Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 11 anni

Archive for the ‘poesia’ Category

Notazione a matita (#unversoperRobinson)

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robinson

per la giornata di oggi 2 dicembre (e solo per oggi) c’è questa iniziativa targata Casa Lettori. (vedi il banner)
Senza eccessiva originalità, ho preso un verso da un inedito (che resterà tale) di maggio di quest’anno. È un pretesto anche per dare aria al cassetto. Già che ci sono vi squaderno il tutto, il verso è in grassetto corsivo.
UPDATE del 4 dicembre: l’iniziativa non è stata ca…lcolata dal domenicale, almeno a una prima lettura. È stato da un lato bello crederci e cimentarsi, dall’altro lato amarognolo constatare come sempre io abbocchi alla trappola della effimera notorietà (che, scriverselo sul palmo a pennarello, non arriverà).

__________________
NOTAZIONE A MATITA

Non c’è bisogno d’esser Sylvia Plath
o il cugino di Elio
per morire più volte.
E non è manco vero che muoriamo
solo un poco ogni giorno, come Seneca insegna
o avverte la Medeiros scambiata per Neruda.
Io muoio tutti i giorni a tutta birra,
pienamente, 
da quella notte in cui ho toccato il culmine
del suo corpo inarcato, conca e vertice
dentro un raggio di luna
(ingannando natura). 

Maggio 2016

Written by Roberto R. Corsi

2 dicembre, 2016 at 09:39

Mauro Caselli, sette poesie (su Perìgeion)

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per questo mese di novembre propongo su Perìgeion le poesie del triestino Mauro Caselli: lungo tre raccolte, il poeta incastona i suoi dubbi esistenziali e di scrittura in una forma quasi sempre endecasillabica, spesso rimata e sonettistica.

Buona lettura: Mauro Caselli, sette poesie

Written by Roberto R. Corsi

18 novembre, 2016 at 09:43

Pubblicato su autori, Perigeion, poesia

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#Somiglianze40 – 12 poesie

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foto mia su Instagram

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L’altro ieri, alla Casa della poesia di Milano, Milo De Angelis ha festeggiato con amici, appassionati e colleghi gli “anta” del suo libro d’esordio, Somiglianze, ottava uscita dei Quaderni della Fenice di Ugo Guanda.
C’era un pieno inusuale per un evento poetico; a questi link vedete qualche foto: 1 e 2 (richiede login fb).
Non potendo esserci, mi sono procurato il libro al “Vieusseux” – bellamente rilegato in mezza tela su cartonato varese, slurp – e me lo sono letto un paio di volte. Qui in foto lo sto stropicciando presso Piazza Oberdan… 

Entrée brillante, e il fatto che non conosca ristampe *integrali* dal 1990 (ma vedi sotto), nonostante la notorietà che l’A. si è guadagnato, la dice lunga sulle miserie editoriali e sulle aspettative che noialtri operai della poesia dovremmo nutrire.
Si vola subito alto – con una disposizione poetica originale, riconoscibile, che ancor oggi influenza massimamente autori ed editori – anche se a volte si avverte una certa forzatura di toni; provvidamente, non manca mai l’aggancio al concreto, all’irrazionale, al misero, al disperato, al ripetitivo: in una parola, all’umano, spesso còlto nella sua energia sessuale, resa con connotati che definirei “fideistici” a più livelli, entrambi laici (a-razionalità e fiducia).
Mi unisco agli auguri, Milo! In occasione della festa è stata presentata una riedizione di 21 poesie scelte: la copertina (guardala qui, richiede login fb) è praticamente uguale all’originale, salvo che alla “Fenice” si sostituisce un “Gallo stampino”!!! ; non l’ho ancora confrontata con la mia hit list. Visto che tra qualche giorno devo rendere il malloppo, controbilancio con una mia scelta personale, forzatamente stringata (da 21 “invertiamo” a 12).

***
La radio (p. 24)

Nessuno potrà abbracciare chi non ha vinto
il doppione gettato via
nell’acquitrino, il dito silenzioso
di quelli che « non ce la fanno ».
. . . . .
Talvolta anche in camera
si scopre il rapporto stretto, criminale.
Sono le quattro del pomeriggio
e comincia l’odio contro una voce
alla radio, che sussurra « vinca il migliore ».

