Roberto R. Corsi

pensa a me come a pianta decidua

Archive for the ‘poesia’ Category

T’amo, empio Bob! concorso VIRTUOSO “Carducci in Carnia” – ULTIMI GIORNI

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artaterme

“ArtaTerme, il panorama” di Sebi1 – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons

una comunicazione volante ma doverosa. Avete ancora fino a fine mese per partecipare all’edizione 2015 del Premio Carducci in Carnia presso il Comune di Arta Terme, nell’Alto Friuli.

È un concorso di poesia (italiana e dialettale del luogo) VIRTUOSO a tutti gli effetti (partecipazione gratuita, premio cash e addirittura alloggio per i finalisti che risiedono oltre un certo chilometraggio). So che è tardi per comunicarvelo, ma ne ho preso contezza ora. Io partecipo. Se avete qualcosa nel cassetto, fatelo anche voi. Occhio alle poesie che devono essere TOTALMENTE inedite (incluso web).

Tutti i dettagli, bando e schede, in questa pagina di Samuele Editore (che patrocina assieme ad altri enti).

Written by Roberto R. Corsi

20 maggio, 2015 at 13:31

JABOP! (Just Another Book Of Poems)

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Oggi esce ufficialmente il mio nuovo libro di poesie.
Titolo: Cinquantaseicozze. Editore: Italic (Pequod) di Ancona.
ISBN 978-88-98505-83-8

Eccomi qui ritratto col prototipo.

proto

Si tratta, e non è instant marketing, delle poesie che giudico con maggior favore: le mie predilette dal 1997 alla data odierna.
C’è di buono poi che il libro è distribuito bene, da PDE che da qualche mese è in joint venture con Messaggerie. Quindi dovreste trovarlo/prenotarlo facilmente in libreria, sennò online: Feltrinelli promette il servizio più celere, poi IBS, poi spero Amazon e via di seguito.
Tra qualche tempo proverò a fare una mappa delle biblioteche che lo ospiteranno per il prestito; soluzione di lettura da sempre nel mio cuore, perché gratis per voi e gratificante per chi lavora in un luogo che dovrebbe, in un paese normale, essere un fulcro della vita individuale e sociale assai più dello stadio o di uno schermo LCD.

Se vorrete farmi sapere… hashtag #56cozze su twitter.
Monitorerò anche le recensioni che gentilmente vorrete lasciare – nelle schede prodotto delle suddette librerie online, su anobii, goodreads, etc.
Insomma teniamoci in contatto.

Detto questo, qualche riflessione in più.

Leggi il seguito di questo post »

Written by Roberto R. Corsi

13 maggio, 2015 at 08:53

MANAGER (lunario epigrammatico/ epigrammario lunatico/ anagramma d’Argéman)

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traffic

img pdphoto.org

La mia immaturità
mancato adeguamento
al male ­-
o cielo o cielo dammi
padremadre immortale.

separatore

Sei lauree in cinque,
s’è parlato di tutto –
sanno che sono giù, mi voglion bene
e la sera non sono così morto,
so mascherarmi.

separatore

Racconto ridacchiando di un poetE,
professor Aloisio CatinellE,
con cui ho tagliato i pontA (‘ni fo i’ verso).

separatore

No, l’essere non è – lo sforzo d’essere
terrazzamento che tiene sei mesi
(a volte sette),
compressa compressione a rilascio prolungato
del principio passivo.

separatore

«corri. Spera una zuppa di fagioli»,
prendere un po’ di sole
nelle mezze stagioni, finché ancora
hai chi prepara cena.

separatore

Oggi faccio la doccia e l’acqua d’Arno
è carezza sul petto.
Erezione spontanea?
l’ultima l’ebbi con un documentario
su una scuola di danza
moderna a Cuba. Oppure
dopo la transrettale, non ricordo.

separatore

«È una cosa normale
[un libro a pagamento/
sei stipendi arretrati, ndr]
però non dirlo in giro».

separatore

“Trittico”: il pucciniano
diventa trazodone
e nella AC Palindromi
“Xanax” rileva “Anna”.

