Roberto R. Corsi

«Come poeta e critico 'nsomma, però è un bel ragazzo» (E. Dickinson)

Archive for the ‘poesia’ Category

Marco Simonelli, “Il pianto dell’aragosta”

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Leggendo la poesia che dà il titolo a Il pianto dell’aragosta di Marco Simonelli mi è venuta in mente la scena madre di un film di Kieślowski (non lo nomino per attenuare lo spoiler): un uomo appena colpito da una disgrazia si reca in chiesa a pregare ma più che altro a dar sfogo alla disperazione, ed ecco che la cera della candela che tiene in mano gocciola e si rapprende sotto gli occhi di un’immagine sacra. Sono lacrime dai piani alti? È semplicemente un fatto casuale? La sceneggiatura non scioglie il dubbio, ma l’attenzione alla tematica del caso e del destino in altri capolavori del grande cineasta sembra avvertirci che la nostra vita emotiva si gioca spesso sul soppalcare di sentimentalismo o addirittura di sacralità una realtà fredda e interpretabile ex se. Parafrasando Occam, affectus non sunt multiplicandi praeter necessitatem.
E così, più scopertamente, l’aragosta del poeta fiorentino (pp. 15-16): «Si dice che al contatto con la morte/ emetta un grido, strilli,/ un pianto disperato, stile supplica./ Ma si tratta solamente del vapore/ che schizza, fuoco fatuo// tra polpa e carapace». “Rasoio Simonelliano”, lascia campo libero a una tinta forte che permea copertina del libro e tutta questa prima parte: tagliente osservatorio di crudeltà, spesso incentrato sul rapporto uomo-animale.
Mi avvicino a questo libro dell’ottobre 2015 in parallelo con Firenze-Mare, raccolta inserita nell’undicesimo quaderno Marcos y Marcos (almeno in parte, antologica: due poesie che citerò provengono da L’estate sta finendo e si possono leggere sul sito dell’Autore). Nel raffronto mi sembra di cogliere, nei versi citati sopra, una sorta di manifesto programmatico a tutto tondo per Il pianto: il movimento a sottrarre, a de-saturare la tavolozza.
Ci sono, è vero, analogie evidenti tra le due letture: per citarne solo alcune, l’occhio spento delle cèe anticipa il pianto del crostaceo; il grande affresco di Anna a Torre del Lago fa il paio con Sapore di mare (pp.33-37); culminando con Prove tecniche di pianto, poesia presente in entrambe le uscite (qui a p. 46). Ma la sensazione non è quella di una mera continuazione del discorso: ne Il pianto dell’aragosta Simonelli sembra voler, almeno parzialmente, smontare o abbassare il soppalco cui mi riferivo, sfoltendo un po’ – che è lungi dal sopprimerlo – il proprio mirabolante e accattivante bagaglio di riferimenti culturali ad amplissimo raggio e vario spettro; con ciò riposizionando la propria verve in rapporto a un’ironia più affilata e una malinconia più pronunciata (l’ultima parte, un “farsi aragosta” immedesimandosi con una dinamica per inversionem: qui è l’Autore stesso, non la realtà oggettiva, a vanificare il proprio concreto pianto nascondendosi In bagno, p. 48).
A mio avviso la scommessa è vinta; per premio una consolidata maturità.
Scorgo un esempio per me plastico del “movimento a sottrarre” nella poesia dedicata a Massimiliano Chiamenti, Ora di chiusura (pp. 38-41): l’incontro interdimensionale si apre già sotto il segno del «gelido distacco»; il plug-in dell’ironia colta (Orfeo o Enea) e del pop (i vampiri di Twilight) viene – pur dopo una citazione di Battiato – scartato e bollato come «umorismo patetico e importuno»; cade soprattutto ogni velleità di costruire un impianto escatologico sopra la narrazione («Io non ho voglia di chiedergli se là…»), giungendo così l’interazione a una semplice evanescenza, un fade out che prepara ed esalta il durissimo finale:

Lo specchio del bancone riflette solo me
insieme alle bottiglie. Guardo il tavolo,
i cerchi concentrici del legno
e penso all’albero,
allo sforzo di piantarsi con un ramo
la scure dentro il tronco.

