Roberto R. Corsi

pensa a me come a pianta decidua

Archive for the ‘poesia’ Category

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cover-peek :)

cover sneak peek ;-)

Sono lieto di dirvi che pochi minuti fa ho dato il mio imprimatur alla versione cartacea delle Cinquantaseicozze.
C’è stato qualche mese di ritardo su quanto vi avevo annunciato, ma mi sembra che il risultato sia soddisfacente (almeno dal pdf della bozza: gesti apotropaici) per quello che sarà il mio secondo e, salvo imprevisti, ultimo libro carne ac ossibus.
La prefazione (leggera e arguta, dunque non foriera di acido lattico già a inizio salita) sarà di Massimo Seriacopi; a mo’ di postfazione avrete il sostanzioso contributo critico di Davide Castiglione.
Il codice ISBN lo vedete nel titolo. Il libro è alle stampe per Italic Pequod, che ringrazio per la pazienza.
Penso che sarà ben distribuito, e ciò è cosa buona.
Stay in touch!!

Written by Roberto R. Corsi

25 marzo, 2015 at 22:02

Nuovo curatore per la collana “Comete”

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Roberto R. Corsi:

Cesare Oddera subentra a Carlo Molinaro – del quale ultimo “Le cose stesse” è un gran bel ebook di poesie.

Originally posted on Matisklo Edizioni:

Carlo Molinaro, Cesare Oddera Carlo Molinaro, Cesare Oddera

Cambio della guardia alla guida di Comete, la nostra collana dedicata alla poesia contemporanea.
Dopo oltre un anno, l’attuale curatore Carlo Molinaro lascia la guida della collana.
Precisiamo subito che non si tratta di un divorzio definitivo o di un addio, ma di una semplice “pausa”, di almeno un anno, che il poeta e romanziere torinese – che per Matisklo è anche autore di Le cose stesse – ha deciso di prendersi, alla luce dei tanti impegni, lavorativi e personali, che lo attendono per il 2015. In altre parole, Carlo rimarrà “uno di noi” e sarà ancora vicino alla casa editrice, anche se non più nelle vesti “ufficiali” di curatore di collana.
Nel frattempo, il suo posto sarà preso dal nostro Cesare Oddera, che conoscete bene e che non ha mai smesso di dargli man forte durante i mesi di intenso lavoro editoriale che hanno fatto di…

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Written by Roberto R. Corsi

25 marzo, 2015 at 19:56

Malinconia con ripieno di satira

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libero qui un trittico dell’ottobre scorso, proposto senza fortuna a un cimento letterario. La “Edulcoratio benevolentiae” mi è servita a poco, dovevo pestare di più come mio solito.
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LASCITO

Questo solo vorrei che, come cassa, galleggiasse
dopo il naufragio: ho avuto un’immensa paura.
Più non importa chi la instillò, vaccinandomi
contro qualunque morbo di durevole felicità.

Per paura ho perso tutto, per paura ho pretermesso
ciò che mi avrebbe salvato, rimanendo ogni volta qui, fermo
dentro un letto su poltrone su spiagge, orecchio sordo
o educato all’esplosione, alla lisi di sollievi possibili.

Quando poi la vita vera ha sventolato il fazzoletto
dal finestrino, in forma di carni, di vanti e profumi,
questi eran troppo cari, ardui al veglio neofita: resinoso,
restava il solo convincersi a forza che non fossero per te.

Ora che natura mi scaccia e non stringo alcunché,
ora che giovani fiere squadernano canini affamati
di lombi e suole carrarmato al mio farmi erba,
questo solo rimane da dirvi: non abbiate paura.

Se qualcuno anche caro, dal prete al familiare
al politico al partner, vi intima di averne,
voi uccidetelo senza esitazioni, in corpo in memoria
o in frequentazione. Dedicatemi il suo scalpo.

Cambiate aria, spediti affrancatevi.

