Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 13 anni

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Dàimon, Mida, Dama

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[sottotitolo: chi ha rubato la sedicesima palla?]

Tornando serî (o quantomeno brembi): sono onorato della lettura delle mie 56c da parte di Dama Chiara Daino; lettura che dimostra per iscritto come il signor Actarus  non sia il solo a mangiar libri de re poetica e insalate d’arte drammatica (ah, erano cibernetica e matematica? No problem, Chiara de Vega lo vaporizza pure lì). In soldoni, Daino è una pantomate di grana fina e, leggendo il mio testo, lo disseziona con coltello deciso e polso fermo, poi lo reintesse con arte d’aracnide in versione abridged (aspetto la sua leggendaria stesura 56 on 56), arpionandone e tes-auri-zzandone alcuni gangli vitali.

© Chiara Daino. E che le vuoi di’? ❤ 

Leggete il brano di Dama qui, chez son Moulin Rouge. E occhio a uno dei disegni che accompagnano: nelle fondamenta della piramide, come bisogno più che primario, c’è in realtà il wifi, colui che tutto move. E che oggi mi è mancato per otto ore (sembravo Salome: quanti Iokanaan!); di qui il mio ritardo nel ringraziare e omaggiare, ritardo cui ora rimedio per quel che posso.

Quel che davvero più conta: sono felice di avere in qualche maniera contribuito a risvegliare lo Smaug recensorio di Chiara! Sento che le ali sono eutrofiche e il sospirato, folle volo si ripeterà su testi anche migliori del mio.

Ciò letto e detto: posate le cozze (ché son prossime al best before: “non tornino in odio causa imodio”) e abbrancate piuttosto un libro di Chiara. Consiglio Siamo soli (morirò a Parigi) per almeno tre motivi: è il più spedito nel giungere, spedito, dal carrello a casa vostra; la parentesi del titolo (e il testo) cita un gran poeta, Cesar Vallejo; e noi siamo in-con-tro-ver-ti-bil-men-te soli. Lo sillabo perché una mia ex mi ammirava quando lo dicevo, così mi tormento un po’. Le mie cozze sono una pepata solitudine, un falso accrescitivo: il solo che ogni tanto si alza sulle punte e fa il solone. E la Dama declina l’assioma da soma (tanto pesa la solitudine assoluta, già dall’incipit, senza orpelli!) in uno scambio epistolare con quattro glosse ai lati.
L’apostrofo è una distrazione nera tra Vasco e Germont. E la Dama richiede tributo di sinapsi. Ne uscirete stremati e beati: non equivale a ciò che ognor vagheggiate, o eterni longing-to-be-scopàti?

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Written by Roberto R. Corsi

12 gennaio, 2018 at 22:26

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