Per terminare coi miei rilievi, la componente “ora di chiusura” in cui «sembra tutto più lontano» è presente anche in Capodanno (pp. 44-45): qui pure l’attenzione del poeta si sofferma e lavora su una sottrazione, che è il mancato incontro di due mani: «osservo la tua mano che scorre la ringhiera// e intanto cerco l’arancio/ del pulsante che ripristina la luce/ qualora il buio scattasse all’improvviso». L’effetto è quello di contrapporre, nel gesto della mano che cerca l’interruttore, lontana da quella del compagno che scende le scale in fretta, la componente del distacco e quella della premura, rendendo incerti su quella prevalente.

[Marco Simonelli, Il pianto dell’aragosta, Napoli: Edizioni d’if, 2015, pp. 53]

Written by Roberto R. Corsi

29 gennaio, 2016 at 13:11

“QUI L’A PRIORI NON CI PUÒ FAR MALE”: la poesia delle Cinquantaseicozze di Roberto R. Corsi

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Sia chiaro: amo ogni singola parola, positiva o critica, spesa nei confronti del mio libro da chi già mi era amico o interlocutore. Ma vuoi mettere la soddisfazione di ricevere i complimenti e una nota di lettura sincera da parte di chi non conoscevi fino a due minuti fa? Meglio ancora: vuoi mettere la soddisfazione di aver fatto passare a qualcuno che non conoscevi etc. etc. qualche ora di piacere di lettura? Son cose che mi capitano ogni 34 ottembre, quindi perdonate il tripudio. Un grazie a PeotOne (al secolo Lorenzo) che assieme a PeoTwo (Andrea) cura da pochissimo uno spazio letterario, il Pasgravio, cui auguro ogni fecondità e che invito a seguire. Anche io, sicuramente, Peota, nel senso più autoironico del termine: “similia similibus”, o “da Montelupo si vede Capraia”, dite come volete, ma le affinità casuali (cit. Paolo Galloni) contano eccome; dunque prosit!

I peoti del pasgravio

Non sempre l’elemento autobiografico racchiude il fare poesia nel ristretto e rarefatto microcosmo dei propri affetti e delle proprie intimità per non dire del proprio piagnisteo esistenziale. Certa poesia al contrario riesce a farne un interessante punto di partenza per una riflessione più ampia, incanalando il discorso poetico in un continuo alternarsi di dettagli e silenzi, piccole lampade che si accendono a intermittenza rivelando scorci repentini di mondo per brevissimi e fugaci istanti. È il caso delle poesie di Cinquantaseicozze, raccolta poetica di Roberto R. Corsi data alle stampe nel 2015 per Pequod. Una silloge incredibilmente viva e pulsante, un occhio limpido aperto sul presente con l’eleganza e la pazienza di chi sa starsene a guardare (“Il mare di fine settembre, gioiosamente desolato se si eccettua / una fiorescenza di logali ghe barlano gon l’aggèndo fordemarmino, m’offre a scialo un cristallino spettacolo d’amante conquistato, aperto” ), ma solo fino…

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20 gennaio, 2016 at 17:53

Premio Roberto Farina 2016

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castello

Castrum Petræ Roseti

Ho ricevuto il bando del Roberto Farina 2016 (XIV ed.) e ve lo giro invitandovi a partecipare. Trattasi di Premio (a concorso) riservato alle raccolte edite e a tutti gli effetti virtuoso, prevedendo gratuità d’accesso e primo premio in danaro (2 “chili”), oltre a vari riconoscimenti. L’albo d’oro è piuttosto importante. E le bellezze del Comune che ospiterà la premiazione invogliano.
Copio+incollo i primi § del bando; nominativi e indirizzi (il sito – ahimè – è off) li trovate invece nell’allegato in calce. Muchissima m. a chi concorrerà!

1. Il Premio è destinato a volumi di poesia di Autori italiani o di Autori stranieri (tradotti in italiano) editi tra il primo di Gennaio 2013 e il 31 Marzo 2016.

