Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Materiale >>> Prima lettura dei Salmi Metropolitani di Michele Brancale

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Roberto R. Corsi

copertinaNaturalmente curioso verso la poesia di Michele Brancale, ho operato una prima, vorace lettura dei suoi Salmi Metropolitani quasi in contemporanea con la loro uscita. Giunto all’ultima pagina ho preso coscienza di aver attraversato un cosmo multiforme, caratterizzato da giochi di forze in dialettica. Questa “centuria e mezza” di poesie è benevolmente e a buon diritto ambiziosa, non solo per la vastità del cimento (tre/quattro volte il numero di liriche mediamente presenti in una silloge secondo l’id quod plerumque accidit), ma anche e soprattutto per il ventaglio di temi trattati: come in un atlante storico ci si spinge nei tormenti dell’annalistica moderna e contemporanea, si affondano i piedi nel limo della questione morale, esaminata anche molto da vicino, capitalisticamente e istituzionalmente, si mette il dito nella piaga dell’intolleranza – pandemica ormai – verso l’altro. Ciò senza risparmiare nemmeno se stessi (la lirica 104, ove il proprio investimento finanziario è accostato ai trenta denari) o i modelli relazionali in cui più frequentemente l’Autore si imbatte per lavoro (e qui la mente va alle non poche liriche in cui si canta l’alienazione progressiva di quella classe politica che invece dovrebbe sforzarsi di essere radicata nel tessuto civile); talora con la bella sorpresa, nel generale sconforto di un’umanità orfana di senso, di alcune redenzioni, fioriture alla vita prima ancora che alla fede (liriche 83 e 87).

Molte venature attraversano la colonna che si staglia in copertina; tra tutte la preminente è la convinzione con cui la Parola viene fatta scendere nel contesto sociale. In quest’accezione contenutistica credo vadano intese le parole di Tabucchi nella postfazione: la poesia “civilmente impegnata” di Michele Brancale – e non credo sia questo un detrimento come talora lo si vuole far apparire, anzi – è anche condita di una capacità di sublimazione della propria stessa visione, glossa l’autore di Sostiene Pereira. Dopo la lettura ho ripercorso alcune parole del grande mistico Gialâl ad-Dîn Rûmî: non cercare la tomba mia nella terra: nel petto degli uomini santi è il mio sepolcro. Niente di così radicale, ovviamente, nel dire di Brancale, ma una capacità di mediazione tra il trasfigurante da un lato e il sociale dall’altro. Infliggendo all’Autore uno dei giochi di parole per i quali è nota la mia predilezione, lo definirei con un cambio di consonante “mistico elegiaco”, quando per elegia si intenda “byronianamente” (oppure vocabolario alla mano) un componimento che induce ad una qualche riflessione sulla ragion pratica.

Questa coincidentia oppositorum è anche il terreno di verifica su cui ho condotto il libro. Ho avuto talora risposte profonde, cominciando dalla seconda lirica (forse la più riuscita di tutta la raccolta) in cui davvero il Cristo s’incarna nel sofferente con vorticosa immedesimazione, simile alla nebbia purpurea che conclude The lamb lies down on Broadway, entità entro la quale umano e divino si compenetrano e sono indistinguibili. Stesso dicasi per altre immagini forti, quali quella della Via Crucis cinta da cavalli di frisia (lirica 18) oppure la parafrasi di un Getsemani (lirica 99, indicata anche da Tabucchi) che è tentazione dell’ordinario.

Mistica pura sono le liriche dedicate al giorno del giudizio, in cui mentalmente si perviene a una spirale iper-percettiva e – citando ancora i Genesis, stavolta in Supper’s ready – si riscrive nella coda gli squilli di tromba dell’Apocalisse ma anche, altra lirica molto riuscita (la 133), la fine dei giorni con gli occhi di un barista. Ho avvicinato in particolare quest’ultima ad uno dei Sessanta racconti di Dino Buzzati, La fine del mondo, in cui la mano di Dio si staglia improvvisamente nel cielo e gli uomini vengono ritratti nei loro ultimi moti – godimento per la dannazione altrui, affannosa bulimia dei sensi per l’ultima volta, serafica gioia – prima che tutto abbia termine.

Il lato che meno mi ha convinto della raccolta, per converso, è proprio legato alla polarità altra, cioè alla non sempre compiuta sussunzione dell’urgenza espressiva e moralistica entro algoritmi di codifica che la possano astrarre e connotare di poetica policromia e semanticità ariosa. Traduco: molte liriche vengono travolte dalla necessità di lasciare un senso forte, un senso che sia regola, prontuario; spesso questo tarpa un po’ le ali al lettore. In questi àmbiti, peraltro non ubiqui come ho provato a dimostrare, nondimeno avvertibili, la pur ricercata metrica “modernamente endecasillabica” (con un ossimoro che è solo apparente per chi conosce l’esordio di Brancale) non basta a dare il senso di elevazione da quella che potrebbe essere una meditazione piana e lineare ma senza “febbre trasfigurante”: come se la “urgenza morale” fosse una salsa molto piccante che, ove usata in dosi massicce, copre la pietanza. Si badi: non dico ciò da agnostico razionalista quale mi professo; al contrario, nonostante certi giudizi mi separino dall’Autore, è bello avvertire in lui la vivificazione della visione francescana o di don Milani (citato qui); quel modo di vivere la religione che – lontano dall’intonacata dottrina dei palazzi curiali – incontra la gente, soprattutto i poveri i diseredati e gli etnicamente emarginati, e non collide, in ultima analisi, con l’ideale terenziano – laico – dell’homo sum, nihil humani etc. Il mio rilievo è quindi prettamente endogeno al disporsi in poesia; in questo senso, mercé fors’anche la dimensione più contenuta e dunque più coesa, continuo a rispecchiarmi maggiormente ne La fontana d’acciaio, che vedo nel complesso più bilanciata tra le grandezze che ho tentato d’individuare, rispetto a questa recentissima metropoli in versi, peraltro foriera di alcuni apprezzabili lucori. □

[Michele Brancale, Salmi Metropolitani, con una nota di A. Tabucchi, Venezia: Edizioni del Leone, 2009; brossura, 175 pagg., €11,00]

© Roberto R. Corsi 2009. È autorizzata la riproduzione totale o parziale a fini non commerciali, a condizione di non alterarne il testo, nonché di citarne espressamente l’autore ed il sito https://robertocorsi.wordpress.com

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Written by Roberto R. Corsi

18 maggio, 2009 a 15:01

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