separatore

Ovunque
Santissime Leopolde, Mat­-teologi,
medicina ayurvedica o cinese,
apostoli dell’app
e vegetalebani,
vegani addirittura
(ma io tifo per Actarus).

separatore

Domenica d’ottobre,
ormai vivo soltanto mentre scrivo;
mio padre cambia umore, mi sorride.
Forse ch’è pronto in tavola?
Forse mi ha perdonato?
è che l’ha intervistato
per telefono “Il Brivido Sportivo”.

separatore

Ri­assunto. Sarò addetto
all’area della comunicazione,
ma nessuno risponde ai miei messaggi.
La nuova segretaria ha preso appunti:
la mia vera qualifica
(lo sbircio dal suo organigramma a penna)
è “figlio del padrone”.

separatore

Fingo d’appassionarmi a questo o quello
ma non sento più niente. Mi sembra che la vita
ben altro chieda – quasi a livello osseo, di postura:
forza, muscula­dura.

[inediti, fine 2014]

Written by Roberto R. Corsi

23 aprile, 2015 at 16:26

Pubblicato su epigrammi, inediti, materiale, poesia

“Una storia strana e bella, affidata tutta alla parola”: le “Lettere dal mondo offeso” tra Luigi Di Ruscio e Christian Tito.

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Non so se, come ricorre nel libro di cui sto per parlare, “le persone si incontrino inspiegabilmente per ragioni profonde”. Normalmente sono portato, da materialista forse un po’ vigliacco ma convinto, a credere in un’arabescata casualità accompagnata casomai da una spiccata capacità di “retroilluminazione”, rimuginazione à rebours, propria delle menti più sensibili. Però le circostanze che hanno fatto finire questo volume tra le mie mani sono quantomeno curiose.
Eccovele in breve di cronaca.
Forte della considerazione che molti amici hanno per l’opera di Luigi Di Ruscio, affronto le sue Poesie Operaie, rimanendone almeno in alcuni passi fulminato; qualche giorno dopo, in una libreria del centro, conosco un “Tito” che fa divertire e riflettere leggendo Nori, Cavazzoni e altri; a distanza di ore mi chiede l’amicizia sui social Christian Tito, che quindi identifico col lettore. Tra noi prende vita una spiritosa e arricchente chat che lo porta a farmi pervenire copia del libro, tramite l’Editore Gianfranco Fabbri. Si scoprirà poi che il lettore di quella sera (anche valente fotografo) era Nicola Tito! Per alcuni mesi identificando i due, ringraziavo Christian per “la bella lettura” e commentavo il suo libro con Nicola, quando passava in zona libreria; entrambi cadevano dalle nuvole ed erano sul punto di digitare il 118. Insomma, “La double vie de Tito”, variazione comica del capolavoro di Kieszlowski ma foriera di due ottimi incontri in luogo di uno, e di molti frutti tra cui il potersi cimentare con questo libro edito da L’Arcolaio.
Fin qui il tragicomico sottoscritto.

Le Lettere dal mondo offeso ci portano ben dentro un’amicizia di penna tra un grande scrittore italiano, espatriato in Norvegia per lavoro (trentasette anni come operaio in una fabbrica di chiodi) e fondamentalmente escluso dal patrio Olimpo poetico fin quando le major non hanno cominciato a odorarne la morte imminente; e un giovane poeta, “farmartista” tarantino in ruolo alle Comunali di Milano, agli inizi della sua parabola di pater familias e di scrittura poetica; il Nostro, consigliato da un sapiente libraio, legge alcuni versi dell’espatriato e se ne innamora al punto di azzardare una lettera di complimenti.
I due si metteranno totalmente a nudo attraverso il proprio epistolario, progetteranno visite e intrecceranno iniziative; ma, principalmente per lo stato di salute di Di Ruscio, non si incontreranno mai.

