Roberto R. Corsi

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Pietre Vive digitali e l’Inventario dei sogni di Antonio Lillo

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L’inventario dei sogni sul mio K. presso la sala di lettura che preferisco 😉

Non voglio dilungarmi troppo sulla premessa: ho una certa predilezione per il libro elettronico, e ho i miei buoni motivi, nell’interesse della diffusione e della virtù poetica, per sperare in una sua (non facile) escalation.
Dunque sono molto contento che, di recente, Pietre Vive Editore di Antonio Lillo abbia lanciato la propria offerta di ebook.
Ricordate la mia recensione a Wunderkammer di Carlo Tosetti? Pietre Vive si occupa di poesia e non solo, cura molto l’aspetto grafico e artistico del prodotto librario, promuove iniziative interessanti, ha idee. Ben venga dunque la sua proposta digitale.
Inizialmente Antonio voleva creare un “doppio binario parallelo”, vale a dire cataloghi totalmente differenti per la carta e per l’ebook. Ma poi ha (giustamente, a mio avviso) cambiato idea e ora punta a duplicare gradualmente l’offerta.
Peraltro i cataloghi non saranno mai totalmente sovrapponibili; e qui va evidenziato lo sforzo di recuperare in digitale titoli esauriti a stampa, come per esempio la raccolta di racconti di Francesco Santoro, Piombo.
Va poi notato che i libri elettronici si presentano, a oggi, privi di DRM, quindi senza restrizioni alla circolazione: fedeli alla similitudine col libro cartaceo, che una volta acquistato si presta o si regala a chi ci pare, e confidenti nel fair use degli utenti (del resto, se vogliamo dirla tutta, la protezione digitale è in molti casi aggirabile, dunque il processo di responsabilizzazione del lettore richiede tecniche e passaggi aggiuntivi).

L’iniziativa di Pietre Vive Editore fu preannunciata con la versione gratuita del numero zero della collana digitale, ovvero l’Inventario dei sogni dello stesso Antonio Lillo. Dopo un breve periodo di comporto, l’inventario, disponibile esclusivamente come ebook, si è arricchito di contenuti extra e ora è in vendita a 3 euro.
Ve ne consiglio l’acquisto, sia per testare la qualità della collana, sia per dare incoraggiamento al progetto editoriale.
Infine, ultimo ma non meno importante, per apprezzare lo stile dell’Autore in un tipico “libro di una sera”, ironico e leggero ma ricco di riferimenti e cripto-citazioni letterarie – tra esse mi è parso di ritrovare Aristofane, Simenon, Stefano Benni (che a sua volta, coi “sogni-matrioska” di Prendiluna, si muove dal dream within a dream di Poe) e altro.
Viaggiando tra i sogni di Lillo – istantanee narrative racchiuse ciascuna in poche schermate – ho fatto miei soprattutto gli spunti di meditazione sull’età di mezzo (il quarantesimo genetliaco è il pretesto che ha mosso la scrittura), nonché, come è ovvio, sul mondo editoriale e sull’acquario poetico. Da Omero in poi il sogno è stato trattato da tutte le arti, per cui, come da prefazione autografa, non si pretende novità. Si annoverano qui comunque sogni a occhi chiusi e aperti, e prevale l’impianto surrealista su quello profetico. Mi viene in mente, per la carica immaginifica e per il contatto con personaggi illustri (qui Ungaretti, là Van Gogh), l’approccio di Kurosawa nella pellicola Sogni. Quanto alla midlife crisis e all’inquietudine di fondo, riecheggiano alla lettura quei versi di Pessoa che mando a memoria: «A chi sogna di giorno e sogna di notte, sapendo/ inutile ogni sogno,/ ma sogna sempre, soltanto per sentirsi vivere/ e avere cuore».

pietreviveeditore.it

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Written by Roberto R. Corsi

6 novembre, 2017 at 14:04

Un monumento ai caduti in piedi: La deriva del continente (Autori Vari, TransEuropa, 2014)

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grossetomoldava

Come chiamereste un megaristorante sulla Moldava? Grosseto Marina, naturalmente! (foto mia, Pasqua 2014)

