Roberto R. Corsi

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#Poesia30 – qualche statistica

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Già lo sapete: questo mese compie 30 anni la rivista Poesia di Crocetti. Mutuando dal gergo farmaceutico, un vero presidio medico per appassionati e addetti ai lavori che ogni mese, per undici uscite l’anno, possono confrontarsi con voci importantissime della poesia di ogni tempo e col lavoro di traduttori, recensori, critici.
Neppure io ho mancato l’appuntamento, come già per il numero celebrativo del ventennale, e ho acquistato proprio ieri l’azzurro numero 333, che offre un’ampia scelta di poesie dei poeti da copertina (con qualche variazione), cioè dei protagonisti dal 1988 a oggi.

Si è evidenziato da più parti il fatto che la rivista sia difficile da reperire, e confermo. A Firenze ho trovato una sola edicola in centro storico che la tiene, e proprio per questo non divulgo la sua location. Le altre che ho interpellato hanno desistito, data la richiesta zero; una edicolante, tempo fa, mi ha detto che avrebbe parlato col distributore perché le fornisse una copia in più per me, in quanto l’unica copia che le arriva l’ha prenotata un professore anziano. Questo lo scenario del mio quartiere, che può essere emblematico o meno, fate voi. Va anche aggiunto che questi problemi di reperibilità potevano essere in parte sorpassati mediante la app, che dovrebbe permettere di acquistare e leggere le uscite comodamente su iPad; ma l’applicazione sembra ferma alla v. 1.1. del 2011 e, almeno sul mio tablet, non ci sono più numeri acquistabili dopo il 300 (gennaio 2015)…

Ciò confermato, oggi mi preme di più soffermarmi con voi su qualche dato statistico.
L’uscita 333 dedica 206 pagine ad altrettanti numeri scelti. Per ciascun numero viene proposta una selezione di poesia dell’Autore del mese (normalmente quello in copertina), da solo o accompagnato da altri poeti presenti nel numero. Se non ho contato male, si raccolgono così 254 Autori, che quindi formano una più che rappresentativa idea della “linea” redazionale del mensile di poesia “più letto in Europa” (come precisa l’introduzione a questo numero; chissà che risultati ulteriormente eclatanti se fosse più reperibile).
In breve: la compilazione testimonia una linea redazionale autorevole, che si può condividere o meno, ma con cui si deve necessariamente fare i conti e che può dare la sponda a qualche riflessione.
Così questa domenica ho provato a redigere una statistica di quanti poeti defunti e quanti viventi si trovassero antologizzati nel numero del trentennale, e l’età di questi ultimi (arrotondata al millesimo). Con l’importante avvertenza che per ogni poeta ho calcolato non la data odierna, ma quella del primo fascicolo in cui compare. Per fare un esempio: il compianto Pierluigi Cappello va collocato tra i viventi perché è comparso su un numero del 2006, e per lo stesso motivo, ai fini delle mie statistiche, ha 39 anni (1967 >>> 2006).
Ecco i risultati che per far prima “catturo” dal foglio LibreOffice.

Salta subito all’occhio che il rapporto tra Poeti viventi e Poeti defunti (preferisco parlare di “Numi tutelari” sulla scia dell’aria di Spontini) è quasi paritario: 44% a 56%. Comunque, molto più bilanciato di quanto uno possa pensare, per esempio, improvvisando un sondaggio o scorrendo un hashtag in cui gli utenti social citino un nome o un verso che venga loro in mente. In questi casi, i Numi tutelari spadroneggiano ai danni dei vivi. Questa sostanziale parità quindi conforta, ma ingenera anche un sospetto di esoterismo e l’urgenza di comunicare anche al pubblico diffuso che la poesia è ben viva. Evidentemente una rivista non è sufficiente, lo sforzo andrebbe compiuto da tutti i media, come ripeto spesso.

Interessante soffermarsi anche sulle fasce di età dei consacrati da vivi.
Come le ho ottenute? Semplicemente facendo la media di età di ogni sottoinsieme. La media di età di tutti i viventi è di 68 anni e mezzo; tolti gli autori da 69 in su, restano 50 “under 69” la cui età media è poco più di 56 anni; tolti anche gli “over 57” rimangono 20 “under 57” di quasi quarantott’anni di media. Si ricavano così 4 fasce: over 68, poi due fasce tra 48 e 68 forse accorpabili, infine un drappello, “i magnifici sette”, attenzionato dalla rivista prima della loro quarantottesima primavera.

