Roberto R. Corsi

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Lorenzo Bastida, I quaderni del vino

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«Semplicemente dei versi, ossessivi e mi auguro inattuali, sulla malattia e la morte di una madre».

Lorenzo Bastida (img source: Youtube still)

Nella recente presentazione fiorentina ho sentito di non aver reso un gran servizio alla raccolta. Che invece nei giorni di gennaio e febbraio mi è venuta incontro, quasi addosso. Attraverso I quaderni del vino sono maturato io, col mio strumentario, che forse a dicembre era più grezzo o diversamente sintonizzato.
Non spaventatevi con la mia vicenda personale: la straordinarietà delle poesie può essere colta subito. Per esempio, nell’evidenza del dolore e nella forza degli affetti. Ma certamente, come scrive Lorenzo nella premessa, si tratta di versi «inattuali»; un vino corposo, rispetto al “lambrusco salamino” della leggerezza emozionale e del minimalismo lessicale, oggi quasi di rigore, soprattutto quando assistiamo a un esordio.
Qui abbiamo una raccolta felicemente pensata, non semplice. Il «semplicemente» che apre la premessa alla raccolta, e che dunque è la prima parola del libro, è in buona fede ma fuorviante. Del resto, che ci sia stato lavoro pluriennale è evidente dalla circostanza che i testi siano iniziati a fluire già nell’immediatezza della perdita, e ne sia poi stata fatta una cernita, una espunzione (è stata omessa la sezione dell’impegno civile, che – si spera – andrà a formare un altro libro); addirittura, con le stesse parole di Lorenzo, una «censura» nella quarta sezione della silloge.
Pensata, però, non vuol dire “costruita”, inautentica. Vuol dire matura in termini di coerenza sistematica, di metrica e musicalità, di scelte lessicali e perfino “architettoniche”, cioè attente ai rimandi interni e con qualche riferimento esterno.
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Written by Roberto R. Corsi

24 febbraio, 2018 at 08:30

Di liquidi certamente miscibili: “Calcio e letteratura in Italia (1892-2015)” di Sergio Giuntini

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[Pasolini] pensava che il «capocannoniere di un campionato» fosse «sempre il miglior poeta dell’anno» (p. 168).

IMG_5782La mia vita è sempre stata, ed è, attraversata dal calcio, che – taglio corto per non rendere questa recensione un’autobiografia – è stato volta per volta rimpianto, passione, simulazione, materia di studio, materia di lavoro. Senza il football la mia autostima forse sarebbe migliore, però la passione, una volta scoppiata, è indelebile. Spesso e volentieri leggo opere sul calcio, possibilmente a un livello superiore a quello dell’autobiografia. In questo caso il libro del professor Sergio Giuntini, edito da Biblion, mi ha incuriosito sin dal titolo, che lo qualificava di primo acchito come iperlibro, vale a dire come risorsa a partire dalla quale, proprio come un ipertesto, accedere a pregevoli opere letterarie imperniate sul calcio.
La lettura ha confermato questo facile pronostico, ma lo ha arricchito di molte altre connotazioni positive. Prime tra tutte la capacità e la forza responsabile di esprimere giudizi qualitativi e storici, venendo a costituire così una vera opera critica oltre che manualistica.

Dal punto di vista dell’analisi letteraria la quantità di testi citati è impressionante, alluvionale, soprattutto nel terzultimo capitolo del libro; una completezza che sembra a volte fatalmente tradursi in “lista”, invece testimoniando l’escalation della letteratura di genere nei tempi a noi più vicini. Leggi il seguito di questo post »

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