Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Archive for the ‘magagne’ Category

more Caffellatte, please

leave a comment »

(dalla pagina facebook)

(dalla pagina facebook)

La settimana è iniziata maluccio. Lunedì mattina Francesco crea senza preavviso l’evento della messa all’asta degli arredi per chiusura della Latteria poetica fiorentina Caffellatte, gestita da sua madre fin dai tempi di Spagna ’82. Cinque minuti cinque e mi scrive persino Marco Di Pasquale da Macerata: ma che succede?
La realtà ce l’ha illustrata F. in una email a stretto giro: alle difficoltà di gestione che accomunano ormai troppe piccole attività del centro si aggiunge – lamenta – una lenta asfissia di via degli Alfani, arteria oggi in costante occlusione e assai diversa dai tempi dell’inizio gestione, tempi di ben altro fermento e iniziativa. Sull’aspetto commerciale dell’esercizio e storico-urbanistico della zona potete leggere questo articolo.
Quel che più mi importa è come da due anni il Caffellatte fosse uno spazio dove ascoltare belle voci di poesia e non solo, conoscere chi porta avanti la scrittura con tanti a capo. Confortante presidio – lo rammentavo a F. lunedì pomeriggio – in anni in cui gli editori, quando proponi poesia, se non ti mandano aff poco ci manca. Ricordo ancora, diverso tempo fa, la pagina web, poi corretta anche a causa di un mio articolo, di un editore appena nato: la poesia contemporanea non ci piace, non ne vogliamo: tenetevela!
Anche gli spazi fiorentini entro cui leggere/ascoltar poesie si erano già consistentemente ridotti e alcuni avevano preso una piega grottesca (che a me non dispiaceva ex se, ma che certo faceva propendere per una passeggiata o una maratona di backgammon piuttosto che star lì tra americani che chiedevano del bagno e camerieri che ti apparecchiavano enzél muso, perdonatemi la licenza massese).

Che fare? Partecipare anzitutto all’asta del 21 p.v., anche solo presenziare per stare in contatto con F.; accanto a questa iniziativa sarà, spero, lanciato un programma di donazioni e soprattutto un crowdfunding che possa permettere a ciascuno di noi di dare un apporto proporzionale alle sue possibilità.
Sapete che sono realista, quindi il mio auspicio ha carattere più di medio-lungo periodo ed è che si possa trovare un socio oppure un compratore che perseveri nell’indirizzo di affiancare all’attività commerciale l’attenzione verso la poesia e la cultura.

il multireading di dicembre cui partecipai pure io

la cartolina-invito al multireading cui partecipai pure io

Annunci

Written by Roberto R. Corsi

13 aprile, 2016 at 09:47

rose, dialètt Milanes e Caffellatte: cronache di un’improvvisa socialità

with 2 comments

IMG_4713

Bimbominkieggiando nella Galleria degli specchi, prima della cerimonia.

È domenica e mentre la città brulica piacevolmente di maratoneti (voi favoriti dalla creazione, scriveva Rilke degli angeli), quantomeno esimendo per qualche ora il molliccio scrivente dal quotidiano aerosol di gas di scarico, approfitto per darvi rapidamente conto di una settimana, questa appena conclusasi, densa d’incontri ma anche di progetti a venire. La tiro per le lunghe perché è festa e avete tempo di leggere. Smile.

