Roberto R. Corsi

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Di grazia, che cosa è una “Poetessa”?

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Felicia Hemans (Wikimedia Commons, dominio pubblico)

Ho sempre, anche nelle mie poesie, risposto tiepidamente o ironicamente alle ostinazioni bilaterali su poetessa o [donna] poeta. Per tre motivi intimamente legati: 1) ritenendo senz’alcuna ironia migliori le donne degli uomini, non ho mai usato il termine “poetessa” in modo sessista o riduttivo; 2) preferisco che il vocabolario contenga più parole al fatto che ne contenga meno (quando alcuni intellettuali propongono di semplificare il vocabolario, mi raffiguro sempre il paradosso della neolingua orwelliana, sperando di non dovere mai impiegare “sbuono” in luogo di “cattivo”); 3) infine, a livello meramente fonetico, “poeta” mi pare un termine grezzo e privo di fascino; per dirla tutta, quando pronunciato a qualifica di una donna, rapportarlo mentalmente con “poetessa” mi ingenera una sensazione di clitoridectomia.

Dopo la lettura di questo articolo di Jessica Roberson su JSTOR Daily, però, sono molto più possibilista sull’eventualità di usare, d’ora in poi, “poeta” anche al femminile. L’ho fatto qui di necessità, traducendo, per contrapporre le poete protagoniste di oggi al modello letterario semisconosciuto di ieri, quello delle “Poetesse” ottocentesche. Continuerò forse a farlo, di certo continuerò a documentarmi.

Sperando di avere fatto un lavoro decente, ve lo propongo perché dentro c’è molto se non tutto: la discriminazionetunc et nunc – nei confronti del canone delle “Poetesse” e in generale di certe scrittrici; la professionalizzazione che certe poete hanno raggiunto, a costo di ingoiare il rospo di tale discriminazioni; una sorprendente conquista dell’autonomia economica mediante la sola produzione poetica (questo mi sembra un dato sconvolgente e, a naso, sconosciuto ai più, quando sentenziano che la poesia non ha mai dato di che vivere); infine, le remore bipartisan – dei critici elitari maschi, ma anche delle femministe intente al processo di riabilitazione – verso chi fa del sentimento il proprio argomento principe, oltre che del canone ottocentesco della “Poetessa” il proprio riferimento formale.

Raccomando a tutti una visita anche alla pagina con l’articolo originale: sia perché la mia traduzione ben può contenere errori (proposte di correzione benvenute: la duttilità è il vantaggio della scrittura online), sia soprattutto perché chi vuole approfondire troverà una serie di link alle tesi critiche lì espresse, la bibliografia, persino alcuni testi di Felicia Hemans, la poeta e “Poetessa” sulla cui figura l’articolo è incentrato.

Il termine prithee, leggo su wiki, ricorre 228 volte nell’opera di Shakespeare (mentre pray thee, di cui è una contrazione, 92), dunque il titolo è verosimilmente l’adattamento di un passo del Bardo, o di qualche poeta coevo, che non mi sovviene. L’ho reso in endecasillabo (tronco?).

Buona lettura.

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DI GRAZIA, CHE COSA È UNA “POETESSA”?
(What, Prithee, Is A “Poetess”?)

Jessica Roberson per JSTOR Daily
4 aprile 2018

La popolarità è stata a lungo un’arma a doppio taglio per le scrittrici. Di frequente, essa serve come scusa per espungere il loro lavoro dal canone storico-letterario nel preciso momento in cui tale lavoro si guadagna l’attenzione e l’approvazione del popolo dei lettori. L’opera letteraria femminile è spesso sottoposta ad atteggiamenti di superiorità da parte della critica, come pure a reazioni avverse, una volta che troppe persone l’hanno letta, in particolare se queste persone sono anch’esse di genere femminile, come dimostra il fenomeno di tendenza delle “Poetesse” del diciannovesimo secolo.

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riparazione epub

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comunicazione di servizio: mi sono accorto solo stasera che negli ultimi giorni ci sono stati problemi di accesso ai miei ebook in formato epub. Ho cambiato server e ora tutto fila come prima: i formati sono di nuovo accessibili mediante i consueti link nelle pagine indicate qui sotto. Le correzioni hanno riguardato:

L’oracolo della pizza
L’autoantologia 2004-2011
Il saggio su Alberta Bigagli
La scelta di poesie di Gabriella Maleti (su Perìgeion)

Mi scuso per l’inconveniente. Segnalatemi, casomai, ulteriori problemi. Buona ritrovata lettura.

