Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 13 anni

Archive for the ‘recensioni’ Category

Perìgeion: riassunto delle puntate precedenti… e successive. Compreso lieto evento. Appendice: tutorial sui concorsi.

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Mi sono accorto che in questo 2018 non ho qui accompagnato con la solita “spalla” le uscite, a cadenza più o meno mensile, delle mie note di lettura sul portale di poesia che a voi dovrebbe essere ormai familiare. Rimedio asciuttamente: a gennaio mi sono occupato di Paolo POLVANI,  a febbraio di Marco CIPOLLINI; a marzo ho con piacere dato spazio a Francesco TONTOLI, ad aprile ho proposto due poesie di Annamaria FERRAMOSCA e, proprio oggi, una raccolta suggestiva di Giancarlo BARONI. Già che ci siamo: è già pronta, per il 10 maggio salvi imprevisti, una scelta di poesie dall’ultimo libro di Fabrizio CAVALLARO. Altre poete e poeti ci faranno compagnia da qui alle vacanze.
Come leggerli? Potete in ogni momento controllare i miei contributi tramite questo link (sta anche nella colonna di destra del presente blog).
E, mi raccomando, non tralasciate di soffermarvi sugli articoli dei miei conredattori che in una buona percentuale, direi nel 109% dei casi, sono assai migliori dei miei.

Ma la notiziona è di ieri e la apprendo tramite l’Editore Fabrizio Bianchi (dot.com press): Edifici pericolanti, la raccolta di Massimiliano DAMAGGIO, è stata segnalata d’impulso di un membro Giuria del “Pagliarani” ed è in corsa dunque per il prestigioso premio!
Un meritato riconoscimento per un poeta di coraggio e talento (cofondatore di Perìgeion e ora suo “nume tutelare intermittente”); evento doppiamente piacevole in quanto il soggetto è alquanto appartato e incostante, kome noi fècchi poeti ti una fòlta! smile! Brava la giuria a scovarlo. Molti altri, oltre me, fanno apertamente il tifo per lui. Il volume, consigliatissimo, è ordinabile contattando l’editore a questi recapiti. Per assaggi, ottima la recensione e la scelta di poesie a cura di Antonio Devicienti su Carteggi Letterari.
Dàje Max!

Di straforo: anche io in questi giorni mi sono occupato di premi (rectius: concorsi). Qualche riflessione in forma di guida. Niente che i miei aficionados non sappiano già, però – “forte” dei miei ondeggiamenti ed errori – ho buttato giù il mio tutorial in materia, che in effetti ha molto di demotivazionale. L’ho parcheggiato anche stavolta su Medium, acquario bizzarro e poco compatibile con le poetiche cose, però dotato di alcune funzionalità che possono tornarmi utili… Lo stile “ammaregàno” è condizionato dal predetto acquario.
Leggi qui: Tutorial – Concorsi di poesia.

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Giorgio Galli, Le morti felici

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«Io più non chiedo | io son felice | content* il rogo | ascenderò» cantano, nel concertato finale, Norma e Pollione. Ma è davvero possibile, fuori dalla esasperazione lirica, una “morte felice”?
Dovrebbe essere merce non rara, mercé i tanti insegnamenti religiosi o filosofici che dipingono la vita come un passaggio verso altro, oppure come qualcosa che deve essere vissuto solo quando dotato di un minimum standard di dignità. Peraltro, come mi faceva notare anni fa Fela B. (mamma di un’amica): «quelli che più credono in una vita ultraterrena son sempre i più spaventati dall’idea di lasciare questa». Semplicemente, dice bene Jim Harrison in una tarda poesia: a volte «Vorresti darci su, gettare la spugna, però non puoi, perché sei tutto ciò che hai».
L’istinto di conservazione prevale su qualunque medievalismo.

Eppure, epiteti di serenità e felicità ricorrono a più riprese nella carrellata dello scrittore Giorgio Galli, che in questo piccolo catalogo, ottimamente prefato da Marco Ercolani, intesse ventotto finzioni (dal frammento al racconto breve) riferite all’esito di personaggi illustri. Storie a volte narrate in terza persona, a volte in prima, a volte per il tramite di un personaggio legato al morente (classicamente, Max Brod per narrare Kafka, o il grande pianista Rudolf Firkušný per il suo Maestro, Janáček).