 

TEST DI CITTADINANZA

Dio esiste, tutto avvolge come nebbia purpurea,
si preoccupa ogni giorno per me, per ognuno di noi;
la mia vita, la mia libertà, le mie scelte gli appartengono.

Il Premier, all’opposto, è salvifico vate di laicità,
socialdemocratico schietto come lambrusco secco,
autonomo, anzi inviso ai gruppi di potere:
porta sempre a termine quanto promette, contro mille gufi,
verso l’inevitabile vittoria finale del nostro Paese.

I ministri son lì per bronzea competenza;
comunque non dobbiamo aver paura della bellezza:
dopo tante comuniste coi baffi qualche miss ci sta bene,
fa da argine alla strisciante cospirazione omosessuale
che mina le maschie e cattoliche radici della Patria.

Come gli “extracomunitari”, proclivi a delinquere, guasta confettura
con semi di malaria pronti a finirci addosso;
a meno che non abbiano i soldi in mano
e ci rilevino casetta villetta o fabbrichetta,
nel qual caso son promossi d’ufficio a “extralusso”.

Noi Italiani vogliamo bene a tutti,
scevri di odio, invidia o mezzo gaudio;
poi, se non sei abbiente, di sicuro hai combinato qualcosa.

Prendi invece il povero grande imprenditore, per statuto
impossibilitato a licenziarci e avviare così la ripresa!
“licenziare”: pure una bella parola, cortese, se la analizzi.

[ove in disaccordo con una o più affermazioni
s’intensifichi la fruizione di talk show e quotidiani]

 

RESA

Quel qualcosa, sostanza batterio o deficit, che ho dentro
scava il midollo come punteruolo, questo mistero funesto
rende floscia la vita come vela issata male,
sanguigno il banchetto di cosmica indifferenza

di chi gode nel fiutarmi afono lungo il precipizio lavorativo,
massa gravitazionale che digerisce ogni idea, la vanifica
in uno scoppio di silenzio, nocciolo di ciliegia
da smaltire nell’umido senza pianti di sorta.

Ho dato, l’esistenza vien meno, diventa sussistenza,
ciò che era traguardo e nobiltà si muta in spuma da aggirare.
Non reggo più, son vecchio, morto dentro, mi scollo nelle mie cifre,
sogni e sapori di conquista gassati dal corpo stanco.

Presto andrò in rovina e probabilmente morirò anche fuori,
sarà la solita tragedia di solitudine e disoccupazione,
effimera emozione da trafiletto: un altro torna al nulla,

dismette il suo accidente di spermatozoo infecondo
nella grande vagina (lubrificata, un tempo) che è il mondo.

Written by Roberto R. Corsi

12 marzo, 2015 at 07:36

Pubblicato su concorsi, inediti, materiale, poesia

Percentage poetry

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© Christian Mesiano su Flickr – CC BY

Quando scrivi poesie devi pensare agli arrotini e ai pallettari di rango:  
Ivan Lendl, poi Muster e Courier, poi Nadal, ora Djokovic. Non hanno mai vinto  
sulla gran tecnica, giocano di testa forza e percentuale, dominando le altrui debolezze e i punti decisivi.  
Lo so che ogni poeta tifa Edberg o Federer - credimi, io per Re Roger,  
per seguire quell’angelo che strapazzava Philippoussis sull’erba del Centrale nel 2003 
danzando il rovescio a una mano con la perfezione di un Leconte, però alzando la coppa,  
ho mandato a monte un pomeriggio d’amore col più bel corpo di donna.  
Per fortuna Wimbledon dura solo due settimane l’anno, tengo a precisarlo. 
 