Immersi tra le troppe antologie poetiche che si svolgono a “tema libero” oppure a “tema monolemmatico” senza alcun coordinamento tra i partecipanti, è bello trovare tra le uscite recenti questo esperimento espressivo a più mani ove (lo leggo in uno status di Francesca Genti) il progetto si è composto con un febbrile lavoro e un continuo confronto in fieri tra le sette voci che lo hanno animato. Si tratta de La deriva del continente, per i tipi di TransEuropa: un libro uscito a ridosso delle elezioni europee 2014 ma quasi a controcanto di esse, dato che si propone di analizzare con le lenti della scrittura un’identità europea (o meglio, la sua disgregazione) che tutto è meno che politica. Le grandezze pulsanti nel testo sono una realtà istintiva e psicopatologica soggettiva (sviscerate soprattutto dalla penna di Consorti e Genti), una realtà storica che emerge da vicende puntuali o scacchi diuturni, come la strage di Tolosa o l’operazione Frontex (realtà storica che è anche vissuto individuale, incrociandosi col trio deuteragonista “Mario, ragazza olandese, Omar”); ma soprattutto una criticità economica che mi sembra preponderante perché nella lunga distanza del libro essa assorbe le altre quasi in un blocco vischioso.
Le stesse nervature della storia del protagonista Paterson (da W.C. Williams, come il film di Jarmusch del 2016 ha poi reso manifesto) sono più definite e dense all’inizio, grazie soprattutto all’apporto dei poeti Marco Mantello (anche curatore e postfatore) e Simone Consorti; Paterson è una specie di Proteo che viaggia nel tempo mutando continuamente forme, carriera, preferenze sessuali, opinioni e ambizioni; ma viaggia nel tempo “a frammentazione”, cioè non come una lineare Elina Makropulos bensì saltando avanti e indietro, dunque diacronicamente disgregato anche lui come la sua Europa. Paterson: cognome diffusissimo quindi “uomo qualunque”, con una possibile suggestione Pater-son, padre-figlio, che potrebbe insinuare una scissione anch’essa economica-sociale tra il mondo offerto alle generazioni passate e a quelle correnti.
L’apporto dei sette autori, ciascuno con la sua cifra (dalla prosa tout court di Albert Samson, a varie declinazioni poetiche, con attenzione quando all’estensione “americana” del verso di Elisa Davoglio e nella sua parte migliore di Viola Amarelli, quando alla musicalità tradizionale e alla semplicità di vocabolario di una Genti, quando alla stoccata epigrammatica della chiusa di Consorti), è sempre significativo. Leggi il seguito di questo post »