2. Le opere, da inviare direttamente ai componenti della Giuria, di cui si fornisce l’indirizzo, dovranno pervenire entro il 30 Aprile 2016 con la dicitura scritta sul plico o su un foglio: «Partecipa al Premio Farina». Una copia va inviata anche al Dott. Antonio Farina (…). I libri inviati non potranno per nessuna ragione essere richiesti indietro.

3.Il vincitore riceverà la somma di euro 2.000 (Duemila) e una targa artistica oltre all’ospitalità. Non sono ammesse deleghe. L’eventuale assenza del vincitore alla cerimonia di premiazione, che si terrà domenica 1° Giugno 2016 a Roseto Capo Spulico, nell’Alto Jonio Cosentino, avrà il significato di rinuncia al Premio.

La Giuria – il cui giudizio è insindacabile – si riserva di segnalare alcuni poeti con una targa artistica.

scarica per intero il BANDO FARINA 2016

Written by Roberto R. Corsi

15 gennaio, 2016 at 16:49

La Liliana riconquistata

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Soprattutto per chi frequenta questi lidi da tempo, il nome Liliana Ugolini suona familiare ed evoca un’empatia, una condivisione di visione e intenti tradottasi qualche anno fa persino in una collaborazione creativa. Navigare il tag vi darà adeguato conto dei nostri incroci.
Il mio (chissà quanto durevole) cambiamento di stile, avvenuto poco prima delle Cinquantaseicozze che ne risentono in pieno, l’aveva resa guardinga, restando lei coerente e fedele alle sue convinzioni legate alla ricerca sulla parola. In alcuni commenti alla “trasmissione internautica” del 2012, prima dell’ideazione del libro cartaceo, espresse affettuosa preoccupazione. Ma poco prima di Natale il suo “scombinato discepolo” l’ha condotta alla lettura integrale: ne è fuoriuscita una lettera mista di affetto, apprezzamento per il risultato e puntuali rilievi critici; sono molto felice del fatto di avere ritrovato il suo giudizio positivo, nonché di essere autorizzato a proporvi la lettera per intero, qui sotto. Grazie dal profondo del cuore! (immagine dal sito Genesi Editrice)


 

Cinquantaseicozze
di Roberto R. Corsi
Ediz. Italic

Caro Roberto, il piacere di rivederti dopo tanto tempo non si esaurisce all’incontro natalizio ma ho qui il tuo libro “Cinquantaseicozze” Edito dalla Italic che mi assicurerà il piacere di stare con te più a lungo. Intanto ti ringrazio per la dedica che arriva da uno “ scombinato discepolo” ( a tuo dire) che si sta dimostrando da tempo un ottimo poeta e un attento critico letterario e musicale.
Come sai ho via via letto le “cozze” fresche di impatto alle quali a qualcuna a suo tempo ho inviato una frase , preoccupandomi a volte d’un cambiamento che percepivo succedesse in te. Ora rileggendole insieme ho l’impressione positiva d’una introspezione più ragionata, una crescita notevole dell’espressività poetica che si allarga ad un verso prosastico di grande effetto emotivo che arriva fortemente al lettore.
Leggi il seguito di questo post »

Written by Roberto R. Corsi

6 gennaio, 2016 at 16:08

Auguri, valigia poetica e… un ciuffo d’erba

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seasonsgreetings2015

Auguro a tutti voi e ai vostri cari serene Feste e un 2016 che ci porti empatia (soprattutto!), ispirazione, azione.
Di seguito i libri e i pdf di poesia che mi sono messo in valigia. Molti li devo leggere da mesi e confido di colmare il gap da qui all’Epifania. Chiedo scusa e mi autoflagellerò comodamente nelle pause della Scala40 a soldi, promesso. In attesa di occuparmene, li elenco in ordine di ricezione o acquisto, in modo da incuriosire anche voi:

Viola Amarelli, L’ambasciatrice (autoprodotto in edizione limitata; dal 29/12 ebook gratis Smith&Laforgue);
Roberto Cogo, Deora dé, DotComPress;
Nino Iacovella, Latitudini delle braccia, deComporre Edizioni;
Maria Grazia Insinga, Persica, Cierre/Anterem;
Bernardo Pacini, Cos’è il rosso, Edizioni della Meridiana;
Marco Di Pasquale, Il fruscio secco della luce, Vydia;
Ottiero Ottieri, Poemetti, Einaudi.

