Roberto R. Corsi

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Posts Tagged ‘Cinquantaseicozze

“È la voce di Carlo!” (Bordini)

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bordini-costruttori

I costruttori di vulcani, ossia l’opera poetica di CB sino al 2010 (Luca Sossella Editore)

[il 19 aprile scorso uno dei maggiori poeti italiani contemporanei,  Carlo Bordini – alcune poesie del quale trovate facilmente in rete (esempio), mentre io mi sono occupato dell’iperconsigliato, bello e terribile racconto-romanzo Gustavo. Una malattia mentale – mi ha scritto parole davvero motivanti e gratificanti sulle 56c. Che così si avviano più felici alla data di scadenza (13/05/2018, salvo imprevisti).
Avuta la sua autorizzazione a divulgare, e dopo qualche mese passato a girare in senso antiorario attorno al tavolo di cucina per l’emozione, vi propongo il parere dell’altissimo interlocutore. E lo faccio – com’è giusto – senza celare la parte critica, relativa soprattutto al titolo. La riserva di “volgarità” delle cozze rispetto alla presunta nobiltà psico-poetica della raccolta mi era stata rivolta in privato anche da altri poeti (es. Giovanni Peli). Dunque ha qualche fondamento. Convengo che il titolo sia contraddittorio e che probabilmente non sia stato il massimo del book branding. Mi ha pure trasformato, temo, in Rubè u cuzzaru o giù di lì, smile. Ma in fondo la contraddizione, la volgarità inscindibile con la speculazione, e soprattutto la concezione stessa dell’inscindibilità (sempre che si voglia essere sinceri) del legame, unita a una certa insofferenza verso i cliché della poesia attuale… Beh, sono tutte componenti autentiche del mio io.
Grazie di cuore, Carlo; lieto dell’aura di serenità e amore che tangibilmente ti spira intorno da qualche tempo].

Ho finito di leggere il tuo libro e mi è piaciuto molto. Anche se la prima poesia introduce la polemica letteraria con un tono di leggerezza (e fa bene per evitare ogni tentazione di retorica) il libro, questo libro di poesia narrativa e di presa di coscienza contiene appunto uno scavo di coscienza e un contenuto esistenziale molto serio (oltretutto estremamente sincero, il che non è comune). È una sorta di diario e di narrazione e anche se il livello poetico è alto e diverse poesie sono bellissime può anche essere letto come una sorta di romanzo, un romanzo in versi. È un libro estremamente duro, anche se qualche volta ammicca a toni tragicomici, perché mette in rilievo la fragilità, la quotidianità e il fallimento con un grande coraggio e una grande espressività. Il tono basso e quasi casuale aumenta l’espressività. È antiletterario e letterario insieme. Devo dire che a partire dalla poesia XXVIII in poi il livello della poesia raggiunge i toni più alti (senza sottovalutare le precedenti) e diviene anche più drammatico e più essenziale e con alcune poesie di rara intensità. Il libro, quindi, è un crescendo, ed è giusto che sia così. La struttura è perfetta.
Devo dire che l’unica cosa che ha suscitato in me qualche perplessità è il titolo. Troppo scherzoso e anche troppo volutamente plebeo per la serietà di questo libro. Anche perché poi di cozze nella poesia si parla pochissimo. E con un altro titolo non perderebbe niente ma anzi avrebbe secondo me guadagnato un poco. Ma questo è solo un dettaglio. Mi sono riconosciuto molto nella fragilità del personaggio che spira in queste pagine. Carlo Bordini