Iniziamo da un dato certo: si tratta di un libro molto ricco, pieno di sostanza, prima di parlare del quale ho scelto di operare due letture. Leggi il seguito di questo post »

Breaking: 978-88-98505-83-8

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cover-peek :)

cover sneak peek ;-)

Sono lieto di dirvi che pochi minuti fa ho dato il mio imprimatur alla versione cartacea delle Cinquantaseicozze.
C’è stato qualche mese di ritardo su quanto vi avevo annunciato, ma mi sembra che il risultato sia soddisfacente (almeno dal pdf della bozza: gesti apotropaici) per quello che sarà il mio secondo e, salvo imprevisti, ultimo libro carne ac ossibus.
La prefazione (leggera e arguta, dunque non foriera di acido lattico già a inizio salita) sarà di Massimo Seriacopi; a mo’ di postfazione avrete il sostanzioso contributo critico di Davide Castiglione.
Il codice ISBN lo vedete nel titolo. Il libro è alle stampe per Italic Pequod, che ringrazio per la pazienza.
Penso che sarà ben distribuito, e ciò è cosa buona.
Stay in touch!!

Written by Roberto R. Corsi

25 marzo, 2015 at 22:02

Nuovo curatore per la collana “Comete”

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Roberto R. Corsi:

Cesare Oddera subentra a Carlo Molinaro – del quale ultimo “Le cose stesse” è un gran bel ebook di poesie.

Originally posted on Matisklo Edizioni:

Carlo Molinaro, Cesare Oddera Carlo Molinaro, Cesare Oddera

Cambio della guardia alla guida di Comete, la nostra collana dedicata alla poesia contemporanea.
Dopo oltre un anno, l’attuale curatore Carlo Molinaro lascia la guida della collana.
Precisiamo subito che non si tratta di un divorzio definitivo o di un addio, ma di una semplice “pausa”, di almeno un anno, che il poeta e romanziere torinese – che per Matisklo è anche autore di Le cose stesse – ha deciso di prendersi, alla luce dei tanti impegni, lavorativi e personali, che lo attendono per il 2015. In altre parole, Carlo rimarrà “uno di noi” e sarà ancora vicino alla casa editrice, anche se non più nelle vesti “ufficiali” di curatore di collana.
Nel frattempo, il suo posto sarà preso dal nostro Cesare Oddera, che conoscete bene e che non ha mai smesso di dargli man forte durante i mesi di intenso lavoro editoriale che hanno fatto di…

View original 358 altre parole

Written by Roberto R. Corsi

25 marzo, 2015 at 19:56

Malinconia con ripieno di satira

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libero qui un trittico dell’ottobre scorso, proposto senza fortuna a un cimento letterario. La “Edulcoratio benevolentiae” mi è servita a poco, dovevo pestare di più come mio solito.
______________________________________

LASCITO

Questo solo vorrei che, come cassa, galleggiasse
dopo il naufragio: ho avuto un’immensa paura.
Più non importa chi la instillò, vaccinandomi
contro qualunque morbo di durevole felicità.

Per paura ho perso tutto, per paura ho pretermesso
ciò che mi avrebbe salvato, rimanendo ogni volta qui, fermo
dentro un letto su poltrone su spiagge, orecchio sordo
o educato all’esplosione, alla lisi di sollievi possibili.

Quando poi la vita vera ha sventolato il fazzoletto
dal finestrino, in forma di carni, di vanti e profumi,
questi eran troppo cari, ardui al veglio neofita: resinoso,
restava il solo convincersi a forza che non fossero per te.

Ora che natura mi scaccia e non stringo alcunché,
ora che giovani fiere squadernano canini affamati
di lombi e suole carrarmato al mio farmi erba,
questo solo rimane da dirvi: non abbiate paura.

Se qualcuno anche caro, dal prete al familiare
al politico al partner, vi intima di averne,
voi uccidetelo senza esitazioni, in corpo in memoria
o in frequentazione. Dedicatemi il suo scalpo.

Cambiate aria, spediti affrancatevi.

 

TEST DI CITTADINANZA

Dio esiste, tutto avvolge come nebbia purpurea,
si preoccupa ogni giorno per me, per ognuno di noi;
la mia vita, la mia libertà, le mie scelte gli appartengono.