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Lorenzo Bastida, I quaderni del vino

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«Semplicemente dei versi, ossessivi e mi auguro inattuali, sulla malattia e la morte di una madre».

Lorenzo Bastida (img source: Youtube still)

Nella recente presentazione fiorentina ho sentito di non aver reso un gran servizio alla raccolta. Che invece nei giorni di gennaio e febbraio mi è venuta incontro, quasi addosso. Attraverso I quaderni del vino sono maturato io, col mio strumentario, che forse a dicembre era più grezzo o diversamente sintonizzato.
Non spaventatevi con la mia vicenda personale: la straordinarietà delle poesie può essere colta subito. Per esempio, nell’evidenza del dolore e nella forza degli affetti. Ma certamente, come scrive Lorenzo nella premessa, si tratta di versi «inattuali»; un vino corposo, rispetto al “lambrusco salamino” della leggerezza emozionale e del minimalismo lessicale, oggi quasi di rigore, soprattutto quando assistiamo a un esordio.
Qui abbiamo una raccolta felicemente pensata, non semplice. Il «semplicemente» che apre la premessa alla raccolta, e che dunque è la prima parola del libro, è in buona fede ma fuorviante. Del resto, che ci sia stato lavoro pluriennale è evidente dalla circostanza che i testi siano iniziati a fluire già nell’immediatezza della perdita, e ne sia poi stata fatta una cernita, una espunzione (è stata omessa la sezione dell’impegno civile, che – si spera – andrà a formare un altro libro); addirittura, con le stesse parole di Lorenzo, una «censura» nella quarta sezione della silloge.
Pensata, però, non vuol dire “costruita”, inautentica. Vuol dire matura in termini di coerenza sistematica, di metrica e musicalità, di scelte lessicali e perfino “architettoniche”, cioè attente ai rimandi interni e con qualche riferimento esterno.
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Written by Roberto R. Corsi

24 febbraio, 2018 at 08:30

Fabrizio Dall’Aglio, Le allegre carte

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(pubblico qui l’intervento del 18 dicembre alla Sala Fallaci del Palazzo Medici Riccardi, Firenze, in compagnia dell’Autore e di M. Brancale, P. Lucarini, P. Maccari e un pubblico partecipe)

Fabrizio Dall’Aglio ha ricevuto, come poeta, attenzione critica e premiale a livelli altissimi: basti pensare che il suo primo libro di poesie per Passigli, Hic et nunc. Poesie 1985-1998, si fregia, nel risvolto di seconda, di una nota di Mario Luzi, mentre una sua raccolta più recente, Colori e altri colori, è risultata vincitrice del Camaiore 2015, concorso tra i più importanti che abbiamo in Italia (e aggiungo tra i più virtuosi e completi nel giudizio, basandosi su una giuria popolare accanto a quella tecnica).
Cosa dire, dunque, di nuovo o almeno di non trito? I miei rilievi partiranno, come garanzia di originalità, da spunti personali. A cominciare dalle origini reggiane che condivido con lui per metà, cioè per parte di madre: mio padre giocò per sei campionati come mediano della Reggiana e conobbe mia madre, nata nella centralissima via Guidelli e figlia di un negoziante “sotto Broletto”. Quando poi leggo che alcuni scritti di Le allegre carte rivedono la luce dopo essere stati in origine pubblicati da Prandi, l’amarcord è ancora più intenso dato che per anni, fino a quando nel 1982 mi sono spostato qui a Firenze, abitavo a cento metri dalla Libreria Antiquaria Prandi, sullo stesso viale Timavo, al primo piano di un palazzo dalla facciata kitsch: rosa con rade graniglie amaranto e soprattutto con improbabili – ma non sgradevoli – pitture policrome di antichi egizi accovacciati o a coppie nei tasselli sotto i davanzali; “egiziani” oggi rimossi (anche la tinta è cambiata) ma al tempo eponimi dell’edificio.
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Anna Salvini, Calma apparente (su Perìgeion)

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Con un giorno di ritardo, annuncio anche qui l’uscita su Perìgeion di una breve nota di lettura sulla terza uscita della collana Interno Poesia. Del libro di Anna si è parlato bene sin da… prima che vedesse la luce, visto che, come leggerete, molte liriche erano già apparse online. Ho cercato dunque di essere breve e lasciare spazio al testo e alla vostra lettura… Ecco qui sotto, come sempre, il link diretto:
Anna Salvini, Calma apparente

Errata corrige: la presentazione di Le allegre carte, in programma lunedì, dovrebbe iniziare dalle ore 17 anziché dalle 17,30 come inizialmente vi ho comunicato al post precedente. Inoltre l’ingresso è da via dei Ginori 8 (“lato B” del Palazzo) e non da via Cavour. Nel frattempo la notizia è uscita anche sul profilo faceb00k di Passigli.

