Roberto R. Corsi

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Archive for the ‘varie’ Category

Carlo Tosetti, Wunderkammer

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È brutto iniziare una recensione in maniera autoreferenziale, ma per parlare di Wunderkammer di Carlo Tosetti (Pietre Vive, 2016) non mi viene migliore esordio di quanto volle autorevolmente dire del mio debutto Gian Ruggero Manzoni: scrisse di “sapienzialità”, e di “insieme illuminista… o, meglio, una sorta di summa sei-settecentesca in cui tutto confluisce”. Nel caso di Carlo la suggestione storica è retro-fissata “istituzionalmente” da richiamo alle camere della meraviglia che (ci informa Antonio Lillo nella introduzione) risalgono già al XV secolo; ma l’aggettivo “sapienziale” (che amo usare spesso) e la confluenza fluviale dello scibile immaginate da Manzoni si adattano perfettamente – ancor più che alla mia raccolta di dieci anni fa – allo spirito di questo libro di poesie, pervaso dal demone della catalogazione.
Attraverso poche “stanze” (in più sensi) si punta a rappresentare il tutto; e non solo cose stravaganti, incontrate o acquisite qua e là, all’uso dei nobili germanici, ma un intero universo personale. Come esemplificato perentoriamente nella prosa breve che precede la prima poesia, l’ansia della Wunderkammer di replicare la vastità e l’originalità del creato si replica e amplifica nell’ansia del poeta-collezionista, messo di fronte da un lato al dubbio che quanto vissuto quotidianamente non sia reale, dall’altro alla certezza che la memoria storica e fiabesca degli oggetti si perda (nel soggetto individuale e collettivo) riducendosi al quotidiano, che del resto è già ex se perdita del passato prima di divenire a sua volta passato.
Originale, annoto al volo, come i cubi (verdi) fluttuanti e fluorescenti in cui le memorie del protagonista vengono immagazzinate richiamino quasi alla lettera quelli (bianchi e neri) su cui si basa la splendida serie di videogames Cube Escape; qui uno dei protagonisti, Dale Vandermeer, in un episodio dice: “I feel different, I can’t feel my body anymore, I see my memory captured into little cubes”!

Alcune liriche, che riproduco in calce, esemplificano le “direttrici ansiogene” del libro di cui sopra: Ricordare, Oggetti, Trote immortali, Espada. In esse anche l’andamento narrativo – con una scelta lemmatica cólta e arcaizzante in un contesto poetico “iper-testuale” e quindi anti-performativo – sembra perdere la sua flemma enciclopedica e disporsi a una maggiore emozione. La memoria è una maledizione da preservare, e il decadimento dei fasti delle sedie d’autore, delle antiche città, o del pesce spada (contrapposto alla sublimazione futurista della trota) ricorda un po’ il viaggio disincantato di Zeichen tra le rovine romane in Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio.
In questa cornice sfila la parata, suddivisa in Artificialia (stati emozionali, declinazioni del Mito) e Naturalia in esemplari animali e umani. Molti sono i richiami e molti mi colpiscono anche secondo il meccanismo della “affinità casuale” (P. Galloni). La figura di Tiresia, qui declinata in analogia con Elvira di Fassbinder, è il mezzo per chiarire come il mito sia “olio essenziale dell’uomo” e “via breve” per “attingere al deposito della sintesi e del senso «palpitante» di ogni evento e fenomeno”. Tematica a me molto cara nella prima produzione e studio (per il tramite di Leucò pavesiana e di Ugolini Liliana, e altre voci ancora, arrivando fino alla storpiatura della narrazione del mito per includervi la propria esperienza personale). Altri appigli mi danno le tre poesie sui passeri, chissà quanto apparentate autoironicamente col Samigli sveviano, che dei passeri faceva il suo oggetto narrativo esclusivo (e, pure qui, trovo una corrispondenza personale).

