Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Posts Tagged ‘All’orza

Glossa empatica a Ben Lerner

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nella scorsa entry ci siamo occupati del libro Odiare la poesia da un punto di vista il più possibile oggettivo. Poi sapete bene che nel processo di lettura c’è anche una componente soggettiva, alchemica, a volte di deja vu, o forse alla Valéry (“nulla può essere completamente nuovo né completamente non-nuovo”), che ti avvicina il libro di qualche misura. A p. 82, la penultima del volumetto, leggiamo di una “esperienza poetica” che Lerner sperimentava nel cinema o a teatro (la traduzione è di Martina Testa). Occhio soprattutto alla parte tra parentesi…

Ogni volta che le luci si spegnevano e sullo schermo iniziava il primo trailer, mi sentivo pervadere da una capacità astratta che associo alla Poesia. Non c’entra il film in sé – anche quando è di altissima qualità – ma il piccolo spazio sgombro creato dalla sala buia. (Qualche estate fa ho visto un’opera lirica di incredibile mediocrità in uno splendido teatro all’aperto di Santa Fe, e quando la mia noia era diventata così profonda da trasformarsi in una sorta di trance, mi è capitato di scorgere, dai nostri posti lontanissimi, una lucciola che lampeggiando volava lentamente intorno all’orchestra, poi si spostava sul palco, poi tornava di nuovo verso il proscenio) (…). [Poesia] Da un lato è vivere un’esperienza quotidiana, dall’altro è fare esperienza della struttura che sta dietro il quotidiano, pezzi di tela grezza che si intravedono sotto la realtà.

Questo bel passaggio mi riporta magicamente a sette anni fa e oltre, quando includevo in All’orza (la mia seconda raccolta) questa poesia scritta, come le altre, tra 2005 e 2007:

scherzo op. 39
(Chopin)

Tutti son qui per il talento prodigio, promessa di bellezza
dalle dita di frusta, qualunque cosa suoni
andrà bene. Io osservo una zanzara
rimbalzare ternaria innamorata
sul fianco destro del pianoforte Steinway:
tutto sommato la felicità
è una piccola cosa.

(non essendo Trilussa, non ho soldi
per il cachet di un’ape)

Che dire? Quello che ho scritto in un passaggio della prima cozza: quello che immagini o scrivi verrà riproposto più o meno fedelmente, quasi sempre per caso come adesso, da qualcun altro con più séguito. Non deve essere un cruccio, occorre prepararsi a questo e gustare con lentezza gli intrecci del caso come se fossero una bibita rinfrescante, che con quest’afa non dà certo fastidio…
Avere avuto una percezione praticamente identica (salvo il fatto che l’interpretazione Chopiniana, a differenza dell’opera a Santa Fe, non era affatto male!) mi rende il libro di Lerner più simpatico, anche se continuo a preferire altri titoli dello stesso genere.

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Written by Roberto R. Corsi

2 giugno, 2017 at 17:27

Pubblicato su critica, libri, poesia, rimuginazioni

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ripescaggi: indagine tardiva sulla Venere di Urbino (2007)

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La ricordavo due post or sono come esempio di diaphrasis, ed ecco che la cronaca culturale mi dà sponda.
A partire da ieri l’altro fino a settembre la Galleria degli Uffizi e quella dell’Accademia osservano l’orario prolungato di apertura tutti i martedì sera, quando la chiusura sarà alle 22 anziché alle 19.
In particolare, chi ha visitato gli Uffizi la sera di martedì 7 è stato accompagnato da Gabriele Bajo e Giovanni Longhin, attori e musicisti, che han dato «vita a uno spettacolo itinerante negli spazi della galleria, con riferimenti a scrittori e poeti che tra Settecento e Novecento hanno scritto delle opere degli Uffizi» (fonte: Repubblica). Qui il programma

Al solito ci sarebbe da riflettere su questa cesura artistica (oltre Luzi, il nulla?) che presentiamo a turisti provenienti dai quattro angoli della terra. Non sarebbe stato bello un call to poems per viventi?
Va be’. Pur con una scrittura millennial (ma sono nato nel Novecento, anche se comincio a pensare che togliersi gli anni sia opportuno anche in poesia), faccio il mio personalissimo omaggio all’apertura serale rispolverando quanto scrissi del capolavoro di Tiziano (diaphrasis, non mera ekphrasis: annodandolo col mio vissuto; ecco, per esempio, il perché del tardiva).
La poesia, una delle ultime del 2007, confluì nella raccolta All’orza (La Recherche, 2010), nella cui postfazione Giuseppe Panella se ne occupa espressamente, ed è presente anche nella mia autoantologia < 2011
Buona lettura.