Il Premier, all’opposto, è salvifico vate di laicità,
socialdemocratico schietto come lambrusco secco,
autonomo, anzi inviso ai gruppi di potere:
porta sempre a termine quanto promette, contro mille gufi,
verso l’inevitabile vittoria finale del nostro Paese.

I ministri son lì per bronzea competenza;
comunque non dobbiamo aver paura della bellezza:
dopo tante comuniste coi baffi qualche miss ci sta bene,
fa da argine alla strisciante cospirazione omosessuale
che mina le maschie e cattoliche radici della Patria.

Come gli “extracomunitari”, proclivi a delinquere, guasta confettura
con semi di malaria pronti a finirci addosso;
a meno che non abbiano i soldi in mano
e ci rilevino casetta villetta o fabbrichetta,
nel qual caso son promossi d’ufficio a “extralusso”.

Noi Italiani vogliamo bene a tutti,
scevri di odio, invidia o mezzo gaudio;
poi, se non sei abbiente, di sicuro hai combinato qualcosa.

Prendi invece il povero grande imprenditore, per statuto
impossibilitato a licenziarci e avviare così la ripresa!
“licenziare”: pure una bella parola, cortese, se la analizzi.

[ove in disaccordo con una o più affermazioni
s’intensifichi la fruizione di talk show e quotidiani]

 

RESA

Quel qualcosa, sostanza batterio o deficit, che ho dentro
scava il midollo come punteruolo, questo mistero funesto
rende floscia la vita come vela issata male,
sanguigno il banchetto di cosmica indifferenza

di chi gode nel fiutarmi afono lungo il precipizio lavorativo,
massa gravitazionale che digerisce ogni idea, la vanifica
in uno scoppio di silenzio, nocciolo di ciliegia
da smaltire nell’umido senza pianti di sorta.

Ho dato, l’esistenza vien meno, diventa sussistenza,
ciò che era traguardo e nobiltà si muta in spuma da aggirare.
Non reggo più, son vecchio, morto dentro, mi scollo nelle mie cifre,
sogni e sapori di conquista gassati dal corpo stanco.

Presto andrò in rovina e probabilmente morirò anche fuori,
sarà la solita tragedia di solitudine e disoccupazione,
effimera emozione da trafiletto: un altro torna al nulla,

dismette il suo accidente di spermatozoo infecondo
nella grande vagina (lubrificata, un tempo) che è il mondo.

Written by Roberto R. Corsi

12 marzo, 2015 at 07:36

Pubblicato su concorsi, inediti, materiale, poesia

Percentage poetry

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© Christian Mesiano su Flickr – CC BY

Quando scrivi poesie devi pensare agli arrotini e ai pallettari di rango:  
Ivan Lendl, poi Muster e Courier, poi Nadal, ora Djokovic. Non hanno mai vinto  
sulla gran tecnica, giocano di testa forza e percentuale, dominando le altrui debolezze e i punti decisivi.  
Lo so che ogni poeta tifa Edberg o Federer credimi, io per Re Roger,  
per seguire quell’angelo che strapazzava Philippoussis sull’erba del Centrale nel 2003 
danzando il rovescio a una mano con la perfezione di un Leconte, però alzando la coppa,  
ho mandato a monte un pomeriggio d’amore col più bel corpo di donna.  
Per fortuna Wimbledon dura solo due settimane l’anno, tengo a precisarlo. 
 
Scendi pure a rete, fai la tua premiatissima poesia di ricerca, o se preferisci 
snocciola haiku come perle di rosario; scrivi – nessuno te lo vieta del tuo dio, 
del tuo cuore, di parenti, di vedute, di cani, di gatti, di nonne. Ma ricorda che vale la metà  
di quel che credi: la media esatta tra quel che tu pensi che valga (cioè TUTTO) 
e quel che vale per gli altri, ossia quello che vali davvero TU per l’umano consorzio 
al netto dei privilegi di parentela, di censo, di lavoro, di avvenenza se ancora ne hai, 
di laudo ut laudes con altri poeti – quello che vali  
quando ti rifiuti di fare un favore, quando saffioca in smorfia il saluto del bottegaio  
che non ti vede da tempo entrare in negozio e comprare qualcosa – 
uno ZERO tondo tondo, talora infiocchettato di parole vaselina, più spesso manco quelle.  
 