*
Dove tutto è in relazione (p. 29)

Essendo stati chiamati
non è mai buio, qui,
ma è sempre più tardi, in mezzo
ai doveri, sui tram, immergendosi tra i cappotti
con le cose da finire, tutte le cose.
E anche adesso la pioggia
sui vetri lucidi
non può essere natura né storia
ma un episodio
che ogni inverno sa ripetere
vivente e circolare
mentre tutto esigeva una presenza diversa
che crede a ogni cosa
senza ripassarla, una cellula leggera,
sorriso del luogo giusto …

… forze, solo forze vischiose
tra la madre e la voce della mamma
come questi marciapiedi
che tentano di dividere
ma uniscono alle automobili
e questo vizio
di riconoscere, e i suoi comandi,
voce inutile, in piena bufera,
che viene baciata,
baciata … baciata …

Via Pacini. Piove, sempre di più.
Qualcuno mi ha chiesto l’ora.

*
Altro di un altro (p. 33)

Si uccidono così,
senza farsi notare,
sono disperati e discreti
e cadendo trattengono il respiro

amano così
e anche questo è amore.

*
Dovunque ma non (p. 35)

Parla a qualcuno

e risponde, è qualcos’altro ma
risponde: nessuno lo perdonerebbe
se ritorna ghiaccio, l’essere identico a sé
che non cammina.

Lui risponde, risponde

È dentro, deve continuare, in un ritmo
infinito, come una parola
scoperta da altre parole
deve parlare, bagnarsi in un fiume
che non è suo ma lo tiene in vita, e non ha rive.

E in questa strada di campagna
la ragazza si toglie il golf, abbassa il sedile
e non sa se sono in due, in tre, oppure è sola
ma continua, sente l’umido, muove i muscoli

« restami pure dentro »
« sei sicura? »
« sì, ti voglio dentro, ti voglio bene ».

*
Questo o qualcos’altro (p. 46)

Lei che
odiava i falliti, ma qui non ironizza più
ormai dentro, con il suo uomo
che a casa le salta sopra, o con la vergogna
di prima – spiegava – ballando tra le luci rosse
con la folla
d’avanspettacolo che nel tram, pigiata, preme
ancora quelle cosce (ma quali?)
e qui la facilità l’incredibile
facilità del racconto (le sue, « queste? »)
contro la verità
che ieri
si sarà detta da sola, tra il pettine
e lo specchio …

*
La ragione (p. 48)

La condanna
di tentare lo stesso
per qualcosa, su questo marciapiede, pieno di gente
mentre il dito tocca,
sa che ci sono, e non per un attimo:
finisce
la tragedia comoda di non essere nulla
bisogna continuare
il loro discorso, nelle vetrine, comprare
ciò che espongono: una risposta
una risposta storica
a chi domanda altro e subito
ma per uccidersi consegna la ricetta falsa, aspetta,
scruta
non può
soffrire per quello che vuole.

*
Diventare (p. 64)

Un’altra azione, nella vigna, per cogliere
questo moscato polveroso e dolce
tra le formiche
che percorrono il sudore
della schiena, affrettandosi
in un sole che asciuga tutto
mentre la pianura si allarga, e qualcosa
che era enorme scompare
scivola dal terrore fino al disagio
di diventare indifferente, fino all’ultimo
tremito, nulla.

*
Un perdente (p. 80, la mia preferita)

Fuori c’è la storia,
le classi che lottano.
Cosa fare dunque una volta per tutte
rifiutando il mondo
accettandolo al mattino
(« Era vero, sai, era profondo
il litigio con lei. Ma c’era un solo letto
e prevalsero i corpi »).
C’erano i confini
biologici e le grandi leggi del profitto.
Perciò inventò gli dei e l’interiore.
Alla sera, durante l’erezione
pretese anche un destino
(« dove sei stata
per tutta la mia vita? »).

*
Latitudine (p. 112)

Appena sciolgono
nel bicchiere le pastiglie
gli atleti iniziano la corsa. Ma uno
senza più forze, guardato da tutti
nello stadio, implora di morire
e a quelli che lo doppiano chiede di spiegargli
i mondi e le esclusioni, la leggerezza
che vince, le loro scarpette chiodate
mentre sfuggono vicine
e spiegare la sera, quando si getta tra le zolle
per essere amato, ma una sola volta
perché pesa troppo
il giuramento all’infanzia.
È la penitenza, grande, nei corpi
che la nudità ingrandiva, la ruggine: volevano
solo invecchiare
in un tempo uguale, per guardarsi, nel tremore
che l’erba custodisce:
ma falliranno, e le sue
gambe ferite tornano nel buio. Una sbarra è caduta.
Fa’ che la pioggia …

*
Il sogno delle tinte grigie (p. 123)

Non importava, nelle vie, sapere
cosa c’era dietro le case
e i vecchi dicevano: se usi qualcosa,
se lo usi bene,
puoi anche non capire cos’è.