Written by Roberto R. Corsi

16 dicembre, 2017 at 14:51

La dolcissima gloria, la dolcezza gloriosa: Visioni dell’aldilà prima di Dante

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Vale la pena di segnalarvi questo volume fresco di uscita per Lo specchio Mondadori: si dà spazio a quattro poeti duecenteschi lombardo-veneti in lingua volgare, i cui poemi “pastorali” (in senso ecclesiastico-teleologico: volti cioè al fine della salvezza delle anime) tratteggiano qua e là un oltretomba strutturato in città divine e infernali, paradisi e inferni, proprio come avverrà per la Comedìa dantesca.
L’operazione ha più di un pregio, iniziando dall’equilibrio critico che le conferisce la prefazione del prof. Marco Santagata: lo spirito della riproposizione non è affatto quello competitivo che sottintenda il “c’ero arrivato prima io”. Anche se non è affatto improbabile che Dante abbia avuto esperienza di alcuni testi qui raccolti (soprattutto di Bonvesin e Giacomino, in cui già si assapora il gusto di certe punizioni o zuffe demoniache della prima cantica), la commedia dantesca è, e resta, tanto di più – per stile, per esiti poetici, ma anche per sostanza filosofica, politica, religiosa; e il contributo dell’Autore di Come donna innamorata non manca di segnalarlo già in limine.
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Michele Ortore, Buonanotte occhi di Elsa (su Perìgeion)

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La mia recensione di novembre per il portale Perìgeion si concentra sull’esordio, datato 2014, di un valido poeta marchigiano, attivo in molti ambiti di ricerca e cultura, Michele Ortore. Nel suo scrivere coesistono molti registri e modalità e questo me lo rende piacevole alla lettura e in qualche modo familiare, riportandomi, si parva licet, a un decennio fa e a quella volontà di rappresentazione totalizzante che è propria della giovinezza (nel mio caso di allora, già non anagrafica ma “Blixeniana”).
Si tratta di una raccolta caleidoscopica e ben confezionata da un editore di pregio, Vydia, attivo in poesia non solo nella valorizzazione delle voci italiane – marchigiane (oltre a Ortore, De Pasquale) e non solo (Matteoni, De Lea…) – ma anche nella traduzione e diffusione di poeti stranieri del calibro di Rachel Blau Du Plessis, John Taggart e, novità assoluta di pochi giorni fa, del poeta argentino Alejandro Pidello alla sua prima traduzione italiana per opera di Francesco Accattoli.

Ho divagato, come mio solito; ri-focalizziamoci sulla raccolta di Ortore.
Il link è qui a lato: buona lettura. Michele Ortore, Buonanotte occhi di Elsa

Written by Roberto R. Corsi

15 novembre, 2017 at 11:26

Mario Campanino, L’angelo morto (su Perìgeion)

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Mario Campanino in pausa (aperitivo e) autografi, foto mia.

Riprendono i miei contributi per Perìgeion giusto in coda a questa calda “ottobrata”, dunque con un po’ di ritardo rispetto alla ripartenza settembrina… Partenza differita ma entusiasmo immutato. Mi occupo della riedizione chez L’Arcolaio di un’opera lieve ma ambiziosa, già apprezzata in passato dalla critica per la sapienza con cui si gioca tra diversi piani d’interpretazione… L’Autore, musicologo e scrittore, è un vero umanista nel senso terenziano del termine. Compresa la mondanità: qui lo vedete in gran spolvero mentre scende dall’iperuranio delle cogitazioni e autografa qualche copia del libro! Smile.