Chiude il corteo l’originale resa storica de Il lettore, rappresentando come tale non l’accezione comune “al proprio utile”, bensì chi leggeva Dumas ai sigarai cubani durante la lavorazione; figura professionale di narratore poi negletta e riconvertita in operaio con l’avvento della radio.
L’immagine ha, credo, una valenza metaforica di quello che dovrebbe essere “poesia” secondo Tosetti; sicuramente rappresenta ciò che questa raccolta incarna, e il suo pericolo del rivelarsi “coraggiosamente inattuali” (anche questo fu detto del mio esordio, però in introduzione), come un libro letto fisicamente a voce a un’altra persona nell’epoca degli ebook o degli audiolibri.
Questo volume si presenta al lettore come una sfida: iper-testuale, aggettivo che ho usato in precedenza, va inteso nell’accezione atecnica di obbligare verosimilmente anche il lettore con più conoscenze a lasciare il testo e approfondire i termini e i riferimenti impiegati dal poeta. Tuttavia, accettando la tenzone ed entrandone nel profondo, si svelano anche tratti pianeggianti e suggestioni fin sulla soglia della meditazione esistenziale.
Pregevoli le illustrazioni di Ale+Ale.

***

RICORDARE

Rammento soltanto
quadri mutati.
La statale quando
fu senza rotatorie,
il mare ombroso
mentre lo fendevi,
la mia casa
con recondite croste
di fiori d’acacia
nelle grondaie.
Nemmeno un ricordo
avulso ci è dato d’avere.

*

OGGETTI

Gli ammennicoli caduchi
costruiti dall’uomo,
anche la sedia Brno
e la maestosa Bagan,
se abbandonati s’acquattano,
invincibili e cheti
come i giochi di latta,
desistono plastici
da ogni intenzione,
per divenire vestigi.

*

TROTE IMMORTALI

Marinetti al mito
l’occhio strizzò
infarcendo le trote di noci
e passandole al fuoco,
le parò appresso con vesti
intrecciate di rabbia e valore,
le rese immortali,
ne fece guizzanti titani.

*

ESPADA

Il nero pesce
spada di Madeira,
sulle lugubri cataste
deposto al Lavradores,
strappato all’abisso
delle vallate oscure
atlantiche s’immola,
da un talento blasfemo
cotto alla banana;
il Demiurgo che fuse
e separò con acribia
gli enti li dispose
agli estremi d’un monte.

*

I CONDANNATI

Porto il nome di chi
sfondò a Nikolaevka,
e ignoro qual fosse
la taccia sua, forse
nel gelo guadagnata.
Lo dicevano prima
ghignando il calabrese,
per via di suo padre
che tuttavia non lo fu,
e m’è giunto l’epiteto
ma il senso è perduto.
Porto i geni
dei capelli ramati
e gli odori dell’isba:
le resine bruciate,
le povere zuppe,
il puzzo di storia
dei condannati.

*

PIOPPI

Nei giorni del Leone
(della fame d’aria)
si boccheggia e si placa
il tramenare nel lago
e pure tutt’intorno.
Nell’ore roventi del riposo
promana la cava fiochi boati,
scrosci remoti di pietra,
poi langue il granito
e l’acqua ha un traballìo.
Dello strazio del pioppo
nessuno mai si cura,
trèmulo fino in bonaccia,
ci allerta di tragedie minori.

*

IL SORCIO

Il sorcio mi scruta,
egli vede con perle corvine
dai frementi nistagmi
ed intanto, elettrico
e sordido, rode industrioso
ma puro, ch’egli mai
conobbe morale,
per dirmi che d’altri
la peste sprizzò:
colpa dei sifonatteri
e d’uomini sporchi
e che i rosicanti
s’adattano a poco;
nell’immondezza
vanno in gran pompa
e le zampe sovente
ammollano nella Nigredo.

*

IL LETTORE

Nell’intima loro
saga i torcedores,
d’anime inclini
a carezzar la capa,
imbevette il lettore
delle saghe di Dumas
e della grande narrativa;
edòtti pur nella tragedia,
gli scelsero la radio
e tornò nella Galera,
ad involtar la pupa.