*
Differire (p. 130, altra mia preferita)

Mentre una carezza si avvicina, leggera,
verso il centro
farla sarebbe già domani

capisco l’attimo prima del giusto
e quello giusto?
troppo tardi

se non toccherò il tuo viso
giustificami
perché dopo ogni gesto
ne faccio uno che lo prepara

No, tu sei misero
tu non entri nelle forze 

*
Né punto né linea (p. 135)

Come la goccia, sulla foglia, dopo il temporale
solo per la seconda volta

non ha mai conosciuto nessuno,
perché voleva essere preciso
fino alla morte

leggero zen, nel campo,
la forza che teneva gli uccelli in volo
(un’interruzione e cadrebbero)
diventa l’inferno di contarli.

___________
Milo DE ANGELIS, Somiglianze, Milano: Ugo Guanda (I Quaderni della Fenice, 8), Aprile 1976, pp. 150, Lit. 2000. Nuova edizione rivista: 1990.
Alcune biblioteche presso le quali trovare l’originale.

Written by Roberto R. Corsi

12 novembre, 2016 at 19:09

Leonard Cohen (1934-2016) sulla poesia

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Pronuncia le parole con la stessa precisione con cui leggeresti la lista della lavanderia. Una poesia non è che informazione. Se la gonfi e la declami con nobili intenzioni non sei migliore dei politici che disprezzi. Sei solo qualcuno che sventola una bandiera e che fa appello alla specie più bassa di patriottismo delle emozioni. Considera le parole come scienza, non come arte. Sono una relazione. Stai parlando a una riunione del Club degli Esploratori o alla National Geographic Society. Il tuo pubblico conosce tutti i rischi dell’alpinismo. Ti fanno un onore se li danno per scontati. Sbatterglieli in faccia è un insulto alla loro ospitalità. Digli quanto era alta la montagna, che equipaggiamento hai usato, sii preciso sulle dimensioni delle pareti e sul tempo che ti ci è voluto per scalarle. Non cercare di far sospirare il pubblico né di fargli trattenere il fiato. Se il tuo racconto merita sospiri o fiati sospesi, è qualcosa che il pubblico, non tu, dovrà decidere. Sarà nelle statistiche che presenterai loro, non nel tremolio della voce o nell’agitarsi delle braccia. Sarà nei dati e nella tranquilla organizzazione della tua presenza.

(Leonard Cohen, How To Speak Poetry, in Death Of A Lady’s Man, trad. e cit. in Alessandro Carrera, I poeti sono impossibili, Roma: Il Filo, 2007(1), pp. 91-92)

Leonard Cohen, 1988 01

Written by Roberto R. Corsi

11 novembre, 2016 at 09:02

Francesco Tomada, Non si può imporre il colore ad una rosa

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img via Griseldaonline

È uscito un prezioso libro di poesie di Francesco Tomada per le edizioni Carteggi letterari di Natàlia Castaldi (che ne ha cura anche con una riflessione critica). Settimo di una collana da collezionare, è impreziosito dai disegni di Francesco Balsamo. Tomada è con me in redazione a Perìgeion e quindi corro il rischio di fare il iudex in re mea, per cui tralascio di dire che è uno dei migliori sulla scena e mi limito a proporvi un assaggio lirico, serbando a voi il gusto di delibare la sapiente composizione di dolori, luoghi, affetti, ricordi.

***

Cave del Predil

La miniera è chiusa da vent’anni ma qui tutto è ancora miniera.
Le case sono state costruite per i lavoranti, il museo si è preso
lo stabilimento dove si purificava il piombo, il pendio della
montagna è un accumulo di pietre scavate da là sotto.
Quando nevica d’inverno i fiocchi sono grossi e lenti, come
quando capovolgi le sfere trasparenti che contengono un
paesaggio.

Rovescia ancora quella sfera.
Che la neve cada verso l’alto e si raccolga nella concavità del
cielo.
Che la terra discenda nel vuoto delle gallerie da dove è
venuta.
Che tutti gli uomini risalgano salvi. Torna più indietro, prima
di silicosi e pleuriti. Fino alla festa di Santa Barbara, quando
vestivano i loro completi con ventinove bottoni dorati e
lo sguardo fiero di chi tutti i giorni scende nel mondo e lo
spacca davvero

*

Gorizia, Parco Basaglia

La rete che chiude il Centro d’Igiene Mentale
a oriente coincide con il confine di stato

al tempo della vecchia Jugoslavia
lì passava la cortina di ferro

per i malati anche sud ovest nord erano cortine di ferro
da nessuno dei lati era possibile uscire

allora andavano quasi sempre vicino al muro est
dove almeno le sentinelle serbe regalavano
qualche sigaretta

e magari un medico si sarà anche chiesto
come mai i matti di Gorizia
fossero tutti comunisti

*
ad A.