Inoltre mi diletterò con qualche poesia di Marco Simonelli, in attesa della presentazione fiorentina, l’8 gennaio, de Il pianto dell’aragosta (Edizioni d’If), evento cui non mancherò e che vi consiglio vivamente di non perdere.

Off topic: ho portato con me anche un libello di racconti brevi e un saggio brillante.

Infine una segnalazione: è uscito da poco il numero 141/142 di Erba d’Arno, trimestrale di letteratura e arte diretto da Aldemaro Toni. Per la seconda volta questa rivista di ottima fattura s’incrocia col sottoscritto: anni fa ebbe il buon cuore di pubblicare la mia nota su un libro di Annalisa Macchia; ora ripropone, in versione light, la bella nota di Giacomo Cerrai alle 56cozze, nota uscita a giugno su Imperfetta Ellisse. Potete trovare la rivista – che merita – presso le librerie Feltrinelli, oppure potete ordinarla via email (ordini@ederba.it) e vi verrà spedita in contrassegno senza costi aggiuntivi.

È tutto per quest’anno; statemi bene! E grazie ai 24 lettori (Manzoni -1, per reverenza) che mi hanno seguito durante il 2015 e non solo.

PSsssst! le cozze son buone anche d’inverno! regalatevele e regalàtele.

Sei cozze dal piatto di Roberto Corsi.

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questa domenica v’inoltro con molto piacere l’articolo di Christian Tito che traccia su Perigeion una personale “minimpepata”, scegliendo 6 delle 56cozze. Grazie al “Farmartista” Christian; onorato di essere oggetto dell’attenzione di un portale di poesia nato da non molto ma già seguitissimo e capace (con questa unica scivolata, smile) di selezionare e proporre testi di alta qualità. Buona lettura.

perìgeion

A cura di Christian Tito

download

La mia provenienza non poteva lasciarmi indifferente di fronte a un titolo di un libro di poesia come “ Cinquantaseicozze”.  Essendo originario di una città del sud dove il mitile che fuori  si mostra  brutto, duro  e nero, ma nasconde al suo interno uno tra i frutti di mare più saporiti e utilizzati nella cucina locale,  mi ha disposto nei confronti del libro di Roberto Corsi con un misto di grande curiosità e di alte aspettative che non sono andate per nulla disattese. Anzi, ho scoperto in Corsi un poeta sopraffino che usa la lingua con derivazioni di matrice  Gaddiana tra momenti aulici e improvvise virate basso colloquiali. Con questi strumenti riversa nei suoi testi contenuti di taglio esistenziale, ma di un’ esistenza che, attraverso il suo rapporto col mondo-ambiente in cui si muove, finisce per   allargarsi facendosi metafora di qualcosa di molto più vasto…

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Written by Roberto R. Corsi

13 dicembre, 2015 at 12:40

Agli antipodi di Brodskij (inedito)

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C'era gente, fidatevi (altre foto a seguire)

C’era gente, fidatevi (altre foto a seguire)

Il reading di mercoledì al Caffellatte si è concluso poco dopo gli undici rintocchi. Oltre a rivedere e applaudire Marco Di Pasquale, ho conosciuto di persona e ascoltato le ottime prove di Novella Torre, Rino Cavasino, Marco Simonelli; ciascuno con la propria carica umana e impronta poetica ben definita.
Non è piaggeria del momento: era la mia prima lettura fiorentina, la seconda in totale, e ho imparato da tutti loro.
Grazie anche a chi ha reso possibile l’evento, ospitandomi o spendendo buone parole sulla mia presunta verve.
Quanto al mio operato, informo i quotidiani i media e gli elettori che sono in riunione tecnica permanente col mio ghost writer e non rilascerò dichiarazioni fino alla vigilia della prossima partita (approx. 2090 d.C.).