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Written by Roberto R. Corsi

14 settembre, 2017 at 11:42

Ferragosto: una recensione in versi “Sveviana” da DDP

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Il mio “Ferragosto e dintorni” non si preannuncia dei migliori per il più classico effetto sardina (elevata densità/mq, in casa come fuori – e tutti alquanto agitati!). Per fortuna l’altro ieri ho ricevuto un prezioso dono epistolare: Daria De Pellegrini si è sobbarcata la lettura estiva delle 56c (in alcuni paesi ciò è precauzionalmente vietato dai regolamenti) e ne ha tratto alcune considerazioni in versi.
Questa sua pratica, che una sola volta ho usato anche io, mi ha divertito e perfino incuriosito per lo iato tra predilezione formale (tempo fa Daria era sul punto perfino di rivolgermi un sonetto) e la libertà metrica della sua bella raccolta, pubblicata di recente. Incasso devotamente questo cadeau che oltretutto coglie nel segno: anche per me Svevo è un faro, e gli ostinati frequentatori dello scrivente ricorderanno che una poesia di Sinfonia n. 42Lo schiaffo, è espressamente modellata sull’uscita di scena del padre di Zeno Cosini.
E buona giornata a tutt*.
(I corsivi sono passaggi contenuti nelle Cinquantaseicozze).

È parodia la cozza della verghiana ostrica?
Quel suo aprirsi al supplizio della padella
fa della cucina luogo di martirio, e “supplizio”
è parola che torna in altre cozze ancora…
ma non voglio trattare di lessico e metafore
bensì di personaggi, di un io che gioca
a fare insieme il Brentani Emilio e lo Svevo
che lo smaschera. Varcata la soglia infida
dei quaranta, capita, ai maschi soprattutto,
di fare per un po’ “Senilità”. Pare (la mia
vita non vita) avvitamento in caduta,
di goduria quel tanto che rimane è agio
della deriva, pascersi per scivolamento,
sempre sotto l’occhio giudicante di quello
che infine sbotta odio la persistenza
del perdente. E perché non si decanti il tutto
in reminiscenze montaliane, conclude
perentorio Mi odio. Ma a noi ci pare
di antivedere Zeno che, sorniona maschera
di inetto, conta i proventi della sua “Grafite
bianca” smerciata in chiesa per incenso.

Written by Roberto R. Corsi

15 agosto, 2017 at 10:12

Amici!! Sarahrahrah

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Si fa un gran parlare di Sarahah, un “social” d’invenzione araba (il nome vuol dire “verità”) che di fatto funziona come la buca delle lettere, consentendo a chiunque di postare commenti assolutamente anonimi nelle bacheche dei suoi utenti. Io ne sono venuto a conoscenza tramite alcune amiche che, aperto il loro account, hanno ricevuto apprezzamenti piuttosto pesanti e inviti che ‘l tacere è bello. Per fortuna sono donne di spirito e riescono a elaborare il tutto in modo perfettamente razionale: purtroppo tra i giovani la situazione è molto diversa, gli insulti anonimi fioccano e fanno danni in un’età cruciale per la costruzione del sé.

Mi è venuta un’idea provocatoria: ho aperto un account non personale, ma riferito direttamente al mio ultimo libro: Cinquantaseicozze.sarahah.com.
Ho rimuginato su come il quieto vivere imperi tra i poeti o comunque gli addetti ai lavori, e la stroncatura, tutto considerato, sia quasi estinta.
Mediamente, avrò inviato il libro (in cartaceo o in pdf) a un centinaio di persone. Mi hanno dato un riscontro in dieci, o giù di lì. Alcuni anche negativo, peraltro (e li ringrazio per la franchezza costruttiva). Per il resto, silenzio.
Supponendo che due terzi del silenzio siano pura indifferenza, ho pensato che una buca anonima possa servire a quel terzo (pur sempre almeno un 30% del totale!) che vorrebbe dire al Corsi di darsi all’equitazione in stile fosbury (cit. Gnocchi) anziché irritare le Muse, ma ha paura di ritorsioni (impensabili) da parte mia. Peraltro qualcuno ci ha provato anche qui, esortandomi al lavoro, ma solo spot.