Venere di Urbino

INDAGINE TARDIVA SULLA “VENERE DI URBINO” 
(Galleria degli Uffizi)

Laschi il ventre – remoto, svalutato.
Celi il pube – moderno, dirozzato. Somministri
lattescente carnato.

Più avanti sta il pittore
cui prometti – domattina, appagata
uno sguardo d’amore.

Ma Tiziano, maturo ormai, è arte-fatto
nell’incoerenza, nella solitudine
di salvezze minuscole.

Così a sera, modella di borgata
sconsacrata in vestiari, non lo attendi.
Ti corrughi di modi,
gesti dentali, mute circostanze.

Si compie infine il parto
d’olio tela ed addio. Nebbioso, edile
il tempo diluirà la sentenziosa
schiena della fantesca.

_________________________________

PS. Peccato che lo spettacolo sia già avvenuto, spero sia andato bene. Verrà riproposto? Se mai qualcuno volesse tentare un esperimento di recitazione della mia poesia apud Vecellium, sappia che il testo è concesso in licenza Creative Commons BY-NC-ND (citare correttamente autore – non opere derivate – uso non commerciale. Invece per un uso commerciale (inserimento in una pubblicazione etc.) parliamone).
L’immagine del quadro è in pubblico dominio da Wikimedia Commons.

hysteron proteron: postfare e mai prefare

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RAlajmo

Roberto Alajmo (img dal sito lucianopignataro.it)

Condivido ampiamente quanto espresso nella bella “incursione” di Roberto Alajmo uscita domenica scorsa su La lettura (#67, p. 4) e leggibile per intero sul sito personale dello scrittore.
In tono colloquiale e con parole semplici si sfiora un tema importante quale l’epidemica e patologica gratuità del commitment di lettura e critica, esan-tema più volte stigmatizzato su questi lidi. Ma soprattutto si asserisce con dovizia cromatica che: la prefazione a un autore vivente è deleteria; chi continua a commissionarne è un editore sprovveduto; essa infatti fa assumere al libro un retrogusto provinciale; insinua un padrinaggio sospetto tra prefatore e autore; in più imprime all’opera prefata il marchio di qualcosa che non riesce a camminare con le proprie gambe; di una barzelletta che va spiegata; infine ha tutti i tratti di un’intimazione a farsi piacere ciò che seguirà.

Notevole! Ripercorro la mia esperienza su questo leitmotiv, adattandolo com’è ovvio al comparto poesia che, quanto a diffusione, è ex se provinciale.
Molto spesso le introduzioni/prefazioni a libri di poesia, siano esse chieste dagli editori o dagli stessi poeti, hanno valore onorifico/ legittimante: si esibiscono nomi della poesia e della critica (talora anche dell’attualità o della politica) come blasoni e magari numi protettori per le future sorti recensorie e premiali del volumetto; essendo sufficiente il sintagma “prefazione-di-X-Y” da calare come un asso di briscola, da esibire seccamente in frontespizio, qualche volta in copertina; non ha rilievo il contenuto ma il fatto che lo abbia scritto proprio il Vate.
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Contro (misure a) la spavalderia/I

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Nel giro di pochi giorni abbiamo assistito al lancio di due iniziative, come dire, molto baldanzose e self confident. Della prima parlo qui e ora, della seconda tratterò la prossima settimana, o quella dopo ancora, perché merita una prova d’appello quando non la Cassazione.

bookdetector

il logo di BD (da twitter)