Vuoto a 2

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Oggi, tanto per non passare la mattinata a fissare le travi a vista del soffitto meditando di penzolarci non prima di aver sussurrato per me solo, nel balzare dal soppalco, il nome dell’amante perduta, mi sono infilato in tre minuti nei vestiti e ho saltato la colazione per accompagnare Claudia a un trattamento psichiatrico (flebo). L’hanno fatta accomodare in una stanza in fondo a un corridoio; sbirciando con la scusa di andare in bagno ho visto che era popolata di confortevoli poltrone in pelle nera a lato delle quali svettavano le aste coi flaconi di tifiaccozepam o simili. Mentre aspettavo diligentemente in sala d’attesa leggiucchiando senza convinzione un insipido romanzo in realtà scrutavo, man mano che sciamavano verso la stanza dell’iniezione letale o tornavano per l’agognato verbo dello specialista, questi vinti dalla vita, o forse vincitori per no contest sul terribile della vita, quel terribile che inchioda al mezzo sorriso noialtri fintamente normali: il mio coetaneo paninaro fuori tempo massimo che agitandosi agitava il R0lex; il ragazzone dai lineamenti vagamente scandinavi e il look t0nn0 insuperabile che si tratteneva faticosamente dallo spaccare ogni cosa; la donna col basco le cui rassicuranti rotondità si vanificavano in un (non per me) impercettibile tremolio degli arti superiori. Ma più di tutti la signora Irma, cent’anni per gamba e dieci minuti per fare i cinque metri dell’atrio d’ingresso, scesa dal taxi sottobraccio a una badante; mi alzo, spalanco loro le porte a vetri per farle entrare e sento questo ansimare ritmico e violentissimo, baritonale, a udirlo a occhi chiusi carico di testosterone. Che dire? la portano lì “per riequilibrare la mente”… Una mente imprigionata in un corpo cui il rivo strozzato che gorgoglia e che s’impara al liceo fa un baffo. Una mente che chiede solo d’essere libera. Se in questo luogo terribile si leggesse Seneca, Irma sghignazzerebbe muta nel suo nirvana. Io l’ho provato il nirvana, prima che me lo chiediate, quando mi hanno praticato la sedazione per la colonoscopia; purtroppo mezz’ora dopo mi sono svegliato scoreggiando pantagruelicamente. La pena in tempo binario di Irma mi rappresenta la necessità del nulla molto più del ritorno caotico di Claudia, che si scaraventa nel cortile per la voglia impetuosa di fumare; la medicina la fa girare in tondo come una barca di America’s Cup prima del via. Due parole masticate e sorde con lo psichiatra e si vola in centro, ma prima di noi volano via i miei sogni, fanno un cenno di saluto sfiorano la volta dell’elegante ingresso del palazzo e si sciolgono nella cappa di smog della città.
Claudia è la signorina per la quale ho sacrificato più o meno consapevolmente la mia vita e che a ogni giuntura di questo decennio ha saputo miracolosamente affastellarsi ed esserci, essere donna come nessuna e far saltare il banco. Un mese fa si è presentata a casa mia splendente, declinando parole balsamiche, inanellando baci e avviluppandosi intorno a me quasi amniotica, impareggiabile, per poi sparire verso la stazione fumando nervosamente e magnetizzando gli sguardi dei clienti del limitrofo bar su mani affusolate unghie laccate in nero e gambe interminabili. Oggi (come già il giorno seguente) è l’opposto di allora, quel minuscolo e fradicio esserino visto troppe volte ormai, ma finora mai abbastanza per lasciarlo lì. Vuole farsi del male ed è impossibile impedirglielo, il suo sguardo oltrepassa anche le persone care come fossero vetro. Dispiega tutte le sue astuzie e le sue nevrosi per renderci suoi pusher e assecondare la sua compulsione. Ci riuscirà più tardi, con mille sotterfugi compreso l’affetto per me che non può provare, e questa volta, anche se è tutto ciò che mi resta, la faccio scorrere via come sabbia dalle mani, decido di non vederla più. A meno che il prossimo anno, o al massimo quello dopo ancora, non ci sia pure io su una di quelle comode poltrone. Gireremo in cerchi opposti nel cortile, faremo un match race di psicolabili. Sospiro e vado a firmare le dimissioni in quadruplice copia.

(inedito)

Written by Roberto R. Corsi

28 novembre, 2013 at 23:39

Pubblicato su inediti, materiale, prosa breve

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Notturno, giusto per fissare il momento

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Cammino per Ponte Vespucci in una fredda nottata di novembre, appena poche ore dopo aver perso tutto. Un vento austero raffigura il mio senso di sconfitta, crea mulinelli sul lastricato del marciapiede di destra, mi sferza le guance come un padre ottocentesco prodigo di rimproveri. Coppie anziane rincasano da teatro: han dato Donizetti, e loro rimuginano sulle virtù belcantistiche del Nemorino di turno. L’elisir d’amore… Forse il mio dovrei cercarlo in fondo all’Arno, stanotte possente ma pacato, magari pure lui rattrappito dal freddo… Per fortuna il farmaco, qualcuno dei farmaci di quell’apotheke ambulante che mi porto nelle tasche, ha fatto effetto almeno per oggi, e mi ritrovo orfano di quella vocina che ogni tanto mi esorta a risolvere tutti i problemi buttandomi giù – come tanti, troppi hanno fatto, dalla minorenne indiana alla splendida mia dirimpettaia finlandese, eternamente depressa. La mia voce è svanita nel buio, e dire che la stronza mi aveva seguito pure in America, evidentemente per lei Arno o Monongahela era lo stesso, contava farmi fuori e quasi ci era riuscita, nello stretto camminamento sopra quel corso d’acqua smisurato. Invece, grazie a questa benvenuta assenza, posso indugiare a mezzo il ponte senza dovermi affrettare, e godermi il panorama a est: il filotto di Carraia Santa Trinita e Ponte Vecchio è benedetto, in alto, da Sirio, plasticamente – come in un presepe – a perpendicolo sull’acqua; bluastra, forse per il cielo nascostamente gravido di polveri e smog; sola stella dalla lucentezza capace di squarciare il male dell’uomo. E infatti tra gli umani nessuno ci bada, tutti a bubare e a bubbolare dal freddo, lesti nel passo. Attenti, al massimo, alla luna asettica e incandescente che a tratti sbuca dalle nuvole e che domani sarà piena, e per me solo. Mi tiro dietro in fretta la porta di casa e, contrariamente a quanto pensassi, nonostante ogni pietra antica mi abbia rinfacciato il suo volto irripetibile, il suo corpo che altri d’ora in poi vendemmieranno, quest’altro corpo doppiamente traditore, il mio, che odio e come altri non so più riconoscere, riesce a non versarci mezza lacrima.