Non so se l’esperimento funzionerà, né quanto durerà, visto che in effetti il giudizio complessivo sulla app (o meglio su come viene utilizzata dai più) resta fortemente negativo, e non sono incline a incentivarne la diffusione. Quindi agite in fretta e se volete criticare, approfittate!
Dice “ma io il tuo libro non lo conosco”. Allora, quale occasione migliore del miraggio di insultarlo per acquistarlo? smile. E comunque potete usare la bacheca per riempire di improperi anche la mia produzione precedente (inediti sul sito, antologia etc.)
Ah, non inviate proposte sessuali: il libro ringrazia e ci penserebbe su, ma non è stato dotato di apparati se non di quello critico.

Written by Roberto R. Corsi

13 agosto, 2017 at 08:53

Su Versante ripido! a cura di Carla Villagrossi

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Con il numero di settembre di Versante ripido, rivista online da lungo tempo votata all’indagine sulla poesia di qualità e alla sua diffusione, esce una recensione alle Cinquantaseicozze a firma di Carla Villagrossi, per giunta impreziosita dall’Artista Martina Dalla Stella. Le ringrazio entrambe, unitamente a Claudia Zironi e all’intera redazione VR.
Questo il link

Uno dei passaggi che ho gradito maggiormente è:

Roberto R. Corsi potrebbe essere, ricordando Pessoa, un poeta superiore che dice ciò che effettivamente sente, un poeta medio che ci propone quello che decide di cogliere, oppure potrebbe rappresentare il poeta inferiore che racconta ciò che ritiene suo dovere verificare. Sa attraversare i corrispondenti livelli del Super-Io, dell’Io, dell’Es e sconfina da una zona all’altra, tenendosi ancorato al mare splendente della Versilia.

Proprio nell’opportunità di giocare su più piani – non solo della psiche, ma di tutto il registro sinestesico ed espressivo – sta una coordinata del lavoro che intendo fare, o che vorrei mi riuscisse. Una pluralità tendente all’infinito di “tavoli di lavoro” che mi porta a non rispondere ai quesiti posti al poeta all’interno della recensione… proprio per salvaguardare il dato fondante delle molteplici interpretazioni possibili.
Buona lettura

Written by Roberto R. Corsi

1 settembre, 2016 at 11:57

Mitilofili di rango: Alaimo e Campanino

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Alaimo & Campanino s.r.l.

È un periodo di altrimenti poco usitata reattività critica alle 56c.
Oggi vi segnalo, in ordine di cavalleria, altri due contributi eccellenti (chi mi segue sui social ne avrà già avuta contezza):

la “recensione del venerdì” del 22 u.s. su LaRecherche, a cura di Franca Alaimo. Franca, attiva su più fronti letterarî sin dal 1989, concede al mio libro un’attenzione generosissima, cogliendone in pieno molte sfumature e prestandogli le sue personalissime lenti focali. Se mi perdonate il paragone – altamente blasfemo ma, giuro, non egotico -, Franca si pone davanti al mio libro come un direttore di fronte a certe pagine di Mozart (il Kyrie eleison/Quia pius es del Requiem o l’incipit della Sinfonia n. 29) in cui c’è da scegliere tra colore chiaro o scuro; e opta prevalentemente per il secondo, ne vede l’aura e la ri-dipinge con la sua analisi. La quale è confortante, direi, dopo una prémiere vague critica in cui si enfatizzava, talora fino al pollice verso, la componente comica del testo (peraltro indubbiamente presente). Insomma, nella nota doppia icona teatrale che ben si addice alle 56c, si dà dignità e contorno anche alla maschera triste, oltre a quella sorridente.
Top quoteI fallimenti privati nella sfera erotica, raccontati dall’autore con varianti e notazioni acutissime, sono metafore di un venire meno dell’adesione allo slancio vitalistico, di uno slittamento progressivo verso l’assurdità esistenziale della vita, che non può essere risolta se non con l’annientamento.
Leggi tutta la recensione sul portale LaRecherche

