Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Archive for the ‘free’ Category

Babuk IV (hello, goodbye)

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caricatura proustiana di Lisa Merletti; © l’A. e LaRecherche.it

Segnalazione breve ma importante: come ogni 15 settembre da un quadriennio a questa parte, oggi prende il via il concorso-premio letterario Il giardino di Babuk – Proust en Italie, con le sezioni poesia inedita e narrativa breve inedita.
Sono lieto del fatto che la formula dell’evento sia rimasta assolutamente virtuosa: concorso a partecipazione gratuita e premio in denaro. Il montepremi-base del concorso potrà essere rimpolpato dalla parallela campagna di raccolta fondi.

Tutti i particolari partendo dalla pagina del premio, da cui si accede a bando e informativa sul crowdfunding.

Diversamente dalle due passate edizioni, quest’anno non sarò in giuria. Ho declinato l’onore per motivi personali e perché mi sembra giusto permettere al nutrito board di rinnovarsi un po’, salve le stelle fisse dei presidenti e dei membri più autorevoli. Auguro a tutti buon vento di scrittura e non è affatto  escluso che io partecipi al concorso né che sostenga concretamente l’iniziativa. Invito tutti a fare altrettanto!

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Written by Roberto R. Corsi

15 settembre, 2017 at 06:27

Chiude Matisklo edizioni

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Una brutta notizia. Matisklo, editrice di poesia virtuosa NON a pagamento (NOEAP), prima di soli ebook e poi anche di libri cartacei, cessa ufficialmente la sua attività.
Matisklo aveva nel tempo lanciato voci poetiche importanti quali quelle di Carlo Molinaro ed Eleonora Rimolo (dell’ultimo libro della quale spero di parlarvi a breve).
Poco altro da aggiungere, se non un grazie per il lavoro svolto e in bocca al lupo per i vostri prossimi progetti…

Leggi il comunicato direttamente sul blog Matisklo

Written by Roberto R. Corsi

13 marzo, 2017 at 19:50

“Asso ne Lamantica”: Due pezzi teatrali di Agóta Kristóf

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kristof

qui il volume mi è appena arrivato, e me lo “bevo” in riva!

Quando la microeditoria di qualità incontra un grande della letteratura il risultato è spesso da non mancare. Ho ordinato subito, all’annuncio, la mia copia del volume in cui Federica Cremaschi (uno dei due motori, assieme a Giovanni Peli, della Associazione Culturale bresciana Lamantica) traduce per la prima volta in italiano due pièces per il teatro della scrittrice ungherese Agóta Kristóf, a lungo vissuta in Romandia e “francese di penna”.

Conoscevamo già, per esserci occupati un anno fa di una raccolta poetica di Giulio Mafii, i libri Lamantica che, a tiratura limitata (questa, per esempio è di 150 esemplari), si distinguono per l’interno in carta azzurra.
Qui il carattere di prémiere italiana catalizza ulteriormente il valore dell’uscita e ci fornisce un secondo assaggio in italiano (dopo il volume Einaudi con La chiave dell’ascensore L’ora grigia) della scrittura di Kristóf per il teatro, dimensione ulteriore e ben definita rispetto a quelle, meglio conosciute dal pubblico, del romanzo o del racconto più o meno breve (Trilogia della città di K., Ieri, La vendetta).
Le opere teatrali di Kristóf – leggiamo nell’introduzione di Riccardo Benedettini – risalgono a un periodo tra fine anni settanta e primi anni ottanta; sono dunque precedenti alla fase narrativa e segnatamente a Il grande quaderno, del 1986. I due testi qui proposti sono stati pubblicati in Francia un decennio fa in un quartetto dal titolo Le Monstre et autres pièces, ma la scelta editoriale non è andata sul pezzo eponimo, né su La route, bensì su L’espiazione e L’epidemia.