UPDATE: Alcune foto scattate da Marco

La scaletta delle mie poesie, per gli irriducibili:
Dalle Cinquantaseicozze ho scelto IIIIXXXV; poi XLVIIXXXI e… un inedito dalla mia prossima, probabilmente impubblicabile raccolta.
Avendolo “giocato” lo propongo pure qui di seguito, per voi.

************

*Il titolo ha per spiegazione il fatto che il grande IB, se non sbaglio, imponesse coraggiosamente sui propri documenti d’identità la professione di “poeta”. Contro tutte le resistenze di quelli che “…e un lavoro serio?”, “[con] la cultura non si mangia” e simili.
Qui siamo, invece, in un non meglio precisato studio, dai contorni semi-inventati.


AGLI ANTIPODI DI BRODSKIJ

“…Che fa di professione?” che me ne sono andato
dall’azienda che era di famiglia
glielo avranno già detto; dunque: “Scrivo…”,
“Ma cosa scrive?” “Libri di poesie…”
“Siamo seri: se li sarà pagati. Io ho pubblicato
Sensualità dell’atto notarile, ma non ci ho messo un soldo.
Anzi ne ho alzati, grazie ai miei studenti…
Pertanto, la mi scusi se mi vanto,
come ogni fiorentino, ma sono più scrittore
di lei”.

Via, metta consulente editoriale,
che non so manco cosa voglia dire;
del resto mi succede ogni mattina,
al risveglio, di perdermi nel vuoto
dell’impostura: colla, schiuma gialla
che cancella ogni refolo d’azione,
ogni lettera del nome e del cognome…

“…È sicuro d’intendere e volere?”
“Mica troppo, maestà”. “Vada, chiami suo padre
nella stanza di là”.

 

Written by Roberto R. Corsi

11 dicembre, 2015 at 12:42

POESIA DOMANI N. 78

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Ci avvicinamo all’epocale multireading di mercoledì prossimo venturo al Caffellatte (cfr. anche mio post precedente). L’ospite specialissimo, come detto, sarà Marco Di Pasquale che in questi giorni sta presentando sul suo blog i poeti impegnati. S’inizia con una lirica intensa di Rino Cavasino e un semi-congedo del sottoscritto (che ringrazia). Continuate a seguire Marco per le poesie degli altri intervenienti…

Il fruscio secco della luce

Tra oggi e mercoledì prossimo Poesia Domani si concentra sull’evento del 9 dicembre Multireading al Caffellatte di Firenze che vedrà la riunione in una session di lettura e dibattito sulla poesia di alcuni bravissimi giovani poeti che gravitano nella città toscana a cui mi accluderò anch’io in una rimpatriata dopo molto tempo.
Per presentarvi questi autori, divideremo la schiera in due puntate appunto, ed iniziamo, seguendo rigorosamente l’ordine alfabetico, da Rino Cavasino, siciliano ma fiorentino d’adozione, che si occupa di poesia in lingua ed in dialetto della sua terra d’origine. I suoi testi sono comparsi in svariate riviste cartacee ed online e si caratterizzano per la loro ricerca sulla materia, sui corpi come cosmi analizzati fino nella loro essenza più muscolare e materica, scavandone il messaggio metafisico, religiosamente universale per qualsiasi lingua e tradizione letteraria.

VARICE

Nel dilatato capillare, come
una ferita che ti sfiora l’iride,
minuscola puntura d’uno…

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Written by Roberto R. Corsi

4 dicembre, 2015 at 19:21

rose, dialètt Milanes e Caffellatte: cronache di un’improvvisa socialità

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Bimbominkieggiando nella Galleria degli specchi, prima della cerimonia.

È domenica e mentre la città brulica piacevolmente di maratoneti (voi favoriti dalla creazione, scriveva Rilke degli angeli), quantomeno esimendo per qualche ora il molliccio scrivente dal quotidiano aerosol di gas di scarico, approfitto per darvi rapidamente conto di una settimana, questa appena conclusasi, densa d’incontri ma anche di progetti a venire. La tiro per le lunghe perché è festa e avete tempo di leggere. Smile.