Quasi due settimane or sono, poi, è apparsa una nota alluvionale sul profilo Facebook di Mario Campanino. La sua tessitura è giocata sul modello stream of consciousness (I’d rather say unconsciousness, visto che a Mario il libro garba) e, con un simpatico ma solido zigzagare, non scevro di punte acuminate verso qualche feticcio d’oggidì, dà conto di un’immediata adesione ai miei versi; adesione anticipata con grande spontaneità, che mi onora, da una raffica di whatsapp entusiasti che mi hanno raggiunto in viaggio sulla “bretella” Lucca-Viareggio; al punto che, fossi stato io al posto di guida, ora vi scriverei dal N.E. oppure con qualche arto spezzato, cercando aiuto in qualche dirupo del bozzanese.
Attenzione però a non buttare tutto in folclore, ingannàti dall’andamento libero e colloquiale! Mario Campanino è poeta, direttore di coro ed eminente musicologo: ha scritto un saggio sul Pierre Boulez compositore e una raccolta, Vendesi uomo, ha ricevuto riscontri al “Lorenzo Montano”. Sul suo blog trovate tutto
Top quote: rrcorsi mi ha fatto ricordare di avere ancora in casa parole scritte da un rimbaud rilke leopardi campana chissà perché e così mi colpisce il pensiero ah quella era la poesia prima dei social, forse anche dopo allora la speranza, e mentre leggo le 56cozze quei ricordi mi rimbombano in mente come le parole d’amore di una sposa rinnegata ogni volta che ho fatto ctrl-alt-canc.
Leggi tutta la nota su Facebook (richiede il login)

Grazie a chi così amorevolmente ha speso il suo tempo per me, buona lettura a tutti.

Written by Roberto R. Corsi

25 luglio, 2016 at 08:27

Quando la cozza è in vacanza: da Vincenzo Lauria

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source: my Pinterest – copyright Vincenzo Lauria

Alcuni temerari si portano le Cinquantaseicozze in giro per le vacanze e talvolta ne scrivono. Io raccomando sempre loro di scattare una foto col libro nel luogo ove si trovano, le raccolgo tutte in un album Pinterest. Nessuno ha mai mandato foto del libro in discarica quindi per ora non ci lamentiamo.
Oggi siamo bellamente “in visita ai parenti” al mercato del pesce di Catania (‘a piscaria), grazie a Vincenzo Lauria, poeta e propulsore – con Liliana e Giovanna Ugolini – del progetto multimediale Oltre Infinito. Lo ringrazio e faccio ufficialmente il tifo per il suo
 Teatr/azioni per la finale inediti del Pagliarani.
Ieri invece Vin era in spiaggia e mi ha scritto questo:

Ti scrivo dalla costa meridionale sicula di questa o/Scilla/(a)zione, resa eterna, tra Firenze e la Versilia. Fin qui ho portato le 56 cozze per goderne i versi: onde lunghe in una pro/poesia calibrata,  imbarcazione che, proprio per non aver scelto quale sia la poppa e quale la prua, mai saggia la deriva.
La dolente indolenza si fa consapevole crogiolo ma le valve si schiudono per un farsi parte, poesia, per poi guardarsi intorno.
È in questo necessario, intimo,  “scozzare”, “scozzarsi”, che si rimescolano le carte, a giocare/giocarti sarai con il TUO vento, che in rosa sceglierai.
Tra questi estremi si gioca, poetica, la prossima partita:

da XXVIII
Avevo nove anni e per un po’ / scioccamente credetti di essere davvero così bravo. Ma non provai / mai a giocare in una squadretta, già avvinto dalla paura. Eppure fu l’unico / istante nella vita in cui ebbi l’appagante credenza, che riempiva / il cuore di freschezza e pungeva i polmoni come fumo al mentolo,  / di saper far qualcosa sul serio. Si chiama autostima,  ha il colore del muschio.

e da XXIX
Il piacere della compagnia, del buon vino, del pesce, l’avvenenza delle astanti – / ma torme di migranti ci attorniano con le loro emergenze / in forma di borse o direttamente d’elemosine,  a dirci la cruenta irrealtà / del nostro privilegio.

