime così: “La poesia, nei social, ci sta come i cavoli a merenda” o “antipoesie scritte da inconsapevoli antipoeti che poi, nei thread dei commenti, sono sommersi da complimenti di altri antipoeti in una valanga autoreferenziale di consensi imbarazzanti quanto le “poesie” stesse”[2].  Quindi alla “non poesia” in rete si dà pure una carica antitetica, virale, “dannosa” per la buona poesia.

Eccovi dunque il meteo de
L’online della poesia: tempo inclemente, gravido di nere nubi di nostalgia. Nessuna solidarietà tra “utenti del corrimano” in stile Szymborska: sei solo con te stesso oppure dileggiato.
Oltretutto, a livello storico e di grande stampa, mi preme constatare che leggere questi articoli oggi fa pensare che dieci anni siano passati invano: sull’apertura che Nanni Balestrini fece alla poesia online già in una famosa intervista del 3 agosto 2006 resa a Florinda Fusco sul quotidiano Liberazione (money quote: «Per fortuna c’è internet, che permette di far circolare ovunque, rapidamente ed economicamente, le poesie di tutti»), prevalgono ancora, si direbbe, le reazioni piccate di Giuseppe Conte sul Corsera (la poesia in rete come “materiale inerte”, “esternazioni emozionali” create da “esibizionisti” o “scemi del villaggio”).
Dunque, se mi consentite il calembour: Nihil novi, Nove.

Come mettere ordine? La parola-chiave per catalogare l’online della poesia, come spesso quando viene in ballo la rete, è disintermediazione. “Googlando”: “Riduzione del ricorso a intermediari nella compravendita [sive: fruizione] di beni e servizi in seguito alla diffusione di Internet, che facilita il contatto diretto tra utenti e produttori”.
In breve: la possibilità di poesia in rete ha permesso a chiunque di saltare a piè pari il responso e il lavoro editoriale o critico. All’immediatezza del tasto “pubblica” sul proprio blog, affiancherei, come esempio di disintermediazione poetica, anche una piattaforma online come KDP, Kindle Direct Publishing, che consente all’autore di diventare addirittura editore di se stesso, realizzare e vendere ebook in rete sul circuito Amazon, senza spese e con una royalty che può arrivare al 70%.

Detto questo, le affermazioni di Permunian e Nove non sono del tutto campate in aria. Alcuni corollari negativi di questa disintermediazione poetica sono evidenti anche a una breve “passeggiata” internautica: intanto la lancinante assenza di un filtro editoriale e di una seria attività di editing (questa però in netto calo anche nel cartaceo, dove sempre più libri che leggo sono chiaramente “manoscritti stampati” e non “editi”). Questa assenza può fare venire meno la qualità, senza peraltro che questo giustifichi una delegittimazione di massa: ci sono poeti eccellenti e consacrati che affidano inediti a facebook con cadenza regolare: Giacomo Trinci, Marina Pizzi, Carlo Molinaro, Enrico De Lea per citarne solo quattro.
Dall’altro lato (qui Permunian ha ragione) la sostanziale solitudine di chi scrive sul proprio spazio personale, dovuta però non tanto alla scarsa qualità quanto al debordare dell’offerta di poesia rispetto alla domanda, come pure all’assenza di una seria promozione; solitudine invero “affollata” solo di plausi acritici – per lo più da parte di conoscenti (“amici e sottoposti gerarchici”, come amo dire).
Poco o nullo, in sintesi, il “contatto diretto”, il dialogo tra poeta e lettore autentico, per tornare alla nozione di disintermediazione.