  • Martedì 24, insieme ad altri relatori eccellenti e all’Autore, ho presentato il libro di Michele Brancale, Rosa dei tempi, presso la Sala degli affreschi di Palazzo Panciatichi. Non lo sapevate? Male! vi dico sempre, almeno per gli eventi, di seguirmi su twitter (@rrcorsi)!
    Bene: salva la bella serata Maceratese di un anno fa, lungo la quale ho solo letto tre mie poesie, non parlavo in pubblico dal 15 marzo 2011! Al di là della conseguente, lieve tensione, ho parlato bene, ho dispensato ironia e autoironia ma, penso, anche qualcosa su cui riflettere, ampliando e cambiando un po’ rispetto alla mia nota, cui vi rimando. La gente si è divertita e ha mostrato apprezzamento, credo. Ho creato un piccolo album fotografico su facebook (altre foto arriveranno, spero).
  • Ieri, invece, un’inaspettata emozione: quella di conoscere e parlare con un gigante come Franco Loi. Qui mi dilungo un po’. Era in programma, presso la splendida giordaniana Galleria degli specchi in Palazzo Medici Riccardi, la consegna del Premio Betocchi. Presenziavo con l’intento di salutare alcuni amici (i proff. Marco Marchi e Sauro Albisani), ascoltare e applaudire, però rigorosamente da posizione defilata. E invece il famoso poeta dialettale, giunto alle 85 primavere e purtroppo molto affievolito nelle facoltà visive, prima mi scambia per qualcun altro, carezzandomi il viso (“chi sei? sai, non ci vedo”); poi a fine serata si profonde con tutti (c’era anche un bel gruppo di persone col bravo poeta Giacomo Trinci). Non so perché, mi ha preso in grande simpatia e dedicato tanto tempo. Abbiamo sceso le scale a braccetto. Il mio petulante addetto al marketing (io stesso) gli ha naturalmente rifilato il libro – che non gli piacerà, perché troppe idee ci dividono. Ma non importa: la cosa più bella è che abbiamo parlato più che altro di calcio (siamo “cugini”, è milanista) e mi ha spiegato l’etimologia del termine baüscia.
    Loi è persona di debordante umanità, comunicativa, voglia di divulgare, bontà (ci mandava i baci quando lo applaudivamo per le letture!). E le poesie dialettali, cui sono un po’ refrattario, quando c’è l’Autore a spiegartele e a dirtele hanno tutt’altro gusto! Ne ha declamate tre, premettendo loro la traduzione italiana: tra queste una gustosissima sulla qualifica di poeta (traducendola in Italiano meglio che nella pagina) e una, lirica e delicata, su Dio.
    È stata una bella cerimonia, per giunta allietata da giovanissimi musicisti del “Dante” (con Telemann, Bach, Pachelbel). Va detto che per fortuna la grande disponibilità di Loi, in coda alla serata, ha sciacquato via il dispiacere dovuto al fatto che un interveniente ha approfittato del suo spazio per fare un – non richiesto, totalmente fuori tema e direi anche di dubbio gusto – megaspot a Renzi e al suo presunto  “impegno per i giovani e la cultura” (tralasciando la facile ironia sul “bonus iPhone” di 500 euro, cosa penseranno della qualità di questo sforzo culturale per esempio le eccellenze artistiche di Maggiodanza, fatta fuori in tronco lasciando 17 giovani tersicorei senza lavoro e un Ente Lirico di rinomanza mondiale senza corpo di ballo?).
    Anche ieri un fotografo professionale ha fatto qualche scatto, spero che mi mandi qualcosa nei giorni a venire; controllate questo post per aggiornamenti.
  • Infine annuncio che la sera del 9 dicembre al Caffellatte, in via degli Alfani 39, poc’oltre l’incrocio con via della Pergola, leggerò alcune mie poesie insieme a brillantissimi poeti (in ordine sparso: Matteoni, Torre, Cavasino, Simonelli). Ideatore di tutto ciò e special guest del reading è Marco Di Pasquale che verrà a Firenze per qualche giorno. Ringrazio lui, Franco Renzi, Bernardo Pacini e gli altri che mi hanno patrocinato come sesto tra cotanto senno poetico. Se ne pentiranno, smile. Se volete venire, i dettagli dell’evento sono su facebook.
    Adesso mi rinchiudo, forse dieci giorni mi basteranno per convincermi che una mezza dozzina di mie poesie non sono poi indecenti.
  • [Ah, mentre non me lo chiedevate ho scritto una quarantina d’inediti. Ora penserò a chi sottoporli. La tentazione, sulla base dell’esperienza, è quella “top or bust”, ovvero a una grandissima o nulla. Ma mi rendo conto che il mio realismo becero, per giunta sempre più votato all’epigramma, è molto offstream, fuori da qualunque collana, forse dalla stessa poesia. Vedremo].

