Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 13 anni

Archive for the ‘manoscritti’ Category

Lettera all’editore (su Medium)

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Andiamo avanti. Dopo la strenna ebook che ha fatto registrare un men-che-manzoniano tasso di download (ma non disperiamo), è tempo d’instradare l’ultimo progetto di raccolta: un centinaio (sic) di poesie scritte nell’ultimo, prolifico quadrimestre del 2017.
Come altre volte, il primo passo è stato quello di “staccare qualche biglietto Editoria Italia“, inviando verso fine marzo il manoscritto a quattro case editrici selezionate con due criteri: l’enormità e la mancata preclusione a nuovi invii sul sito.
Muniti per fortuna di efficiente smartTV, non resta che sbracarsi e aspettare: a settembre la deadline. La quota che me la pubblichino è data a 18,00. In caso di fallimento, altro ebook e via.

Una di queste case editrici chiedeva una lettera di accompagnamento. L’ho proposta a 3 su 4, l’ho fatta leggere a un amico esperto, ve la propongo via Medium (dove non la fila nessuno) perché esprime il mio attuale sentire. Compreso il vaticinio per cui tra poco comincerò a scrivere sonetti sul mio condominio, e allora interditemi legalmente.

Link: La mia lettera accompagnatoria

 

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Written by Roberto R. Corsi

4 aprile, 2018 at 14:39

#Babuk2017

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Il volume in cui è presente il saggio di Gaetano (clicca per scheda e ordini)

Sono molto grato alla Associazione LaRecherche per aver confermato il mio ruolo di giurato della sezione narrativa nella terza edizione del premio/concorso letterario Il giardino di Babuk – Proust en Italie.
Lo scorso inverno i vostri racconti mi hanno tenuto compagnia, in certi casi avvincendomi molto. Quindi sarà un piacere ripetere quest’esperienza di lettura.

La terza edizione è intitolata alla memoria di Gaetano Conti, brillante studente fiorentino appassionato di letteratura italiana e latina (suo un saggio su Seneca pubblicato postumo da Olschki), scomparso dieci anni fa, neanche un mese dopo il suo diciottesimo compleanno.

Ricordo che, come nelle edizioni precedenti, il concorso ha due sezioni (opere di poesia e narrativa che dovranno essere assolutamente inedite, anche su web) ed è doppiamente virtuoso: la partecipazione è completamente gratuita e i premi (destinati al “podio” di ogni sezione) sono cash.
Diversamente dalle edizioni precedenti, l’edizione 2017 ha però una parte “aleatoria”: l’Associazione, come tutti, ha dovuto fronteggiare la congiuntura e in particolare una drastica riduzione delle entrate destinate al montepremi e alle spese organizzative (tra le quali NON rientrano compensi ai giurati: vi leggiamo gratis).
A fronte di questa difficoltà si è lanciata una raccolta fondi che terminerà a fine marzo 2017, il giorno precedente la cerimonia di premiazione.
I premi hanno dunque una parte fissa (200, 100, 50 Euro ai primi tre classificati di ogni sezione) e una parte variabile, legata all’andamento della raccolta; raccolta alla quale preghiamo tutti di partecipare, secondo le proprie possibilità, per garantire uno standard adeguato – e, mediatamente, un futuro – a questo concorso.
Ulteriori forme di sostegno sono allo studio e, se approvate, vi verranno immediatamente comunicate.

Ho scritto tutto. Partendo da questa pagina potrete scaricare il bando (compreso un approfondimento su Gaetano Conti) e visualizzare le modalità della raccolta fondi (compreso il dettaglio delle voci in conto spese).
Prego gli amici che abbiano gli strumenti per farlo di diffondere le informazioni su bando e raccolta (o anche direttamente le risorse linkate qui sopra), in modo da dare massima visibilità alla operazione.

Aspetto i vostri manoscritti, che come al solito mi saranno sottoposti in forma completamente anonima.
[Anche quest’anno rinnovo l’invito, forse inutile visto che lo scorso anno non c’è stato alcun problema, a “giocare pulito” e non chiedermi informazioni confidenziali né malleverie in ordine al concorso; comportamenti che verranno riferiti immediatamente al Presidente della giuria].