Ma la rete non è solo negatività.
Per esempio, un grande e dirompente effetto positivo che la rete può dispiegare sulla poesia, e che non viene quasi mai calcolato a dovere, è nella sua capacità di ridurre fino tendenzialmente ad azzerare lo scarto cronologico tra composizione della poesia e sua pubblicazione. In una parola, di mantenere la poesia fresca e attuale. Azzeramento cronologico massimamente utile se la creatività dell’autore s’incardina sullo sfondo di eventi recenti della storia e della società. E azzeramento cronologico che invece è inficiato dai tempi mediamente semestrali di risposta editoriale cartacea, a loro volta raddoppiati dall’iter di pubblicazione (sarà anche per questo, mi chiedo, che la poesia contemporanea tende, con mirabili eccezioni, a essere sempre più esistenzialista, ripiegata nell’io lirico e sganciata dai tempi che viviamo?).
Un rapido riscontro oltreoceanico: un portale internet come lithub.com sta pubblicando già dai primi giorni di gennaio 2017, quindi da prima dell’insediamento, poesie e prose brevi di vari autori contro Trump, quelli del movimento Writers Resist che comprende poeti laureati come Robert Pinsky e Rita Dove. Stesso lavoro di aggregazione (poetica ma non solo) sta facendo da pochi giorni un nuovo portale dal nome scoundreltime.com. Dal canto suo Nicolas Kristof opinionista del NY Times online aveva lanciato nello spazio commenti del suo blog dei contest di poesia in rete sulla guerra in Iraq o sul razzismo; il 23 gennaio ne ha aperto uno anche su Trump, con indole bipartisan (“esprimete le vostre paure e le speranze”, esorta Kristof); nella massa di componimenti spiccano già alcune gemme freschissime.
Tutti esempi di poesie del disappunto, della paura e della resistenza che, se anziché in rete fossero state pubblicate coi tempi editoriali di un volume cartaceo, avrebbero perso almeno la metà del loro mordente e del loro senso di viva angoscia.

Ritengo la capacità attualizzante della rete un’arma irrinunciabile per la poesia. Per questo, e per altri aspetti che non tocco per brevità, la disintermediazione portata dalla rete non va stigmatizzata troppo, come abbiamo visto fare, o peggio dismessa, ma secondo me ben temperata facendola rifluire in una reintermediazione operata dalla rete stessa, cioè in una riaffermata centralità e responsabilizzazione del grande ruolo critico ed editoriale che la rete stessa può e deve continuare a esercitare.
Mi spiego. Occorre dare sempre maggiore importanza all’esperienza di selezione e pubblicazione che i portali collettivi di poesia esercitano con autorevolezza. Tra questi sicuramente Atelier poesia e altri portali (una mia hit list personale e non esaustiva: Poetarum Silva, Carteggi LetterariNazione Indiana e per ultimo quello che mi vede come redattore, Perìgeion); tutti siti web che presentano il vantaggio di offrire congiuntamente selezioni di testi poetici da una parte e apparati critici dall’altra.

L’auspicio, che faccio anche a me stesso in quanto redattore, e da cui dipende l’uscita da questa querelle sulla poesia online, è che questo mix sia al più presto rimodulato con un sempre maggior bilanciamento tra proposizione del testo dell’Autore inedito e riproposizione dell’Autore già “conclamato”, già edito in cartaceo; la quale ultima, a quanto vedo, per ora prevale.
In una parola, sogno portali di poesia in perfetto equilibrio tra il ruolo di “cacciatori di teste” e quello di incensatori di talenti già affermati. Aumentando la prima componente.
Del resto già il Balestrini della citata intervista del 2006 sottolineava come, dopo un’iniziale difficoltà di orientamento per l’abbondanza di materiale, ben presto ci si orienti speditamente e si riesca da soli a capire dove cercare le cose migliori: «È un ottimo strumento, il solo inconveniente è che si fa un po’ fatica a orientarsi in mezzo a tutta questa abbondanza. Ma con un po’ di pazienza si arriva a individuare dove si trovano le cose che interessano e in più si possono avere rapporti diretti con gli autori».
Questo sistema misto, a pieno regime, avrebbe le potenzialità di essere contemporaneamente vetrina per gli esordienti e strumentario ermeneutico attraverso l’analisi dei conclamati; dando così legittimazione a chi è stato per la prima volta illuminato dalle luci della ribalta strappandolo all’isolamento; e diventando il portale un riferimento  per chi si addentra nella selva della poesia in rete da mero “consumatore”.

L’aspetto virtuoso di filtro sulla poesia emergente è poi coronato – e chiudo – da alcuni casi di ottima editoria sbocciata dal web.
Citerei a questo proposito almeno l’esempio di larecherche.it che da anni ormai presenta, a lato della sua attività istituzionale di portale di poesia, una collana di “ebook liberi” e gratuiti. La collana mette assieme esordienti assoluti e voci autorevolissime come quelle di Mariella Bettarini e Franco Buffoni.
Anche Carteggi Letterari ha tratto beneficio dalla sua esperienza come portale di poesia per proporsi anche come Editore tradizionale caratterizzato da un’estrema cura del prodotto cartaceo.