  • Martedì 24, insieme ad altri relatori eccellenti e all’Autore, ho presentato il libro di Michele Brancale, Rosa dei tempi, presso la Sala degli affreschi di Palazzo Panciatichi. Non lo sapevate? Male! vi dico sempre, almeno per gli eventi, di seguirmi su twitter (@rrcorsi)!
    Bene: salva la bella serata Maceratese di un anno fa, lungo la quale ho solo letto tre mie poesie, non parlavo in pubblico dal 15 marzo 2011! Al di là della conseguente, lieve tensione, ho parlato bene, ho dispensato ironia e autoironia ma, penso, anche qualcosa su cui riflettere, ampliando e cambiando un po’ rispetto alla mia nota, cui vi rimando. La gente si è divertita e ha mostrato apprezzamento, credo. Ho creato un piccolo album fotografico su facebook (altre foto arriveranno, spero).
  • Ieri, invece, un’inaspettata emozione: quella di conoscere e parlare con un gigante come Franco Loi. Qui mi dilungo un po’. Era in programma, presso la splendida giordaniana Galleria degli specchi in Palazzo Medici Riccardi, la consegna del Premio Betocchi. Presenziavo con l’intento di salutare alcuni amici (i proff. Marco Marchi e Sauro Albisani), ascoltare e applaudire, però rigorosamente da posizione defilata. E invece il famoso poeta dialettale, giunto alle 85 primavere e purtroppo molto affievolito nelle facoltà visive, prima mi scambia per qualcun altro, carezzandomi il viso (“chi sei? sai, non ci vedo”); poi a fine serata si profonde con tutti (c’era anche un bel gruppo di persone col bravo poeta Giacomo Trinci). Non so perché, mi ha preso in grande simpatia e dedicato tanto tempo. Abbiamo sceso le scale a braccetto. Il mio petulante addetto al marketing (io stesso) gli ha naturalmente rifilato il libro – che non gli piacerà, perché troppe idee ci dividono. Ma non importa: la cosa più bella è che abbiamo parlato più che altro di calcio (siamo “cugini”, è milanista) e mi ha spiegato l’etimologia del termine baüscia.
    Loi è persona di debordante umanità, comunicativa, voglia di divulgare, bontà (ci mandava i baci quando lo applaudivamo per le letture!). E le poesie dialettali, cui sono un po’ refrattario, quando c’è l’Autore a spiegartele e a dirtele hanno tutt’altro gusto! Ne ha declamate tre, premettendo loro la traduzione italiana: tra queste una gustosissima sulla qualifica di poeta (traducendola in Italiano meglio che nella pagina) e una, lirica e delicata, su Dio.
    È stata una bella cerimonia, per giunta allietata da giovanissimi musicisti del “Dante” (con Telemann, Bach, Pachelbel). Va detto che per fortuna la grande disponibilità di Loi, in coda alla serata, ha sciacquato via il dispiacere dovuto al fatto che un interveniente ha approfittato del suo spazio per fare un – non richiesto, totalmente fuori tema e direi anche di dubbio gusto – megaspot a Renzi e al suo presunto  “impegno per i giovani e la cultura” (tralasciando la facile ironia sul “bonus iPhone” di 500 euro, cosa penseranno della qualità di questo sforzo culturale per esempio le eccellenze artistiche di Maggiodanza, fatta fuori in tronco lasciando 17 giovani tersicorei senza lavoro e un Ente Lirico di rinomanza mondiale senza corpo di ballo?).
    Anche ieri un fotografo professionale ha fatto qualche scatto, spero che mi mandi qualcosa nei giorni a venire; controllate questo post per aggiornamenti.
  • Infine annuncio che la sera del 9 dicembre al Caffellatte, in via degli Alfani 39, poc’oltre l’incrocio con via della Pergola, leggerò alcune mie poesie insieme a brillantissimi poeti (in ordine sparso: Matteoni, Torre, Cavasino, Simonelli). Ideatore di tutto ciò e special guest del reading è Marco Di Pasquale che verrà a Firenze per qualche giorno. Ringrazio lui, Franco Renzi, Bernardo Pacini e gli altri che mi hanno patrocinato come sesto tra cotanto senno poetico. Se ne pentiranno, smile. Se volete venire, i dettagli dell’evento sono su facebook.
    Adesso mi rinchiudo, forse dieci giorni mi basteranno per convincermi che una mezza dozzina di mie poesie non sono poi indecenti.
  • [Ah, mentre non me lo chiedevate ho scritto una quarantina d’inediti. Ora penserò a chi sottoporli. La tentazione, sulla base dell’esperienza, è quella “top or bust”, ovvero a una grandissima o nulla. Ma mi rendo conto che il mio realismo becero, per giunta sempre più votato all’epigramma, è molto offstream, fuori da qualunque collana, forse dalla stessa poesia. Vedremo].