Io chiedo che cosa ha tua mamma
e tu rispondi un tumore

il male che non si può nominare
tu lo pronunci in modo disarmante
come dire tazza albero ombrello
un oggetto qualsiasi che esiste
e dunque parliamone pure

come se il cancro di tua madre
fosse una cosa da cui
tu puoi guarire

*
Elettropneus

Le prime auto che guidavo
si guastavano spesso forse perché
erano molto più vecchie di me

oggi basta un sondino elettronico
per capire cosa non va
allora invece Nino Schirillo
si curvava dentro al cofano
e faceva le prove, tentava

io intanto in officina guardavo i calendari
con le ragazze seminude dai seni perfetti
saranno di Roma o di Milano
di qualche grande città, mi dicevo
adesso parto e vengo a cercarvi
a vedervi dal vero

ma avevo sempre la macchina rotta

*
Rewind II

È proprio come dicevano:
da vecchi si torna bambini

sono io che non so capire
e penso a mio padre come se fosse
ancora quell’uomo di cui avevo paura
e invece lui ha di nuovo tre anni
e poi diventerà un neonato
e poi embrione e poi
niente

*
Un cortile

Mia nonna afferrava i conigli li sollevava
e con un bastone colpiva dietro alla nuca
        colpiva una volta sola

le bestie si irrigidivano ed emettevano
un fischio acutissimo
da allora quello è per me
il suono della fine

(quando io soffio fra gli incisivi
ne esce un rumore compresso
non riesco a spingere fuori
tutto il dolore

è una fortuna, non ho ancora
imparato a morire)

________________________
Francesco TOMADA, Non si può imporre il colore ad una rosa, Messina: Carteggi Letterari, 2016.
Acquista il libro dal sito della Casa Editrice
Immagine via Griseldaonline.it

Written by Roberto R. Corsi

10 novembre, 2016 at 12:43

Jack Russell Hoedown

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I’ tu’ hane ‘gli sta tra’ hoglioni anche mentre facciamo l’amore nella casa marmàta,
Cerco di concentrarmi quando sento un naso umido trafficarmi le braccia,
Mi parte un moccolo pensando alle croste sulle ginocchia della bellezza,
A questo intabarrato aggirarsi nella discarica delle sensazioni

Tu invece tutta divertita, hey puppy la nostra vita non ci basta,
Ha preso l’inebriante fragranza di un pasto ospedaliero,
Io ti scelsi bionda e atletica e l’assicurazione non mi rifonde il danno
Così ci lasciamo annusare e giudicare da cani, imprenditori, critici militanti.

(inedito, 1.1.16)

snif snif

snif snif

Written by Roberto R. Corsi

1 novembre, 2016 at 11:06

Lorenzo Vercesi, Dire senso è un guaio (su Perìgeion)

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Dove eravamo rimasti? Il mio contributo di ottobre a Perìgeion è dedicato a questo giovane poeta che ha convinto me e non pochi altri. Uscito a ridosso della tre giorni dello scorso weekend, ho atteso, per ribatterlo, che finisse quest’ultima per lasciarne l’annuncio “in testa” al sito.

Leggilo direttamente su Perìgeion: Lorenzo Vercesi, Dire senso è un guaio

Written by Roberto R. Corsi

26 ottobre, 2016 at 14:18

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«sapessi com’è strano/ ospitare un ciarlatano/ a Milano»: RRC alla festa di Perìgeion, sabato 22

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picart
Dal 21 al 23 ottobre, a Milano, presso gli spazi di Bioforme, via Aosta 2 (zona Cenisio, MM5 lilla), si tiene la tre giorni di Tu se sai dire dillo 2016 (in onore di Giuliano Mesa).
Qui il programma per esteso, dal sito Poesia da fare di Biagio Cepollaro. E qui l’evento su fb.
Tra gli altri incontri presentazioni e performance, è prevista per le ore 21 di sabato 22 ottobre la festa del nostro caro Perìgeion.
Salvi improbabili spasmi neurotici/logistici sarò presente e fors’anche interveniente, insieme ad altri 6/9 di Redazione (in ordine alfabetico: Amara, Cupani, Drago, Iacovella, Tito, Tomada).
Accorri numeroso, oh meneghino, limitrofo, auto-treno-autotrenomunito.

nella foto: particolare dell’ultimo consiglio di redazione (io sono il terzo da sx), circa 1723, Bernard Picart sculpsit. Img UCLA Digital Library Program, allegedely CC licensed, study purposes, no © infringement intended.