Written by Roberto R. Corsi

16 novembre, 2013 at 00:39

Il signore degli anellidi

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(pubblico un inedito dello scorso anno, pensato come esercizio di stile e come omaggio a José Saramago e ai suoi, più o meno confessi, emuli…)

IL LOMBRICO CHE, strappato alla sua quotidianità sinuosa e orizzontale, fatta di terriccio molle ordinario quale si può ritrovare in molti luoghi, non solo in quella Versilia insolitamente arida, a detta dei meteorologi per un singolare ritardo nella rottura dell’anticiclone delle Azzorre, per il riscaldamento globale a detta di pochi altri, sbeffeggiati o addirittura infamati da bagnini e proprietari d’esercizi sulla costa che per interesse miravano a minimizzare l’erosione, fu collocato nella vaschetta e poi sull’amo, e stancamente lanciato nell’acqua agitata dal pescatore, trapassando pressoché immediatamente per affogamento e si direbbe senza soffrire, se solo la scienza ci confortasse già con studi precisi sull’argomento, tentati peraltro in favore di molluschi e crostacei da alcuni biologi danesi mossi dalla crudezza delle pratiche culinarie, dovette attendere per poco il suo contributo alla catena alimentare, allorché uno sgombro spintosi troppo a riva, forse per una poco ittica ma molto umana ricerca di solitudine dal branco che pinneggiava un centinaio di metri più al largo, lo ghermì e inghiottì, repentinamente abboccando e provocando uno strattone alla lenza del pescatore il quale, pur intento a fondo nella lettura del quotidiano sportivo che incensava la vittoria della sua squadra del cuore, vittoria risicata in verità e non immune dall’ombra di decisioni arbitrali non corrette, ma che cominciava a produrre effetti incoraggianti in classifica e nello spogliatoio, fu accorto nel condurre il pesce a riva, talora assecondandolo nei suoi sforzi per evitare che slamasse, ossia in gergo si strappasse atrocemente ma salvificamente via l’amo dalle fauci a causa della lenza troppo tesa, inconveniente non infrequente nell’ipotesi di prede di calibro e predatori inesperti, ma non era questo Leggi il seguito di questo post »

Written by Roberto R. Corsi

19 aprile, 2011 at 10:04

Pubblicato su inediti, materiale, prosa breve

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Hommage à Trieste

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Il prossimo fine settimana a Parigi avrà luogo la terza edizione della Festa del Libro e delle Culture Italiane, ideata dalla libreria fiorentina Leggere per. Chi di voi avrà la fortuna di visitarla potrà assistere ad eventi culturali di gran pregio (in programma, tra l’altro, incontri con Carofiglio, Wu Ming, Celestini) ma potrà/dovrà imbattersi anche in una presenza muraria inquietante: la mia. Subito dopo Natale avevo infatti partecipato con una microrecensione al concorso 1 carattere in 500 caratteri, scegliendo l’amata Trieste (e il libro di Covacich che bene la racconta) come presidio di un’italianità meravigliosa e problematica, passata presente e futura, da scoprire o riscoprire. Risultato inaspettato, la giuria ha voluto attribuirmi addirittura il primo posto!!! Non avendo potuto purtroppo dar seguito alla gentile ospitalità offertami au bord de la Seine da organizzatori e partners (che ringrazio molto per tutto), sarò lì… in effigie e scrittura, assieme ai pannelli delle altre belle recensioni selezionate e proposte in versione bilingue…

A sinistra vedete una miniatura del poster che “abiterò” assieme alla mia traduttrice Anne-Claire De Moro: cliccandoci sopra (o anche qui) avrete accesso al documento pdf a grandezza naturale…
Mi è piaciuto tanto, davvero, pagare questo tributo narrativo alla città che più di tutte mi ha affascinato negli ultimi tempi e metterla in ideale comunicazione nientemeno che con la Ville lumiere! Nella foto sono in Piazza dell’Unità, è l’agosto del 2007 e sono praticamente appena sceso dal treno con relativo sbracamento e visibile stortura vertebrale, ma già innamorato delle Rive al tramonto…