Proprio il giorno del mio compleanno è stato lanciato il portale Bookdetector , nato da un’idea di Alessandro Bertante e Giuseppe Genna. Cos’è BD (abbreviamo)? Ci abboniamo al suo twitter e leggiamo, appunto, parole perentorie (spero condite con un filo di autoironia, ma coi milanesi non si è mai sicuri): il più bel sito di recensioni che l’Italia ricordi (31.12); non esiste nulla di comparabile in Italia (30.01). Ciò che più mi colpisce, nella twitter-descrizione si parla di recensioni che non guardano in faccia a nessuno; e per tutto il flusso è uno scialo di aggettivi cólto, indipendente, informativo, orientativo, di alto livello etc.
Va be’: può essere strategia social. Andiamo al nocciolo.
BD è popolato di buone penne, con buon cv e in molti casi anche buona fotogenia, il che non guasta. L’unica che da tempo incrocio e seguo in rete è Francesca Genti, tra l’altro una delle firme più presenti, assieme a Stefano Raimondi e Marilena Renda, nella sezione critica Poesia e altre scritture – sezione a cui restringo la mia analisi.
Il punto è che per ora non appaiono critiche negative. Recensioni di poesia tutte positive, talora con note d’entusiasmo (Raimondi; più distaccate e per questo preferibili mi sembrano invece quelle di Renda). Leggi il seguito di questo post »

LaRecherche: fioccano i download, sbocciano gli epub

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logorecherche

Il corvo lettore che campeggia nella pagina ebook de LaRecherche: non so se promani da Poe; io lo chiamo Agatha dal nome del font usato per il logo e i piè di pagina.

Questo post nasce anzitutto come ringraziamento a Roberto Maggiani e Giuliano Brenna, dioscuri de LaRecherche.it (community + libri liberi).
Un thanksgiving che origina da un’evidenza e due calcoli.
Evidenza: All’orza ha toccato (e forse ormai sforato) la soglia dei 666 download.
A meno che non abbiate già letto le mie liriche al contrario (smile) non pensate a questo numero con connotazioni demoniache! rifletto solo ad alta voce sul fatto che, se non mi è sfuggito qualcosa, del mio unico libro cartaceo “solista” sono state invece acquistate (no donate o conferite) nientemeno che 6 (sei) copie.
Calcolo: si può dire che per merito dell’approccio ebook+gratis (e della brulicante community di autori e appassionati che afferisce a LaRecherche) ho raggiunto in queste ore un risultato pari a quello che avrei conseguito mediante 111 (centoundici) titoli in cartaceo. Avrei dovuto scrivere oltre un centinaio di sillogi, giungere all’opus 111 cara agli amanti del pianoforte beethoveniano (e ai collezionisti di musica barocca). E verosimilmente “fumarmi” l’equivalente di un tre vani a Firenze (o di un bilocale in zona di pregio).
Sebbene questo dato sia puramente teorico (presuppone che ogni soggetto abbia effettuato un singolo download), ridurlo anche di uno (opus 74) o due terzi (opus 37) non attutisce il carattere di schiacciante vittoria dell’approccio di cui sopra; da parte mia ero sin dall’inizio convinto della scelta e i numeri mi han dato ragione. Quanto sopra risponde ovviamente in via perentoria a chi mi chiede consigli su che strada prendere per pubblicare…
Grazie a Roberto, a Giuliano, a chi mi ha letto e spesso anche criticato.

Approfitto per segnalare che la cospicua biblioteca de LaRecherche sta adeguandosi al concetto di ebook stricto sensu, rilasciando accanto al formato pdf anche quello epub. La versione epub è già presente per un pugno di titoli compreso il mio (aggiornamento del 4 febbraio); pian piano, a detta dei curatori, la novità sarà estesa a tutto il catalogo.
Ringraziando per la recentissima conversione di All’orza, ricordo agli irriducibili e-inkers che una selezione cospicua di poesie in esso contenute si può già leggere all’interno dell’antologia Il ridursi del tutto a vuoto d’avvenenza, disponibile gratuitamente in formato epub e mobipocket (Kindle).

