Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Archive for the ‘presentazioni’ Category

civetta decembrina

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Brevi di cronaca (nera?) fiorentina:

  • Giovedì 14, dalle 18, dirò qualcosa sulla raccolta di Lorenzo BastidaI quaderni del vino, alla libreria Parva Libraria (Via degli Alfani, 28/r – Zona Pergola – sito | evento fb).
    Con me: Autore e altri valenti relatori e lettori.
  • Lunedì 18, dalle 17, dirò qualcos’altro sulla raccolta di Fabrizio Dall’AglioLe allegre carte, a Palazzo Medici-Riccardi, sala Fallaci (Via Dei Ginori, 8 – Zona Duomo  – wiki).
    Con me: Autore, Brancale, Lucarini, Maccari (quest’ultimo ottimo poeta nonché condirettore della collana).
  • martedì 19 ho il dentista, “smile”
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Written by Roberto R. Corsi

11 dicembre, 2017 at 11:52

“Se ‘l Corsi s’assottiglia non è più lui”: secondo dei #Corsileaks e #Cartevive

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Post cumulativo causa navigazione intermittente.

Ieri mattina Giulio Maffii ha operato su Carteggi letterari la sua selezione di poesie da Grafite bianca, dando così corso al secondo dei #Corsileaks (il primo qui). Grazie per le lusinghiere parole, Giulio: anche se non sum dignus, fanno bene. A parziale risposta, non so che destino avrà questa raccolta che considero ancora aperta ancorché “stabile” (con tutta la valenza ossimora della sua provenienza da scrittore instabile). Al quarto leak la metto tutta online e fàmo prima.


Alle diciassette, invece, il pomeriggio di Carte Vive, un’occasione per discutere in modo spontaneo di critica, di come si portano avanti le proprie idee letterarie, il “canone” etc. Qui in foto vedete la formazione, primo da sinistra il Falstaff de noantri (da cui la citazione nel titolo), a seguire M.V. Sanfilippo, M. Brancale, P. Lucarini, E. Gurrieri. Ottimi, inter alia, i lavori su Sandro Penna e Luigi Capuana da parte delle correlatrici Elena e Maria Valeria, e vi consiglio con enfasi i loro volumi linkati appena ora; oltre a quello “eponimo” della giornata. Da parte mia, nonostante la mia formazione recensoria che considero tuttora in fieri, spero di aver dato qualche spunto orientativo, svariando tra citazioni, nomi, perfino musica classica (ah, la ferocia critica!) e qualche indicazione online che è sempre difficile proporre “dal vivo” senza link in sovrimpressione.
Avevo preparato una traccia robusta, per lo più ridondante. Salverei il mio richiamo verso la città nemica a “ca…lcolare” un po’ di più Fortini (manca poco al dieci settembre del centenario), e la frase che maggiormente si avvicina per me a un canone condiviso e “dinamico”. La trovate a pagina 92 della bella raccolta di saggi critici di Massimo RaffaeliL’amore primordiale, edita da Gaffi (qui copioncollo dai miei appunti e vi saluto):

«convinzione che la poesia, oltre il codice lirico dei sentimenti, disponga di un ornato più fermo e solenne, atto a esprimere il ragionamento sui fatti presenti e la meditazione filosofico-politica. Laddove, cioè, un “io” possa sempre implicare un “noi” senza rinunciare a essere “io”, e viceversa».
Questo “canone” io lo penso come qualcosa di dinamico, una corda tesa tra sentimento lirico e osservazione esterna, lungo la quale ciascun poeta appenderà la molletta del suo dire alla distanza desiderata tra i due poli. Nessuno dei due poli però può scomparire del tutto, e anche in un capolavoro poetico di Fortini, la poesia La città nemica, l’ultimo verso vede l’Autore liricamente camminare “con un pugnale nel cuore” spalancando l’animo alla speculazione del lettore.
(Nota: forse mi è riuscito di raggiungere l’optimum una sola volta su ben 3-4 raccolte! è dura)