Metti allora nel mirino delle tue strofe il ben pensare, il giudicare,  
radice della mala pianta che leggi sui giornali: lo schiavismo condito da slogan confetto,  
il flagello economico che asciuga il coraggio e inverte l’uso delle alterazioni –   
ci fa all’alba e alla sera Landini, ma durante l’orario d’ufficio Calboni.  
Gioca sul rovescio tagliato del potere, fai il tergicristallo ai colpi del pensiero nazareno,  
batti forte e preciso lungo lo scippo morbido, lo 0-40 dei diritti, 
che, questo sì, vale TUTTO per TUTTI, gioco partita e incontro.  

(inedito, marzo 2015)

Written by Roberto R. Corsi

6 marzo, 2015 at 13:58

Tanka della balena bianka (5-7-5-7-7)

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Statuisce: “oggi,
per trovare un lavoro,
non puoi impuntarti
su laicità e sinistra!”
Tolgo tutti gli specchi.

pic © rischiocalcolato.it

Written by Roberto R. Corsi

2 febbraio, 2015 at 10:18

Pubblicato su esercizi, poesia

Happy NuYer con stravolgimento Cinzia

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San Gatto Maldestro. Tempo dunque di Auguri a tutti voi e ai vostri cari per un sereno 2015, che non ci faccia salire la bile e l’angoscia oltre i record dell’anno che sta finendo. Il mio 2015 sarà di decrescita (se felice o infelice lo dirà il tempo) e correlativamente spero di recuperare un po’ di spazio vitale da dedicare alle arti agli amici e a un minimo di sport.
Siccome voglio chiudere con un inedito e qualche goccia di acquaragia, vi propongo una variazione agostana su una breve e pura lirica di Cinzia Boccamaiello, poesia che bon gré mal gré ho contaminato con la consueta modalità “elefante in cristalleria”.
Ma la poetessa non me ne vorrà, perché, prima ancora di scrittrice, è mia sister of choice. Le mie (di)vari(c)azioni vogliono essere anche un ringraziamento per pubblici proclami, per la sua vicinanza preziosa e il suo ascolto in momenti per me davvero neri come la pece. TV1KSNDBN, come si direbbe nell’odierno linguaggio aulico.
La silloge da cui è tratta la lirica di Cinzia, del 2008, è Clemenza dell’inverno (Gammarò), e ho avuto l’onore di poterne scrivere la prefazione.
Buona fine e miglior principio!! R

2015

OHIMÈ-NEO
(stravolgendo una lirica di Cinzia Boccamaiello)

HO PENSATO CHE FORSE
ero cara agli dèi
la notte che la lucciola volò
sul davanzale della mia finestra,
e vi rimase a lungo, a consolarmi
di una malinconia senza motivo.
(da “Clemenza dell’inverno”, 2008)

Ho pensato che forse e dopo tutto
facevo schifo pure a un dio inesistente
il giorno memorabile allorquando,
con contrito imbarazzo emancipato,
lungo uno sposalizio inevitabile,
dimorai per la prima volta in chiesa
mantenendomi saldo senza un gesto,
senza segni di croce dietro al gregge,
senza litanie, riti, annusamenti
del biancorosso Jesus Dollar Club;

stavo erto ed eretico,
professione di Federer,
e una mosca ubriaca di calura
iniziò a tormentare in sinusoidi
me soltanto, così, senza motivo.

Ho pensato di essere
un similbafometto
signore degli insetti, un anticristo,
qualche figura austera,
scomoda e permanente;

lì a fianco, la mia donna intermittente
(sempre, sempre così benevolente)
mi fece meno bronzeo ricordando
che una mosca, di solito,
gira attorno alla merda.

Gioco, partita, incontro.

[Greve in Chianti, Agosto 2014, inedito]

Written by Roberto R. Corsi

31 dicembre, 2014 at 09:13

Pubblicato su autori, inediti, materiale, poesia, varie

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