Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Materiale >>> La passeggiata come “ri-creazione”: intorno a Controfigura di Luigi Fontanella

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Chi si troverà tra le mani il compiuto, recentissimo esordio di Luigi Fontanella come romanziere dopo oltre una decina di sillogi di poesia e qualche esperimento narrativo dovrà fare i conti spesso – già dal risvolto e dalla quarta di copertina, col termine “passeggiata” e col suo quasi equivalente francese di flânerie. Vocabolo, quest’ultimo, amato e letteralmente riplasmato da Charles Baudelaire a indicare non solo l’atto dell’andare a zonzo ma quella particolare disposizione, mentre si passeggia, a ritrovarsi in persone luoghi ed eventi – a essere, come il poeta amava dire, “un botanico del marciapiede”, cioè un profondo conoscitore del tessuto urbano. Dunque non più un semplice, etimologico courir çà et là ma una “passeggiata, libera da programmi, del gentiluomo per le vie cittadine”, cercando di assorbirne e amplificarne ogni pur minima sensazione. Tale modalità è poi stata ripresa o coltivata da autori come il filosofo Walter Benjamin, dallo scrittore svizzero Robert Walser ed altri ancora fino a far diventare il termine (insieme a flâneur che indica il correlativo “soggetto agente”) d’uso abbastanza frequente, a contrassegnare un modus vivendi e quasi un sottogenere letterario.
Controfigura
è, principalmente, proprio la storia di una passeggiata per le vie di Roma, una giornata passata senza un itinerario o un programma prefissato, in simbiosi profonda con la propria città, lasciandosi suggestionare dai suoi luoghi, dai suoi abitanti.
Ma perché per lo scrittore passeggiare diventa così importante? Per Baudelaire, a metà Ottocento, l’artista che voglia creare qualcosa di veramente originale e rappresentativo deve scendere dalla sua torre d’avorio e calarsi proprio nel vivo della strada, della città, del tessuto sociale come ci si presenta spontaneamente tutti i giorni. Dall’opposto versante, Walser non connota il suo desiderio di girovagare e imbattersi nel circostante di ragioni diverse dal puro piacere, dal gusto, nonché da una sorta di endorfinica terapia dell’umore (…)
Raccontare e raccontarsi, nel romanzo, assume però anche un significato soteriologico: parafrasando Walser, ci si mette il cappello in testa e si esce non solo presi da vaghezza ma anche per compiere una missione salvifica verso se stessi. Alla fuga del tempo deve opporsi una disciplina della riesperienza, del ripercorrere mentalmente e possibilmente fermare su carta (e prima possibile, per evitare lo scarto, la “perdita vile / tra ciò che si pensa e ciò che si scrive” come chiosa l’Autore in una delle sue più note poesie); alla ricreazione dell’animo che è propria della passeggiata deve assommarsi il senso profondo della ri-creazione rappresentativa del proprio percorso esistenziale.
(…) C’è di più: già dalla scelta del titolo, con cui Fontanella dimostra la propria profonda passione per l’arte cinematografica, ecco una terza accezione – tecnica – del termine “ri-creazione”, interna alla citata dimensione rappresentativa ma relativa stavolta all’invenzione ed all’intenzionale confusione tra ciò che realmente è stato e ciò che sarebbe potuto essere. Nell’ultima delle citazioni poste alla soglia del romanzo, presa da un racconto dello scrittore modenese Antonio Delfini, si parla appunto di “esperienza vissuta che torna ad essere, anni dopo, vita inventata”, dando pieno conto di questa complessità giocata tra Lucio e narratore, e insinuandoci il sospetto che oltre a Lucio e all’io narrante entrino in ballo molti ricordi legati al vissuto dello stesso Fontanella, complicando ancor più le cose ma restando sempre viva la necessità di raccontare e fermare la propria memoria che è alla base del romanzo.
(…) Quel che conta, alla fine, è ribadire come Luigi Fontanella riesca a incastonare ricchezza d’impianto e di possibili interpretazioni in pagine sempre fresche e colorate, senza mai che la profondità di pensiero sia ampollosità di stile; episodi fragranti che stuzzicano nel lettore il desiderio di arrivare in fondo e dunque rendono difficile se non impossibile adempiere all’auspicio, espresso in limine dall’Autore, di procedere nella lettura con la massima lentezza!

[Luigi FONTANELLA, Controfigura, Venezia: Marsilio Editori, 2009, pp. 174]

LA VERSIONE INTEGRALE DELLA NOTA SI TROVA SUL NUMERO 5/2010 DELLA RIVISTA “IL CAVALLO DI CAVALCANTI”, PER MAGGIORI INFO CFR. QUESTO POST

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Written by Roberto R. Corsi

7 febbraio, 2011 a 15:45

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