Scendi pure a rete, fai la tua premiatissima poesia di ricerca, o se preferisci 
snocciola haiku come perle di rosario; scrivi – nessuno te lo vieta - del tuo dio, 
del tuo cuore, di parenti, di vedute, di cani, di gatti, di nonne. Ma ricorda che vale la metà  
di quel che credi: la media esatta tra quel che tu pensi che valga (cioè TUTTO) 
e quel che vale per gli altri, ossia quello che vali davvero TU per l’umano consorzio 
al netto dei privilegi di parentela, di censo, di lavoro, di avvenenza se ancora ne hai, 
di laudo ut laudes con altri poeti – quello che vali  
quando ti rifiuti di fare un favore, quando saffioca in smorfia il saluto del bottegaio  
che non ti vede da tempo entrare in negozio e comprare qualcosa - 
uno ZERO tondo tondo, talora infiocchettato di parole vaselina, più spesso manco quelle.  
 
Metti allora nel mirino delle tue strofe il ben pensare, il giudicare,  
radice della mala pianta che leggi sui giornali: lo schiavismo condito da slogan confetto,  
il flagello economico che asciuga il coraggio e inverte l’uso delle alterazioni –   
ci fa all’alba e alla sera Landini, ma durante l’orario d’ufficio Calboni.  
Gioca sul rovescio tagliato del potere, fai il tergicristallo ai colpi del pensiero nazareno,  
batti forte e preciso lungo lo scippo morbido, lo 0-40 dei diritti, 
che, questo sì, vale TUTTO per TUTTI, gioco partita e incontro.  

(inedito, marzo 2015)

Written by Roberto R. Corsi

6 marzo, 2015 at 13:58

Tanka della balena bianka (5-7-5-7-7)

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Statuisce: “oggi,
per trovare un lavoro,
non puoi impuntarti
su laicità e sinistra!”
Tolgo tutti gli specchi.

pic © rischiocalcolato.it

Written by Roberto R. Corsi

2 febbraio, 2015 at 10:18

Pubblicato su esercizi, poesia

Happy NuYer con stravolgimento Cinzia

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San Gatto Maldestro. Tempo dunque di Auguri a tutti voi e ai vostri cari per un sereno 2015, che non ci faccia salire la bile e l’angoscia oltre i record dell’anno che sta finendo. Il mio 2015 sarà di decrescita (se felice o infelice lo dirà il tempo) e correlativamente spero di recuperare un po’ di spazio vitale da dedicare alle arti agli amici e a un minimo di sport.
Siccome voglio chiudere con un inedito e qualche goccia di acquaragia, vi propongo una variazione agostana su una breve e pura lirica di Cinzia Boccamaiello, poesia che bon gré mal gré ho contaminato con la consueta modalità “elefante in cristalleria”.
Ma la poetessa non me ne vorrà, perché, prima ancora di scrittrice, è mia sister of choice. Le mie (di)vari(c)azioni vogliono essere anche un ringraziamento per pubblici proclami, per la sua vicinanza preziosa e il suo ascolto in momenti per me davvero neri come la pece. TV1KSNDBN, come si direbbe nell’odierno linguaggio aulico.
La silloge da cui è tratta la lirica di Cinzia, del 2008, è Clemenza dell’inverno (Gammarò), e ho avuto l’onore di poterne scrivere la prefazione.
Buona fine e miglior principio!! R

2015

OHIMÈ-NEO
(stravolgendo una lirica di Cinzia Boccamaiello)

HO PENSATO CHE FORSE
ero cara agli dèi
la notte che la lucciola volò
sul davanzale della mia finestra,
e vi rimase a lungo, a consolarmi
di una malinconia senza motivo.
(da “Clemenza dell’inverno”, 2008)

Ho pensato che forse e dopo tutto
facevo schifo pure a un dio inesistente
il giorno memorabile allorquando,
con contrito imbarazzo emancipato,
lungo uno sposalizio inevitabile,
dimorai per la prima volta in chiesa
mantenendomi saldo senza un gesto,
senza segni di croce dietro al gregge,
senza litanie, riti, annusamenti
del biancorosso Jesus Dollar Club;

stavo erto ed eretico,
professione di Federer,
e una mosca ubriaca di calura
iniziò a tormentare in sinusoidi
me soltanto, così, senza motivo.