Ma, per finire, merita una considerazione particolare e autonoma il “salto di specie” operato pochi mesi fa da internopoesia.com che ha aggiunto alla sua attività di portale quella di editore cartaceo (Interno Libri) particolarmente attento alle opere prime.
Ora, grazie a un articolo di Fabio Chiusi, sono saliti alla ribalta de L’Espresso, ma io li seguo e sostengo dal 27 settembre 2016, lancio del primo progetto. Dalle prime 4 uscite sembrano dare ai debuttanti il 50% dello spazio, realizzando il perfetto equilibrio di cui parlavo prima.
È un’editoria brillantemente basata su procedure virtuose come il metodo del crowdfunding (microfinanziamento) per ogni volume della collana, e la massima trasparenza su spese e diritti d’autore.
Ecco, a chiusura del cerchio, che un’esperienza in rete spiega addirittura degli effetti benefici “a ritroso” sull’editoria tradizionale cartacea, rinforzando un’intuizione – quella di superare col crowdfunding il famigerato contributo all’editore – che era stata al settembre ‘16, a quanto mi consta, messa in opera da un solo editore cartaceo già esistente, cioè Samuele Editore (il cui primo crowdfunding poetico, per Il colore dell’acqua di Alessandro Canzian, è stato lanciato addirittura il 4 novembre del 2015 e chiuso il 12 dicembre dello stesso anno).
Altri Editori stanno adottando lo stesso meccanismo, per es. l’Ass. Mille Gru che ha potuto così finanziare il progetto Controlli di Rosaria Lo Russo e Daniele Vergni. La previsione e auspicio è che molti altri seguano.

Dunque, per scomodare i piani altissimi: mé phobeìsthe, non c’è da avere paura, men che meno sprezzo, dell’online in poesia. Occorre piuttosto dar fiducia a quel grande “TomTom poetico” che sono Atelier online e gli altri siti specializzati.
Ai critici online rinnovo invece l’invito ad aprirsi maggiormente al loro ruolo di talent scout.

[1] Francesco PERMUNIAN, Giudici e Zanzotto, ultimi maestri capaci di minimizzare se stessi, in “La lettura”, supplemento al Corriere della sera del 18 dicembre 2016, p. 14.

[2] Aldo NOVE, Ma scrivere versi non fa rima con facebook, in “L’Espresso” del 29 gennaio 2017, p. 84.

 

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ecco una foto del mio intervento (© gonews.it/Area Met FI). Alla mia sinistra il Consigliere metropolitano alla cultura Emiliano Fossi, a destra il prof. Marco Beck

 

lunedì 6 febbraio: l’online della poesia

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Sono contento di essere stato chiamato a intervenire al convegno organizzato da Atelier e Giuliano Ladolfi editore. Luogo e data: lunedì 6 febbraio, Firenze, Palazzo Medici Riccardi, sala degli specchi, dalle 9,45 fino a pomeriggio inoltrato. Io parlerò per ultimo e farò perdere il treno di ritorno ai premiandi, che mi odieranno per sempre.
Il mio tema: l’online della poesia, che svolgerò però (per motivi di tempo e topic) solo con riferimento alla poesia tradizionale. Tanto più che, da quando ho preparato la traccia, verso metà gennaio, se ne parla molto: magari partirà un a ricopióne dalla sala, pazienza.
Qui il programma. A lunedì.

Written by Roberto R. Corsi

31 gennaio, 2017 at 10:19

ripescaggi: indagine tardiva sulla Venere di Urbino (2007)

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La ricordavo due post or sono come esempio di diaphrasis, ed ecco che la cronaca culturale mi dà sponda.
A partire da ieri l’altro fino a settembre la Galleria degli Uffizi e quella dell’Accademia osservano l’orario prolungato di apertura tutti i martedì sera, quando la chiusura sarà alle 22 anziché alle 19.
In particolare, chi ha visitato gli Uffizi la sera di martedì 7 è stato accompagnato da Gabriele Bajo e Giovanni Longhin, attori e musicisti, che han dato «vita a uno spettacolo itinerante negli spazi della galleria, con riferimenti a scrittori e poeti che tra Settecento e Novecento hanno scritto delle opere degli Uffizi» (fonte: Repubblica). Qui il programma