 

Il libro dei libri! “Risultati Strategie Testimonianze”, l’EAP degli EAP si racconta.

with one comment

niente da aggiungere a Gaia, come sempre.

giramenti

Torno dal pranzo a Firenze con una vera reliquia, e non sto parlando della torre di Pisa.

View original post 1.595 altre parole

Written by Roberto R. Corsi

12 maggio, 2014 at 11:15

Pubblicato su EAP, editori, libri, magagne, poesia

Tagged with ,

da EAP a CTL: più stato meno contributo

leave a comment »

chavez

EAP, se te cojo… (H.C., in loving memory)

Tempo fa mi ronzava in testa una provocazione: nazionalizzare gli editori a pagamento. Alla Chávez. E vai!
Voi direte: una provocazione analoga alla Tombin Tax? Può darsi, ma io contrariamente a molti non ho mai visto quest’ultima come una provocazione bensì come un’esigenza mia personale: non si trattava di “tassare i poeti in quanto tali”, ma di versare una cifra – rimetterla in circolo in progetti artistici/ culturali – per le possibilità combinatorie che, iperproducendo poesia, faccio mie (e le possibilità combinatorie non sono infinite, prova ne è che sempre più spesso leggo passaggi identici tra loro in poeti che non si conoscono e mai si plagerebbero). Cosa che faccio regolarmente (a fine anno m’attende una stangata).

Tornando a noi, perché nazionalizzare? Perché l’istinto, la vanità di pubblicare a pagamento appare insopprimibile. Le sue radici spesse derivano dal ciceroniano trahimur omnes studio laudis e da quel bisogno di riconoscimento che, annota Hegel, è più forte di qualunque motivazione economica. Soprattutto in tempi di crisi in cui un riconoscimento nella sfera lavorativa o esistenziale è spesso precluso. Istinto violento (fatelo dire a me e a tutte le schermaglie che fronteggio ogni volta che vi accenno) che si trasforma in generose oblazioni per “pubblicazioni” cui di solito, dall’altra parte della scrivania, si dà l’assenso acriticamente, senza selezione dei contenuti, mercé il puro e semplice plusvalore che l’operazione di “stampa autorevole” comporta. E allora, se non possiamo frenarla, proviamo a cavalcare l’onda: nazionalizzando lasceremmo che i generosi extraprofitti andassero a vantaggio della collettività anziché dei soliti!

Oggi, grazie ad Alberto Cane, scopro che l’ottimo Popinga (Marco Fulvio Barozzi, in cui ci siamo già gassosamente imbattuti) avanza una proposta del tutto simile. Lui propugna Case di Tolleranza Letteraria (CTL) finanziate dai fruitori coi loro consumi-sfoghi-impellenze, cui verrebbe data assistenza professionale e qualificata. Per esempio con un marchio editoriale nazionale, una sorta di Istituto Truce che stampasse le opere poetiche prive di editore vero e proprio, dietro versamento allo Stato.
È ovvio che l’effetto sarebbe non solo identico alla nazionalizzazione tout court degli EAP già esistenti, ma in più meno scandaloso in un paese in cui si grida ai comunisti a ogni piè sospinto. Anzi il nonno che pensa ancora con un sospiro al duzze e ai “vecchi casini, frutto di un’era antica” sarebbe pure contento.
Effetto identico, dicevo. Infatti creare un soggetto pubblico che soddisfacesse la vanità letteraria permetterebbe di praticare un prezzo che porrebbe gli EAP fuori dal mercato, non potendolo pareggiare. E anche in questo caso si potrebbero dedicare con apposito vincolo normativo le risorse percepite al soddisfacimento di interessi pubblici (dalla lotta alla povertà ai programmi di ripopolamento delle foreste travolte da editoria cartacea inutile).
Bravo Popinga y hasta siempre!

