Roberto R. Corsi

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su #Atelier85

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È uscito il numero 85 della rivista Atelier, che, tra gli altri contributi di livello, ospita anche il mio intervento di lunedì 6 febbraio scorso a Palazzo Medici Riccardi.
A questo link l’indice dei contenuti e la possibilità di acquistarlo online.
Un grazie a Giuliano Ladolfi, Giulio Greco, alla redazione e a tutti coloro i cui interventi e amicizia ho apprezzato in occasione del convegno.

Written by Roberto R. Corsi

23 aprile, 2017 at 13:49

Ten Years Gone

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Consentitemi la romanticheria.
Oggi, martedì 28 febbraio 2017, scoccano i dieci anni dall’uscita in stampa della mia prima raccolta di poesie,
L’indegnità a succedere.
È da tempo nelle intenzioni, ma la data non è ancora stata fissata, un incontro in occasione del quale parlerò di quel libro e quell’esperienza insieme all’editore Paolo Codazzi, in un pomeriggio dedicato alle edizioni Esuvia, “scuderia” della quale la raccolta ha fatto parte. Uso il passato prossimo perché l’attività di Esuvia è sospesa, ed è un peccato; hai visto mai che questo incontro, nell’ambito di un ciclo per il trentennale della rivista-madre Stazione di posta, possa ringalluzzirla?
Vi comunicherò i dettagli dell’evento appena ne avrò conferma.

Senza girarci troppo intorno.
Per me questo volgere del decennio perfeziona un giudizio prevalentemente negativo sulla qualità della mia poesia, sulla sua recezione, nonché sull’avvedutezza di alcune mie scelte.

 

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recezione critica/1

niccolo-cozze

recezione critica/2 (Bologna)

È dunque necessario un punto. O piuttosto servono tre puntini di sospensione.
Ho “chiuso” e dato la forma definitiva a due raccolte che mi stanno a cuore, scritte dal 2015 in poi.
In attesa di (molto eventuali) prese d’attenzione qualificate e serie verso la mia poesia, cercherò di privilegiare la riflessione e lo studio alla pubblicazione impulsiva delle mie poesie più recenti.
Manterrò invece vigile la mia attenzione, qui come su Perìgeion, su quanto scrivete voi.

 

Written by Roberto R. Corsi

28 febbraio, 2017 at 08:20

“Mise en Atelier”: l’online della poesia

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[pubblico qui la traccia, arricchita con link ipertestuali, del mio intervento per il convegno Atelier di ieri. Che, direi, è andato bene, con molti spunti e un Corsi insolitamente nei tempi… Da notare che ieri, nelle stesse ore in cui io parlavo cercando di ridimensionare le frustate verso internet, usciva un articolo di Gilda Policastro la quale, da par suo, fustigava i fustigatori e ribadiva il vitalismo della rete come unica fonte di rinnovamento; è un utile supplemento agli spunti di riflessione.
Attendendo che esca qualche foto sui social, inserisco quella della Madonna con bambino di Filippo Lippi, che sta nella sala attigua a quella degli specchi, in cui si è tenuto il convegno, e che ogni volta che si presentava la necessità di sgranchirsi un po’ le gambe era bello contemplare…]

AGGIORNAMENTO: l’intervento, riveduto e migliorato, è pubblicato sul numero 85 della rivista Atelier, in uscita a fine aprile. A questo link l’indice e la possibilità di acquisto online.

***

Grazie agli organizzatori per l’invito. Un grazie particolare a Michele Brancale. La traccia affidatami riguarda “L’online della poesia” (mescolando produzione poetica e recezione critica, come sentirete). L’argomento è sterminato e ampiamente attenzionato, in ultimo anche dalla stampa; i miei sono solo pochi e forse arcinoti punti di vista, limitati alla poesia tradizionale, lineare, non interattiva o ipertestuale; quest’ultima meriterebbe senz’altro un approfondimento ma un po’ off topic rispetto alla giornata di oggi.