Viene da rispolverare la famosa tripartizione longanesiana, epurandola della ingiuriosa qualifica di mezzo (e in generale denaturandola del suo intento satirico).
Se dai 68 anni in su si è a pieno titolo Venerati Maestri, all’opposto verrebbe da concludere che, prima dei 48 anni, solo in 7 casi su 112 si è qualcosa di più di Giovani Promesse, vale a dire ipotesi di poeti. 
Questo getta qualche ombra sulla conclamata e pandemica tendenza del pianeta poesia a portare avanti la cd. poesia giovane: concorsi, collane, quaderni, atlanti e mappature “under 30/35/40” vanno bene ma non benissimo. Datemi pure della volpe che non è giunta all’uva, però io le ho sempre capite poco. Esse da un lato rischiano di ostracizzare autori validi solo per la “colpa” di costoro di giungere alla propria pienezza espressiva in un momento posteriore, e alla lunga di demotivarli; dall’altro lato sono in molti casi una fotografia statica di una poesia che necessita ancora di self-assessment e evoluzione: un parto prematuro, come la piattezza dell’offerta in serie sembra troppe volte dimostrare. Lucifero per non aspettar lume, cadde acerbo (Par. XIX): ho perso il conto di quanti giovani “segnatevi questo nome” sono spariti solo tre anni dopo.
La linea redazionale di Poesia sembra darmi ragione, esortando implicitamente tutte le parti in causa del sistema a un tempo medio-lungo di valutazione e maturazione.

Naturalmente quanto sopra è una mia esegesi opinabile. Genius is wisdom and youth, e anche la poesia altrui, come la mia, va in “pausa ormonale” (ne riparleremo). Però, ripeto, è difficile non tenerne conto, vista l’autorità della fonte; alle congratulazioni per i 30 anni della quale mi accodo, invitando a leggere il mensile e a regalarlo.

 

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Written by Roberto R. Corsi

15 gennaio, 2018 at 08:00

Manganelli a doppio taglio

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manganelli

foto wikipedia

In questi giorni caldissimi grazie al consiglio di un’amica mi sono dilettato con le poesie di Giorgio Manganelli, edite nel 2006 da Crocetti con l’ottima cura di Daniele Piccini e una postfazione di Federico Francucci.
Il Manganelli poeta è una scoperta piuttosto recente se rapportata alla sua conclamata produzione saggistica narrativa e così via. Io stesso ne avevo annotata solo qualche scheggia.
Quest’edizione quasi omnicomprensiva raccoglie le carte poetiche ordinandole secondo un criterio non cronologico ma “di paternità”. Per prime vengono le poesie che furono da Manganelli “riconosciute” perché catalogate in indici; poi, in appendice, quelle coeve o correlate; tutta questa prima parte fa capo cronologicamente a metà anni Cinquanta. Si passa poi alla sezione delle “altre poesie” che raccoglie principalmente composizioni del triennio 1960-62, due anni prima dell’uscita di Hilarotragoedia; l’ottobre del ’62 segna il termine definitivo e mai più disatteso dell’esperienza poetica manganelliana. Alla fine del volume stanno, con una sorta di movimento circolare, le poesie giovanili (attorno al ’45).

Di fronte alle poesie di Manganelli gli intervenienti nel volume sono d’accordo, con parole diverse, nel riconoscere un’importanza non a sé stante ma propedeutica alla ventura cifra letteraria.
La mia sensazione di lettura è contraddittoria: queste poesie mi sembrano trasudare inesperienza ma hanno anche molta consapevolezza di sé. Sbaglierebbe chi leggesse in questi versi, almeno in quelli della prima sezione, qualcosa di improvvisato e non corretto: le revisioni per alcune poesie giungono a essere anche quattro, a testimonianza del fatto che il labor limae è intervenuto eccome.
In certe parti ci sono anche molti richiami eruditi, linguistici e culturali; ma questa erudizione non si traduce mai in perdita di spontaneità (con l’eccezione forse dell’Ode pour l’élection de son sépulchre), anzi la voce di Manganelli si avverte sempre con forza.
Spicca inoltre una perentoria ricchezza lemmatica, trasversale in tutta la raccolta, e ovviamente preparatoria del mirabolante stile manganelliano della maturità.
Da dove deriva quindi la mia sensazione di non totale riuscita?

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Written by Roberto R. Corsi

20 giugno, 2013 at 16:43

bookshop in a coma/2 – chiusure lampo e offerte lampo

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La libreria de'Servi stamane alle 10 (foto mia)

La libreria de’Servi stamane alle 10 (foto mia)

È assodato che le notizie le do quasi sempre molto dopo gli altri. Intanto, per coerenza, il post avrebbe dovuto recare il numero 5 perché oltre alla Martelli ha chiuso anche la Edison, di cui non abbiamo parlato qui ma in compenso trovate un profluvio di e-news. Stesso dicasi per la Libreria del Cinema e, prima ancora, la Libreria del Porcellino, trasferitasi online.
Stavolta invece la novità risale a due mesi fa, ma è ancora attuale perché, se lo stato vegetativo (compreso il “fuori tutto”, svendita libraria attualmente in corso) venne annunciato a metà febbraio, la spina sarà staccata a maggio. In quel periodo la bella Libreria de’ Servi – appena 3 anni e mezzo di età – chiuderà i battenti e noi ci troveremo con l’ennesima luce che si spegne. Per far posto a cosa non si sa, perché nella vetrina è visibile a tutt’oggi un numero di cellulare “per informazioni su affitto fondo (400mq)”.
Massimiliano Chiari e Letizia Fuochi, nell’intervista a caldo, sono avviliti: i costi di un’attività in zona centralissima – peraltro sottoscritti “senza pistola alla tempia”, precisa Chiari con onestà – sono troppo alti e quel parterre di bibliofili/ aficionados che doveva dare linfa alla libreria non si è costituito. Per colpa di chi?
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