Written by Roberto R. Corsi

15 settembre, 2016 at 10:09

Babuk 2016: a valediction

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ieri si è svolta a Roma la premiazione del concorso letterario Il giardino di Babuk edizione 2016, della cui giuria ho fatto parte. Sapendo da tempo di non poter presenziare, gli ossequi “istituzionali” li ho fatti a più riprese da quel dì; porgo oggi invece i miei rallegramenti ai vincitori e ringrazio tutti i concorrenti della sezione narrativa, che mi hanno idealmente tenuto compagnia dal 15 settembre agli inizi di febbraio, quando ho messo il voto all’ultimo racconto pervenuto.
È stato sorprendente riscontrare una mia partecipazione emotiva, quasi paterna, ai vostri racconti.
Sono stato felice a lungo, per l’endorfina della scoperta, ogni volta che ho trovato pagine scritte bene; mi sono arrabbiato come un tifoso deluso quando l’assenza di cura travolgeva risultati astrattamente buoni e mi costringeva a una valutazione negativa.
Mi è dispiaciuto rivedere al ribasso il giudizio su racconti anche meritevoli ma che presentavano errori di stile e ortografia o vere papere lessicali.
Ci ho pensato a lungo e alla fine ho deciso, a costo di figurare come “grammar nazi”, di essere rigoroso per un motivo fondamentale: i manoscritti finiscono nell’ebook senza revisione.
Quindi prendere solo il lato positivo e lasciar passare gli errori senza segnalarli avrebbe importato un qualche detrimento d’immagine anche per l’organizzazione. Oltre al fatto che la capacità di autocorrezione, visti i chiari di luna, è ormai uno skill imprescindibile anche per gli autori che pubblicano.
Come rovescio della mia pignoleria ho imparato, e qui cada pure il mito del giurato onnisciente, alcuni vocaboli o modi di dire che in precedenza ignoravo.
Nel complesso dunque ho ricevuto più di quanto ho potuto dare. Grazie.

Troverete a questo link (e cliccando sull’immagine) l’ebook appena sfornato da LaRecherche con le prove dei primi dieci classificati di entrambe le sezioni.
Senza disaggregare il dato della giuria mi limito a dire che alla vincitrice, Paola Zeni da Verona col racconto “La ricerca”, ho dato un voto assai lusinghiero pure io. Si tratta di una prova che coniuga ricchezza di stile con padronanza dei tempi narrativi ed emozionali, quindi merita il primo premio.
Ho poi segnalato, motivando, tre racconti non finalisti che mi parevano pregevoli per impianto e originalità di stile; la segnalazione speciale con tanto di pergamena, forse magro bottino per chi aspirava legittimamente a onori e magari a qualche piotta, è stata accolta. Vedremo se sarà possibile riprendere questi racconti, o comunque qualcosa dei loro Autori, in altra sede.

Per quanto riguarda la poesia, per motivi di tempo mi sono solo soffermato – da appassionato, non da addetto ai lavori – sui finalisti. Tra tutte le poesie mi hanno colpito quelle di Caterina Colica, giunta seconda, e Federico Zucchi, classificatosi in quarta posizione.
Buona lettura e all’anno prossimo!

Written by Roberto R. Corsi

21 marzo, 2016 at 17:38

rose, dialètt Milanes e Caffellatte: cronache di un’improvvisa socialità

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Bimbominkieggiando nella Galleria degli specchi, prima della cerimonia.

È domenica e mentre la città brulica piacevolmente di maratoneti (voi favoriti dalla creazione, scriveva Rilke degli angeli), quantomeno esimendo per qualche ora il molliccio scrivente dal quotidiano aerosol di gas di scarico, approfitto per darvi rapidamente conto di una settimana, questa appena conclusasi, densa d’incontri ma anche di progetti a venire. La tiro per le lunghe perché è festa e avete tempo di leggere. Smile.