Trattative tra Logos ed Eco

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DIcci, Agile – 
DAcci INcendi 

INcedi CONcedi SUccedi 

PER-via TRAvia o sii TRAviata, 
_________________________FRAgile 
SOPRAno SOTTOtono: 
o voce! 


voce-110625

Il modello del foglio in cui gli Autori hanno appuntato il proprio testo; dopo la lettura, ciascun foglio è confluito in un'urna poetica/ opera d'arte, poi sigillata..

Questo il mio contributo alla “archiviazione-in-azione” di ieri alla Barbagianna (qui il dettaglio), evento da cui un impegno indifferibile mi ha purtroppo tenuto lontano. Per fortuna ho potuto contare, e arci-ringrazio, sul sostegno di Alessandra Borsetti Venier e di Giada Primavera, scrittrice e artista tanto creativa quanto internauticamente schiva, che leggendo la mia creazione al pubblico mi ha prestato la sua bella voce e interpretazione, pensando alle quali avevo concepito ciò che vedete sopra… come chiamarlo? nuga? étude? esercizio di stile? fate voi. Come vedete ho “sciolto” l’obbligato di preposizioni e avverbi cercandone l’incorporazione nella parola (gruppi quanto più possibile assonanti) piuttosto che considerarli per se stessi.

“Voce” e “interpretazione”, appunto. Due realtà su cui ragiono spesso tra me e me.
Oggi la regola degli eventi poetici è: sarà presente l’Autore che leggerà i suoi testi.
In che misura questa prassi sposta il baricentro dalla qualità della creazione a quella del gorgheggio – Zanzotto direbbe “dalle parole (finali) al fascino”?
Soprattutto, in che misura essa rischia di tradursi in un’interpretazione autentica che, nella sua essenza discrezionale di pause enfasi e accenti, limita la sovranità e tarpa l’immaginazione del lettore?

Le risposte coinvolgono ragioni storiche e culturali profonde, oltre che la sensibilità di ciascuno. Per chi, come me, è convinto che l’interpretazione autentica aggiunga meno di quanto possa togliere, un punto d’incontro è quello di affidare spesso la lettura dei propri testi ad altre personalità, come appunto è avvenuto ieri, così “producendo vocalità” ma salvaguardando la “alterità” del processo interpretativo.
Oppure di considerare l’opportunità del reading in maniera proporzionale all’apertura del testo, vale a dire al carattere non ermetico della scrittura. In questa misura, ad esempio, sono/sarò più incline a leggere personalmente poesie con andamento più narrativo (tipo quelle di Sinfonia n. 42 o le ultime di All’orza) rispetto a quelle più contratte e potenzialmente policrome de L’indegnità.

Certo, è successo in passato che qualche interprete non trovasse il mio consenso. Una mia poesia, in particolare, fu letta in pubblico con timbro marcatamente “simil-hotline” che ne equivocava totalmente l’essenza vitrea (e dunque l’opportunità di una recitazione neutra). Forse è un rischio da accettare, una cartina di tornasole per la propria creazione: pare che Foscolo, difendendosi dai critici, dicesse che se un libro è brutto la colpa è per metà di chi lo scrive e per metà di chi lo legge – nel nostro caso si può cambiare l’ordine dei fattori e capire, dal punto di vista del performer, quanto valore ed equlibrio si è realizzato.
Alternativa valida può essere, con molta cautela, utilizzare indicazioni minime di espressione, come se si trattasse del movimento d’una sinfonia.

orzamus igitur!

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Puoi cliccare anche qui per accedere alla pagina ove scaricare il libroOggi esce per i tipi elettronici de LaRecherche una mia nuova raccolta dal titolo All’orza. Si tratta in realtà di poesie del biennio 2005-2007, scritte dunque nel periodo in cui L’indegnità a succedere era chiusa in stampa (2005) fino a pochi mesi dopo la sua uscita.

Il libro – in formato PDF gratuito e dal febbraio 2013 anche in formato ePUB – può essere prelevato da questa pagina:

http://www.ebook-larecherche.it/ebook.asp?Id=48

nella quale troverete il collegamento (scarica/apri/leggi) sulla sinistra, e nella quale potrete poi lasciare i vostri commenti, note, suggestioni strali e improperi.