C’è poesia
nell’appar/tenersi
nell’appartenenza.

Written by Roberto R. Corsi

20 luglio, 2016 at 14:46

Happy birthday, (paper) mussels!

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mussels
Oggi è il primo e unico compleanno delle famose (più spesso famigerate) #56cozze 
(meglio: della loro uscita in stampa. Loro sono un po’ più vecchierelle).
È il tredici di maggio, ed è pure un venerdì: 
trattasi forse di “avvertimento a cose fatte”? 😉
Auguri!

Written by Roberto R. Corsi

13 maggio, 2016 at 08:40

cozze de lo Bisagno, cozze de li Castelli et accorati appelli

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due belle nuove.

1) Lo scorso sabato a Genova si è tenuta una presentazione di Perigeion nell’ambito del ciclo d’incontri Qui E Ora, a cura di Marco Ercolani e Rossella Maiore Tamponi (link all’evento fb). Era presente una rappresentanza illustre di redattori, il più avventato dei quali, Christian Tito, ha letto la mia Cozza XXIV. Lo ringrazio, l’ha fatta sembrare pure meno bimbesca di quella che è!
Potrete ascoltare e forse visualizzare l’intero incontro o buona parte di esso prossimamente su Perigeion. Vi esorto nuovamente, in qualità di co-redattore junior (lol), a inviare a perigeion.rivista@gmail.com le vostre poesie in valutazione. In particolare se avete inediti. Su, vi aspettiamo con fiducia.

 

 

2) per il mio ultimo libro non ho implementato nessun esperimento di distribuzione bibliotecaria, ho lasciato fare al caso e alla buona volontà degli uomini (risate). Vi segnalo però che una copia delle Cinquantaseicozze è magicamente spuntata presso la Biblioteca di Frascati (BASC), ed è dunque disponibile per la consultazione e il prestito (anche interbibliotecario).
Rifletto sull’acquisizione. Delle due l’una: o la biblioteca si è procurata la copia per proprio conto (massima stima), o più probabilmente trattasi di un critico coscienzioso che, ricevuta una copia del libro, anziché destinarla alla viciniore raccolta carta, l’ha conferita (ri-massima stima). Mi è successa una cosa simile anni fa con la Biblioteca Comunale di Lucca e il mio libro d’esordio, che infatti nel suo record porta in nota “dono di” un’illustre studiosa. La quale, se non si è sentita di riscontrarmi le sue sensazioni di lettura, mi ha perlomeno donato una piccola eternità (senza Yoko Ono), una molecola di non omnis moriar.
Per converso, per uno o due critici che conferiscono, venticinque silenziosamente smaltiscono. Al netto della mia possibile imperizia di scrittura e dunque di chi ritiene che l’inerzia sia un giusto adoperarsi per la damnatio memoriae, auspico che questo atteggiamento di “rimessa in circolo” bibliotecaria delle copie mandate alla riffa dei critici sia sempre più diffuso. Nell’attesa j’arisponnémo ‘n coroè mejo er vino etc.

“QUI L’A PRIORI NON CI PUÒ FAR MALE”: la poesia delle Cinquantaseicozze di Roberto R. Corsi

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Sia chiaro: amo ogni singola parola, positiva o critica, spesa nei confronti del mio libro da chi già mi era amico o interlocutore. Ma vuoi mettere la soddisfazione di ricevere i complimenti e una nota di lettura sincera da parte di chi non conoscevi fino a due minuti fa? Meglio ancora: vuoi mettere la soddisfazione di aver fatto passare a qualcuno che non conoscevi etc. etc. qualche ora di piacere di lettura? Son cose che mi capitano ogni 34 ottembre, quindi perdonate il tripudio. Un grazie a PeotOne (al secolo Lorenzo) che assieme a PeoTwo (Andrea) cura da pochissimo uno spazio letterario, il Pasgravio, cui auguro ogni fecondità e che invito a seguire. Anche io, sicuramente, Peota, nel senso più autoironico del termine: “similia similibus”, o “da Montelupo si vede Capraia”, dite come volete, ma le affinità casuali (cit. Paolo Galloni) contano eccome; dunque prosit!