  • Martedì 24, insieme ad altri relatori eccellenti e all’Autore, ho presentato il libro di Michele Brancale, Rosa dei tempi, presso la Sala degli affreschi di Palazzo Panciatichi. Non lo sapevate? Male! vi dico sempre, almeno per gli eventi, di seguirmi su twitter (@rrcorsi)!
    Bene: salva la bella serata Maceratese di un anno fa, lungo la quale ho solo letto tre mie poesie, non parlavo in pubblico dal 15 marzo 2011! Al di là della conseguente, lieve tensione, ho parlato bene, ho dispensato ironia e autoironia ma, penso, anche qualcosa su cui riflettere, ampliando e cambiando un po’ rispetto alla mia nota, cui vi rimando. La gente si è divertita e ha mostrato apprezzamento, credo. Ho creato un piccolo album fotografico su facebook (altre foto arriveranno, spero).
  • Ieri, invece, un’inaspettata emozione: quella di conoscere e parlare con un gigante come Franco Loi. Qui mi dilungo un po’. Era in programma, presso la splendida giordaniana Galleria degli specchi in Palazzo Medici Riccardi, la consegna del Premio Betocchi. Presenziavo con l’intento di salutare alcuni amici (i proff. Marco Marchi e Sauro Albisani), ascoltare e applaudire, però rigorosamente da posizione defilata. E invece il famoso poeta dialettale, giunto alle 85 primavere e purtroppo molto affievolito nelle facoltà visive, prima mi scambia per qualcun altro, carezzandomi il viso (“chi sei? sai, non ci vedo”); poi a fine serata si profonde con tutti (c’era anche un bel gruppo di persone col bravo poeta Giacomo Trinci). Non so perché, mi ha preso in grande simpatia e dedicato tanto tempo. Abbiamo sceso le scale a braccetto. Il mio petulante addetto al marketing (io stesso) gli ha naturalmente rifilato il libro – che non gli piacerà, perché troppe idee ci dividono. Ma non importa: la cosa più bella è che abbiamo parlato più che altro di calcio (siamo “cugini”, è milanista) e mi ha spiegato l’etimologia del termine baüscia.
    Loi è persona di debordante umanità, comunicativa, voglia di divulgare, bontà (ci mandava i baci quando lo applaudivamo per le letture!). E le poesie dialettali, cui sono un po’ refrattario, quando c’è l’Autore a spiegartele e a dirtele hanno tutt’altro gusto! Ne ha declamate tre, premettendo loro la traduzione italiana: tra queste una gustosissima sulla qualifica di poeta (traducendola in Italiano meglio che nella pagina) e una, lirica e delicata, su Dio.
    È stata una bella cerimonia, per giunta allietata da giovanissimi musicisti del “Dante” (con Telemann, Bach, Pachelbel). Va detto che per fortuna la grande disponibilità di Loi, in coda alla serata, ha sciacquato via il dispiacere dovuto al fatto che un interveniente ha approfittato del suo spazio per fare un – non richiesto, totalmente fuori tema e direi anche di dubbio gusto – megaspot a Renzi e al suo presunto  “impegno per i giovani e la cultura” (tralasciando la facile ironia sul “bonus iPhone” di 500 euro, cosa penseranno della qualità di questo sforzo culturale per esempio le eccellenze artistiche di Maggiodanza, fatta fuori in tronco lasciando 17 giovani tersicorei senza lavoro e un Ente Lirico di rinomanza mondiale senza corpo di ballo?).
    Anche ieri un fotografo professionale ha fatto qualche scatto, spero che mi mandi qualcosa nei giorni a venire; controllate questo post per aggiornamenti.
  • Infine annuncio che la sera del 9 dicembre al Caffellatte, in via degli Alfani 39, poc’oltre l’incrocio con via della Pergola, leggerò alcune mie poesie insieme a brillantissimi poeti (in ordine sparso: Matteoni, Torre, Cavasino, Simonelli). Ideatore di tutto ciò e special guest del reading è Marco Di Pasquale che verrà a Firenze per qualche giorno. Ringrazio lui, Franco Renzi, Bernardo Pacini e gli altri che mi hanno patrocinato come sesto tra cotanto senno poetico. Se ne pentiranno, smile. Se volete venire, i dettagli dell’evento sono su facebook.
    Adesso mi rinchiudo, forse dieci giorni mi basteranno per convincermi che una mezza dozzina di mie poesie non sono poi indecenti.
  • [Ah, mentre non me lo chiedevate ho scritto una quarantina d’inediti. Ora penserò a chi sottoporli. La tentazione, sulla base dell’esperienza, è quella “top or bust”, ovvero a una grandissima o nulla. Ma mi rendo conto che il mio realismo becero, per giunta sempre più votato all’epigramma, è molto offstream, fuori da qualunque collana, forse dalla stessa poesia. Vedremo].