Carte vive, poeta acciaccato

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Se volete, ci vediamo giovedì 11 dalle 17 a Palazzo Medici, Sala Pistelli, per affabularci un po’. C’è gente in gamba: E. Gurrieri (A. del volume che dà il titolo all’incontro), M.V. Sanfilippo, P. Lucarini, M. Brancale. Ho mal di schiena ma sono in lento recupero. Parlerò praticamente a braccio, quindi la quota calembour è a 1,15. Leggerò due o tre poesie, magari una inedita che si raccorda con uno dei poeti preferiti di Elena Gurrieri. Qui il lancio di agenzia con tutti i dettagli.

Written by Roberto R. Corsi

4 maggio, 2017 at 10:56

Ten Years Gone

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Consentitemi la romanticheria.
Oggi, martedì 28 febbraio 2017, scoccano i dieci anni dall’uscita in stampa della mia prima raccolta di poesie,
L’indegnità a succedere.
È da tempo nelle intenzioni, ma la data non è ancora stata fissata, un incontro in occasione del quale parlerò di quel libro e quell’esperienza insieme all’editore Paolo Codazzi, in un pomeriggio dedicato alle edizioni Esuvia, “scuderia” della quale la raccolta ha fatto parte. Uso il passato prossimo perché l’attività di Esuvia è sospesa, ed è un peccato; hai visto mai che questo incontro, nell’ambito di un ciclo per il trentennale della rivista-madre Stazione di posta, possa ringalluzzirla?
Vi comunicherò i dettagli dell’evento appena ne avrò conferma.

Senza girarci troppo intorno.
Per me questo volgere del decennio perfeziona un giudizio prevalentemente negativo sulla qualità della mia poesia, sulla sua recezione, nonché sull’avvedutezza di alcune mie scelte.

 

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recezione critica/1

niccolo-cozze

recezione critica/2 (Bologna)

È dunque necessario un punto. O piuttosto servono tre puntini di sospensione.
Ho “chiuso” e dato la forma definitiva a due raccolte che mi stanno a cuore, scritte dal 2015 in poi.
In attesa di (molto eventuali) prese d’attenzione qualificate e serie verso la mia poesia, cercherò di privilegiare la riflessione e lo studio alla pubblicazione impulsiva delle mie poesie più recenti.
Manterrò invece vigile la mia attenzione, qui come su Perìgeion, su quanto scrivete voi.

 

Written by Roberto R. Corsi

28 febbraio, 2017 at 08:20

«sapessi com’è strano/ ospitare un ciarlatano/ a Milano»: RRC alla festa di Perìgeion, sabato 22

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picart
Dal 21 al 23 ottobre, a Milano, presso gli spazi di Bioforme, via Aosta 2 (zona Cenisio, MM5 lilla), si tiene la tre giorni di Tu se sai dire dillo 2016 (in onore di Giuliano Mesa).
Qui il programma per esteso, dal sito Poesia da fare di Biagio Cepollaro. E qui l’evento su fb.
Tra gli altri incontri presentazioni e performance, è prevista per le ore 21 di sabato 22 ottobre la festa del nostro caro Perìgeion.
Salvi improbabili spasmi neurotici/logistici sarò presente e fors’anche interveniente, insieme ad altri 6/9 di Redazione (in ordine alfabetico: Amara, Cupani, Drago, Iacovella, Tito, Tomada).
Accorri numeroso, oh meneghino, limitrofo, auto-treno-autotrenomunito.

nella foto: particolare dell’ultimo consiglio di redazione (io sono il terzo da sx), circa 1723, Bernard Picart sculpsit. Img UCLA Digital Library Program, allegedely CC licensed, study purposes, no © infringement intended.

AGGIORNAMENTO: è stata una splendida due giorni, chettelodicoaffàre. Tanti amici, alcuni nuovi, altri finalmente personificati, tutti schietti.
Iniziano a girare le prime foto: qui l’album dedicato alla serata di Donatella D’Angelo, che è così in gamba da far sembrare piacente pure me. Vi invito anche a prendere visione dei suoi lavori sul sito personale.

Milo De Angelis: incontri, agguati, Crotone e una cartina di tornasole

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Due lunedì fa ho assistito, con altri amici scrittori, alla presentazione fiorentina dell’ultima raccolta di Milo De Angelis, Incontri e agguati.
Era la prima volta che lo ascoltavo leggere e le impressioni che ne ho avuto sono state nettamente positive – come per tutti, credo, perché ha letto per venti minuti buoni e non ho riscontrato cadute di attenzione tra il pubblico.
Dalla mia postazione abbastanza favorevole ho ripreso e messo su YT tre poesie dalla seconda sezione (quella eponima) del libro.

Caso ha voluto che io fossi completamente afono per la più classica delle infreddature primaverili; quel che non ho potuto testimoniare dal vivo all’Autore, con quel timbro vocale da borghigiano ultracentenario che mi ritrovavo, l’ho scritto più tardi via email. Trascrivo la parte della lettera che ha una blanda attitudine “recensoria”:

Le ho accennato alla mia intenzione di volermi occupare congiuntamente di questo suo ultimo e di Tema dell’addio. Ma allo stesso tempo sono dubbioso, credo nella chiarezza endogena della sua poesia. Gli stessi suoi studiosi, pur valentissimi, sono a volte in difficoltà nell’enucleare tematiche peculiari del suo dire. Temi come quello della morte e dell’addio sono connaturati a qualunque scrittura, e Seneca e Blanchot c’insegnano che vivere è ex se morire e prendere congedo.
In soldoni, mi sembra che la sua forza non sia tanto tematica ma soprattutto di vertice espressivo. Volendo svilire (?) al calcio (perdoni, provengo da una famiglia ipercalciofila): i fuoriclasse fanno quello che fanno gli altri, semplicemente lo fanno meglio. Con quel “giocare di prima” che nel suo caso è rappresentato dal non eccedere nel sé e disporsi volentieri all’ascolto e al canto dell’altro. Come pure – rarissima avis – dal non aver paura di colpire duro, in tempi in cui non ci si stacca da un certo carattere consolatorio della poesia.
Fa bene, per concludere, ad “argomentare” solo mediante la sua nuda poesia, che non ha troppo bisogno d’inquadramenti o apparati.

Dopo che ho inviato la mail, ricambiata con grande cortesia, mi sono ovviamente accorto di avere omesso qualche elemento in più. Insomma di averla buttata sul semplice.
Senz’altro degno di approfondimento, lungo tutto il libro, è il tema – accennato, durante la presentazione, dal prof. Luigi Tassoni – del nulla e della sua presenza, della sua consistenza fisica. Una delle chiuse più potenti è quella di pagina 33, “e il nulla iniziò a prendere forma”, e sembra il capovolgimento dell’enunciato presocratico ουδέν εξ ουδενός (ex nihilo nihil fit).

Ma vorrei soffermarmi su quella che considero una cartina di tornasole dal lato consumatore, quella poetico-referenziale: De Angelis riesce a inserire nei suoi versi la parola “poesia” senza stuccare o restituire un senso di maniera!
Lo fa – bene, eteroreferenziando e con un “ostinato giambico”: poesia poesia poesia – nella prima delle liriche da me videoriprese (pagina 43).
Lo fa ancora meglio negli ultimi versi della bellissima poesia di pagina 51, cantando la vita di un’amica “come una poesia/ che rinasce precipitando nel suo bianco”; con vincolo metaforico e tante suggestioni dal mitologico al cromatico.
E lo fa meno bene, ma più significativamente per noi, chiudendo la prima sezione della raccolta, a pagina 27:

Sono in un segreto frastuono
sono in questo cortile d’aria
e ogni parola di lei violaciocca
mi fa pensare a ciò che sono
un povero fiore di fiume
che si è aggrappato alla poesia.

Infatti, anche se la poesia non è delle più memorabili nella raccolta, ci sono due fattori di rischio: il riferimento autobiografico e il fatto che il termine “poesia” stia in coda. Ma anche qui De Angelis elude le secche: l’affresco, secondo di un dittico, assorbe il rischio di compiacimento mediante una severa confessionalità che, mista al registro tenue, porta la mente quasi ai crepuscolari.

Badate: sembra una cosa trascurabile, ma ci vuole talento perché una poesia che termini con “poesia” possa suscitare gradimento e non gonfiore (di stomaco o peggio).
Nell’estate 2001 passai per lavoro due giorni a Crotone. Al ritorno postai sul newsgroup it.arti.poesia – allora popolato da nomi autorevoli come Venerandi, Ranieri e alcuni formidabili sotto pseudonimo ahimè mai svelato – una lirica – credo l’unica che a oggi io abbia mai dedicato alle città visitate – che terminava appunto con “poesia”. La ripropongo come tributo ai rossoblù, che da ieri sera festeggiano il traguardo storico della Serie A! Evviva! Quanto allo stile abbiate pietà, ero agli inizi.

sfrecciando verso il basso
dei suoi monumentali
eccidi non finiti di cemento.
Aspre colline i fianchi

benevole
alle menti straniere
marchiate di lavoro –
lingue pronte al commento. Annichilite
dall’alba d’un solstizio.

Crotone è un angelo che cade
e risorge dal mare.
Il disco rosso come un quindicenne
arrogante impacciato
deflora l’orizzonte. Ed è poesia.

A quel punto un’altra voce validissima, l’amico Costantino Belmonte aka Mantis (visto che giustamente si fa tanto amarcord per #InternetDay, mi fa piacere che il suo sito a cavallo del millennio sia ancora up), facendomi dei rilievi in amistade, scrisse che la chiusa era (testuale ed endecasillabico) “un calcio al ventre di una donna incinta”. Forse aveva ragione lui, ma nel dibattito che ne è seguito ho cercato di eccepire come ragioni metriche e polisemantiche (“ed è poesia” non solo e non tanto come “ed è subito sera”, ma riferibile anche al disco solare, potentissimo già dall’alba).
A fortiori data l’età incipiente, non sono di quelli che ricordano perfettamente tutto quanto hanno scritto o scribacchiato. Altre volte la poesia è comparsa in prima persona nelle mie liriche. Una delle ultime è la cozza XXXI, che leggerò anche in pubblico a metà maggio (news a seguire). La sua chiusa (“e la stessa tremante distrazione che non eleva queste cozze a poesia”) esprime un giudizio negativo che, lungi da voler essere un cleuasmo, è più vicino all’intuizione zen che ho trovato rileggendo un libro indispensabile (oggi fuori commercio ma presente in molte biblioteche, per fortuna), ossia I poeti sono impossibili di Alessandro Carrera (p. 84):

Immaginiamo la scena come se fosse un koan. I discepoli si sono riuniti per celebrare l’arrivo di un nuovo maestro. Il maestro compare e per prima cosa dice «Non sono un maestro». I discepoli, risentiti, ribattono: «E allora noi che ci stiamo a fare qui?». Al che il non-maestro risponde: «Se cercate un maestro, la risposta è: niente. Ma se non cercate un maestro, quello che potete fare non ha limiti».

Troppo ho detto di me. A conclusione del post: bene De Angelis. In più: come se la cava il poeta quando introduce il termine “poesia” nelle sue liriche?; aggiungete pure questa cartina di tornasole nel vostro strumentario.

Written by Roberto R. Corsi

30 aprile, 2016 at 18:11

more Caffellatte, please

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(dalla pagina facebook)

(dalla pagina facebook)

La settimana è iniziata maluccio. Lunedì mattina Francesco crea senza preavviso l’evento della messa all’asta degli arredi per chiusura della Latteria poetica fiorentina Caffellatte, gestita da sua madre fin dai tempi di Spagna ’82. Cinque minuti cinque e mi scrive persino Marco Di Pasquale da Macerata: ma che succede?
La realtà ce l’ha illustrata F. in una email a stretto giro: alle difficoltà di gestione che accomunano ormai troppe piccole attività del centro si aggiunge – lamenta – una lenta asfissia di via degli Alfani, arteria oggi in costante occlusione e assai diversa dai tempi dell’inizio gestione, tempi di ben altro fermento e iniziativa. Sull’aspetto commerciale dell’esercizio e storico-urbanistico della zona potete leggere questo articolo.
Quel che più mi importa è come da due anni il Caffellatte fosse uno spazio dove ascoltare belle voci di poesia e non solo, conoscere chi porta avanti la scrittura con tanti a capo. Confortante presidio – lo rammentavo a F. lunedì pomeriggio – in anni in cui gli editori, quando proponi poesia, se non ti mandano aff poco ci manca. Ricordo ancora, diverso tempo fa, la pagina web, poi corretta anche a causa di un mio articolo, di un editore appena nato: la poesia contemporanea non ci piace, non ne vogliamo: tenetevela!
Anche gli spazi fiorentini entro cui leggere/ascoltar poesie si erano già consistentemente ridotti e alcuni avevano preso una piega grottesca (che a me non dispiaceva ex se, ma che certo faceva propendere per una passeggiata o una maratona di backgammon piuttosto che star lì tra americani che chiedevano del bagno e camerieri che ti apparecchiavano enzél muso, perdonatemi la licenza massese).

Che fare? Partecipare anzitutto all’asta del 21 p.v., anche solo presenziare per stare in contatto con F.; accanto a questa iniziativa sarà, spero, lanciato un programma di donazioni e soprattutto un crowdfunding che possa permettere a ciascuno di noi di dare un apporto proporzionale alle sue possibilità.
Sapete che sono realista, quindi il mio auspicio ha carattere più di medio-lungo periodo ed è che si possa trovare un socio oppure un compratore che perseveri nell’indirizzo di affiancare all’attività commerciale l’attenzione verso la poesia e la cultura.

il multireading di dicembre cui partecipai pure io

la cartolina-invito al multireading cui partecipai pure io

Written by Roberto R. Corsi

13 aprile, 2016 at 09:47

rose, dialètt Milanes e Caffellatte: cronache di un’improvvisa socialità

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Bimbominkieggiando nella Galleria degli specchi, prima della cerimonia.

È domenica e mentre la città brulica piacevolmente di maratoneti (voi favoriti dalla creazione, scriveva Rilke degli angeli), quantomeno esimendo per qualche ora il molliccio scrivente dal quotidiano aerosol di gas di scarico, approfitto per darvi rapidamente conto di una settimana, questa appena conclusasi, densa d’incontri ma anche di progetti a venire. La tiro per le lunghe perché è festa e avete tempo di leggere. Smile.

  • Martedì 24, insieme ad altri relatori eccellenti e all’Autore, ho presentato il libro di Michele Brancale, Rosa dei tempi, presso la Sala degli affreschi di Palazzo Panciatichi. Non lo sapevate? Male! vi dico sempre, almeno per gli eventi, di seguirmi su twitter (@rrcorsi)!
    Bene: salva la bella serata Maceratese di un anno fa, lungo la quale ho solo letto tre mie poesie, non parlavo in pubblico dal 15 marzo 2011! Al di là della conseguente, lieve tensione, ho parlato bene, ho dispensato ironia e autoironia ma, penso, anche qualcosa su cui riflettere, ampliando e cambiando un po’ rispetto alla mia nota, cui vi rimando. La gente si è divertita e ha mostrato apprezzamento, credo. Ho creato un piccolo album fotografico su facebook (altre foto arriveranno, spero).
  • Ieri, invece, un’inaspettata emozione: quella di conoscere e parlare con un gigante come Franco Loi. Qui mi dilungo un po’. Era in programma, presso la splendida giordaniana Galleria degli specchi in Palazzo Medici Riccardi, la consegna del Premio Betocchi. Presenziavo con l’intento di salutare alcuni amici (i proff. Marco Marchi e Sauro Albisani), ascoltare e applaudire, però rigorosamente da posizione defilata. E invece il famoso poeta dialettale, giunto alle 85 primavere e purtroppo molto affievolito nelle facoltà visive, prima mi scambia per qualcun altro, carezzandomi il viso (“chi sei? sai, non ci vedo”); poi a fine serata si profonde con tutti (c’era anche un bel gruppo di persone col bravo poeta Giacomo Trinci). Non so perché, mi ha preso in grande simpatia e dedicato tanto tempo. Abbiamo sceso le scale a braccetto. Il mio petulante addetto al marketing (io stesso) gli ha naturalmente rifilato il libro – che non gli piacerà, perché troppe idee ci dividono. Ma non importa: la cosa più bella è che abbiamo parlato più che altro di calcio (siamo “cugini”, è milanista) e mi ha spiegato l’etimologia del termine baüscia.
    Loi è persona di debordante umanità, comunicativa, voglia di divulgare, bontà (ci mandava i baci quando lo applaudivamo per le letture!). E le poesie dialettali, cui sono un po’ refrattario, quando c’è l’Autore a spiegartele e a dirtele hanno tutt’altro gusto! Ne ha declamate tre, premettendo loro la traduzione italiana: tra queste una gustosissima sulla qualifica di poeta (traducendola in Italiano meglio che nella pagina) e una, lirica e delicata, su Dio.
    È stata una bella cerimonia, per giunta allietata da giovanissimi musicisti del “Dante” (con Telemann, Bach, Pachelbel). Va detto che per fortuna la grande disponibilità di Loi, in coda alla serata, ha sciacquato via il dispiacere dovuto al fatto che un interveniente ha approfittato del suo spazio per fare un – non richiesto, totalmente fuori tema e direi anche di dubbio gusto – megaspot a Renzi e al suo presunto  “impegno per i giovani e la cultura” (tralasciando la facile ironia sul “bonus iPhone” di 500 euro, cosa penseranno della qualità di questo sforzo culturale per esempio le eccellenze artistiche di Maggiodanza, fatta fuori in tronco lasciando 17 giovani tersicorei senza lavoro e un Ente Lirico di rinomanza mondiale senza corpo di ballo?).
    Anche ieri un fotografo professionale ha fatto qualche scatto, spero che mi mandi qualcosa nei giorni a venire; controllate questo post per aggiornamenti.
  • Infine annuncio che la sera del 9 dicembre al Caffellatte, in via degli Alfani 39, poc’oltre l’incrocio con via della Pergola, leggerò alcune mie poesie insieme a brillantissimi poeti (in ordine sparso: Matteoni, Torre, Cavasino, Simonelli). Ideatore di tutto ciò e special guest del reading è Marco Di Pasquale che verrà a Firenze per qualche giorno. Ringrazio lui, Franco Renzi, Bernardo Pacini e gli altri che mi hanno patrocinato come sesto tra cotanto senno poetico. Se ne pentiranno, smile. Se volete venire, i dettagli dell’evento sono su facebook.
    Adesso mi rinchiudo, forse dieci giorni mi basteranno per convincermi che una mezza dozzina di mie poesie non sono poi indecenti.
  • [Ah, mentre non me lo chiedevate ho scritto una quarantina d’inediti. Ora penserò a chi sottoporli. La tentazione, sulla base dell’esperienza, è quella “top or bust”, ovvero a una grandissima o nulla. Ma mi rendo conto che il mio realismo becero, per giunta sempre più votato all’epigramma, è molto offstream, fuori da qualunque collana, forse dalla stessa poesia. Vedremo].

 

Nota a scomparire su “India. Complice il silenzio” di Luca Buonaguidi (Italic)

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Luca + Chris @ La Cité (posterized)

“Nell’istante in cui parli di una cosa, essa ti sfugge” (massima Zen)
«Tu mi hai colto/ sono nel tuo palmo/ e altrove» (p. 16)

L’India: l’intero subcontinente, dal Nepal allo Sri Lanka. Vissuto cinque mesi, in solitudine, non semplicemente “visitato”.
Viaggio spirituale, mistico certamente: l’annotatore, che non ama il misticismo e non riesce mai a scriver nulla dei suoi viaggi, ammette di giocare in trasferta.
Si cercano Dio e – molto – la poesia. Essi, soprattutto quando non pensati, compaiono; e, nel momento in cui prende forma nelle sinapsi la loro nominazione, trascorrono.

L’incontro con la poesia può insinuare persino scaglie di una carnalità da noir: «Dea Bianca» ma anche femme fatale che «a sorpresa si avvicina» in un caffè – (p. 23, corsivo mio: «prima d’andare dritti al sodo/ facendomi tornare uomo da fantasma»); per poi uscire «furtiva, dal retro», lasciando «il conto da pagare». Ma è un – efficace – frammento.

Un viaggio che, nella mente dell’Autore, surclassa per importanza i precedenti due (p. 25): «alone/ di tutto ciò che è distante/ il vino, le rose, le parole parlate». Ove peraltro già s’annidava il dubbio poetico del «niente che non dice». Qui siamo al tutto (sia esso niente o qualcosa) che non dice i dettagli, perché (p. 41) «la felicità sta nel toglierli».

Suggerisco di partecipare ai reading che Luca organizza periodicamente con grande energia (mentre scrivo annuncia che tra poco sarà in Piemonte): ho presenziato a quello del 14 scorso presso La Cité, quando alla lettura si affiancavano la proiezione delle belle foto nel libro nonché musica e sonorizzazione di Chris Yan.
Converrete con Luca che le note e le “presentazioni” critiche servono a ben poco; e, con me, che l’Autore, come scrive sempre a p. 41, è visibilmente felice.

[la scheda del libro presso l’editore]
[il sito di Luca con tutti i dettagli]

Written by Roberto R. Corsi

29 ottobre, 2015 at 11:03

hysteron proteron: postfare e mai prefare

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RAlajmo

Roberto Alajmo (img dal sito lucianopignataro.it)

Condivido ampiamente quanto espresso nella bella “incursione” di Roberto Alajmo uscita domenica scorsa su La lettura (#67, p. 4) e leggibile per intero sul sito personale dello scrittore.
In tono colloquiale e con parole semplici si sfiora un tema importante quale l’epidemica e patologica gratuità del commitment di lettura e critica, esan-tema più volte stigmatizzato su questi lidi. Ma soprattutto si asserisce con dovizia cromatica che: la prefazione a un autore vivente è deleteria; chi continua a commissionarne è un editore sprovveduto; essa infatti fa assumere al libro un retrogusto provinciale; insinua un padrinaggio sospetto tra prefatore e autore; in più imprime all’opera prefata il marchio di qualcosa che non riesce a camminare con le proprie gambe; di una barzelletta che va spiegata; infine ha tutti i tratti di un’intimazione a farsi piacere ciò che seguirà.

Notevole! Ripercorro la mia esperienza su questo leitmotiv, adattandolo com’è ovvio al comparto poesia che, quanto a diffusione, è ex se provinciale.
Molto spesso le introduzioni/prefazioni a libri di poesia, siano esse chieste dagli editori o dagli stessi poeti, hanno valore onorifico/ legittimante: si esibiscono nomi della poesia e della critica (talora anche dell’attualità o della politica) come blasoni e magari numi protettori per le future sorti recensorie e premiali del volumetto; essendo sufficiente il sintagma “prefazione-di-X-Y” da calare come un asso di briscola, da esibire seccamente in frontespizio, qualche volta in copertina; non ha rilievo il contenuto ma il fatto che lo abbia scritto proprio il Vate.
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