Written by Roberto R. Corsi

18 luglio, 2013 at 17:46

noi anti-EAP, establishment di periferia

with 21 comments

brutti-sporchi

un famoso establishment di periferia, i protagonisti di Brutti, sporchi e cattivi di Ettore Scola (fonte wikipedia)

Dopo i “fasti” elio24oreschi di due settimane fa questa domenica tocca a Luca Mastrantonio su La lettura (p. 11) spruzzare, peraltro con buono stile, qualche stilla di profumo sugli editori a pagamento.
Non so come giudicare questa (consapevole o meno) recrudescenza persuasiva osservabile sui due migliori inserti culturali in circolazione.
Di certo dispiace dover tornare sempre sulle stesse cose, e non su proprio impulso; per fortuna l’articolo è online e ognuno si farà la sua idea.
Ho ben poca voglia residua di ribadire “ogni maledetta domenica” la mia avversione vissuta sulla pelle e ponderata (non ideologica come la si vuol spesso liquidare) all’EAP; a maggior ragione perché sembra che il mondo, là fuori, sia felice di pagare per pubblicare. Becchi ‘ontenti, come direbbero al Vernacoliere. E, “forte” di un contesto familiare e sociale in cui non mi vengono mai chiesti pareri ma solo benedizioni, conosco i miei polli e so che sarebbe meglio lasciar perdere e impiegare altrove il proprio tempo.
Mi preme solo rilevare che anche stavolta, come da parte di Borsani, si fa un certo mescolone – nell’articolo e in tutto l’inserto – tra editoria a pagamento (pago un “editore” che mi chiede soldi in anticipo, in varie forme, a prescindere dalle copie che verranno vendute; e quasi sempre ai costi di stampa aggiunge del suo) e self-publishing, che quando fatto bene (Kindle direct publishing o servizi di stampa on demand) si sostanzia in una percentuale che viene trattenuta sul corrispettivo di ogni copia acquistata; niente viene sborsato ex ante ma solo ritenuto in quota rispetto a quanto effettivamente venduto. Per cui non è corretto definirlo editoria a proprie spese, si tratta di un diritto editoriale dal mio punto di vista assolutamente corretto.

Inutile dire quanto sia marcata la differenza, non solo in termini etici ma anche comportamentali, cioè di concreta motivazione alla distribuzione e diffusione del prodotto.

Non so se per leggerezza o tecniche avvocatesche, queste due forme vengono spesso confuse; sia nel commento benevolmente concessomi da Borsani che nella chiusa di Mastrantonio,  che prima distingue correttamente tra self-publishing e vanity press, ma poi affida la coda a un poeta giovane e molto ben recensito (che mi riprometto d’indagare criticamente in futuro), Francesco Targhetta; prendendo le mosse dal concetto di self-publishing si passa la parola al poeta che si lancia in una difesa della sua scelta di pagare “oltre duemila euro” all’editore ExCogita, sotto forma di acquisto copie.
Quindi non si tratta di self publishing ma di EAP tout court. Però la formula si esalta comunque, soprattutto come propedeutica al farsi conoscere e al pubblicare con un editore più conosciuto (nel suo caso ISBN Edizioni).
Occorre visibilità, la selezione dei libri da pubblicare non è meritocratica etc.; il che, aggiunto alla consueta lista Svevo-Proust-Moravia etc. di autori a proprie spese, fa chiosare l’autore dell’articolo così: “la lezione [sic] di Whitman [altro colosso che pare abbia sborsato] è ancora valida”. Amen (visto che è domenica…).
Ne abbiamo già straparlato qua dentro.
Il Capitano mio capitano, giace freddo e morto e dice “sticazzi, scannateve”.