I peoti del pasgravio

Non sempre l’elemento autobiografico racchiude il fare poesia nel ristretto e rarefatto microcosmo dei propri affetti e delle proprie intimità per non dire del proprio piagnisteo esistenziale. Certa poesia al contrario riesce a farne un interessante punto di partenza per una riflessione più ampia, incanalando il discorso poetico in un continuo alternarsi di dettagli e silenzi, piccole lampade che si accendono a intermittenza rivelando scorci repentini di mondo per brevissimi e fugaci istanti. È il caso delle poesie di Cinquantaseicozze, raccolta poetica di Roberto R. Corsi data alle stampe nel 2015 per Pequod. Una silloge incredibilmente viva e pulsante, un occhio limpido aperto sul presente con l’eleganza e la pazienza di chi sa starsene a guardare (“Il mare di fine settembre, gioiosamente desolato se si eccettua / una fiorescenza di logali ghe barlano gon l’aggèndo fordemarmino, m’offre a scialo un cristallino spettacolo d’amante conquistato, aperto” ), ma solo fino…

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Written by Roberto R. Corsi

20 gennaio, 2016 at 17:53

La Liliana riconquistata

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Soprattutto per chi frequenta questi lidi da tempo, il nome Liliana Ugolini suona familiare ed evoca un’empatia, una condivisione di visione e intenti tradottasi qualche anno fa persino in una collaborazione creativa. Navigare il tag vi darà adeguato conto dei nostri incroci.
Il mio (chissà quanto durevole) cambiamento di stile, avvenuto poco prima delle Cinquantaseicozze che ne risentono in pieno, l’aveva resa guardinga, restando lei coerente e fedele alle sue convinzioni legate alla ricerca sulla parola. In alcuni commenti alla “trasmissione internautica” del 2012, prima dell’ideazione del libro cartaceo, espresse affettuosa preoccupazione. Ma poco prima di Natale il suo “scombinato discepolo” l’ha condotta alla lettura integrale: ne è fuoriuscita una lettera mista di affetto, apprezzamento per il risultato e puntuali rilievi critici; sono molto felice del fatto di avere ritrovato il suo giudizio positivo, nonché di essere autorizzato a proporvi la lettera per intero, qui sotto. Grazie dal profondo del cuore! (immagine dal sito Genesi Editrice)


 

Cinquantaseicozze
di Roberto R. Corsi
Ediz. Italic

Caro Roberto, il piacere di rivederti dopo tanto tempo non si esaurisce all’incontro natalizio ma ho qui il tuo libro “Cinquantaseicozze” Edito dalla Italic che mi assicurerà il piacere di stare con te più a lungo. Intanto ti ringrazio per la dedica che arriva da uno “ scombinato discepolo” ( a tuo dire) che si sta dimostrando da tempo un ottimo poeta e un attento critico letterario e musicale.
Come sai ho via via letto le “cozze” fresche di impatto alle quali a qualcuna a suo tempo ho inviato una frase , preoccupandomi a volte d’un cambiamento che percepivo succedesse in te. Ora rileggendole insieme ho l’impressione positiva d’una introspezione più ragionata, una crescita notevole dell’espressività poetica che si allarga ad un verso prosastico di grande effetto emotivo che arriva fortemente al lettore.
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Written by Roberto R. Corsi

6 gennaio, 2016 at 16:08

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