Molto di stilisticamente teatrale c’è nell’intera opera di Kristóf, contrassegnata da un andamento spesso “a fotogramma” (Benedettini) e da un’asciuttezza nata forse dal duro percorso di padronanza del francese dall’ungherese. Però la lettura di questo libro fa risaltare una marcata identità rispetto al resto della produzione dell’A.; identità lato sensu di “canone” come pure di tematica. Entro quest’ultima, per esempio, un riferimento all’orrore politico più marcato del solito, particolarmente presente nella prima pièce ma avvertibile anche nelle scene finali della seconda.
Dominano, con colori differenti, i temi della colpa, della pena (l’espiazione della quale, appunto, è estrema e in fondo impossibile), della menzogna. Domina, sul piano narrativo ma anche su quello prettamente scenico, il meccanismo dello stravolgimento, dello svelamento e soprattutto del capovolgimento dei ruoli, in uno switch delle stesse persone tra soggetto attivo e passivo, e persino tra morte e vita, che può richiamare metaforicamente le vorticose trasformazioni uomo-serpente della settima bolgia dantesca.

Dicevo del “canone”, o piuttosto dell’apparentamento: L’espiazione, più lineare nell’andamento, si connota qua e là con accenti espressionisti. Il continuo riferimento del protagonista al sangue che “vede” sulla moglie od ovunque mi ricorda istintivamente il Woyzeck di Büchner – meglio ancora la sua messa in musica come Wozzeck – e le scene della taverna o del fiume, dove tutto odora o appare “Blut”, sangue.
L’epidemia invece ha in comune l’assunto iniziale, ma solo quello, col plot del film E venne il giorno di M. Night Shyamalan, del 2008. La pièce, che giudico nel complesso più riuscita della precedente qui proposta, e dove davvero lo switch di cui parlavo si sussegue frenetico ed elicoidale, si sviluppa facendo propria la lezione beckettiana (ma per alcuni già perfino shakespeariana) secondo la quale il grottesco è il modo migliore di rappresentare il tragico; dunque sono frequenti gli equivoci e persino un umorismo volutamente dapportiano (cfr. p. 61 o p. 75: “Contaminato? Io! Ma dica lei!”; “Lei.”; “Chi?” “Mi ha detto dica lei, allora dico lei.”). Non manca neppure (pp. 73-74) il quid pluris della vocalità: una parte (“possibilmente”) cantata, una ballata di mano della stessa Kristóf, a quanto sembra, ma che diresti scritta da uno chansonnier francese, e che sublima il tema della futilità della vita, qui sovrano.

Consiglio davvero di non farsi sfuggire questo libro: in primo luogo per fare un regalo a voi stessi, in secondo luogo per sostenere la passione e il lavoro di una Associazione Culturale rimasta tra le ultime nella trincea dell’editoria virtuosa, benemerita e con le idee chiare.
Ogni copia acquistata farà la sua parte per motivare Federica e Giovanni alla prosecuzione di un impegno importante ma giocoforza sempre in salita!
Il contributo suggerito per ordinare la vostra copia è di 15€. Maggiori informazioni sul volume e sulle modalità di prenotazione sul sito lamantica.it, dove trovate anche i contatti dell’Associazione.

[Agóta KRISTÓF, Due pezzi teatrali. L’espiazione – L’epidemia, traduzione di Federica Cremaschi, Brescia: Lamantica Edizioni, 2017, pp. 102, ISBN 978-88-941382-4-5]