Ultima considerazione estemporanea. Giorni fa il mio spunto precedente fu ripreso e amplificato dal blog Giramenti, ove io e Gaia Conventi ci siam beccati di commentatori (anzi “chattatori”) che viaggiano “in periferia”; oggi apprendo che il fronte anti-EAP è composto soprattutto da “giovani scrittori, critici e intellettuali che lavorano o gravitano attorno a case editrici piccole o medie”… nel mio caso il MAGARA nasce spontaneo. Prego gli uffici assunzioni delle varie case editrici di prenderne atto, integrarmi in organico e colmare sta lacuna.
Più avanti Stefano Petrocchi, coordinatore dello Strega, parla di “prospettiva corporativa-ideologica” del fronte no-EAP. Che dire? Viviamo tempi in cui la correttezza contrattuale è vista come ideologia, e questo dà l’amara misura di tante cose…
Ma soprattutto, Gaia, siamo un establishment di periferia. ‘Na casta fuori circonvallazione! Era difficile far meglio. Cosa ci beccheremo domenica prossima? 😉

Moriremo Gabrielli Pettinicchio? Su “Seguirà buffet” di Alberto Forni

leave a comment »

Da un anno a questa parte le mie letture di narrativa pullulano casualmente di quelli che potremmo chiamare “demotivational poetici”, ossia opere che squarciano il velo di Maia – o meglio d’Arcadia – e descrivono più o meno romanzescamente il mondo della poesia come un formicaio di persone poco talentuose, divorate dalla propria ambizione e quasi sempre sfruttate da editori imbonitori motivati dal solito e solo extraprofitto.
Qualcosa insomma da cui il neofita dovrebbe tenersi a debita distanza.
Leggendo I pappagalli di Filippo Bologna e soprattutto Anatomia della ragazza zoo di Tenera Valse ho trovato soprattutto il primo aspetto, la caratterizzazione soggettiva, peraltro ancillare a una personalità più complessa e condito da una più o meno pronunciata cattiveria di base del protagonista. In particolare, nel secondo esempio, la figura del prof. Pensi necessitava narrativamente di un contrappunto arcadico e conformista alla propria bestialità, e la Valse lo rinviene nel suo stucchevole impulso alla produzione poetica, nonché nella pubblicazione con contributo come anticamera di uno sterile riconoscimento culturale e sociale.
Quanto sopra ricorda il mood “lombrosiano-poetico” del bell’articolo a firma Francesco Battistini apparso su La lettura di domenica scorsa, in cui si fa un excursus dei dittatori con la fissa di scrivere versi. Verrebbe insomma da concordare con Platone che nella sua Repubblica praticamente voleva apporre alle porte della città il cartello “io non posso entrare”… con un poeta al posto del cane!

forni

Alberto Forni & son (img dispenser-RAI)

Con Seguirà buffet di Alberto Forni, noto a molti come ideatore e propulsore del divertente iconoclasta e dolceamaro blog Fascetta nera, abbiamo invece uno sguardo più mirato e capillare. L’Autore, da buon osservatore delle tecniche di mungitura della vanità, ci propone una diversa connotazione del personaggio e un contesto più allargato.
Intanto i quattro protagonisti sembrano privi di malizia, al massimo agitati da una certa ostinazione nell’affermarsi e dare un turnover alle proprie finanze o anche solo all’autostima; il problema sta piuttosto in un sottobosco di imbonitori o veri e propri truffatori che, per natura alieno a qualunque valutazione trasparente dell’opera, è assai bene strutturato e dialetticamente preparato nel “lubrificare il dildo”; quest’ultimo a volte dotato di ami antiestrazione (si pensi al tristemente vero fenomeno della fideizzazione dei poeti da parte dell’editore a pagamento, ben descritto da Forni).
Quattro protagonisti, dicevo: un dipendente comunale provato dal destino che si mette a fare il pittore, un “saldatore artista scultore”, una poetessa destinata per censo a una vita noiosa (la nostra eroina si chiama Sara Gabrielli Pettinicchio), uno scrittore ex calciatore della Bagnolese. Quindi lo sguardo verso la “circonvenzione di autori” si amplia e diviene interdisciplinare; ciò anche se le dinamiche restano bipartite: gli artisti visivi vengono gabbati, e pesantemente, al momento della promozione o della vendita, mentre i “letterati”, ratione materiae vorrei dire, vengono costretti (o si motivano per cancerosa egolatria) a sborsare già al momento della pubblicazione, secondo i noti canoni.
Leggi il seguito di questo post »