AGGIORNAMENTO: è stata una splendida due giorni, chettelodicoaffàre. Tanti amici, alcuni nuovi, altri finalmente personificati, tutti schietti.
Iniziano a girare le prime foto: qui l’album dedicato alla serata di Donatella D’Angelo, che è così in gamba da far sembrare piacente pure me. Vi invito anche a prendere visione dei suoi lavori sul sito personale.

Interno Poesia: la collana e il crowdfunding

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Avevo tempo fa rilanciato sui miei social l’annuncio della partnership tra Interno Poesia e Produzioni dal basso per la costruzione di una collana di poesia finanziata mediante crowdfunding.
Ieri, come molti di voi, ho appreso del lancio del primo progetto/libro: l’esordio di Martina Germani Riccardi con la raccolta Le cose possibili.
Il target è fissato in 2000€ in 40 giorni e in questo momento (giorno 1) la raccolta viaggia sul 15%.
Leggendo i dettagli del progetto saltano all’occhio tutte le potenzialità del crowdfunding: rispetto a una generica pubblicazione e messa in vendita, i vantaggi sono la certezza di finanziare un progetto virtuoso (no Editoria A Pagamento) e la trasparenza di conoscere l’esatta ripartizione di quanto raccolto, tra cui il diritto d’Autore, che è fissato al 10%.
Come per ogni crowdfunding c’è un sistema premiale legato all’ammontare del contributo, che via via prende il carattere di abbonamento alle prossime uscite; ma direi che il terzo valore aggiunto, stante la possibilità di donare qualunque cifra, è l’entry reward ossia la soglia di 10€ che permette di ottenere una copia del libro (oltre a essere inseriti nella pagina dei ringraziamenti); soglia che è ragionevolmente bassa e assolutamente in media con le pubblicazioni correnti (anzi, qualche euro sotto ai 11-15€ di alcune collane di pregio).
Il che consente di portare avanti il progetto di finanziamento senza sforare rispetto al prezzo delle pubblicazioni di poesia; questo dovrebbe essere psicologicamente incentivante.

Restano da valutare, certamente, le scelte della neo-casa editrice in termini di distribuzione e promozione del libro, una volta che questo sia nato, come auspico. E – non ultimo – resta da conoscere, dato il carattere permanente della sottoscrizione (cd. metodo “keep it all”, nessun rimborso), come verrebbero impiegati i proventi nella malaugurata ipotesi che non si raggiungesse l’obiettivo…
Ma gli elementi evidenziati in grassetto sono già di per sé importantissimi e danno ai miei occhi una connotazione estremamente positiva al progetto; dettando un trend che spero possa essere percorso anche da altre realtà editoriali, onde sovvertire l’andamento “contributivo e non retributivo” che gli Autori di poesia quasi sempre debbono sobbarcarsi se vogliono andare su carta.
Pertanto farò anche io la mia parte e vi invito a sostenere questa prima uscita che, verosimilmente, avrà un valore che va anche oltre il singolo progetto, determinando negli Editori la fiducia per perseverare con le prossime uscite.

Written by Roberto R. Corsi

27 settembre, 2016 at 08:42

Andrea Labate, La resa del margine

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Inizia la “stagione sportiva Perìgeion” 2016/2017. La mia prima cura è rivolta all’esordio di Andrea Labate, la cui raccolta La resa del margine è stata pubblicata lo scorso anno da L’Arcolaio. Una poetica, quella di Labate, marcatamente astratta (“surrealista” la definisce il prefatore Davide Castiglione”), ma che sa anche dipanarsi in registri meno ermetici, a volte perfino colloquiali. Spesso poi, e sono per me gli episodi maggiormente riusciti, intervengono le tematiche della precarietà esistenziale (prima ancora che del precariato; il “margine” in una delle sue molteplici attenzioni) a guidare il lettore e conferire coesione interna al dettato poetico.

Leggi la recensione e alcune poesie a questo link: Andrea Labate, La resa del margine

Written by Roberto R. Corsi

16 settembre, 2016 at 10:39

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