Written by Roberto R. Corsi

13 marzo, 2017 at 09:00

Interno Poesia: la collana e il crowdfunding

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Avevo tempo fa rilanciato sui miei social l’annuncio della partnership tra Interno Poesia e Produzioni dal basso per la costruzione di una collana di poesia finanziata mediante crowdfunding.
Ieri, come molti di voi, ho appreso del lancio del primo progetto/libro: l’esordio di Martina Germani Riccardi con la raccolta Le cose possibili.
Il target è fissato in 2000€ in 40 giorni e in questo momento (giorno 1) la raccolta viaggia sul 15%.
Leggendo i dettagli del progetto saltano all’occhio tutte le potenzialità del crowdfunding: rispetto a una generica pubblicazione e messa in vendita, i vantaggi sono la certezza di finanziare un progetto virtuoso (no Editoria A Pagamento) e la trasparenza di conoscere l’esatta ripartizione di quanto raccolto, tra cui il diritto d’Autore, che è fissato al 10%.
Come per ogni crowdfunding c’è un sistema premiale legato all’ammontare del contributo, che via via prende il carattere di abbonamento alle prossime uscite; ma direi che il terzo valore aggiunto, stante la possibilità di donare qualunque cifra, è l’entry reward ossia la soglia di 10€ che permette di ottenere una copia del libro (oltre a essere inseriti nella pagina dei ringraziamenti); soglia che è ragionevolmente bassa e assolutamente in media con le pubblicazioni correnti (anzi, qualche euro sotto ai 11-15€ di alcune collane di pregio).
Il che consente di portare avanti il progetto di finanziamento senza sforare rispetto al prezzo delle pubblicazioni di poesia; questo dovrebbe essere psicologicamente incentivante.

Restano da valutare, certamente, le scelte della neo-casa editrice in termini di distribuzione e promozione del libro, una volta che questo sia nato, come auspico. E – non ultimo – resta da conoscere, dato il carattere permanente della sottoscrizione (cd. metodo “keep it all”, nessun rimborso), come verrebbero impiegati i proventi nella malaugurata ipotesi che non si raggiungesse l’obiettivo…
Ma gli elementi evidenziati in grassetto sono già di per sé importantissimi e danno ai miei occhi una connotazione estremamente positiva al progetto; dettando un trend che spero possa essere percorso anche da altre realtà editoriali, onde sovvertire l’andamento “contributivo e non retributivo” che gli Autori di poesia quasi sempre debbono sobbarcarsi se vogliono andare su carta.
Pertanto farò anche io la mia parte e vi invito a sostenere questa prima uscita che, verosimilmente, avrà un valore che va anche oltre il singolo progetto, determinando negli Editori la fiducia per perseverare con le prossime uscite.

Written by Roberto R. Corsi

27 settembre, 2016 at 08:42

Viola Amarelli, L’ambasciatrice

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Ho a lungo posposto una recensione all’ultimo libro di poesie di Viola Amarelli, L’ambasciatrice, rinviandovi, se ricordate, a quanto aveva scritto Francesco Tomada su Perìgeion. Con la mia imperdonabile lentezza (mi risolvo ora che è imminente l’uscita di un nuovo libro di Viola) ho però quantomeno guadagnato maggior accuratezza di cronaca, potendo esultare perché dopo l’edizione cartacea del libro (Sartoria Utopia), esaurita quasi all’istante, è ora liberamente scaricabile la seconda edizione in free ebook presso Smith&Laforgue

ViolaAmarelli

L’A. (img via CarteggiLetterari)

Pochi Autori sanno dare ai loro versi una connotazione sapienziale come Viola, che come sempre punta il suo sguardo verso la necessità di ricondurre la realtà alla sua dimensione semplice e organica, predicando distacco, demistificazione, “emanciparsi dall’incubo delle passioni” (cit.), capovolgimento di prospettiva: a un livello superiore di comprensione, ma di sesto grado nella messa in pratica, «la vita è l’arte di essere perdenti», si legge in en plein air.
Uno sguardo certamente imbevuto d’oriente perché lo stesso atto della scrittura è concepito come un mandala la cui percezione scorre parallelamente alle pagine: il libro è compreso tra un’apertura ostica all’eventualità stessa del disporsi in poesia «Troppo difficile da dire | E tu non dire» e una quasi chiusura (Fama: «in fondo | a margine | sotto | una postilla – et alia – | cancella anche quella») in cui sembra di poter sfiorare la mano che pone nel nulla (la stessa illusione de) la creazione. Per poi ricominciare? Probabilmente sì.
Le sezioni del libro fluiscono, ciascuna nella propria originalità di argomento e stile. Quella che dà il titolo all’opera ha un impianto maggiormente narrativo, presentandoci l’intreccio tra più personaggi femminili (uno dei quali traduce Rumi, poeta ovviamente molto vicino alla inclinazione di Viola).
Ma a lasciare il segno sono soprattutto le parti in cui la scrittura procede per brevi tratti, per frammenti a volte aforistici a volte lirici.
Indicherei i migliori risultati nella sezione io scrivo te, rivolta a decostruire e a squagliare nel reagente del sarcasmo e dell’ironia – che pure «non salva» – il desiderio di fama letteraria e le storture comportamentali, i calcoli cui inevitabilmente porta. Questa gara d’ambiziosi cui quotidianamente, come poeti d’argine e margine, si assiste. Quando è sempre più chiaro che «non abbiamo niente, niente da dire».
Più ancora, nelle stanze amorose che precedono, dove l’amore è fotografato nel momento panico de la liberazione da esso, in una poesia memorabile:  

Per tutte le stelle, per gli orli dei lampi
e il fischio dei venti, un grande miracolo
la viva apertura
la gioia che è risata, sentite,
ascoltate voi saraghi al mare,
antilopi all’erta e cervi volanti,
pistilli e rizoma, ramaglie e anche humus,
la liberazione – io non l’amo più.  

e ricondotto alla sua immediatezza, in fondo salvatrice, di impulso erotico (vecchiaia; Teresa ex depressa).

Pur essendo pienamente in possesso dello strumentario poetico, giocato in molti passi anche qui tra citazioni cólte e variazioni enigmistiche, la poesia di Amarelli attinge il suo valore dall’antiretorica, dalla capacità di scrostare, senza alcuna animosità (o forse con animosità controllata quando si parla di poeti), il mondo dalle sue costruzioni, istintive (trahimur omnes studio laudis) o culturali che esse siano. In questo senso, nonostante (o forse grazie a) la comunanza di elementi con l’approccio buddista, mi preme definirla come una poesia assai lontana dal mistico, poiché punta le sue fiches su ciò che realmente è, sulle nudecrudecose (per citare un titolo passato), senza rivestimenti.
“Leggete le poesie di Viola e vi ci fidanzerete (cit. Leopoldo Attolico)”

Written by Roberto R. Corsi

19 marzo, 2016 at 19:52

Salubri ri-ridondanze: Luca Buonaguidi

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LucaTrucupas

Luca e i Trucupas @ La Cité – foto mia

Ho parlato alle parole è il secondo libro di poesie di Luca Buonaguidi – amico, co­interista, blogger tendente al blogstar, interlocutore prima di penna e poi anche de visu dopo che settimane fa ho assistito al suo reading presso La Cité, affiancato dalla coinvolgente musica dei Trucupas. È uscito da poco per edizioni Oèdipus, che a detta di Luca è casa NO­EAP (dunque la accolgo volentieri tra i miei fari virtuosi), e che ha altri due meriti: aver assemblato, nella collana Intrecci, una geografia qualitativamente significativa di voci poetiche; aver rimesso filologicamente l’accento sulla e in Èdipo come diceva il mio prof. del liceo (che voleva si pronunciasse anche Tèseo e Giàsone!).
Non ho letto I giorni del vino e delle rose ma azzardo ugualmente che questa seconda raccolta abbia molto ancora del genus “silloge di esordio”. In questo senso ricorda da vicino (forse superandola per equilibrio) la mia Indegnità, che presentavo proprio sette anni fa (sembra un secolo) ma aveva molte poesie impubblicate, e forse a posteriori non così indecenti, alle spalle. La ricorda dal titolo, che è “salubre ridondanza” come si ebbe a pensare scrivendomi la prefazione. Ma la ricorda soprattutto perché, come cortesemente mi scrisse Gian Ruggero Manzoni, tende a essere un libro sapienziale in cui il poeta fa confluire non solo l’esistenza, ma, e ci vuole il coraggio e la filantropia degli under 30 perché è un messaggio duro da fare assimilare, tutta la propria cultura giustamente vivificata e intesa come vivificante. Un’Enciclopedia in cui compaiono innumerevoli citazioni (dai grandi poeti, primo Pessoa citato e aleggiante in molte stanze, a Max Gazzè e alla “smisurata bestemmia” di un Faber citato quindi per inversionem); richiami a letture, dediche, dialoghi immaginati con giganti dello scibile o dello scrivere.
Questo spirito, privo di ritrosia nel guardare a ritroso, imbeve la raccolta di slanci lirici che approdano a esiti talvolta sopraffini (vedi in calce), talvolta legnosi per la compresenza di arcasimi (chiarità, spirto) o di un quid di elisioni, troncamenti ed eufoniche improprie musicalmente ingiustificato dato che il verso è libero. Credo tuttavia, e ho fondati e inediti motivi per farlo convintamente, che queste resistenze si stiano appianando con naturalezza e Luca, proseguendo il cammino, stia conferendo ulteriore brillantezza al suo dire.
Intanto propongo sul mio taccuino le quattro poesie preferite della raccolta: le prime due esprimono almeno in parte quella tensione tra forza del dire e laccioli formali; le restanti mi convincono in modo incondizionato.

Written by Roberto R. Corsi

29 giugno, 2014 at 21:24

Efharistò Matisklò

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Ricevo via mail, e mi fa enorme piacere, il parere di Carlo Molinaro, per conto di Matisklo Edizioni, sulle mie Cinquantaseicozze:

(…) ho letto il manoscritto, le 56 cozze, e lo trovo complessivamente interessante: direi che contiene una bella narrazione autobiografica intersecata con la storia di questi nostri anni. E ci sono momenti di poesia intensa e ci sono prese di posizione anche originali.
Penso tuttavia che l’insieme potrebbe essere ulteriormente affinato, limato, selezionato…

Il parere non è foriero di proposta di pubblicazione (pazienza, anche perché nel frattempo), ma magari potremo incontrarci in altre modalità. E volentieri da parte mia. Perché seguo Matisklo da tempo e mi piacciono la sua netta scelta e-ditoriale e la sua conclamata virtuosità NO-EAP, anche in poesia. Quindi vi consiglio, se non lo avete già fatto, di catapultarvi senza indugio sul loro sito, scaricare qualche anteprima e magari comprare qualcosa.
Per quanto riguarda Molinaro il rallegramento è duplice perché tempo fa, ignaro che sarebbe stato proprio lui a leggermi, assaggiai il suo Le cose stesse che mi piacque al punto da annotarmi una poesia sul mio taccuino.
Grazie Matisklo, dunque (il greco non c’entra con l’origine – “leviana”, come leggete sul sito – del nome editoriale, ma eufonicamente il doppio gioco a rima e accento forzato ci stava).

Written by Roberto R. Corsi

28 giugno, 2014 at 14:47

LaRecherche: fioccano i download, sbocciano gli epub

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logorecherche

Il corvo lettore che campeggia nella pagina ebook de LaRecherche: non so se promani da Poe; io lo chiamo Agatha dal nome del font usato per il logo e i piè di pagina.

Questo post nasce anzitutto come ringraziamento a Roberto Maggiani e Giuliano Brenna, dioscuri de LaRecherche.it (community + libri liberi).
Un thanksgiving che origina da un’evidenza e due calcoli.
Evidenza: All’orza ha toccato (e forse ormai sforato) la soglia dei 666 download.
A meno che non abbiate già letto le mie liriche al contrario (smile) non pensate a questo numero con connotazioni demoniache! rifletto solo ad alta voce sul fatto che, se non mi è sfuggito qualcosa, del mio unico libro cartaceo “solista” sono state invece acquistate (no donate o conferite) nientemeno che 6 (sei) copie.
Calcolo: si può dire che per merito dell’approccio ebook+gratis (e della brulicante community di autori e appassionati che afferisce a LaRecherche) ho raggiunto in queste ore un risultato pari a quello che avrei conseguito mediante 111 (centoundici) titoli in cartaceo. Avrei dovuto scrivere oltre un centinaio di sillogi, giungere all’opus 111 cara agli amanti del pianoforte beethoveniano (e ai collezionisti di musica barocca). E verosimilmente “fumarmi” l’equivalente di un tre vani a Firenze (o di un bilocale in zona di pregio).
Sebbene questo dato sia puramente teorico (presuppone che ogni soggetto abbia effettuato un singolo download), ridurlo anche di uno (opus 74) o due terzi (opus 37) non attutisce il carattere di schiacciante vittoria dell’approccio di cui sopra; da parte mia ero sin dall’inizio convinto della scelta e i numeri mi han dato ragione. Quanto sopra risponde ovviamente in via perentoria a chi mi chiede consigli su che strada prendere per pubblicare…
Grazie a Roberto, a Giuliano, a chi mi ha letto e spesso anche criticato.

Approfitto per segnalare che la cospicua biblioteca de LaRecherche sta adeguandosi al concetto di ebook stricto sensu, rilasciando accanto al formato pdf anche quello epub. La versione epub è già presente per un pugno di titoli compreso il mio (aggiornamento del 4 febbraio); pian piano, a detta dei curatori, la novità sarà estesa a tutto il catalogo.
Ringraziando per la recentissima conversione di All’orza, ricordo agli irriducibili e-inkers che una selezione cospicua di poesie in esso contenute si può già leggere all’interno dell’antologia Il ridursi del tutto a vuoto d’avvenenza, disponibile gratuitamente in formato epub e mobipocket (Kindle).

bébert edizioni wants you

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Scopro tramite Caterina Tonon questa Casa Editrice emiliana, bébert edizioni, che inizia la sua avventura – a partire da settembre le prime uscite – ed è alla ricerca di scrittori nonché, udite udite, perfino di poeti.
Il bollino di virtù (cioè di editoria free) consegue a bébert mediante autocertificazione: nell’intervista di Anita Magnani (per Osservatori Esterni) al fondatore, questi precisa tra l’altro che

Un’altra cosa che bébert edizioni non farà mai sarà pubblicare a pagamento, perché i tempi dei grandi scrittori che hanno iniziato a pubblicare pagando i propri libri sono tempi che sono morti. Oggi chi fa pagare è perché vuole lucrare sulla pelle di chi è costretto a farlo perché altrimenti impazzisce ad essere sempre rifiutato dalle case editrici.

Benvenuta tra i miei links a bébert edizioni e, seguendo il titolo del post, il consiglio da parte mia di prenderla in considerazione a chi arrivasse qui e avesse un manoscritto da proporre. Importante, prima del fatidico passo, è leggere la pagina dei manifesti, che da un lato chiarisce come il connotato della collana letteraria (Colpi d’ascia) voglia essere quello di uscire, in tema di poesia, dal novero dei bei versi precotti e manierati (hai detto niente!! smile), mentre dall’altro espone un orientamento di preferenza del copyleft sul copyright.

bébert ha il proprio account tw1tter e una pagina faceb00k

Written by Roberto R. Corsi

21 agosto, 2012 at 17:09

– Lei è Corsi? – No, my name is Smith, you must have me confused with someone else.*

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delvecchio FAQ
[da qui]

Del Vecchio Editore virtuoso anche di poesia, ma rigorosamente straniera. Virtuoso, quindi da inserire optimo iure tra i miei link, anche se oggi è quantomai d’uopo essere italianisti!!
Scopro la sua offerta poetica, per ora composta di otto titoli, tramite la nota di Anna Maria Curci all’ultima uscita – Il tempo è immobile, poesie scelte di Heinz Czechowski a cura di Paola Del Zoppo.

* credits

Written by Roberto R. Corsi

1 luglio, 2012 at 09:50

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