Written by Roberto R. Corsi

10 aprile, 2018 at 22:42

Pubblicato su community, ebook, free, magagne, poesia, siti, varie

Perìgeion: riassunto delle puntate precedenti… e successive. Compreso lieto evento. Appendice: tutorial sui concorsi.

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Mi sono accorto che in questo 2018 non ho qui accompagnato con la solita “spalla” le uscite, a cadenza più o meno mensile, delle mie note di lettura sul portale di poesia che a voi dovrebbe essere ormai familiare. Rimedio asciuttamente: a gennaio mi sono occupato di Paolo POLVANI,  a febbraio di Marco CIPOLLINI; a marzo ho con piacere dato spazio a Francesco TONTOLI, ad aprile ho proposto due poesie di Annamaria FERRAMOSCA e, proprio oggi, una raccolta suggestiva di Giancarlo BARONI. Già che ci siamo: è già pronta, per il 10 maggio salvi imprevisti, una scelta di poesie dall’ultimo libro di Fabrizio CAVALLARO. Altre poete e poeti ci faranno compagnia da qui alle vacanze.
Come leggerli? Potete in ogni momento controllare i miei contributi tramite questo link (sta anche nella colonna di destra del presente blog).
E, mi raccomando, non tralasciate di soffermarvi sugli articoli dei miei conredattori che in una buona percentuale, direi nel 109% dei casi, sono assai migliori dei miei.

Ma la notiziona è di ieri e la apprendo tramite l’Editore Fabrizio Bianchi (dot.com press): Edifici pericolanti, la raccolta di Massimiliano DAMAGGIO, è stata segnalata d’impulso di un membro Giuria del “Pagliarani” ed è in corsa dunque per il prestigioso premio!
Un meritato riconoscimento per un poeta di coraggio e talento (cofondatore di Perìgeion e ora suo “nume tutelare intermittente”); evento doppiamente piacevole in quanto il soggetto è alquanto appartato e incostante, kome noi fècchi poeti ti una fòlta! smile! Brava la giuria a scovarlo. Molti altri, oltre me, fanno apertamente il tifo per lui. Il volume, consigliatissimo, è ordinabile contattando l’editore a questi recapiti. Per assaggi, ottima la recensione e la scelta di poesie a cura di Antonio Devicienti su Carteggi Letterari.
Dàje Max!

Di straforo: anche io in questi giorni mi sono occupato di premi (rectius: concorsi). Qualche riflessione in forma di guida. Niente che i miei aficionados non sappiano già, però – “forte” dei miei ondeggiamenti ed errori – ho buttato giù il mio tutorial in materia, che in effetti ha molto di demotivazionale. L’ho parcheggiato anche stavolta su Medium, acquario bizzarro e poco compatibile con le poetiche cose, però dotato di alcune funzionalità che possono tornarmi utili… Lo stile “ammaregàno” è condizionato dal predetto acquario.
Leggi qui: Tutorial – Concorsi di poesia.

ebook gratis: L’oracolo della pizza (poesie 2015-2017)

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(img di frontespizio)

L’oracolo della pizza è la sezione centrale di una raccolta più grande dal titolo Grafite bianca, le cui poesie spaziano dal gennaio 2015 all’agosto 2017. Alcune bozze (incomplete) sono circolate e hanno ricevuto attenzione in rete, con scelta di poesie, su Imperfetta Ellisse e Carteggi Letterari: ringrazio Giacomo Cerrai, Giulio Maffii e anche Andrea Cati per il loro apprezzamento. Il resto è quasi tutto inedito.

Il titolo deriva dall’esortazione, rivoltami quasi cinque anni fa da un noto poeta, a “tornare (?) a fare le pizze”. Mi ero permesso di criticare sul mio blog – penso educatamente – il semplicismo delle sue poesie, edite da una major. Alcuni anni dopo, mentre lui bissa l’uscita con lo stesso megaeditore, io invece perdo ispirazione e altrui attenzione: l’invito di allora assume dunque un valore oracolare. Gli antichi greci avevano la Pizia, qui invece siamo low budget e recepiamo l’esortazione dal lato cartaio (la Pita è l’asso di denari nelle carte piacentine) e consumatore di pizza ovviamente.

(…) Completa la raccolta un pugno di poesie dalla prima e terza sezione.