Written by Roberto R. Corsi

1 febbraio, 2010 at 02:34

centuria-crossing

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chi ha avuto il buon cuore di procurarsi L’indegnità troverà una poesia dedicata all’Olmo Campestre (Ulmus minor, ben 23 metri!) che si trova tutto solo in Piazza Vittorio Veneto, esattamente qui. Ho pensato subito a questa usitata location per “smarrire” il mio microracconto (o microromanzo, ma direi più racconto) di una pagina, offerto volentieri alla bella iniziativa di Microcenturie, iniziativa conosciuta via Eva Carriego e che v’invito ad approfondire e, se ve la sentite, ad arricchire col vostro apporto. Intanto stamane, con fare circospetto, ho deposto furtivamente il foglio sulla nuda terra proprio sotto il piedistallo con la locandina. Poi mi sono recato a piedi verso l’ufficio non prima di prendere una storta colossale (grazie ad una buca-cratere nella mantenutissima sede stradale fiorentina) che ho interpretato come invidia degli dei / giudizio sulla mia scrittura.

Nei prossimi giorni, mi dicono, la mia centuria apparirà online e sarà più capillarmente a disposizione di chi la volesse leggere, commentare, stampare, smarrire dove vuole. Se volete avere l’anteprima e siete in zona, affrettatevi verso il piedistallo sperando che qualche anima bella non abbia già prelevato il foglio sottostante e vi ci sia soffiata il nas… lo abbia letto e portato via (speriamo che ne comprenda lo spirito bookcrossing, cioè l’esigenza di girare).
Chiunque leggesse, ora o in futuro, sappia che con esso saldo un debito morale con una persona che non ho mai conosciuto (se non a cose fatte, mediante l’articolo di giornale il cui link si trova in calce al racconto) ma che per lungo tempo ha influenzato la mia vita, un po’ come se fossimo Weronika e Veronique

UPDATE:: il racconto è stato prelevato dal luogo dell’abbandono (da una mano santa o dalla nettezza non so). Ma soprattutto è stato finalmente pubblicato su microcenturie e dunque si potrà tener traccia dei luoghi di smarrimento/abbandono tramite i commenti al suo post.

Written by Roberto R. Corsi

22 gennaio, 2010 at 16:00

œuvre au noir

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La BarbagiannaÈ un periodo fertile per idee, nuove amicizie, progetti. Dopo il prezioso arruolamento nel Poetico Diario 2010 (vedi qui) giunge una altrettanto pregevole collaborazione artistica: una mia breve prosa – Coincidenza di opposti (frammento di una lettera possibile) – è inclusa nel libro d’arte A nera, primo volume di un quintuplice omaggio a Rimbaud ed alle sue Voyelles, ideato da Morgana Edizioni.
Il libro-opera (volume di cm 35×45), che oltre al mio testo comprende, più significativamente, opere visive di Gianni Dorigo e sette poesie di Liliana Ugolini, sarà presentato sabato 12 settembre, dalle ore 17, presso “La Barbagianna”, spazio d’arte contemporanea (di cui vedete il logo) situato sulla via di Grignano, sopra Pontassieve. L’occasione è il vernissage d’apertura della mostra Multisala di Gianni Dorigo, che resterà aperta sino al 31 ottobre p.v. L’apparato introduttivo all’opera di Dorigo sarà garantito grazie all’intervento del critico d’arte Sonia Zampini.
Ringrazio molto Alessandra Borsetti Venier e tutti i sodali in quest’opportunità.
Per i dettagli e la scaletta dell’evento, incluse indicazioni stradali su come raggiungere “La Barbagianna”, potete consultare la pagina Exibart o Tellusfolio. Ci sono anche i recapiti telefonici per chiedere informazioni e/o avere conferma di modalità e orari (essendo un evento extra urbem, il suo svolgersi outdoor/indoor è legato al meteo).
“Accorrete numerosi”…

UPDATE: la scheda del libro, con due immagini “ufficiose”.

Written by Roberto R. Corsi

6 settembre, 2009 at 00:52

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