Trovate, al solito, tutto su Perìgeion, partendo da qui: Mario Campanino, L’angelo morto

Written by Roberto R. Corsi

30 ottobre, 2017 at 11:19

Teresa Ciabatti – La più amata

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«Chi poi mi torturava è fuggito nella grande amnistia della vecchiaia»
(Cinquantaseicozze, I)

Devo dedicare qualche riga a un libro “personalizzato” che mi è incredibilmente vicino ma che – a differenza per es. di Haiducii – non posso certo giudicare un capolavoro. Si tratta del runner-up allo Strega 2017: un libro, La più amata di Teresa Ciabatti, che già dalla sua uscita sembrava tra i candidati autorevoli alla vittoria, per alcuni addirittura un predestinato. Si è tirato in ballo perfino Proust, si è parlato di “romanzo della borghesia”.
Cosa ha decretato il riscontro di popolarità e quasi premiale del romanzo e della sua scrittrice, peraltro già nota per prove precedenti e articoli sul giornale? Il fascino discreto della confessionalità, se mi si concede il remix di Buñuel (remix egualmente surrealista: magari la poesia confessionale sortisse lo stesso fascino della narrativa confessionale! Ma anche qui è possibile concludere che, in fatto di libri, il quomodo, cioè il genere, vince sul quid del contenuto).
In pratica, sin dai teaser precedenti l’uscita e sin dalle prime pagine si è promesso di rivelare i segreti di un padre miliardario realmente esistito, potente e intrallazzato – considerato un santo, un genius loci del grossetano e non solo – attraverso l’indagine di una figlia autodefinentesi con forza poco adattata.
Tradotto dal punto di vista psicologico del lettore: ecco un thriller e contemporaneamente una storia con fortissimi elementi di verità; ecco, per giunta e prima ancora, una scrittrice coraggiosa che scende dall’Empireo, esce dal Club del verbo rivelato a cui molti suoi colleghi afferiscono, e rivela il suo disadattamento profondo alla vita a causa di quanto sorbito in gioventù e in ambito familiare.

Irresistibile, no?
Così il vostro affezionato si è messo in coda al prestito digitale, attendendo pazientemente il suo turno e nel frattempo scrutando, come corollario del successo di vendite, la trincea “manichea” che il libro creava tra “Ciabatters” e detrattori. Trincea resa tangibile in occasione di una nota di Gilda Policastro, scrittrice e studiosa l’acutezza del cui sguardo è difficilmente contestabile. A séguito delle parole tranchant dell’Autrice degli Esercizi di vita pratica “fioccavano come nespole” (cit.), nei commenti, pochi apprezzamenti e piuttosto tante accuse di rosicamento, illazioni di rifiuti editoriali (subito smentiti alla fonte), sospetti di chiome vicendevolmente strattonate tra scrittrici.
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Written by Roberto R. Corsi

3 ottobre, 2017 at 15:04

Di liquidi certamente miscibili: “Calcio e letteratura in Italia (1892-2015)” di Sergio Giuntini

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[Pasolini] pensava che il «capocannoniere di un campionato» fosse «sempre il miglior poeta dell’anno» (p. 168).

IMG_5782La mia vita è sempre stata, ed è, attraversata dal calcio, che – taglio corto per non rendere questa recensione un’autobiografia – è stato volta per volta rimpianto, passione, simulazione, materia di studio, materia di lavoro. Senza il football la mia autostima forse sarebbe migliore, però la passione, una volta scoppiata, è indelebile. Spesso e volentieri leggo opere sul calcio, possibilmente a un livello superiore a quello dell’autobiografia. In questo caso il libro del professor Sergio Giuntini, edito da Biblion, mi ha incuriosito sin dal titolo, che lo qualificava di primo acchito come iperlibro, vale a dire come risorsa a partire dalla quale, proprio come un ipertesto, accedere a pregevoli opere letterarie imperniate sul calcio.
La lettura ha confermato questo facile pronostico, ma lo ha arricchito di molte altre connotazioni positive. Prime tra tutte la capacità e la forza responsabile di esprimere giudizi qualitativi e storici, venendo a costituire così una vera opera critica oltre che manualistica.

Dal punto di vista dell’analisi letteraria la quantità di testi citati è impressionante, alluvionale, soprattutto nel terzultimo capitolo del libro; una completezza che sembra a volte fatalmente tradursi in “lista”, invece testimoniando l’escalation della letteratura di genere nei tempi a noi più vicini. Leggi il seguito di questo post »

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