carità librosa

with 6 comments

mi è sempre un po’ triste imbattermi in autorevoli opinioni (neanche troppo) surrettiziamente legittimanti l’Editoria A Pagamento (EAP).
La scorsa domenica è toccato nientemeno che al supplemento culturale de Il Sole: a p. 43, in un articolo a firma Ambrogio Borsani, col pretesto di esaminare il catalogo di una vecchia casa editrice a pagamento – quella di Antonio Lalli a Poggibonsi – che ha pubblicato anche nomi rivelatisi poi eccellenti (Camilleri, Merini: ma in alcuni casi non chiedendo loro alcun contributo), si scrive per esempio che “pagare per pubblicare è una tradizione con illustri nomi” e che gli editori a pagamento “sono sempre esistiti e in qualche caso hanno svolto il caritatevole compito di accogliere opere di autori ingiustamente rifiutati dall’editoria ufficiale”. E giù i soliti Gadda, Svevo, Montale e compagnia bella.

Anche se poi l’articolo prosegue cercando di distinguere tra EAP “che selezionano” (bontà loro) e altri che “incassano (sic) qualsiasi libro con esborso o acquisto di copie”, in quell’aggettivo caritatevole c’è tutta la sostanza collosa dello stato allucinatorio in cui la nostra vanità a livello personale e la difesa dello status quo a livello collettivo ci portano.
La carità, almeno così mi s’insegnava, non si fa dietro compenso (e quasi sempre extraprofitto). Quindi per piacere manteniamola scollegata dalla categoria degli stampatori con commissione.
E ove, ma non credo, l’aggettivo si riferisse a casi “laterali” come quello di Camilleri, cui Lalli non chiese alcun contributo per pubblicare Il corso delle cose, è lo stesso editore a chiarire nell’articolo che un ritorno ci fu, in forma promozionale mediatica. E fu notevole: “l’unica cosa che chiesi a Camilleri fu di mettere il nome dell’editore nei titoli di coda dello sceneggiato tratto dal libro che la RAI stava preparando”! Del resto alcune case editrici a pagamento usano un simile sistema di diversificazione promozionale, pubblicando ogni tanto senza contributo la silloge di un singolo big fish (magari già conclamato), in funzione di attrattiva per il branco.

Più mediatamente, il dato che l’EAP è snaturamento del contratto di edizione e sfruttamento del lavoro creativo proprio non passa. E se non passa agli alti livelli del giornalismo culturale, figuriamoci tra la manovalanza.
Non sto a ribadire quanto ho già scritto nelle categorie EAP, magagne, autopsia della poesia e rimuginazioni al riguardo.

Qui potete leggere l’articolo di Ambrogio Borsani (è una copia cache che ho scoperto su un sito esterno, quindi non è detto che rimanga in rete ancora molto tempo).