Al solito ci sarebbe da riflettere su questa cesura artistica (oltre Luzi, il nulla?) che presentiamo a turisti provenienti dai quattro angoli della terra. Non sarebbe stato bello un call to poems per viventi?
Va be’. Pur con una scrittura millennial (ma sono nato nel Novecento, anche se comincio a pensare che togliersi gli anni sia opportuno anche in poesia), faccio il mio personalissimo omaggio all’apertura serale rispolverando quanto scrissi del capolavoro di Tiziano (diaphrasis, non mera ekphrasis: annodandolo col mio vissuto; ecco, per esempio, il perché del tardiva).
La poesia, una delle ultime del 2007, confluì nella raccolta All’orza (La Recherche, 2010), nella cui postfazione Giuseppe Panella se ne occupa espressamente, ed è presente anche nella mia autoantologia < 2011
Buona lettura.

Venere di Urbino

INDAGINE TARDIVA SULLA “VENERE DI URBINO” 
(Galleria degli Uffizi)

Laschi il ventre – remoto, svalutato.
Celi il pube – moderno, dirozzato. Somministri
lattescente carnato.

Più avanti sta il pittore
cui prometti – domattina, appagata
uno sguardo d’amore.

Ma Tiziano, maturo ormai, è arte-fatto
nell’incoerenza, nella solitudine
di salvezze minuscole.

Così a sera, modella di borgata
sconsacrata in vestiari, non lo attendi.
Ti corrughi di modi,
gesti dentali, mute circostanze.

Si compie infine il parto
d’olio tela ed addio. Nebbioso, edile
il tempo diluirà la sentenziosa
schiena della fantesca.

_________________________________

PS. Peccato che lo spettacolo sia già avvenuto, spero sia andato bene. Verrà riproposto? Se mai qualcuno volesse tentare un esperimento di recitazione della mia poesia apud Vecellium, sappia che il testo è concesso in licenza Creative Commons BY-NC-ND (citare correttamente autore – non opere derivate – uso non commerciale. Invece per un uso commerciale (inserimento in una pubblicazione etc.) parliamone).
L’immagine del quadro è in pubblico dominio da Wikimedia Commons.

Io vidi un, fatto a guisa di leuto: alla Casa di Dante

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foto-casadidante

Fotocomposizione egocentrica (photo credits: Balò/ De Venuto/ Sandrocchia)

come promesso (o minacciato), ecco il resoconto della mia partecipazione al bel reading collettivo dell’altro ieri, in ambientazione dantesca (di qui l’endecasillabo sul mio stato di forma “diversamente atletico”, per cui il padrone di casa potrebbe avermi scambiato per Mastro Adamo).
Qui di seguito i due testi inediti, piuttosto recenti. Uno ha per protagonista “l’uomo che misura le nuvole” di Jan Fabre, attualmente collocato in Piazza della signoria (lo vedete alla fine di questo articolo); l’altra è una ballata che questo inverno ho scritto per l’amica Anna Nina B.
Per terminare con una lirica altrui, ho scelto la splendida e profetica 
Dopo la tempesta di Gianfranco Palmery, altissimo poeta e amico di penna, ahimè mancante da quasi un triennio.
In calce la registrazione integrale del mio intervento, inclusa paperella sulla seconda lirica (mi scuso con la dedicataria) che lascio a verbale come parte dell’
ibi et tunc.
Come ho scritto nella pagina fb dell’evento, ringrazio per l’ospitalità, l’ascolto, la varietà e qualità delle proposte poetiche.

_______________________________

MISURAZIONI

Rincasando sul fare delle due, per Piazza Signoria, l’uomo di Fabre,
quello col metro in mano,
ha chinato la testa, mi ha parlato:

Dando retta ai miei calcoli,
sei più vicino al Prostamol
che alle soffici carni di donzella poesia.

Rimessosi nella consueta posa, non ha detto più nulla. Perso
nel caramello del verdetto, affogavo
contemplando la bionda oltreoceanica con in mano la boccia di Galestro.
Quasi quasi mi siedo qui, di costa
alla Loggia: tra pochi giri di lancetta sfollano,
poi albeggia – il conforto del vuoto
idillio darà tono, prima che il sole porti
una nuova sentenza.

*****

FINE DELLA GIOVINEZZA (ballata per Anna Nina)

“È soltanto quando comincia a balenarci in mente la possibilità di subire una sorte comune agli altri, che la giovinezza può dirsi realmente perduta” (Karen Blixen, da Sette storie gotiche)

Mentre a suon di annegamenti si scopriva il bluff dell’homo homini deus,
col male che colava dai commenti, in bacheche ebbre di brindisi e cannoni,

dal riparato privilegio della terrazza cedevo al canto d’una sigaretta.
Morendo ha intonato una nenia, quella dei tempi della prima ragazza:

“torcimi il filtro con le dita per mezzi giri ventuno, o ventisei se punti a una straniera…
Nel cerchio bianco scorgerai una linea nera: è l’iniziale di chi ti amerà come nessuno”.

Furtivamente ho preso a strofinare, poi una folata di scirocco ha arringato:
“ma ti sei visto, vecchio deficiente? quale amore o verità, quale tempo futuro?”

Ero nudo, vitreo nella mia indegnità, sodale nel destino del comune declino.
Ho gettato al silenzio festivo quel mozzicone di giovinezza, senza guardare.

 

Written by Roberto R. Corsi

19 maggio, 2016 at 08:34

Al Circolo “Casa di Dante” il 17

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clicca per ingrandire

clicca per ingrandire

Il pomeriggio di martedì prossimo leggerò tre poesie (due mie e un tributo) presso il centralissimo Circolo “Casa di Dante”, insieme ad alcuni valenti amici (in ordine sparso: Piantini, De Venuto, Simonelli, Bettarini, Cavasino) e ad altri poeti che conoscerò e ascolterò volentieri. Ringrazio Liliana Ugolini, Gianni Broi e Vincenzo Lauria per avere pensato a me e allego, qui sopra, locandina condensata in jpg.

Written by Roberto R. Corsi

10 maggio, 2016 at 11:11

more Caffellatte, please

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(dalla pagina facebook)

(dalla pagina facebook)

La settimana è iniziata maluccio. Lunedì mattina Francesco crea senza preavviso l’evento della messa all’asta degli arredi per chiusura della Latteria poetica fiorentina Caffellatte, gestita da sua madre fin dai tempi di Spagna ’82. Cinque minuti cinque e mi scrive persino Marco Di Pasquale da Macerata: ma che succede?
La realtà ce l’ha illustrata F. in una email a stretto giro: alle difficoltà di gestione che accomunano ormai troppe piccole attività del centro si aggiunge – lamenta – una lenta asfissia di via degli Alfani, arteria oggi in costante occlusione e assai diversa dai tempi dell’inizio gestione, tempi di ben altro fermento e iniziativa. Sull’aspetto commerciale dell’esercizio e storico-urbanistico della zona potete leggere questo articolo.
Quel che più mi importa è come da due anni il Caffellatte fosse uno spazio dove ascoltare belle voci di poesia e non solo, conoscere chi porta avanti la scrittura con tanti a capo. Confortante presidio – lo rammentavo a F. lunedì pomeriggio – in anni in cui gli editori, quando proponi poesia, se non ti mandano aff poco ci manca. Ricordo ancora, diverso tempo fa, la pagina web, poi corretta anche a causa di un mio articolo, di un editore appena nato: la poesia contemporanea non ci piace, non ne vogliamo: tenetevela!
Anche gli spazi fiorentini entro cui leggere/ascoltar poesie si erano già consistentemente ridotti e alcuni avevano preso una piega grottesca (che a me non dispiaceva ex se, ma che certo faceva propendere per una passeggiata o una maratona di backgammon piuttosto che star lì tra americani che chiedevano del bagno e camerieri che ti apparecchiavano enzél muso, perdonatemi la licenza massese).

Che fare? Partecipare anzitutto all’asta del 21 p.v., anche solo presenziare per stare in contatto con F.; accanto a questa iniziativa sarà, spero, lanciato un programma di donazioni e soprattutto un crowdfunding che possa permettere a ciascuno di noi di dare un apporto proporzionale alle sue possibilità.
Sapete che sono realista, quindi il mio auspicio ha carattere più di medio-lungo periodo ed è che si possa trovare un socio oppure un compratore che perseveri nell’indirizzo di affiancare all’attività commerciale l’attenzione verso la poesia e la cultura.

il multireading di dicembre cui partecipai pure io

la cartolina-invito al multireading cui partecipai pure io

Written by Roberto R. Corsi

13 aprile, 2016 at 09:47

Agli antipodi di Brodskij (inedito)

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C'era gente, fidatevi (altre foto a seguire)