AGGIORNAMENTO 2011: Un’ampia scelta di poesie da questa raccolta compare anche nella mia antologia in formato ebook.

Qui in basso alcuni ringraziamenti e considerazioni che non hanno fatto in tempo a fluire nel libro…

Buona lettura!

_______________________________________________

Questa raccolta ha, come tutte, attraversato la fase – efficacemente definita logorante dall’ottima Gabriella Maleti, nell’introduzione a un suo libro – della ricerca di un editore cartaceo.

Gli esiti, i soliti.
E io sto invecchiando. Ho sempre meno voglia d’implorare divinità indifferenti. Elaboro psicologicamente sempre peggio la mancanza di educazione (perché il negare persino una conferma di lettura per email questo è) e il plusvalore economico travestito da giudizio artistico (perché l’editoria a pagamento questo è).

Pure queste poesie stanno invecchiando, alcune hanno già cinque anni e m’implorano di uscire da sole prima che una mia nuova modalità espressiva (già in atto) le condanni alla progeria.

Opto dunque per accomodarle in questo libello elettronico sulla scorta di quanto ho già fatto per le nove di Divagazione, polemica e congedo. Del resto esprimo non da oggi il giudizio per cui la risorsa ebook debba essere considerata niente affatto ancillare rispetto al cartaceo (per mille ragioni con cui non sto a tediarvi qui).

In più, questa volta, ho ricevuto il vaglio redazionale/sigillo di qualità degli amici de LaRecherche, artefici di un accurato progetto editoriale: trasparente, in linea coi miei pensieri e soprattutto, nonostante lo scrivente, di crescente e tangibile spessore quanto a proposte artistiche (citando solo alcuni: Buffoni, Spagnuolo, Fantato, Bettarini e la già menzionata Maleti). Li avessi conosciuti prima mi sarei risparmiato molte code all’ufficio postale! Li ringrazio – particolarmente Roberto Maggiani – e consiglio a tutti di approfondirne la conoscenza.

Copiosi rendimenti di grazie anche per l’autorevole postfatore, Giuseppe Panella, che ha il buon cuore di seguirmi sin dal mio esordio letterario, e che nel suo generoso apporto critico è riuscito, proprio come in quell’assolato pomeriggio di tre anni fa in cui si occupò de L’indegnità, a cogliere aspetti vitali e talora non immediati del mio scrivere.

Spero che la lettura su schermo (salvate un albero, non stampate se potete!) torni piacevole; mi scuso con gli adoratori del prodotto rilegato, che spero possano consolarsi col gusto di leggere qualcosa che viceversa non avrebbero mai conosciuto (di certo se impubblicato, ma forse anche ove pubblicato su cellulosa).

Firenze, primavera 2010 — RRC

Written by Roberto R. Corsi

1 giugno, 2010 at 10:43

levia-gravia

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Due buone notizie giunte nel weekend: le riporto in ordine di apparizione.

Nell’antologia Taggo e ritraggo di LietoColle, in uscita per aprile, comparirà tra le liriche anche un mio divertissement che, inaspettatamente per il sottoscritto, è stato scelto dai curatori che cito ringraziandoli: Mary B. Tolusso, Anna Toscano e Gianpaolo G. Mastropasqua.
Chi è iscritto a Facebook può già vedere il mio testo a questo indirizzo (in caso sia necessario chiedermi l’amicizia, bussate e vi sarà aperto).

Dal primo giugno invece sarà disponibile (cfr. qui) il mio terzo (secondo in ordine di scrittura) libro di poesie, dal titolo All’orza (poesie 2005-2007). Come la precedente Divagazione, esso sarà edito in forma di ebook, ma questa volta pubblicato col marchio LaRecherche.it, realtà di cui vi ho già parlato qualche post fa e che ora ha una vetrina ad hoc per i libri elettronici.

Dunque stay connected, come suolsi dire.

Written by Roberto R. Corsi

21 febbraio, 2010 at 19:27

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