 

cognizione di causa/2 – in fair Verona

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(img dal sito alsippe.it – elaborazione mia)

Tempo fa misi per iscritto i miei dubbi sull’assunto che un contratto di edizione a pagamento fosse inappuntabile sotto il profilo della causa contrattuale, elemento essenziale che dalla dottrina più autorevole viene definito come funzione economico-sociale del contratto. Ero ignaro, e ringrazio Gaia Conventi per la tweet-segnalazione, di come già a metà degli anni Ottanta un Pretore, quello di Verona, avesse formulato un ragionamento simile al mio. Anzi, migliore e più pragmatico del mio, evitando di volare troppo alto in ordine al (pur importante) profilo etico della questione e concentrandosi piuttosto sulla struttura giuridica del rapporto, cioè sul famoso sinallagma, collegamento – necessario e necessariamente equilibrato – tra prestazione e controprestazione.
Su questa sentenza e altro si è per gran parte innestato un commento del 2002 da parte dell’avv. Ugo Nasi; da quello partiamo – in corsivo – per poi addivenire – in blockquote – alla massima. Il grassetto è opera mia.

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recensio-test

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vi sottopongo la schermata di un documento che si trova in rete, e ve la sottopongo così com’è, o quasi; ho solo tolto i dati relativi all’Ente proponente e, per esigenze di spazio, tagliato qualche riga superflua ed espunto la parte da compilare con le generalità del richiedente (parentesi quadra in alto a sinistra).

Ho ovviamente le mie idee in proposito, ma preferirei esplorare le vostre; quindi, anziché farci scorrere sopra il mio solito profluvio di parole, mi piacerebbe che chi ne ha voglia scrivesse nello spazio commenti le considerazioni (sintetiche o estese) che la schermata le/ gli suscita – meglio se a mente calda, a mo’ di test visuale/ istantaneo.
Poi, se il vostro feedback m’attizza, magari commento o ne scrivo pure io.

3… 2… 1…
cliccate su questo link e l’immagine (jpg) si aprirà in un’altra finestra. Dopodiché… a voi i commenti!

Written by Roberto R. Corsi

17 aprile, 2012 at 08:49

Enten-eller (gioco)

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autaut

testa o croce? clicca sulla tabella per vederci più chiaro

Diciamo che ho praticamente terminato una raccolta. Diciamo anche che fino a poco fa ne avevo chiara la destinazione, cioè autopubblicarla come ebook Kindle e metterla in vendita nel Kindle Store. Poi è successo che uno degli editori cartacei virtuosi che sto monitorando (non dico quale) ha pubblicato un libro di poesia – una sorta di miracolo di questi tempi. Ciò mi ha innescato una spirale di dubbi e ha rimesso tutto in discussione. Siccome i dubbi sono piuttosto strutturati ho provato per qualche minuto a scordare la mia innata disorganizzazione e fare un’analisi (giocosa, come recita il titolo del post) dei pro e dei contro.
Cliccate sopra l’immagine per ingrandirla, vi si aprirà una griglia di confronto. Ho comparato alcuni aspetti di entrambe le realtà ed evidenziato per ogni riga quello secondo me “vincente” col grassetto – in un caso li ho giudicati alla pari. Poi ho attribuito un coefficiente d’importanza (sempre secondo me) a ciascuna riga, così da dare un punteggio complessivo alle due opzioni (colonne), segnando naturalmente “punto” solo per le caselle in grassetto di ciascuna colonna.

Per ora, come potete verificare da voi, vince sempre l’opzione “elettronica-fai da te” del KDP (13 a 10).

Voi come compilereste questa griglia? Ci sono altri fattori di giudizio di cui non ho tenuto conto? Vedete le cose come me? Distribuireste diversamente il grassetto e i coefficienti? Your opinion is welcome.

Ah, naturalmente lo specchietto non tiene conto del fatto che al 99% il mio manoscritto non sarà interessante per la casa editrice. Né del fatto che esiste anche il formato epub. Nel primo caso lasciatemi sognare a guisa di giocatore superenalotto, nel secondo ci vorrebbe un post ad hoc.