Una famosa poesia di Valerio Magrelli avanza sarcasticamente l’ipotesi che l’unica vera coscienza che abbiamo dello Stato sia quella meteorologica. Di certo un relatore, quando può, deve essere un buon meteorologo. Captare che aria tira.
In questo caso ho la fortuna di parlarvi a ridosso di un paio di mesi in cui la stampa si è occupata molto, direttamente o di riflesso, della poesia online. Su La Lettura del 18/12 Francesco Permunian, per esempio, parla di età della “vanità mediatica” e di “affollata solitudine del blog”[1].
Pubblicare “in rete” le proprie poesie sarebbe un esercizio deteriore di vanità (anche se bisogna stare attenti con la parola “vanità”: sapete che l’editoria a pagamento in inglese viene chiamata Vanity press, dunque direi che il vizio compete altrettanto, se non di più, a una buona parte del cartaceo rispetto all’online). E soprattutto pubblicare in rete condannerebbe il singolo poeta alla solitudine e all’irrilevanza, come se fosse una particella di sodio in acqua Lete (Lete che non a caso è il fiume dell’oblio, quindi tutto sembrerebbe tornare).
Se poi lo sventurato poeta in fieri si esprime sui social network (da Facebook fino a Wattpad) anziché sul suo solitario blog, si passa dalla solitudine allo stigma: Aldo Nove, sul L’espresso di questo 29 gennaio, si esprime così: “La poesia, nei social, ci sta come i cavoli a merenda” o “antipoesie scritte da inconsapevoli antipoeti che poi, nei thread dei commenti, sono sommersi da complimenti di altri antipoeti in una valanga autoreferenziale di consensi imbarazzanti quanto le “poesie” stesse”[2].  Quindi alla “non poesia” in rete si dà pure una carica antitetica, virale, “dannosa” per la buona poesia.

Eccovi dunque il meteo de
L’online della poesia: tempo inclemente, gravido di nere nubi di nostalgia. Nessuna solidarietà tra “utenti del corrimano” in stile Szymborska: sei solo con te stesso oppure dileggiato.
Oltretutto, a livello storico e di grande stampa, mi preme constatare che leggere questi articoli oggi fa pensare che dieci anni siano passati invano: sull’apertura che Nanni Balestrini fece alla poesia online già in una famosa intervista del 3 agosto 2006 resa a Florinda Fusco sul quotidiano Liberazione (money quote: «Per fortuna c’è internet, che permette di far circolare ovunque, rapidamente ed economicamente, le poesie di tutti»), prevalgono ancora, si direbbe, le reazioni piccate di Giuseppe Conte sul Corsera (la poesia in rete come “materiale inerte”, “esternazioni emozionali” create da “esibizionisti” o “scemi del villaggio”).
Dunque, se mi consentite il calembour: Nihil novi, Nove.

Come mettere ordine? La parola-chiave per catalogare l’online della poesia, come spesso quando viene in ballo la rete, è disintermediazione. “Googlando”: “Riduzione del ricorso a intermediari nella compravendita [sive: fruizione] di beni e servizi in seguito alla diffusione di Internet, che facilita il contatto diretto tra utenti e produttori”.
In breve: la possibilità di poesia in rete ha permesso a chiunque di saltare a piè pari il responso e il lavoro editoriale o critico. All’immediatezza del tasto “pubblica” sul proprio blog, affiancherei, come esempio di disintermediazione poetica, anche una piattaforma online come KDP, Kindle Direct Publishing, che consente all’autore di diventare addirittura editore di se stesso, realizzare e vendere ebook in rete sul circuito Amazon, senza spese e con una royalty che può arrivare al 70%.

Detto questo, le affermazioni di Permunian e Nove non sono del tutto campate in aria. Alcuni corollari negativi di questa disintermediazione poetica sono evidenti anche a una breve “passeggiata” internautica: intanto la lancinante assenza di un filtro editoriale e di una seria attività di editing (questa però in netto calo anche nel cartaceo, dove sempre più libri che leggo sono chiaramente “manoscritti stampati” e non “editi”). Questa assenza può fare venire meno la qualità, senza peraltro che questo giustifichi una delegittimazione di massa: ci sono poeti eccellenti e consacrati che affidano inediti a facebook con cadenza regolare: Giacomo Trinci, Marina Pizzi, Carlo Molinaro, Enrico De Lea per citarne solo quattro.
Dall’altro lato (qui Permunian ha ragione) la sostanziale solitudine di chi scrive sul proprio spazio personale, dovuta però non tanto alla scarsa qualità quanto al debordare dell’offerta di poesia rispetto alla domanda, come pure all’assenza di una seria promozione; solitudine invero “affollata” solo di plausi acritici – per lo più da parte di conoscenti (“amici e sottoposti gerarchici”, come amo dire).
Poco o nullo, in sintesi, il “contatto diretto”, il dialogo tra poeta e lettore autentico, per tornare alla nozione di disintermediazione.

Ma la rete non è solo negatività.
Per esempio, un grande e dirompente effetto positivo che la rete può dispiegare sulla poesia, e che non viene quasi mai calcolato a dovere, è nella sua capacità di ridurre fino tendenzialmente ad azzerare lo scarto cronologico tra composizione della poesia e sua pubblicazione. In una parola, di mantenere la poesia fresca e attuale. Azzeramento cronologico massimamente utile se la creatività dell’autore s’incardina sullo sfondo di eventi recenti della storia e della società. E azzeramento cronologico che invece è inficiato dai tempi mediamente semestrali di risposta editoriale cartacea, a loro volta raddoppiati dall’iter di pubblicazione (sarà anche per questo, mi chiedo, che la poesia contemporanea tende, con mirabili eccezioni, a essere sempre più esistenzialista, ripiegata nell’io lirico e sganciata dai tempi che viviamo?).
Un rapido riscontro oltreoceanico: un portale internet come lithub.com sta pubblicando già dai primi giorni di gennaio 2017, quindi da prima dell’insediamento, poesie e prose brevi di vari autori contro Trump, quelli del movimento Writers Resist che comprende poeti laureati come Robert Pinsky e Rita Dove. Stesso lavoro di aggregazione (poetica ma non solo) sta facendo da pochi giorni un nuovo portale dal nome scoundreltime.com. Dal canto suo Nicolas Kristof opinionista del NY Times online aveva lanciato nello spazio commenti del suo blog dei contest di poesia in rete sulla guerra in Iraq o sul razzismo; il 23 gennaio ne ha aperto uno anche su Trump, con indole bipartisan (“esprimete le vostre paure e le speranze”, esorta Kristof); nella massa di componimenti spiccano già alcune gemme freschissime.
Tutti esempi di poesie del disappunto, della paura e della resistenza che, se anziché in rete fossero state pubblicate coi tempi editoriali di un volume cartaceo, avrebbero perso almeno la metà del loro mordente e del loro senso di viva angoscia.

Ritengo la capacità attualizzante della rete un’arma irrinunciabile per la poesia. Per questo, e per altri aspetti che non tocco per brevità, la disintermediazione portata dalla rete non va stigmatizzata troppo, come abbiamo visto fare, o peggio dismessa, ma secondo me ben temperata facendola rifluire in una reintermediazione operata dalla rete stessa, cioè in una riaffermata centralità e responsabilizzazione del grande ruolo critico ed editoriale che la rete stessa può e deve continuare a esercitare.
Mi spiego. Occorre dare sempre maggiore importanza all’esperienza di selezione e pubblicazione che i portali collettivi di poesia esercitano con autorevolezza. Tra questi sicuramente Atelier poesia e altri portali (una mia hit list personale e non esaustiva: Poetarum Silva, Carteggi LetterariNazione Indiana e per ultimo quello che mi vede come redattore, Perìgeion); tutti siti web che presentano il vantaggio di offrire congiuntamente selezioni di testi poetici da una parte e apparati critici dall’altra.

L’auspicio, che faccio anche a me stesso in quanto redattore, e da cui dipende l’uscita da questa querelle sulla poesia online, è che questo mix sia al più presto rimodulato con un sempre maggior bilanciamento tra proposizione del testo dell’Autore inedito e riproposizione dell’Autore già “conclamato”, già edito in cartaceo; la quale ultima, a quanto vedo, per ora prevale.
In una parola, sogno portali di poesia in perfetto equilibrio tra il ruolo di “cacciatori di teste” e quello di incensatori di talenti già affermati. Aumentando la prima componente.
Del resto già il Balestrini della citata intervista del 2006 sottolineava come, dopo un’iniziale difficoltà di orientamento per l’abbondanza di materiale, ben presto ci si orienti speditamente e si riesca da soli a capire dove cercare le cose migliori: «È un ottimo strumento, il solo inconveniente è che si fa un po’ fatica a orientarsi in mezzo a tutta questa abbondanza. Ma con un po’ di pazienza si arriva a individuare dove si trovano le cose che interessano e in più si possono avere rapporti diretti con gli autori».
Questo sistema misto, a pieno regime, avrebbe le potenzialità di essere contemporaneamente vetrina per gli esordienti e strumentario ermeneutico attraverso l’analisi dei conclamati; dando così legittimazione a chi è stato per la prima volta illuminato dalle luci della ribalta strappandolo all’isolamento; e diventando il portale un riferimento  per chi si addentra nella selva della poesia in rete da mero “consumatore”.

L’aspetto virtuoso di filtro sulla poesia emergente è poi coronato – e chiudo – da alcuni casi di ottima editoria sbocciata dal web.
Citerei a questo proposito almeno l’esempio di larecherche.it che da anni ormai presenta, a lato della sua attività istituzionale di portale di poesia, una collana di “ebook liberi” e gratuiti. La collana mette assieme esordienti assoluti e voci autorevolissime come quelle di Mariella Bettarini e Franco Buffoni.
Anche Carteggi Letterari ha tratto beneficio dalla sua esperienza come portale di poesia per proporsi anche come Editore tradizionale caratterizzato da un’estrema cura del prodotto cartaceo.

Ma, per finire, merita una considerazione particolare e autonoma il “salto di specie” operato pochi mesi fa da internopoesia.com che ha aggiunto alla sua attività di portale quella di editore cartaceo (Interno Libri) particolarmente attento alle opere prime.
Ora, grazie a un articolo di Fabio Chiusi, sono saliti alla ribalta de L’Espresso, ma io li seguo e sostengo dal 27 settembre 2016, lancio del primo progetto. Dalle prime 4 uscite sembrano dare ai debuttanti il 50% dello spazio, realizzando il perfetto equilibrio di cui parlavo prima.
È un’editoria brillantemente basata su procedure virtuose come il metodo del crowdfunding (microfinanziamento) per ogni volume della collana, e la massima trasparenza su spese e diritti d’autore.
Ecco, a chiusura del cerchio, che un’esperienza in rete spiega addirittura degli effetti benefici “a ritroso” sull’editoria tradizionale cartacea, rinforzando un’intuizione – quella di superare col crowdfunding il famigerato contributo all’editore – che era stata al settembre ‘16, a quanto mi consta, messa in opera da un solo editore cartaceo già esistente, cioè Samuele Editore (il cui primo crowdfunding poetico, per Il colore dell’acqua di Alessandro Canzian, è stato lanciato addirittura il 4 novembre del 2015 e chiuso il 12 dicembre dello stesso anno).
Altri Editori stanno adottando lo stesso meccanismo, per es. l’Ass. Mille Gru che ha potuto così finanziare il progetto Controlli di Rosaria Lo Russo e Daniele Vergni. La previsione e auspicio è che molti altri seguano.

Dunque, per scomodare i piani altissimi: mé phobeìsthe, non c’è da avere paura, men che meno sprezzo, dell’online in poesia. Occorre piuttosto dar fiducia a quel grande “TomTom poetico” che sono Atelier online e gli altri siti specializzati.
Ai critici online rinnovo invece l’invito ad aprirsi maggiormente al loro ruolo di talent scout.

[1] Francesco PERMUNIAN, Giudici e Zanzotto, ultimi maestri capaci di minimizzare se stessi, in “La lettura”, supplemento al Corriere della sera del 18 dicembre 2016, p. 14.

[2] Aldo NOVE, Ma scrivere versi non fa rima con facebook, in “L’Espresso” del 29 gennaio 2017, p. 84.

 

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ecco una foto del mio intervento (© gonews.it/Area Met FI). Alla mia sinistra il Consigliere metropolitano alla cultura Emiliano Fossi, a destra il prof. Marco Beck

 

cozze de lo Bisagno, cozze de li Castelli et accorati appelli

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due belle nuove.

1) Lo scorso sabato a Genova si è tenuta una presentazione di Perigeion nell’ambito del ciclo d’incontri Qui E Ora, a cura di Marco Ercolani e Rossella Maiore Tamponi (link all’evento fb). Era presente una rappresentanza illustre di redattori, il più avventato dei quali, Christian Tito, ha letto la mia Cozza XXIV. Lo ringrazio, l’ha fatta sembrare pure meno bimbesca di quella che è!
Potrete ascoltare e forse visualizzare l’intero incontro o buona parte di esso prossimamente su Perigeion. Vi esorto nuovamente, in qualità di co-redattore junior (lol), a inviare a perigeion.rivista@gmail.com le vostre poesie in valutazione. In particolare se avete inediti. Su, vi aspettiamo con fiducia.

 

 

2) per il mio ultimo libro non ho implementato nessun esperimento di distribuzione bibliotecaria, ho lasciato fare al caso e alla buona volontà degli uomini (risate). Vi segnalo però che una copia delle Cinquantaseicozze è magicamente spuntata presso la Biblioteca di Frascati (BASC), ed è dunque disponibile per la consultazione e il prestito (anche interbibliotecario).
Rifletto sull’acquisizione. Delle due l’una: o la biblioteca si è procurata la copia per proprio conto (massima stima), o più probabilmente trattasi di un critico coscienzioso che, ricevuta una copia del libro, anziché destinarla alla viciniore raccolta carta, l’ha conferita (ri-massima stima). Mi è successa una cosa simile anni fa con la Biblioteca Comunale di Lucca e il mio libro d’esordio, che infatti nel suo record porta in nota “dono di” un’illustre studiosa. La quale, se non si è sentita di riscontrarmi le sue sensazioni di lettura, mi ha perlomeno donato una piccola eternità (senza Yoko Ono), una molecola di non omnis moriar.
Per converso, per uno o due critici che conferiscono, venticinque silenziosamente smaltiscono. Al netto della mia possibile imperizia di scrittura e dunque di chi ritiene che l’inerzia sia un giusto adoperarsi per la damnatio memoriae, auspico che questo atteggiamento di “rimessa in circolo” bibliotecaria delle copie mandate alla riffa dei critici sia sempre più diffuso. Nell’attesa j’arisponnémo ‘n coroè mejo er vino etc.

uomo attempato chiama redazione Perigeion

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Si certifica che il proprietario di questo sito ha da pochi giorni compiuto anni 46.
Si comunica pertanto agli Ill.mi Quaderni, Annuari, Pagine, Censimenti di Poesia Contemporanea etc. che possono spostare l’età massima
per essere poeti da 40 a 45 anni.
Un saluto (è da parecchio che attendo di fare questa battuta, mi comprenderete).

farfallaperigeionFrattanto, udite: da oggi faccio parte della redazione di Perigeion. Grazie ai redattori che mi hanno cooptato e, insieme agli altri nuovi arrivi, già accolto come uno di casa, pur essendo tutti assai più talentuosi dello scrivente. Un pensiero particolare all’ottimo Massimiliano “Griffin” Damaggio: “esce Messi ed entra Carrozzieri”, ma tant’è.

Di che mi occuperò? Citando il Maccari citato da Flaiano, ho poche idee, ma confuse. Partirò molto lentamente (anche per la concomitanza con l’impegno di Giuria nel “Babuk”, impegno che per qualche giorno proseguirà oltre la deadline). Peraltro, il primo articolo l’ho già scritto e “impiattato”, è programmato per l’ultimo, “bisesto” giorno del mese, lo ribloggherò anche di qua.

Almeno una cosa è certa: voglio mantenere un doppio binario, cioè non cessare di far vivere autonomamente anche questo spazio.
Per cui vi preciso sin da ora che questo doppio binario si avrà anche nella mia posta in arrivo. Chi volesse mandare qualche testo in vista di una valutazione e pubblicazione su Perigeion usi la casella della rivista, vale a dire: perigeion.rivista@gmail.com; lo discuteremo animatamente in redazione. Chi invece invierà solo a me (sia in cartaceo che in digitale) avrà un riscontro unicamente su questi lidi. So che non durerà (tutti vorrete il portale con più lettori, vecchi marpioni!), ma ci provo.
Buon lunedì e buone scritture.

Written by Roberto R. Corsi

1 febbraio, 2016 at 13:19

Auguri, valigia poetica e… un ciuffo d’erba

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Auguro a tutti voi e ai vostri cari serene Feste e un 2016 che ci porti empatia (soprattutto!), ispirazione, azione.
Di seguito i libri e i pdf di poesia che mi sono messo in valigia. Molti li devo leggere da mesi e confido di colmare il gap da qui all’Epifania. Chiedo scusa e mi autoflagellerò comodamente nelle pause della Scala40 a soldi, promesso. In attesa di occuparmene, li elenco in ordine di ricezione o acquisto, in modo da incuriosire anche voi:

Viola Amarelli, L’ambasciatrice (autoprodotto in edizione limitata; dal 29/12 ebook gratis Smith&Laforgue);
Roberto Cogo, Deora dé, DotComPress;
Nino Iacovella, Latitudini delle braccia, deComporre Edizioni;
Maria Grazia Insinga, Persica, Cierre/Anterem;
Bernardo Pacini, Cos’è il rosso, Edizioni della Meridiana;
Marco Di Pasquale, Il fruscio secco della luce, Vydia;
Ottiero Ottieri, Poemetti, Einaudi.

Inoltre mi diletterò con qualche poesia di Marco Simonelli, in attesa della presentazione fiorentina, l’8 gennaio, de Il pianto dell’aragosta (Edizioni d’If), evento cui non mancherò e che vi consiglio vivamente di non perdere.

Off topic: ho portato con me anche un libello di racconti brevi e un saggio brillante.

Infine una segnalazione: è uscito da poco il numero 141/142 di Erba d’Arno, trimestrale di letteratura e arte diretto da Aldemaro Toni. Per la seconda volta questa rivista di ottima fattura s’incrocia col sottoscritto: anni fa ebbe il buon cuore di pubblicare la mia nota su un libro di Annalisa Macchia; ora ripropone, in versione light, la bella nota di Giacomo Cerrai alle 56cozze, nota uscita a giugno su Imperfetta Ellisse. Potete trovare la rivista – che merita – presso le librerie Feltrinelli, oppure potete ordinarla via email (ordini@ederba.it) e vi verrà spedita in contrassegno senza costi aggiuntivi.

È tutto per quest’anno; statemi bene! E grazie ai 24 lettori (Manzoni -1, per reverenza) che mi hanno seguito durante il 2015 e non solo.

PSsssst! le cozze son buone anche d’inverno! regalatevele e regalàtele.

La profezia del Brigadiere: breve e disincantato post su “Inter nos” di Baglioni (Bompiani)

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Questo post non vuole essere ironico o feroce ma solo disincantato, perché in qualche modo la percezione che per avere riscontro e considerazione critica la poesia debba ormai necessariamente passare per la strada della popolarità l’avevo avuta un quadriennio fa in questo post. Curiosamente avevo preso a emblema di questa sensazione, come scrittore dilettante che mai avrebbe avuto accesso agli onori, proprio il “padre brigadiere” di quel Claudio Baglioni il cui libro di versi (Inter nos, Bompiani) stamattina riceve una recensione a piena pagina – a cura di Giuseppe Antonelli – con tanto di lirica in evidenza, su La lettura del Corriere. Roba che voi, bravi poeti o poetastri *viventi*, “qkz” (c’o’ cazz’). Titolo: Su Facebook l’ermetismo (sic) di Baglioni.
È vero che a questo paginone (p. 23) ne viene premesso e affiancato uno altrettanto grande che si occupa di un poeta conclamato e importante come Vittorio Orelli, nonché di un emergente come Tiziano Broggiato (a firma Daniele Piccini). È vero che la pagina 23 reca in testa “Contaminazioni” e non “Poesia” tout court. È vero che nell’articolo c’è una certa timidezza nel pronunciare la parola (che fu) proibita.
Ma, nell’affabulazione critica, vengono scomodati il filologo Gianfranco Contini coi suoi “sintagmi impressionistici” e – udite udite – Pier Vittorio Mengaldo! il più fine esegeta di un certo Franco Fortini (il quale peraltro ha musicato una – una sola – canzone per Liberovici). Uno che prendeva la poesia molto seriamente.
Per dire: voi, col vostro libercolo in endecasillabi e/o parole desuete, il riferimento al (compianto) Nume Mengaldo ve lo sognate.

Beh, dice, vediamo i testi.
Testi “ermetici”, “sintagmi impressionisti”, di questa portata (19 gennaio 2011):
«E così finiamo per vivere altrove/ da qualche parte/ in un sogno forse/ in un sentimento che va lontano/ e si porta un po’ di noi (…)/ Come si può nascondere l’anima?/ Come si fa anche per un solo istante/ a smettere di amare?» .

Come farò io, invece, a criticare ancora l’innocenza “tirrenica” (o bambinismo, come l’ha chiamato un critico più feroce di me)? Ha vinto lei. E ha vinto per ricorso alla giuria popolare.
Tra l’altro nel 2013 si prospettò l’opportunità di far correre Bob Dylan, Vecchioni e Cohen per il Nobel; le reazioni furono spesso piccate ed escludenti, ma i testi di costoro, quantomeno per ambientazione e tematica… crema a confronto di questi, su!
Quanto a ermetismo, a meno che il vocabolo non sia mutato di significato a mia insaputa, ce n’è più in una porta spalancata che in questi pensierini.

Concludo ribadendo che Houellebecq, quando dice all’intervistatore “perché pubblico poesie? Forse perché sono diventato celebre…” non fa solo un motto di spirito ma enuncia seccamente un’amara verità.
Per cui, parafrasando Monkey Island 2: caro poeta (me compreso): spegni il computer/ chiudi il taccuino e vai a fare qualcosa di celebre!! 
Requiem. Buon barbecue domenicale. E forza Inter (senza nos).

Due parole su Houellebecq

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img The Guardian

Esce giovedì per Bompiani Configurazioni dell’ultima riva, il libro con le poesie di Michel Houellebecq, con la traduzione di Fausta Garavini e Alba Donati (debutto ufficiale come traduttrice della poetessa fiorentina: complimenti).
Su La lettura di questa settimana viene dato amplissimo spazio, ben tre pagine, a un’intervista all’Autore a cura di Stefano Montefiori, ove peraltro si spazia dal libro di poesie alla narrativa, alla vita personale, alla visione politica di Houellebecq, cui non difettano certo personalità e vis argomentativa.
Aspettando l’uscita del libro per un giudizio completo, mi soffermo su due aspetti. [perdonatemi se di qui in avanti indico Houellebecq con l’iniziale, per comodità]

Le parole di H. sulla poesia, nell’intervista, si confrontano nella mia testa con quelle di alcuni autori affrontati recentissimamente, in primis il poeta Billy Collins (introduzione a Balistica) e il filosofo Joan Fuster (Dizionario per oziosi, 1964; citato anche in Pg Bellocchio). Col primo, H. è in accordo a metà: da un lato troviamo in entrambi l’idea del maggior piacere a scrivere poesia piuttosto che in prosa; mentre invece è totalmente smentita l’opportunità, cara a Collins, di conciliare humour (di livello; ironico e autoironico) e poesia; anzi «La poesia non sopporta l’ironia e neanche lo humour». Coerente invece con Fuster, che alla voce Scetticismo (visto benevolmente come «unico correttivo possibile del fanatismo e della stupidaggine… incline a praticare il sarcasmo… forma igienica ed efficiente di carità») statuisce che lo scetticismo (dunque il sarcasmo) «è incompatibile con la poesia lirica», risolvendosi i suoi tentativi in versi pedanti.
Io mi ritengo una persona scettica e sarcastica che prova a trasfondere ciò in poesia; però mi rendo pienamente conto di questa barriera ideologica che probabilmente è ostativa al mio riconoscimento come poeta (ha quasi vinto). Ben più gravemente, constato come un vero grandissimo poeta ironico e sarcastico come Vito Riviello sia caduto nel dimenticatoio (certamente per l’editoria maggiore; credo anche in molte coscienze).
In parole povere: penso che H. abbia ragione, forse non nella sostanza, ma di sicuro nella disposizione degli armenti e dei custodi della poesia; per salire nel club Arcadia bisogna essere serissimi e fideistici. Possibilmente innocui.

Per fortuna H., pur rinunciando al sarcasmo, è tutto meno che innocuo. E qui veniamo al secondo aspetto: le due poesie anticipate sul settimanale. Una in particolare, dedicata a una diciassettenne che lavora in aeroporto, mi lascia speranzoso. Potete leggerla sul mio taccuino e per pura, felice coincidenza, viene a essere l’esatto opposto della famosa poesia “tanto ammòre” sulla cassiera del supermercato che ho preso a paradigma tempo fa e mi ha fruttato un invito al lavoro gastronomico e qualche ribattuta mediatica in più. In entrambe ci si rivolge a un ceto più basso (qui abbiamo anche il lavoro minorile), ma in H. ogni empatia di maniera è rimossa, il carattere darwinista del sistema non è occultato, fino alla rappresentazione della bruttezza/abbrutimento. Trattata là diplomaticamente come fonte di un non meglio specificato ammaestramento; qui invece, freddamente, nella sua irredimibile tristezza. «L’amore non è che per i belli, non c’è speranza per una “povera ragazza” poco attraente»; l’intervistatore lo coglie e H. lo conferma come «evidenza».

Mi aspetto dunque qualcosa da questo libro in uscita. Che sarà forse una meteora (di sicuro H. resterà e combatterà piuttosto sul fronte narrativo), ma almeno per un po’ potrebbe rappresentare una puntura urticante per un corpo poetico, lirico o di ricerca quanto volete, ma immancabilmente così politicamente corretto

Postilla: Simone Di Biasio mi ricorda, e lo ringrazio, un punto dell’intervista in cui, alla domanda “perché pubblicare poesie”, H. risponde «forse perché sono celebre?…». Dietro il motto di spirito si nasconde, quando non una critica, la constatazione del meccanismo editoriale. È un punto doloroso che lascio alla vostra riflessione. Il grado zero, vale a dire il fenomeno per cui è più semplice diventare poeta essendo già personaggio pubblico che fare il tragitto opposto (come sarebbe naturale), lo avevo affrontato qui. Come attenuante va considerato che H. è divenuto celebre in quanto scrittore anziché soubrette o calciatore…

Written by Roberto R. Corsi

26 ottobre, 2015 at 10:23

UT cupido poësis

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ut-desiderio

il numero 2/2013 della rivista UT (foto mia)

Vi propongo qui una mia poesia a carattere di esercizio in endecasillabi, gentilmente ospitata dalla rivista culturale d’arte UT; precisamente nella seconda uscita del 2013, fresca di stampa, con tema “il desiderio”. Nel ringraziare il direttore Massimo Consorti e il curatore della sezione poetica “prima era rima” Michele Ortore, vi esorto a prendere conoscenza del taglio e dei contenuti della rivista attraverso il blog (in cui trovate anche recapiti e modalità di reperimento), e poi magari acquistandone e regalandone qualche copia. Qui sopra, in una foto maldestra del sottoscritto, ne vedete la composizione bipartita.
La presentazione di questo numero della rivista si terrà giovedì alle 21,30 presso lo chalet-ristorante La Bussola, sul lungomare di San Benedetto del Tronto. “Accorri numeroso”!

 

L’AUTUNNO DEL NOSTRO DESIDERIO (esercizio)

Fare un pellegrinaggio a Settignano
implorando pulsioni non indotte;
eleggere dimora in qualche bar
a quattro passi da Villa Favard

sbavando alle ragazze Polimoda
mayadesnude (“invece ai nostri tempi
capelli cotonati, abiti tenda…”);
accostare le amiche a pornostar –

per esempio una è uguale spiccicata
a Shy Love, un’altra a Penny Flame:
non saranno mai tue ma, lucky you,
te le puoi figurare in point of view.

Ormai piallato su questo rituale
di maschio fioco, ‘ntorno al cor mi sono
piombate donne tre con rose e arpioni.
Qui l’autunno bramò di farsi estate;

non seppi la rinuncia: eccole a terra
cannoneggiarsi per l’amor spar(t)ito,
filistee d’uno stupido Sansone
rimasto vivo a districare crolli.

(inedito, 16.06)

Desiderio Costanza

(cerchia di) Desiderio da Settignano, Santa Costanza o la bella fiorentina, 1460-70, legno policromo (tiglio/pioppo) e dorato, con fibra vegetale e malta. Parigi, Musée du Louvre, Département des sculptures.

Contro (misure a) la spavalderia/II

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Il curatore della rubrica Paolo Febbraro (img © festivaldellapoesia.it)

Contrariamente al parimenti neonato BookDetector, di cui ci siam subito occupati, abbiamo benevolmente concesso doppio anzi triplo grado di giudizio alla nuova rubrica poetica del domenicale de Il Sole 24ore, iniziata il 3 febbraio scorso a cura di Paolo Febbraro. L’inserto culturale del Sole propone e proporrà ogni settimana un inedito di autore italiano vivente, accompagnato da una breve biobibliografia e da un’altrettanto succinta nota di lettura.
Le premesse all’iniziativa sono ab initio roboanti e spavalde, a partire dal catenaccio dell’articolo di presentazione della prima uscita: La poesia è più viva che mai (sic). Ve lo mostreremo con testi da noi commissionati e rigorosamente selezionati.
Ancora, in un sommario: Comporremo, di settimana in settimana, un’antologia della contemporaneità, mettendo i poeti alle corde per esaltarne la forza espressiva.

Prima perplessità procedurale da parte di chi conosce bene il carattere dei poeti, tutt’altro che ligi nel mettersi alle corde: è possibile commissionare un testo a un poeta già affermato e poi selezionarlo, dunque anche al contrario rifiutarlo, senza venire telefonicamente vituperati fino agli ascendenti di terzo grado? Io non credo, a meno che non si vada appresso all’autore chiedendogli di scrivere due poesie e poi se ne sceglie una, un po’ come al Festival. Ma se poi entrambe le poesie sono bruttine? Sarebbe utile conoscere nel dettaglio il meccanismo di cernita.

Altre perplessità vengono dall’articolo di presentazione, ove la poesia viene descritta da Febbraro come attività “estranea alla cultura collettiva”, “così connaturata all’essere umano che è difficile trovarvi qualcosa di immediatamente attuale”, “duratura e superbamente inutile”. Leggi il seguito di questo post »

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