C’era gente, fidatevi (altre foto a seguire)

Il reading di mercoledì al Caffellatte si è concluso poco dopo gli undici rintocchi. Oltre a rivedere e applaudire Marco Di Pasquale, ho conosciuto di persona e ascoltato le ottime prove di Novella Torre, Rino Cavasino, Marco Simonelli; ciascuno con la propria carica umana e impronta poetica ben definita.
Non è piaggeria del momento: era la mia prima lettura fiorentina, la seconda in totale, e ho imparato da tutti loro.
Grazie anche a chi ha reso possibile l’evento, ospitandomi o spendendo buone parole sulla mia presunta verve.
Quanto al mio operato, informo i quotidiani i media e gli elettori che sono in riunione tecnica permanente col mio ghost writer e non rilascerò dichiarazioni fino alla vigilia della prossima partita (approx. 2090 d.C.).

UPDATE: Alcune foto scattate da Marco

La scaletta delle mie poesie, per gli irriducibili:
Dalle Cinquantaseicozze ho scelto IIIIXXXV; poi XLVIIXXXI e… un inedito dalla mia prossima, probabilmente impubblicabile raccolta.
Avendolo “giocato” lo propongo pure qui di seguito, per voi.

************

*Il titolo ha per spiegazione il fatto che il grande IB, se non sbaglio, imponesse coraggiosamente sui propri documenti d’identità la professione di “poeta”. Contro tutte le resistenze di quelli che “…e un lavoro serio?”, “[con] la cultura non si mangia” e simili.
Qui siamo, invece, in un non meglio precisato studio, dai contorni semi-inventati.


AGLI ANTIPODI DI BRODSKIJ

“…Che fa di professione?” che me ne sono andato
dall’azienda che era di famiglia
glielo avranno già detto; dunque: “Scrivo…”,
“Ma cosa scrive?” “Libri di poesie…”
“Siamo seri: se li sarà pagati. Io ho pubblicato
Sensualità dell’atto notarile, ma non ci ho messo un soldo.
Anzi ne ho alzati, grazie ai miei studenti…
Pertanto, la mi scusi se mi vanto,
come ogni fiorentino, ma sono più scrittore
di lei”.

Via, metta consulente editoriale,
che non so manco cosa voglia dire;
del resto mi succede ogni mattina,
al risveglio, di perdermi nel vuoto
dell’impostura: colla, schiuma gialla
che cancella ogni refolo d’azione,
ogni lettera del nome e del cognome…

“…È sicuro d’intendere e volere?”
“Mica troppo, maestà”. “Vada, chiami suo padre
nella stanza di là”.

 

Written by Roberto R. Corsi

11 dicembre, 2015 at 12:42

POESIA DOMANI N. 78

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Ci avvicinamo all’epocale multireading di mercoledì prossimo venturo al Caffellatte (cfr. anche mio post precedente). L’ospite specialissimo, come detto, sarà Marco Di Pasquale che in questi giorni sta presentando sul suo blog i poeti impegnati. S’inizia con una lirica intensa di Rino Cavasino e un semi-congedo del sottoscritto (che ringrazia). Continuate a seguire Marco per le poesie degli altri intervenienti…

Il fruscio secco della luce

Tra oggi e mercoledì prossimo Poesia Domani si concentra sull’evento del 9 dicembre Multireading al Caffellatte di Firenze che vedrà la riunione in una session di lettura e dibattito sulla poesia di alcuni bravissimi giovani poeti che gravitano nella città toscana a cui mi accluderò anch’io in una rimpatriata dopo molto tempo.
Per presentarvi questi autori, divideremo la schiera in due puntate appunto, ed iniziamo, seguendo rigorosamente l’ordine alfabetico, da Rino Cavasino, siciliano ma fiorentino d’adozione, che si occupa di poesia in lingua ed in dialetto della sua terra d’origine. I suoi testi sono comparsi in svariate riviste cartacee ed online e si caratterizzano per la loro ricerca sulla materia, sui corpi come cosmi analizzati fino nella loro essenza più muscolare e materica, scavandone il messaggio metafisico, religiosamente universale per qualsiasi lingua e tradizione letteraria.

VARICE

Nel dilatato capillare, come
una ferita che ti sfiora l’iride,
minuscola puntura d’uno…

View original post 285 altre parole

Written by Roberto R. Corsi

4 dicembre, 2015 at 19:21

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