Written by Roberto R. Corsi

14 febbraio, 2012 at 01:15

valutazione.inediti@godot.com

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Amici miei

Cos’è il genio?, ci si chiede in Amici miei durante la celebre scena del Necchi e del vasino da notte. Fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione. Ecco, riguardo all’ultimo punto, il genio poetico (o presunto tale) ha un bel problema: la sua rapidità esecutiva non dipende esclusivamente da lui bensì dai tempi di risposta degli editori.
Tanto per fare un esempio di “presunto tale”, da nove mesi attendo un parere editoriale per una raccolta di 26 poesie brevi, scritta con un collega (lui sì effettivamente geniale).

È andata così: la silloge fu completata nel 2009, dopodiché ha attraversato un anno fantozziano, iniziato con un concorso “nomen omen” (cioè spentosi anch’esso, senza lasciare traccia) e terminato con una proposta editoriale cui mancava solo che le pagine fossero impregnate di tòsco in stile Il nome della rosa (nonostante ciò, complice l’impazienza, stavo per abboccare – devo ringraziare il collega inalberatosi).
Ingoiato il doppio batrace siam ripartiti inviando, in alcuni casi per email e negli altri per posta, ad alcune realtà (figurarsi se uno inviasse a una casa editrice per volta…) che spiccano per correttezza nel non agevole panorama attuale. Leggi: pubblicazione gratuita e risposta in ogni caso. Ragionevole esaltazione del sottoscritto e data dell’invio: 30 giugno 2010.
Tic-toc-tic-toc, e a questo punto ci troviamo tuttora.
L’altro giorno un editore ha risposto a una mia richiesta, con laconicità cui spero non fosse sottesa irritazione, che il manoscritto era arrivato ma che non era ancora stato letto. 26 poesie di mezza pagina l’una: hai detto Guerra e pace!
Nel frattempo abbiam deciso di partecipare anche a un concorso il cui mood ci sembra affine a quello del nostro lavoro, ma fino a estate inoltrata non si saprà nulla.

Credetemi però: compito di questa nota non è quello di lamentarmi delle ferite di guerra.
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Written by Roberto R. Corsi

26 marzo, 2011 at 16:03

tra Trabant, monovolumi e fuoristrada

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l’altro giorno, via meg, mi aveva colpito, e fatto sorridere, un afflato di franchezza tipicamente toscano : «…quanto alle raccolte di poesia, per piacere evitate: la poesia contemporanea non ci piace; tenetevela».
Tutto ciò fa parte dell’autopresentazione delle neonate Edizioni Trabant.
Sotto la crudité, niente di inquietante illegittimo o inconsueto. Facendo un conto assai empirico – su un piccolo indirizzario letterario che ho trovato pochi giorni fa in calce ad un periodico generalista – solo 9 case editrici su 37 accettano manoscritti di poesia. Poco più di una su quattro, dunque.
Tra queste nove elencate nella rivista, c’erano realtà di tutte le dimensioni – intese come frequenza di “uscite” poetiche.
Ho visitato un sito preso a caso e diceva, in soldoni: «Yo lucky dawg, noi realizziamo i tuoi sogni, siamo avulsi dalle bieche logiche commerciali, abbiamo lanciato alcuni autori verso l’Empireo segratèse, altri pubblicano un libro l’anno con noi dal 476 d.C… Come in here, dear boy, have a cigar…dicevamo: la logica del mercato per cui si pubblica solo ciò che vende ci fa schifo. Certo però, se adesso non ti conosce nessuno, dovremo appianare insieme qualche problemino…».
Mentre leggevo, pensavo: meglio la ferocia di una Trabant alle suasioni di una très chic monovolume.

In poesia vince chi fugge? Navigando ancora, mi ha colpito il tertium genus di una casa – non ricompresa nell’indirizzario – che non accetta manoscritti di poesia, però ne pubblica molta (compatibilmente con le sue piccole dimensioni).
Segno che – forse – si prende la responsabilità di conoscere il panorama poetico nelle sue più remote, sterrate vie; il coraggio di fare delle scelte di guida; il pieno rischio del tragitto.

Buon lavoro a Trabant, monovolumi e affascinanti fuoristrada.

Written by Roberto R. Corsi

21 novembre, 2007 at 00:38

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