 

La profezia del Brigadiere: breve e disincantato post su “Inter nos” di Baglioni (Bompiani)

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Questo post non vuole essere ironico o feroce ma solo disincantato, perché in qualche modo la percezione che per avere riscontro e considerazione critica la poesia debba ormai necessariamente passare per la strada della popolarità l’avevo avuta un quadriennio fa in questo post. Curiosamente avevo preso a emblema di questa sensazione, come scrittore dilettante che mai avrebbe avuto accesso agli onori, proprio il “padre brigadiere” di quel Claudio Baglioni il cui libro di versi (Inter nos, Bompiani) stamattina riceve una recensione a piena pagina – a cura di Giuseppe Antonelli – con tanto di lirica in evidenza, su La lettura del Corriere. Roba che voi, bravi poeti o poetastri *viventi*, “qkz” (c’o’ cazz’). Titolo: Su Facebook l’ermetismo (sic) di Baglioni.
È vero che a questo paginone (p. 23) ne viene premesso e affiancato uno altrettanto grande che si occupa di un poeta conclamato e importante come Vittorio Orelli, nonché di un emergente come Tiziano Broggiato (a firma Daniele Piccini). È vero che la pagina 23 reca in testa “Contaminazioni” e non “Poesia” tout court. È vero che nell’articolo c’è una certa timidezza nel pronunciare la parola (che fu) proibita.
Ma, nell’affabulazione critica, vengono scomodati il filologo Gianfranco Contini coi suoi “sintagmi impressionistici” e – udite udite – Pier Vittorio Mengaldo! il più fine esegeta di un certo Franco Fortini (il quale peraltro ha musicato una – una sola – canzone per Liberovici). Uno che prendeva la poesia molto seriamente.
Per dire: voi, col vostro libercolo in endecasillabi e/o parole desuete, il riferimento al (compianto) Nume Mengaldo ve lo sognate.

Beh, dice, vediamo i testi.
Testi “ermetici”, “sintagmi impressionisti”, di questa portata (19 gennaio 2011):
«E così finiamo per vivere altrove/ da qualche parte/ in un sogno forse/ in un sentimento che va lontano/ e si porta un po’ di noi (…)/ Come si può nascondere l’anima?/ Come si fa anche per un solo istante/ a smettere di amare?» .

Come farò io, invece, a criticare ancora l’innocenza “tirrenica” (o bambinismo, come l’ha chiamato un critico più feroce di me)? Ha vinto lei. E ha vinto per ricorso alla giuria popolare.
Tra l’altro nel 2013 si prospettò l’opportunità di far correre Bob Dylan, Vecchioni e Cohen per il Nobel; le reazioni furono spesso piccate ed escludenti, ma i testi di costoro, quantomeno per ambientazione e tematica… crema a confronto di questi, su!
Quanto a ermetismo, a meno che il vocabolo non sia mutato di significato a mia insaputa, ce n’è più in una porta spalancata che in questi pensierini.

Concludo ribadendo che Houellebecq, quando dice all’intervistatore “perché pubblico poesie? Forse perché sono diventato celebre…” non fa solo un motto di spirito ma enuncia seccamente un’amara verità.
Per cui, parafrasando Monkey Island 2: caro poeta (me compreso): spegni il computer/ chiudi il taccuino e vai a fare qualcosa di celebre!! 
Requiem. Buon barbecue domenicale. E forza Inter (senza nos).

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