Ho pensato di essere
un similbafometto
signore degli insetti, un anticristo,
qualche figura austera,
scomoda e permanente;

lì a fianco, la mia donna intermittente
(sempre, sempre così benevolente)
mi fece meno bronzeo ricordando
che una mosca, di solito,
gira attorno alla merda.

Gioco, partita, incontro.

[Greve in Chianti, Agosto 2014, inedito]

Written by Roberto R. Corsi

31 dicembre, 2014 at 09:13

Pubblicato su autori, inediti, materiale, poesia, varie

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“Ora che sulla nostra pelle non hanno più corpo le cose”: Francesco Lorusso, L’ufficio del personale

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Sono grato a Giacomo Cerrai per essersi occupato su Imperfetta ellisse di questo volume di poesia: il suo contributo critico, assieme a qualche estratto, mi ha acceso una spia in testa. Coincidenza ha voluto che immediatamente dopo io rinvenissi il libro tra i remainders, in ottimo stato e a metà prezzo.
Anticipo che la lettura e la conseguente rimuginazione – che ancora dura – hanno un po’ ridimensionato la portata di questa prova, che al primo assaggio mi dava forti segnali di poter essere perentoria, concretante un libro di poesia necessario, di quelli che non si limitano a un ruolo ornamentale di bel giardino, o alle gettonatissime “escrescenze del miocardio” (autocit.): un libro che, pur attraverso un vissuto, osa parlare di noi, della nostra società in trasformazione. In funesta trasformazione.

Intanto bisogna dire che c’è un profondo scarto, a mio modo di vedere, tra la prima sezione (eponima), e le successive due (Aria condizionata e Non è di maggio). Solo le ventisei poesie iniziali concretano il proprium che mi ha attratto; e non è coincidenza che la snella e ben condotta prefazione di Daniele Maria Pegorari s’imperni praticamente solo su estratti iniziali. Nei restanti due terzi la verve va scemando e, se non mancano interessanti spunti lessicali (l’occorrenza frequente di “precario”) o simbolici (il “mercato”, il rosso dei campi che riporta l’autore alle “bandiere scosse e ormai scordate”), la sensazione è che tutto si risolva in quadri di una quotidianità senza cambi di passo inventivi o in particolare critici verso il sistema.
È invece il dato lessicale, e quello che vi sta sotto, ciò che rende meritevole d’attenzione la sezione iniziale, L’ufficio del personale. Leggi il seguito di questo post »

Written by Roberto R. Corsi

18 dicembre, 2014 at 08:47

Euforia = MC (anche non al quadrato)

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loggiamc

“Loggia Mu” (cit.)

non abbiate paura, non vi ammorberò con autocelebrazioni lunghe un’Olimpiade, non è mia consuetudine.
Nondimeno voglio parteciparvi la mia grande felicità per essere stato scelto tra i finalisti del premio Poesia di strada, ideato e condotto dalla Associazione Licenze Poetiche, e giunto nel 2014 all’edizione XVII.
Arrivare per la prima volta alla final ten di un concorso virtuoso (come chiamo quelli senza alcun contributo e con premi tangibili), partecipando così alla premiazione che si è tenuta domenica scorsa a Macerata, mi ha arricchito sotto tanti aspetti, che vi elenco in ordine sparso:

  • visitare un’affascinante città in cui, nonostante il festival lirico dello Sferisterio e altre vicende esistenziali che me l’hanno idealmente avvicinata, non mi ero mai recato;
  • conoscere tante belle persone di spiccata sensibilità artistica e umanità, che mi hanno fatto sentire tra amici sin dal primo momento, e non solo per gli apprezzamenti spontanei che mi han rivolto; alcune persone le conoscevo di fama e le ho pure in coda di lettura! Altre le ho conosciute in loco e mi hanno ugualmente colpito per le simpatiche e dense conversazioni che ne son scaturite;
  • avere l’onore, riservato a ciascuno dei finalisti, di un’interpretazione di una delle tre poesie da parte di un Artista: nel mio caso un’Artista con l’apostrofo, Giusy Trippetta (grazie di cuore) che si è sobbarcata il peso di lavorare sui miei versi angosciati e interminabili in una tela 50*70, e ne ha colto e sublimato, a mio avviso, ciclotimia dello scrivente e senso del tempo (cronologicamente ed eticamente inteso);
  • leggere in una biblioteca piena di fascino quale la Mozzi Borgetti;

e molto molto altro.

Come dicevo sopra la lista dei ringraziamenti sarebbe lunga. Oltre a Giusy ringrazio l’Associazione presieduta da Alessandro Seri, la giuria per intero, i co-finalisti in formazione compatta, Giuliana Guazzaroni di ADAM, dalle cui mani ho ricevuto l’attestato, tutti coloro che hanno partecipato alla cerimonia e alla piacevole cena che ne è seguita. Vi rimando alla pagina Facebook di Licenze Poetiche per qualche nome in più.
Complimenti ai primi classificati, al vincitore Fabio Orecchini (che ha citato nel suo discorso il grande Giuliano Mesa), alla runner-up Elisa Alicudi (il cui trittico è stato letto mirabilmente da Eleonora Ottaviani) e al bronzo di Alessio Alessandrini (che, Orazio insegna, ha innalzato un monumento più duraturo del bronzo). Ottime le vostre prove, e ho già avuto modo di studiare ieri su carta quelle di Alessio, che benevolmente me ne ha passata una copia di lettura durante la crapula.

E ora, dulcis in funGo (ihih), un po’ di materiale:

  1. qualche foto della serata (e della passeggiata maceratese il giorno seguente);
  2. la breve introduzione alle poesie dello scrivente da parte di Marco Di Pasquale (file mp3 “a sua insaputa”);
  3. nonché, naturalmente, le tre poesie, che pubblico con permesso del Pres. e che, pur presentate come “tre inediti”, avranno da oggi il nome, in caso di inspiegabile futura notorietà del sottoscritto, di Trittico Maceratese – e ci mancherebbe altro!!

I dieci quadri, che rileggono una poesia per ciascun finalista, saranno esposti in varie location a cura dell’Associazione; la prima sarà per certo il Pathos di Macerata, in pieno centro; poi (mi pare) Civitanova e poi ancora (di sicuro) Tolentino. Maggiori informazioni c/o Licenze Poetiche.

A presto amici!!

Pavana per una fabbrica defunta (dedicata a troppi)

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Vennero qui suadenti, dissimulando i denti,
vennero li aguzzini, ascondendo i canini

con frasi dolci come ratafià:
siete la Storia d’esta società!

Dopo lo scambio firme di prammatica
sonò la campanella;
finì l’hora di Storia, et con gran ridarella
s’andò di matematica
e poi di geografia:

fecer due conti e azienda in Romania.

Written by Roberto R. Corsi

2 dicembre, 2014 at 15:55

Pubblicato su esercizi, inediti, poesia

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Epigramma 14/02 (terzine scatenate)

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La figlia l’hai segnata al Sacro Cuore,
la vuoi studiosa e pia.
Voti Renzi e piddìna compagnia…

(fin qui niente di male:
di socialismo il partito han svuotato,
nemmeno fosse piscio da un pitale)

…Oggi difendi la massoneria!
“Ne avete tutti quanti idea sbagliata”;
arrossisco, paio un pivello al poker…

Anche con la morale
hai adottato il metodo del broker:
per stare a galla, diversificare.

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Written by Roberto R. Corsi

1 dicembre, 2014 at 10:24

Pubblicato su epigrammi, poesia

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