__
[Carlo TOSETTI, Wunderkammer, Locorotondo (BA): Pietre Vive Editore, 2016, pp. 67]

fermo posta RRC

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logo-su-grigio
Dopo anni di peregrinazioni, cassette incustodite e invii mal tollerati, “mi pregio di fregiarmi” di un indirizzo di posta (sicuro e già rodato) cui potete mandarmi la vostra corrispondenza anche senza avvertirmi preventivamente.
Lo inserisco intanto qui, poi nella pagina ad hoc. Prendete nota:

Roberto R. Corsi
c/o Agenzia Imm. Balloni 
Piazza dei Ronchi, 16 
Loc. Ronchi
54100 MASSA MS

desidero ringraziare di vero cuore Pierluigi e Francesco che – fintanto che non verrò loro a noia! – mi danno accoglienza cartacea. Onde ripagarli in piccolissima parte, vi invito a fare un giro sul sito immobiliareballoni.it e soprattutto a rivolgervi a loro con fiducia per qualunque “richiesta e inchiesta” immobiliare nella provincia di Massa e non solo. Sono persone cordiali e veri specialisti del settore: ne trarrete di certo beneficio.
Nota bene (forse superfluo, ma meglio chiarire): non mandate cose in contrassegno o comunque che richiedano esborsi, verranno in ogni caso rifiutate.

Written by Roberto R. Corsi

11 aprile, 2017 at 10:48

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«sapessi com’è strano/ ospitare un ciarlatano/ a Milano»: RRC alla festa di Perìgeion, sabato 22

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picart
Dal 21 al 23 ottobre, a Milano, presso gli spazi di Bioforme, via Aosta 2 (zona Cenisio, MM5 lilla), si tiene la tre giorni di Tu se sai dire dillo 2016 (in onore di Giuliano Mesa).
Qui il programma per esteso, dal sito Poesia da fare di Biagio Cepollaro. E qui l’evento su fb.
Tra gli altri incontri presentazioni e performance, è prevista per le ore 21 di sabato 22 ottobre la festa del nostro caro Perìgeion.
Salvi improbabili spasmi neurotici/logistici sarò presente e fors’anche interveniente, insieme ad altri 6/9 di Redazione (in ordine alfabetico: Amara, Cupani, Drago, Iacovella, Tito, Tomada).
Accorri numeroso, oh meneghino, limitrofo, auto-treno-autotrenomunito.

nella foto: particolare dell’ultimo consiglio di redazione (io sono il terzo da sx), circa 1723, Bernard Picart sculpsit. Img UCLA Digital Library Program, allegedely CC licensed, study purposes, no © infringement intended.

AGGIORNAMENTO: è stata una splendida due giorni, chettelodicoaffàre. Tanti amici, alcuni nuovi, altri finalmente personificati, tutti schietti.
Iniziano a girare le prime foto: qui l’album dedicato alla serata di Donatella D’Angelo, che è così in gamba da far sembrare piacente pure me. Vi invito anche a prendere visione dei suoi lavori sul sito personale.

ripescaggi: indagine tardiva sulla Venere di Urbino (2007)

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La ricordavo due post or sono come esempio di diaphrasis, ed ecco che la cronaca culturale mi dà sponda.
A partire da ieri l’altro fino a settembre la Galleria degli Uffizi e quella dell’Accademia osservano l’orario prolungato di apertura tutti i martedì sera, quando la chiusura sarà alle 22 anziché alle 19.
In particolare, chi ha visitato gli Uffizi la sera di martedì 7 è stato accompagnato da Gabriele Bajo e Giovanni Longhin, attori e musicisti, che han dato «vita a uno spettacolo itinerante negli spazi della galleria, con riferimenti a scrittori e poeti che tra Settecento e Novecento hanno scritto delle opere degli Uffizi» (fonte: Repubblica). Qui il programma

Al solito ci sarebbe da riflettere su questa cesura artistica (oltre Luzi, il nulla?) che presentiamo a turisti provenienti dai quattro angoli della terra. Non sarebbe stato bello un call to poems per viventi?
Va be’. Pur con una scrittura millennial (ma sono nato nel Novecento, anche se comincio a pensare che togliersi gli anni sia opportuno anche in poesia), faccio il mio personalissimo omaggio all’apertura serale rispolverando quanto scrissi del capolavoro di Tiziano (diaphrasis, non mera ekphrasis: annodandolo col mio vissuto; ecco, per esempio, il perché del tardiva).
La poesia, una delle ultime del 2007, confluì nella raccolta All’orza (La Recherche, 2010), nella cui postfazione Giuseppe Panella se ne occupa espressamente, ed è presente anche nella mia autoantologia < 2011
Buona lettura.

Venere di Urbino

INDAGINE TARDIVA SULLA “VENERE DI URBINO” 
(Galleria degli Uffizi)

Laschi il ventre – remoto, svalutato.
Celi il pube – moderno, dirozzato. Somministri
lattescente carnato.

Più avanti sta il pittore
cui prometti – domattina, appagata
uno sguardo d’amore.

Ma Tiziano, maturo ormai, è arte-fatto
nell’incoerenza, nella solitudine
di salvezze minuscole.

Così a sera, modella di borgata
sconsacrata in vestiari, non lo attendi.
Ti corrughi di modi,
gesti dentali, mute circostanze.

Si compie infine il parto
d’olio tela ed addio. Nebbioso, edile
il tempo diluirà la sentenziosa
schiena della fantesca.

_________________________________

PS. Peccato che lo spettacolo sia già avvenuto, spero sia andato bene. Verrà riproposto? Se mai qualcuno volesse tentare un esperimento di recitazione della mia poesia apud Vecellium, sappia che il testo è concesso in licenza Creative Commons BY-NC-ND (citare correttamente autore – non opere derivate – uso non commerciale. Invece per un uso commerciale (inserimento in una pubblicazione etc.) parliamone).
L’immagine del quadro è in pubblico dominio da Wikimedia Commons.

Happy birthday, (paper) mussels!

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mussels
Oggi è il primo e unico compleanno delle famose (più spesso famigerate) #56cozze 
(meglio: della loro uscita in stampa. Loro sono un po’ più vecchierelle).
È il tredici di maggio, ed è pure un venerdì: 
trattasi forse di “avvertimento a cose fatte”? 😉
Auguri!

Written by Roberto R. Corsi

13 maggio, 2016 at 08:40

more Caffellatte, please

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(dalla pagina facebook)

(dalla pagina facebook)

La settimana è iniziata maluccio. Lunedì mattina Francesco crea senza preavviso l’evento della messa all’asta degli arredi per chiusura della Latteria poetica fiorentina Caffellatte, gestita da sua madre fin dai tempi di Spagna ’82. Cinque minuti cinque e mi scrive persino Marco Di Pasquale da Macerata: ma che succede?
La realtà ce l’ha illustrata F. in una email a stretto giro: alle difficoltà di gestione che accomunano ormai troppe piccole attività del centro si aggiunge – lamenta – una lenta asfissia di via degli Alfani, arteria oggi in costante occlusione e assai diversa dai tempi dell’inizio gestione, tempi di ben altro fermento e iniziativa. Sull’aspetto commerciale dell’esercizio e storico-urbanistico della zona potete leggere questo articolo.
Quel che più mi importa è come da due anni il Caffellatte fosse uno spazio dove ascoltare belle voci di poesia e non solo, conoscere chi porta avanti la scrittura con tanti a capo. Confortante presidio – lo rammentavo a F. lunedì pomeriggio – in anni in cui gli editori, quando proponi poesia, se non ti mandano aff poco ci manca. Ricordo ancora, diverso tempo fa, la pagina web, poi corretta anche a causa di un mio articolo, di un editore appena nato: la poesia contemporanea non ci piace, non ne vogliamo: tenetevela!
Anche gli spazi fiorentini entro cui leggere/ascoltar poesie si erano già consistentemente ridotti e alcuni avevano preso una piega grottesca (che a me non dispiaceva ex se, ma che certo faceva propendere per una passeggiata o una maratona di backgammon piuttosto che star lì tra americani che chiedevano del bagno e camerieri che ti apparecchiavano enzél muso, perdonatemi la licenza massese).

Che fare? Partecipare anzitutto all’asta del 21 p.v., anche solo presenziare per stare in contatto con F.; accanto a questa iniziativa sarà, spero, lanciato un programma di donazioni e soprattutto un crowdfunding che possa permettere a ciascuno di noi di dare un apporto proporzionale alle sue possibilità.
Sapete che sono realista, quindi il mio auspicio ha carattere più di medio-lungo periodo ed è che si possa trovare un socio oppure un compratore che perseveri nell’indirizzo di affiancare all’attività commerciale l’attenzione verso la poesia e la cultura.

il multireading di dicembre cui partecipai pure io

la cartolina-invito al multireading cui partecipai pure io

Written by Roberto R. Corsi

13 aprile, 2016 at 09:47

L’oro di Tania, undici anni dopo

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tania-kazan

…è d’oro! Photo © deepbluemedia via oasport.it

Oggi pomeriggio Tania Cagnotto ha conquistato la medaglia d’oro nel trampolino 1 mt. ai mondiali di Kazan, con tuffi meravigliosi (soprattutto il secondo della serie) e tanta concentrazione, relegando sui gradini più bassi del podio le formidabili atlete cinesi. Momento storico e commovente, per festeggiare il quale rivelo un piccolo particolare: la mia poesia Tuffatrice olimpionica, uscita nel 2007 ne L’indegnità a succedere, fu innescata dalla visione della sua performance olimpica di Atene 2004, tre anni prima della stampa (i miei libri, a quanto pare, hanno sempre un triennio di decantazione).
Esulto con lei, che dopo anni di duro lavoro raccoglie questo oro meritatissimo, e, si parva licet, ripropongo sommessamente la mia lirica qui. Com’ero anch’io leggiadro all’epoca, si dirà, così diverso dall’iper-realista becero attuale! Cose che avvengono. Viva Tania! UPDATE del 1 agosto: Storico bronzo anche dai tre metri!

TUFFATRICE OLIMPIONICA

Più ancora del volo
già spuma morente

il gesto sommerso
di spingerti avanti ai capelli

soffonde
arcuato
le membra, diventa

vezzo di Pasifae

svelarsi di dolce mistero.
Lussuria, accettazione –
ciò che mi fu illusione, cretaceo
podio.

Written by Roberto R. Corsi

28 luglio, 2015 at 20:02

Happy NuYer con stravolgimento Cinzia

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San Gatto Maldestro. Tempo dunque di Auguri a tutti voi e ai vostri cari per un sereno 2015, che non ci faccia salire la bile e l’angoscia oltre i record dell’anno che sta finendo. Il mio 2015 sarà di decrescita (se felice o infelice lo dirà il tempo) e correlativamente spero di recuperare un po’ di spazio vitale da dedicare alle arti agli amici e a un minimo di sport.
Siccome voglio chiudere con un inedito e qualche goccia di acquaragia, vi propongo una variazione agostana su una breve e pura lirica di Cinzia Boccamaiello, poesia che bon gré mal gré ho contaminato con la consueta modalità “elefante in cristalleria”.
Ma la poetessa non me ne vorrà, perché, prima ancora di scrittrice, è mia sister of choice. Le mie (di)vari(c)azioni vogliono essere anche un ringraziamento per pubblici proclami, per la sua vicinanza preziosa e il suo ascolto in momenti per me davvero neri come la pece. TV1KSNDBN, come si direbbe nell’odierno linguaggio aulico.
La silloge da cui è tratta la lirica di Cinzia, del 2008, è Clemenza dell’inverno (Gammarò), e ho avuto l’onore di poterne scrivere la prefazione.
Buona fine e miglior principio!! R

2015

OHIMÈ-NEO
(stravolgendo una lirica di Cinzia Boccamaiello)

HO PENSATO CHE FORSE
ero cara agli dèi
la notte che la lucciola volò
sul davanzale della mia finestra,
e vi rimase a lungo, a consolarmi
di una malinconia senza motivo.
(da “Clemenza dell’inverno”, 2008)

Ho pensato che forse e dopo tutto
facevo schifo pure a un dio inesistente
il giorno memorabile allorquando,
con contrito imbarazzo emancipato,
lungo uno sposalizio inevitabile,
dimorai per la prima volta in chiesa
mantenendomi saldo senza un gesto,
senza segni di croce dietro al gregge,
senza litanie, riti, annusamenti
del biancorosso Jesus Dollar Club;

stavo erto ed eretico,
professione di Federer,
e una mosca ubriaca di calura
iniziò a tormentare in sinusoidi
me soltanto, così, senza motivo.

Ho pensato di essere
un similbafometto
signore degli insetti, un anticristo,
qualche figura austera,
scomoda e permanente;

lì a fianco, la mia donna intermittente
(sempre, sempre così benevolente)
mi fece meno bronzeo ricordando
che una mosca, di solito,
gira attorno alla merda.

Gioco, partita, incontro.

[Greve in Chianti, Agosto 2014, inedito]

Written by Roberto R. Corsi

31 dicembre, 2014 at 09:13

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calembour mundial

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«…INDI, VANO, M’INDIVANO» 

Con buona pace di events special guests fianceées omelettes e starlettes.
Buon calcio a tutti.

fifa2014

Written by Roberto R. Corsi

13 giugno, 2014 at 13:47

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Rondon des printemps: La sera fiesolana in una mattina d’acqua piovana

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Scortato al mio posto persino da una hostess e uno steward “come se io fossi una persona” (cit.) stamane ho avuto modo, grazie a un’adorabile amica, di assistere a uno spicchio de I Colloqui Fiorentini di quest’anno – la parte in cui Davide Rondoni leggeva e interpretava La sera fiesolana di D’Annunzio.

Rondoni POV

Rondoni POV (è quello in camicia azzurra)

Questi colloqui hanno un gran successo, infatti il Palazzo dei congressi era pieno zeppo di scolaresche e mi hanno trovato un posto distante ma degnissimo per ascoltare il famoso poeta, un punto azzurro laggiù che declamava e spiegava il Vate. Tutto attorno a me la vita, la vitalità egemone e ormai per lo scrivente lontanissima di torme di studenti: chi limonava, chi videochattava, chi sgomitava col vicino e gli mostrava ragazze poppute sul telefonino; ma c’era anche chi seguiva con attenzione ed emozione, e questa per la poesia è sempre una vittoria.
A me D’Annunzio non dice molto; sarà perché lo lego al non esaltante ricordo di certi dichiarati fascistoni a mare che volendo fingere di acculturarsi leggevano solo lui; più probabilmente perché colmo di un’ampollosità che mi è, almeno adesso, distante. Le sue profonde intuizioni esistenziali sono come una barretta di cioccolato purissimo rivestita da tre quintali di mascarpone, per cui si arriva raramente ad addentarla; diversamente per esempio da Pirandello che pure usa un linguaggio ricercatissimo. Mi pronuncio addirittura sul suo Martirio di San Sebastiano, musicato da Debussy (vedi che il titolo non era a caso?), che è un bel mattone anche per un classicomane come me.
Però sin dal liceo La sera fiesolana mi è sempre piaciuta, assai più, a esempio, di Er fracicone ed Ermione… scusate: La pioggia nel pineto. Leggi il seguito di questo post »

Written by Roberto R. Corsi

28 febbraio, 2014 at 21:57

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