[dalle Note]

***

Scarica gratuitamente L’oracolo della pizza:
formato ePUB: clicca qui (odpizza.epub)
formato Kindle: clicca qui (odpizza.azw3)
formato PDF (rispetta l’ambiente: non stampare, se puoi): clicca qui

© Roberto R. Corsi. Opera protetta con marcatura temporale.
Il contenuto è redistribuibile sulla base della licenza CC BY-NC-ND 4.0 : condividi senza modificare, con finalità non commerciale e attribuendomi correttamente ed espressamente la paternità (anche un link a questo post o sito è gradito).

 

Written by Roberto R. Corsi

25 marzo, 2018 at 10:13

ritiro / retiro

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Una notizia. L’altro ieri ho appreso di aver ricevuta, con altri colleghi, menzione speciale al concorso Siamo fatti per l’infinito indetto da Accademia Mondiale della Poesia e farcito di presenze illustri in Giuria e non solo. La frivola instanuga responsabile del tutto è “la gialla” che giocava col titolo del concorso e con una constatazione, quella dello stato comatoso del congiuntivo, che – proprio lo stesso giorno! – proveniva da un’altra Accademia, quella della Crusca.
Ringrazio tutti e mi onoro del conseguimento; mi spiace non poter essere a Verona con voi domani per ritirare il premio, inchiodato come sono da un periodo di logistica assai difficile.

Una segnalazione. Il burnout guru Antonio Dini (grazie) mi ha fatto conoscere una app carina per dispositivi con la mela.
Si chiama Poetreat e potete scaricarla gratuitamente dal Vostro AppIe Store o da qui.
Già il titolo è stuzzicante: treat (words) like a poet does? Oppure una fusione di poet e retreat, forse (speriamo) non nel senso di incoraggiare alla ritirata bensì di buen retiro?
L’applicazione, che funziona solo con la sillabazione e la rima inglese (quindi dovrete sbizzarrirvi ininglisc), fa due cose semplici: per prima cosa mentre scrivete fa il conto delle sillabe dei vostri versi; poi, sotto copertura internet, vi suggerisce la rima, sulla base dello schema che in precedenza avrete settato tramite dei tondini colorati.
Niente che abbia la pretesa di generare automaticamente poesia (tra i tanti, questo che ho appena scoperto è abbastanza carino), ma piuttosto un tool utile per i parolieri o per divertirsi con un po’ di nonsense (vedi sotto: vi assicuro che non inghiotto rondini o cucino cuccioli di sorta!).
Da provare. Alcuni riportano malfunzionamenti, col mio ipad mini obsoleto va a dovere.

poetreat

Written by Roberto R. Corsi

23 marzo, 2018 at 12:20

giornata della poesia 2018: reading list

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Detto che per gran parte confermo quanto scrissi a San Serapione anni fa; detto altresì che tutte le mie celebrazioni consisteranno nell’andare, tra poco, a comprarmi le ottime lasagne sfornate da una gastronomia qui vicino; nondimeno mi sembra giusto lasciarvi una reading list poetica, nel mio piccolo. Eccola!

 

– La più bella raccolta uscita in cartaceo nel 2017/2018 che io abbia letto finora è sicuramente I quaderni del vino di Lorenzo Bastida. Qui la recensione;

– Alcune belle poesie “singole” che ho letto qua e là in questo giro di terra: Complanare di Paolo Polvani (la trovate qui dentro), poi, in ordine sparso, Alessandro Burbank, Viola Amarelli, Paolo Coceancig (tutte annotate sul mio taccuino);

– “Ho fatto scouting” con Francesco Tontoli e le sue Marzoline: ne trovate su Perìgeion una scelta che, salvo imprevisti, dovrei aver rilanciato proprio poche ore fa;

– Infine, con la consueta puntina di studium laudis, vi segnalo una mia traduzione di una poesia inedita della grande poetessa Alicia Ostriker. La poesia fa parte di una cinquina uscita su The Sigh Press, un trimestrale in lingua inglese edito in Oltrarno. Avrei messo anche il testo a fronte, ma i termini di © del periodico sono rigorosi, quindi dovete fare il raffronto “manualmente”.

 

Buona lettura!

 

#instanughe

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Tanto per non farci mancare nulla.
Un po’ per celia, un po’ per non morire (?) poeticamente.
Giusto per stare al passo coi tempi (in differita).
Ho lanciato un nuovo instagram hashtag, #instanughe, improntato alla nuga cioè alla bazzecola, alla chiacchiera, alla baia.  Siate benvenuti se vorrete proporne di vostre (io ne inserirò a intervalli irregolari).
Però restate scherzosi e leggeri (non senza ironia o sarcasmo).

#instanughe (dal latino nuga nugae). Lancio questo hashtag come esperimento di #instapoetry, tanto per stare sulle tendenze e anche perché la mia #poesia un se la fila più nimo da verun lato (licenza versiliese). Se volete mettervi in scia, benvenuti: la nuga è una baia e un divertimento, mi raccomando: richiede levità e scherzo anche se può nascondere sagacia e, meglio ancora, ironia. Anche per stemperare le ubique #emozione #bellezza (e relativa #orchite) in rete. PS è una storia (quasi) vera! #instapoesia #instaRRC

Written by Roberto R. Corsi

31 gennaio, 2018 at 14:32

Cinque risposte per L’Area di Broca

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Il prossimo numero de L’Area di Broca, prestigioso Semestrale di letteratura e conoscenza diretto da Mariella Bettarini, di cui vedete a lato l’ultima copertina, si sta delineando come questionario sulla / termometro della poesia, su cosa resti della sua funzione, su dove stia andando.
Ho dato di getto il mio personale contributo, spero sensato; lo potete leggere a questo link. Ringrazio di cuore la redazione tutta.

Mi “automonetizzo” (money quote), cioè pubblico un estratto:

l’esordiente si forma in primis come lettore, o almeno si spera, e qui vengono le dolenti note: presso il lettore sembra aver fortuna solo una poesia “vivente” anche talentuosa, ma sempre di impianto molto consolatorio; basata su un ubiquo e anestetizzato richiamo alla “Bellezza” e su una spiritualità quasi new age o religiosità spicciola; poesia spesso aforistica, salottiera, precettistica, a volte cabarettistica ma senza il tragico di fondo. Amo dire provocatoriamente che l’idea diffusa di “poesia” va a sovrapporsi pericolosamente con quella di “biscotto della fortuna”. Gli editori, anziché rieducare alla messa in discussione delle certezze individuali che ogni buon libro dovrebbe favorire (cfr. Kafka, Cioran), santificano la finta innocenza del lettore-consumatore in nome delle aspettative di ricavo, in definitiva ammannendo al lettore solo ciò che vuole sentirsi dire. Parallelamente, c’è il sospetto che molte scelte editoriali siano ormai operate sul numero di contatti e like che il poeta ha sui social, più che sulla qualità della proposta. In pratica, su quanto il poeta può vendere. È il mercato, baby: via con altri biscotti della fortuna! Non succede solo in Italia ma anche oltreoceano.

Il dibattito è aperto (Acciai Baggiani, Pettinari… anche i vostri contributi verranno letti e magari ospitati, su carta o in rete).

Written by Roberto R. Corsi

15 gennaio, 2018 at 23:06

Quadrofenìa dello scrittore: L’era dell’autopromozione permanente secondo Andrea Inglese.

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Rembrandt, Boas und Ruth, 1637-40. Berlin, Kupferstichkabinett der Staatlichen Museen (wikimedia, pubblico dominio)

Raramente, di fronte a un approfondimento che mi piace, scelgo queste pagine come mezzo d’inoltro: forse anche per pigrizia, lo ribatto semplicemente sui social più sensibili alla materia (es. per la poesia, fb e g+; meno tw e in) e attendo eventuali vostri commenti. Oggi invece coinvolgo persino questo libro giornale di fronte a un’analisi, quella di Andrea Inglese, di rara completezza ed efficacia. Il pezzo è uscito ieri su Nazione Indiana e fa parte di un dossier a più mani presente sul numero 68 di Nuova prosa.
Inglese, poeta saggista e traduttore, mi trova spesso d’accordo sulle sue prospettazioni (per esempio qui, per un certo periodo; poi, alas, la mia svolta cozzara).
Non tutte le tematiche sono ovviamente nuove, ma quello che mi colpisce è come l’Autore abbia saputo condensare in pochi periodi tutta la felice insensatezza del lavoro (spesso non retribuito) di scrittore e, naturalmente e con insensatezza ancora maggiore, del poeta. Con risvolti psicologici e verosimilmente psichiatrici dati dal diffuso senso di colpa e dalla “tripolarità” per cui la scrittura e la ricerca sono compresse anzitutto dal “lavoro vero” (ossia quello qui dat panem) e poi dall’autopromozionalità 24/7, sorta di bufera infernal che mai non resta e che – attraverso il coinvolgimento attivo e passivo – fornisce quell’endorfina, quell’illusione di who’s who con l’effetto psicotropo di alterare la percezione corretta delle grandezze in gioco e renderci perseveranti (oltre che di farci sentire vivi in un’epoca di grande incomunicabilità ed emarginazione, ciò che forse è il carburante più puro della gran ruota).

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Written by Roberto R. Corsi

5 dicembre, 2017 at 18:57

Pietre Vive digitali e l’Inventario dei sogni di Antonio Lillo

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L’inventario dei sogni sul mio K. presso la sala di lettura che preferisco 😉

Non voglio dilungarmi troppo sulla premessa: ho una certa predilezione per il libro elettronico, e ho i miei buoni motivi, nell’interesse della diffusione e della virtù poetica, per sperare in una sua (non facile) escalation.
Dunque sono molto contento che, di recente, Pietre Vive Editore di Antonio Lillo abbia lanciato la propria offerta di ebook.
Ricordate la mia recensione a Wunderkammer di Carlo Tosetti? Pietre Vive si occupa di poesia e non solo, cura molto l’aspetto grafico e artistico del prodotto librario, promuove iniziative interessanti, ha idee. Ben venga dunque la sua proposta digitale.
Inizialmente Antonio voleva creare un “doppio binario parallelo”, vale a dire cataloghi totalmente differenti per la carta e per l’ebook. Ma poi ha (giustamente, a mio avviso) cambiato idea e ora punta a duplicare gradualmente l’offerta.
Peraltro i cataloghi non saranno mai totalmente sovrapponibili; e qui va evidenziato lo sforzo di recuperare in digitale titoli esauriti a stampa, come per esempio la raccolta di racconti di Francesco Santoro, Piombo.
Va poi notato che i libri elettronici si presentano, a oggi, privi di DRM, quindi senza restrizioni alla circolazione: fedeli alla similitudine col libro cartaceo, che una volta acquistato si presta o si regala a chi ci pare, e confidenti nel fair use degli utenti (del resto, se vogliamo dirla tutta, la protezione digitale è in molti casi aggirabile, dunque il processo di responsabilizzazione del lettore richiede tecniche e passaggi aggiuntivi).

L’iniziativa di Pietre Vive Editore fu preannunciata con la versione gratuita del numero zero della collana digitale, ovvero l’Inventario dei sogni dello stesso Antonio Lillo. Dopo un breve periodo di comporto, l’inventario, disponibile esclusivamente come ebook, si è arricchito di contenuti extra e ora è in vendita a 3 euro.
Ve ne consiglio l’acquisto, sia per testare la qualità della collana, sia per dare incoraggiamento al progetto editoriale.
Infine, ultimo ma non meno importante, per apprezzare lo stile dell’Autore in un tipico “libro di una sera”, ironico e leggero ma ricco di riferimenti e cripto-citazioni letterarie – tra esse mi è parso di ritrovare Aristofane, Simenon, Stefano Benni (che a sua volta, coi “sogni-matrioska” di Prendiluna, si muove dal dream within a dream di Poe) e altro.
Viaggiando tra i sogni di Lillo – istantanee narrative racchiuse ciascuna in poche schermate – ho fatto miei soprattutto gli spunti di meditazione sull’età di mezzo (il quarantesimo genetliaco è il pretesto che ha mosso la scrittura), nonché, come è ovvio, sul mondo editoriale e sull’acquario poetico. Da Omero in poi il sogno è stato trattato da tutte le arti, per cui, come da prefazione autografa, non si pretende novità. Si annoverano qui comunque sogni a occhi chiusi e aperti, e prevale l’impianto surrealista su quello profetico. Mi viene in mente, per la carica immaginifica e per il contatto con personaggi illustri (qui Ungaretti, là Van Gogh), l’approccio di Kurosawa nella pellicola Sogni. Quanto alla midlife crisis e all’inquietudine di fondo, riecheggiano alla lettura quei versi di Pessoa che mando a memoria: «A chi sogna di giorno e sogna di notte, sapendo/ inutile ogni sogno,/ ma sogna sempre, soltanto per sentirsi vivere/ e avere cuore».

pietreviveeditore.it

Written by Roberto R. Corsi

6 novembre, 2017 at 14:04

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