Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Archive for the ‘satira’ Category

#Worldpoetryday 2017 calembour

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insofferenza per i tanti eventi poetici contenenti
i calembour seguenti
 

diversi/ aversi/ d’aversi/ inversi 
conversi/ “Su, versi!” 
perversi/ traversi/ Fraversi 
(Basilio, mio conoscente).

Salvo solo Roberto e Enea Roversi
e i corpi eventualmente
sul mio letto riversi.

[inedito, 3 minuti fa]

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Written by Roberto R. Corsi

21 marzo, 2017 at 09:27

Pubblicato su esercizi, inediti, poesia, satira

consigli di lettura: “Al di sotto della mischia. Satire e saggi” di Piergiorgio Bellocchio

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“Corsi, mi lasci in pace!” (img Dagospia)

Un intellettuale si aggira per la mia spiaggia.
E non parlo, mi spiace, di poeti (lo scrivente e almeno un altro): qui siamo a un livello superiore d’intelligenza speculativa. Né parlo, e nuovamente mi dispiace se qualcuno si sente offeso, di romanzieri in voga: qui esperiamo un livello superiore di sintassi, prima ancora che di stile.
In verità, per fotografarvelo, questo intellettuale – forse proprio in quanto intellettuale – è pure umbratile, si fa vedere molto poco: per lo più arriva all’una, pranza al piccolo ristorante con la numerosa e simpatica famiglia, poi torna via. Solo un paio di volte l’ho visto al suo ombrellone, in quei pomeriggi agostani in cui l’afa non dava tregua: l’abbronzatura “da ciclista” rivelava una certa avversione verso l’ozio brulicante di chiacchiere delle “cure elioterapiche” (come c’è scritto ora, nei cartelli d’inizio e fine della stagione balneare, quando non c’è obbligo di sorveglianza).
Difficile già dunque incrociarlo. Più difficile ancora parlargli, per una persona timida come me, se il suddetto gode dell’aura austera dei Quaderni Piacentini, fondati, diretti e portati avanti nel tempo in autorevole compagnia (compreso Alfonso Berardinelli, noto anche come memento mori della poesia contemporanea con cadenza biennale: 2013, 2015… 2017?). Leggi il seguito di questo post »

Written by Roberto R. Corsi

5 ottobre, 2015 at 18:36

Letteratura demotivational per l’estate: “Fama tardiva” di Schnitzler

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famatardivaAnche per mitigare il mio secondo fallimento librario ho letto, naturalmente, Fama tardiva, novella di Arthur Schnitzler scritta tra il 1894 e il 1895, rimasta a lungo nascosta a Cambridge, all’interno del lascito di mano- e dattiloscritti dell’Autore, e tradotta in Italiano solo da pochi mesi, da Alessandra Iadicicco per i tipi di Ugo Guanda.

Non potevo certo resistere all’attrazione data dalla trama: un vecchio e solitario impiegato, autore trent’anni prima di un libro di poesie (“Passeggiate”) anonimo sia nel titolo (cfr. Robert Walser e tutta la cultura della flânerie) che nella sorte (il comune oblio dei libri di poesia e dei loro Autori), dunque un uomo öhne Eigenschaften che quasi subito aveva messo il cuore in pace e le energie in carriera, viene, chissà perché, elevato improvvisamente al rango di Maestro ispiratore di un circolo di sedicenti artisti.
Questa circostanza repentina e inaspettata soffia sulla brace della sua autostima, ma il risultato sarà effimero, gli farà scoprire ipocrisia delle persone, futilità degli sforzi, irreparabilità del tempo perduto; al punto che il rifluire nel canale scolmatore della comunità borghese, insensibile al concetto di poesia “alta” ma benevola verso chi si tiene nell’anonimato (“E tutti lo annoveravano come uno di loro, e nessuno aveva il sospetto di chi egli fosse davvero!”), gli sembrerà quasi piacevole.

Un racconto che si legge in uno-due giorni; avrei voluto che fosse il mio “libro per l’estate” ma ovviamente le dimensioni lo impediscono.
L’impianto e il tono della narrazione forse non sono sempre all’altezza del miglior Schnitzler, ma l’affresco è gustoso e se ne deve desumere una volta di più come il portato psicologico del fallimento letterario desti interesse nei grandi autori.
Buono l’apparato dei due curatori tedeschi Hemecker e Österle.
L’ho letto in fretta, come detto, e lo consiglio nell’edizione Kindle o ePub che è corposamente scontata rispetto al cartaceo (di conseguenza i miei riferimenti non saranno alle pagine ma giocoforza alla percentuale). 

In campo poetico mi viene in mente una splendida prova del compianto Gianfranco Palmery, Dopo la tempesta, prova che ho riportato per intero sul mio tumblelog, e che in pochi versi musicalissimi esprime “shakespearianamente” il processo psicologico della rinuncia al proprio presunto “dono”.
In chiave narrativa il pensiero non può non andare all’altrettanto gustosa novella di Italo Svevo, Una burla riuscita, del 1926; ma gli snodi della vicenda sono diversi, e se quest’ultima si concentra quasi esclusivamente Leggi il seguito di questo post »

Per scrivere un’ottima poesia di ricerca (generatore semiautomatico a pagamento)

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bersaglio © La Sett. Enigm.

(d’après T.T., ovviamente)

Prendete un numero qualsiasi de La settimana enigmistica. (costo 1,50€)
Apritelo a pagina ventotto.
Localizzate il concorso “Il bersaglio”, in alto a sinistra.
Ricopiate diligentemente su un foglio i termini contenuti nello schema.

Su un’altra pagina, impiattate le parole in ordine e versi sparsi –
senza riordinarli in sequenza logica, mi raccomando!
Aggiungete segni d’interpunzione, articoli pronomi, preposizioni –
ma quanto basta, lo stretto necessario.

La poesia, finalmente, non vi somiglierà.
Ed eccovi divenuto un Artista, alla buon’ora degno
dei più illustri portali e delle note critiche, financo d’inclusione antologica.
Il volgo non vi comprenderà ma tanto non lo faceva neppure prima.

Esempio dall’enigma 3594:

Conversazione verde tra celebri api volate nel fluido del cinema Ceresio
(questo titolo è mio).

Arresto all’Isolotto:
seri cialtroni.
“Alì, i nomi!”
“Alt ai ROM,
“alci nomadi,
max. intralcio! Scoglio!”

Appello
ai poemi di Ariosto, al Marx di ieri –
capitale
copricapo sottolio,

alici arrosto – a Roma
Noemi.
Un approccio al domani.

Written by Roberto R. Corsi

9 giugno, 2015 at 09:22

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