Written by Roberto R. Corsi

19 giugno, 2013 at 14:36

lo zio Alfonso e lo scribacchino

with one comment

Berardinelli

foto dal blog Mosche in Bottiglia

Rifletto sull’intervento di Alfonso Berardinelli sul Domenicale del 28 aprile u.s. – potete leggerlo qui – e la prima considerazione che s’affaccia è che evidentemente esiste una linea Maginot, una trincea tra la percezione di chi assurge agli onori della critica e chi invece, come il sottoscritto, conduce una vita da poetastro autopubblicantesi nonché faticatore su poesia altrui, spesso anch’essa confinata nel pozzo dell’incognito. I primi, probabilmente sommersi da invii honoris causa di pubblicazioni cartacee di ogni qualità, e inclini a sedimentare il loro sguardo critico in poeti conclamati, dunque non novinovissimi, parlano di poesia “sopravvalutata” (assieme alla narrativa); i secondi toccano quotidianamente con mano sudaticcia l’olocausto editoriale – “poeti: porta chiusa o portafoglio aperto!” -, il crunch dello spazio fisico dedicato alla poesia nelle librerie, l’assenza di recezione diffusa della (pur legittima, anzi auspicabile) alluvionalità di testi in rete, la latitanza dell’attenzione editoriale a questo stesso humus poetico digitale (mancanza di head hunters) che riduce ogni possibilità di balzo (verso dove?) allo schema della conventicola (do ut des, cioè laudo ut laudes) e a un’autopromozionalità al limite del neurologicamente sopportabile.
Dunque la prima reazione all’articolo è “Ma di che stiamo parlando?”. Poi uno si spreme di più e pensa di essere andato fuori tema: quello che interessa a Berardinelli è un rapporto qualitativo tra “campioni” di un genere e di un altro. Difatti il leitmotiv dell’articolo, provocatoriamente generoso di comparazioni in stile Coppi-Bartali o Callas-Tebaldi (enfatiche, acritiche, non supportate) è che saggisti e non-romanzieri o non-poeti ci donino opere, ignorate dai critici, che valgono almeno quanto romanzi o raccolte di poesia sulla bocca di tutti gli addetti ai lavori. Si tratta di un pregiudizio, come avverte lo studioso, storiografico e critico, che come tale andrebbe abbattuto.
Leggi il seguito di questo post »

Written by Roberto R. Corsi

8 maggio, 2013 at 09:49

bookshop in a coma/2 – chiusure lampo e offerte lampo

leave a comment »

La libreria de'Servi stamane alle 10 (foto mia)

La libreria de’Servi stamane alle 10 (foto mia)

È assodato che le notizie le do quasi sempre molto dopo gli altri. Intanto, per coerenza, il post avrebbe dovuto recare il numero 5 perché oltre alla Martelli ha chiuso anche la Edison, di cui non abbiamo parlato qui ma in compenso trovate un profluvio di e-news. Stesso dicasi per la Libreria del Cinema e, prima ancora, la Libreria del Porcellino, trasferitasi online.
Stavolta invece la novità risale a due mesi fa, ma è ancora attuale perché, se lo stato vegetativo (compreso il “fuori tutto”, svendita libraria attualmente in corso) venne annunciato a metà febbraio, la spina sarà staccata a maggio. In quel periodo la bella Libreria de’ Servi – appena 3 anni e mezzo di età – chiuderà i battenti e noi ci troveremo con l’ennesima luce che si spegne. Per far posto a cosa non si sa, perché nella vetrina è visibile a tutt’oggi un numero di cellulare “per informazioni su affitto fondo (400mq)”.
Massimiliano Chiari e Letizia Fuochi, nell’intervista a caldo, sono avviliti: i costi di un’attività in zona centralissima – peraltro sottoscritti “senza pistola alla tempia”, precisa Chiari con onestà – sono troppo alti e quel parterre di bibliofili/ aficionados che doveva dare linfa alla libreria non si è costituito. Per colpa di chi?
Leggi il seguito di questo post »

cognizione di causa/2 – in fair Verona

with one comment

tribvr

(img dal sito alsippe.it – elaborazione mia)

Tempo fa misi per iscritto i miei dubbi sull’assunto che un contratto di edizione a pagamento fosse inappuntabile sotto il profilo della causa contrattuale, elemento essenziale che dalla dottrina più autorevole viene definito come funzione economico-sociale del contratto. Ero ignaro, e ringrazio Gaia Conventi per la tweet-segnalazione, di come già a metà degli anni Ottanta un Pretore, quello di Verona, avesse formulato un ragionamento simile al mio. Anzi, migliore e più pragmatico del mio, evitando di volare troppo alto in ordine al (pur importante) profilo etico della questione e concentrandosi piuttosto sulla struttura giuridica del rapporto, cioè sul famoso sinallagma, collegamento – necessario e necessariamente equilibrato – tra prestazione e controprestazione.
Su questa sentenza e altro si è per gran parte innestato un commento del 2002 da parte dell’avv. Ugo Nasi; da quello partiamo – in corsivo – per poi addivenire – in blockquote – alla massima. Il grassetto è opera mia.

Leggi il seguito di questo post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: