Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 13 anni

Archive for the ‘editori’ Category

riparazione epub

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comunicazione di servizio: mi sono accorto solo stasera che negli ultimi giorni ci sono stati problemi di accesso ai miei ebook in formato epub. Ho cambiato server e ora tutto fila come prima: i formati sono di nuovo accessibili mediante i consueti link nelle pagine indicate qui sotto. Le correzioni hanno riguardato:

L’oracolo della pizza
L’autoantologia 2004-2011
Il saggio su Alberta Bigagli
La scelta di poesie di Gabriella Maleti (su Perìgeion)

Mi scuso per l’inconveniente. Segnalatemi, casomai, ulteriori problemi. Buona ritrovata lettura.

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Written by Roberto R. Corsi

10 aprile, 2018 at 22:42

Pubblicato su community, ebook, free, magagne, poesia, siti, varie

Perìgeion: riassunto delle puntate precedenti… e successive. Compreso lieto evento. Appendice: tutorial sui concorsi.

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Mi sono accorto che in questo 2018 non ho qui accompagnato con la solita “spalla” le uscite, a cadenza più o meno mensile, delle mie note di lettura sul portale di poesia che a voi dovrebbe essere ormai familiare. Rimedio asciuttamente: a gennaio mi sono occupato di Paolo POLVANI,  a febbraio di Marco CIPOLLINI; a marzo ho con piacere dato spazio a Francesco TONTOLI, ad aprile ho proposto due poesie di Annamaria FERRAMOSCA e, proprio oggi, una raccolta suggestiva di Giancarlo BARONI. Già che ci siamo: è già pronta, per il 10 maggio salvi imprevisti, una scelta di poesie dall’ultimo libro di Fabrizio CAVALLARO. Altre poete e poeti ci faranno compagnia da qui alle vacanze.
Come leggerli? Potete in ogni momento controllare i miei contributi tramite questo link (sta anche nella colonna di destra del presente blog).
E, mi raccomando, non tralasciate di soffermarvi sugli articoli dei miei conredattori che in una buona percentuale, direi nel 109% dei casi, sono assai migliori dei miei.

Ma la notiziona è di ieri e la apprendo tramite l’Editore Fabrizio Bianchi (dot.com press): Edifici pericolanti, la raccolta di Massimiliano DAMAGGIO, è stata segnalata d’impulso di un membro Giuria del “Pagliarani” ed è in corsa dunque per il prestigioso premio!
Un meritato riconoscimento per un poeta di coraggio e talento (cofondatore di Perìgeion e ora suo “nume tutelare intermittente”); evento doppiamente piacevole in quanto il soggetto è alquanto appartato e incostante, kome noi fècchi poeti ti una fòlta! smile! Brava la giuria a scovarlo. Molti altri, oltre me, fanno apertamente il tifo per lui. Il volume, consigliatissimo, è ordinabile contattando l’editore a questi recapiti. Per assaggi, ottima la recensione e la scelta di poesie a cura di Antonio Devicienti su Carteggi Letterari.
Dàje Max!

Di straforo: anche io in questi giorni mi sono occupato di premi (rectius: concorsi). Qualche riflessione in forma di guida. Niente che i miei aficionados non sappiano già, però – “forte” dei miei ondeggiamenti ed errori – ho buttato giù il mio tutorial in materia, che in effetti ha molto di demotivazionale. L’ho parcheggiato anche stavolta su Medium, acquario bizzarro e poco compatibile con le poetiche cose, però dotato di alcune funzionalità che possono tornarmi utili… Lo stile “ammaregàno” è condizionato dal predetto acquario.
Leggi qui: Tutorial – Concorsi di poesia.

Lettera all’editore (su Medium)

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Andiamo avanti. Dopo la strenna ebook che ha fatto registrare un men-che-manzoniano tasso di download (ma non disperiamo), è tempo d’instradare l’ultimo progetto di raccolta: un centinaio (sic) di poesie scritte nell’ultimo, prolifico quadrimestre del 2017.
Come altre volte, il primo passo è stato quello di “staccare qualche biglietto Editoria Italia“, inviando verso fine marzo il manoscritto a quattro case editrici selezionate con due criteri: l’enormità e la mancata preclusione a nuovi invii sul sito.
Muniti per fortuna di efficiente smartTV, non resta che sbracarsi e aspettare: a settembre la deadline. La quota che me la pubblichino è data a 18,00. In caso di fallimento, altro ebook e via.

Una di queste case editrici chiedeva una lettera di accompagnamento. L’ho proposta a 3 su 4, l’ho fatta leggere a un amico esperto, ve la propongo via Medium (dove non la fila nessuno) perché esprime il mio attuale sentire. Compreso il vaticinio per cui tra poco comincerò a scrivere sonetti sul mio condominio, e allora interditemi legalmente.

Link: La mia lettera accompagnatoria

 

Written by Roberto R. Corsi

4 aprile, 2018 at 14:39

ebook gratis: L’oracolo della pizza (poesie 2015-2017)

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(img di frontespizio)

L’oracolo della pizza è la sezione centrale di una raccolta più grande dal titolo Grafite bianca, le cui poesie spaziano dal gennaio 2015 all’agosto 2017. Alcune bozze (incomplete) sono circolate e hanno ricevuto attenzione in rete, con scelta di poesie, su Imperfetta Ellisse e Carteggi Letterari: ringrazio Giacomo Cerrai, Giulio Maffii e anche Andrea Cati per il loro apprezzamento. Il resto è quasi tutto inedito.

Il titolo deriva dall’esortazione, rivoltami quasi cinque anni fa da un noto poeta, a “tornare (?) a fare le pizze”. Mi ero permesso di criticare sul mio blog – penso educatamente – il semplicismo delle sue poesie, edite da una major. Alcuni anni dopo, mentre lui bissa l’uscita con lo stesso megaeditore, io invece perdo ispirazione e altrui attenzione: l’invito di allora assume dunque un valore oracolare. Gli antichi greci avevano la Pizia, qui invece siamo low budget e recepiamo l’esortazione dal lato cartaio (la Pita è l’asso di denari nelle carte piacentine) e consumatore di pizza ovviamente.

(…) Completa la raccolta un pugno di poesie dalla prima e terza sezione.

[dalle Note]

***

Scarica gratuitamente L’oracolo della pizza:
formato ePUB: clicca qui (odpizza.epub)
formato Kindle: clicca qui (odpizza.azw3)
formato PDF (rispetta l’ambiente: non stampare, se puoi): clicca qui

© Roberto R. Corsi. Opera protetta con marcatura temporale.
Il contenuto è redistribuibile sulla base della licenza CC BY-NC-ND 4.0 : condividi senza modificare, con finalità non commerciale e attribuendomi correttamente ed espressamente la paternità (anche un link a questo post o sito è gradito).

 

Written by Roberto R. Corsi

25 marzo, 2018 at 10:13

Fabrizio Dall’Aglio, Le allegre carte

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(pubblico qui l’intervento del 18 dicembre alla Sala Fallaci del Palazzo Medici Riccardi, Firenze, in compagnia dell’Autore e di M. Brancale, P. Lucarini, P. Maccari e un pubblico partecipe)

Fabrizio Dall’Aglio ha ricevuto, come poeta, attenzione critica e premiale a livelli altissimi: basti pensare che il suo primo libro di poesie per Passigli, Hic et nunc. Poesie 1985-1998, si fregia, nel risvolto di seconda, di una nota di Mario Luzi, mentre una sua raccolta più recente, Colori e altri colori, è risultata vincitrice del Camaiore 2015, concorso tra i più importanti che abbiamo in Italia (e aggiungo tra i più virtuosi e completi nel giudizio, basandosi su una giuria popolare accanto a quella tecnica).
Cosa dire, dunque, di nuovo o almeno di non trito? I miei rilievi partiranno, come garanzia di originalità, da spunti personali. A cominciare dalle origini reggiane che condivido con lui per metà, cioè per parte di madre: mio padre giocò per sei campionati come mediano della Reggiana e conobbe mia madre, nata nella centralissima via Guidelli e figlia di un negoziante “sotto Broletto”. Quando poi leggo che alcuni scritti di Le allegre carte rivedono la luce dopo essere stati in origine pubblicati da Prandi, l’amarcord è ancora più intenso dato che per anni, fino a quando nel 1982 mi sono spostato qui a Firenze, abitavo a cento metri dalla Libreria Antiquaria Prandi, sullo stesso viale Timavo, al primo piano di un palazzo dalla facciata kitsch: rosa con rade graniglie amaranto e soprattutto con improbabili – ma non sgradevoli – pitture policrome di antichi egizi accovacciati o a coppie nei tasselli sotto i davanzali; “egiziani” oggi rimossi (anche la tinta è cambiata) ma al tempo eponimi dell’edificio.
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Non facciamo poesia (inedito per l’uscita di Canzoncine)

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Ieri è uscita in versione ebook (a fine gennaio il cartaceo), per Le Mezzelane, la raccolta Canzoncine di Alessandro Madeddu; della cui parte più gustosa e irriverente, Il sepolcreto, mi sono occupato tempo fa su Perìgeion.
Qui il link per comprare l’ebook.
Caldeggiandovene senza dubbio l’acquisto, saluto questa uscita (oltretutto NO-EAP) con un mio esercizio inedito, assai liberamente ispirato a un episodio di una vita fa, che omaggia la cura metrica e l’andamento ironico delle Canzoncine, e che è troppo lungo – 60 settenari esatti (edit: adesso 61) – per finire tra le mie raccolte in lavorazione o in cerca di editore.

***

«Non facciamo poesia»,
Mi ammoniva un lacchè
All’alba del duemila,
Chiamandomi una sera
Col numero schermato
Mentre battevo i denti
Nell’auto, in un parcheggio
Accosto il comunale
Arengo di una qualche
Squadretta semiprò,
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Written by Roberto R. Corsi

19 dicembre, 2017 at 07:29

Pietre Vive digitali e l’Inventario dei sogni di Antonio Lillo

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L’inventario dei sogni sul mio K. presso la sala di lettura che preferisco 😉

Non voglio dilungarmi troppo sulla premessa: ho una certa predilezione per il libro elettronico, e ho i miei buoni motivi, nell’interesse della diffusione e della virtù poetica, per sperare in una sua (non facile) escalation.
Dunque sono molto contento che, di recente, Pietre Vive Editore di Antonio Lillo abbia lanciato la propria offerta di ebook.
Ricordate la mia recensione a Wunderkammer di Carlo Tosetti? Pietre Vive si occupa di poesia e non solo, cura molto l’aspetto grafico e artistico del prodotto librario, promuove iniziative interessanti, ha idee. Ben venga dunque la sua proposta digitale.
Inizialmente Antonio voleva creare un “doppio binario parallelo”, vale a dire cataloghi totalmente differenti per la carta e per l’ebook. Ma poi ha (giustamente, a mio avviso) cambiato idea e ora punta a duplicare gradualmente l’offerta.
Peraltro i cataloghi non saranno mai totalmente sovrapponibili; e qui va evidenziato lo sforzo di recuperare in digitale titoli esauriti a stampa, come per esempio la raccolta di racconti di Francesco Santoro, Piombo.
Va poi notato che i libri elettronici si presentano, a oggi, privi di DRM, quindi senza restrizioni alla circolazione: fedeli alla similitudine col libro cartaceo, che una volta acquistato si presta o si regala a chi ci pare, e confidenti nel fair use degli utenti (del resto, se vogliamo dirla tutta, la protezione digitale è in molti casi aggirabile, dunque il processo di responsabilizzazione del lettore richiede tecniche e passaggi aggiuntivi).

L’iniziativa di Pietre Vive Editore fu preannunciata con la versione gratuita del numero zero della collana digitale, ovvero l’Inventario dei sogni dello stesso Antonio Lillo. Dopo un breve periodo di comporto, l’inventario, disponibile esclusivamente come ebook, si è arricchito di contenuti extra e ora è in vendita a 3 euro.
Ve ne consiglio l’acquisto, sia per testare la qualità della collana, sia per dare incoraggiamento al progetto editoriale.
Infine, ultimo ma non meno importante, per apprezzare lo stile dell’Autore in un tipico “libro di una sera”, ironico e leggero ma ricco di riferimenti e cripto-citazioni letterarie – tra esse mi è parso di ritrovare Aristofane, Simenon, Stefano Benni (che a sua volta, coi “sogni-matrioska” di Prendiluna, si muove dal dream within a dream di Poe) e altro.
Viaggiando tra i sogni di Lillo – istantanee narrative racchiuse ciascuna in poche schermate – ho fatto miei soprattutto gli spunti di meditazione sull’età di mezzo (il quarantesimo genetliaco è il pretesto che ha mosso la scrittura), nonché, come è ovvio, sul mondo editoriale e sull’acquario poetico. Da Omero in poi il sogno è stato trattato da tutte le arti, per cui, come da prefazione autografa, non si pretende novità. Si annoverano qui comunque sogni a occhi chiusi e aperti, e prevale l’impianto surrealista su quello profetico. Mi viene in mente, per la carica immaginifica e per il contatto con personaggi illustri (qui Ungaretti, là Van Gogh), l’approccio di Kurosawa nella pellicola Sogni. Quanto alla midlife crisis e all’inquietudine di fondo, riecheggiano alla lettura quei versi di Pessoa che mando a memoria: «A chi sogna di giorno e sogna di notte, sapendo/ inutile ogni sogno,/ ma sogna sempre, soltanto per sentirsi vivere/ e avere cuore».

pietreviveeditore.it

Written by Roberto R. Corsi

6 novembre, 2017 at 14:04

Babuk IV (hello, goodbye)

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caricatura proustiana di Lisa Merletti; © l’A. e LaRecherche.it

Segnalazione breve ma importante: come ogni 15 settembre da un quadriennio a questa parte, oggi prende il via il concorso-premio letterario Il giardino di Babuk – Proust en Italie, con le sezioni poesia inedita e narrativa breve inedita.
Sono lieto del fatto che la formula dell’evento sia rimasta assolutamente virtuosa: concorso a partecipazione gratuita e premio in denaro. Il montepremi-base del concorso potrà essere rimpolpato dalla parallela campagna di raccolta fondi.

Tutti i particolari partendo dalla pagina del premio, da cui si accede a bando e informativa sul crowdfunding.

Diversamente dalle due passate edizioni, quest’anno non sarò in giuria. Ho declinato l’onore per motivi personali e perché mi sembra giusto permettere al nutrito board di rinnovarsi un po’, salve le stelle fisse dei presidenti e dei membri più autorevoli. Auguro a tutti buon vento di scrittura e non è affatto  escluso che io partecipi al concorso né che sostenga concretamente l’iniziativa. Invito tutti a fare altrettanto!

Written by Roberto R. Corsi

15 settembre, 2017 at 06:27

Salvate il malato Gustavo (di Carlo Bordini). Un appello agli e-ditori

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img corrieredelsud.it – no © infringement intended

Spendo volentieri due parole sul libro Gustavo. Una malattia mentale – opera narrativa del 2006 dello scrittore romano Carlo Bordini, che suppongo conoscerete già in molti come ottimo poeta.
Non è assolutamente facile, perché immergendomi nella lettura il romanzo-racconto si è dimostrato subito “un capolavoro personalizzato”, spingendosi, come fece qualche mese fa Haiducii di Labranca, a parlarmi della mia stessa vita in termini così specifici che non riesco più a sapere con certezza se il bene che io ci ravviso sia oggettivo o soggettivo. Sono quasi sicuro della prima ipotesi, però 🙂

La penna di Bordini, come un utensile da giardino, riesce, seguendo le sorti del protagonista, a localizzare nel profondo del terreno ed estirpare, portandole alla luce, le radici di un disagio esistenziale, che sono fondamentalmente la paura, un forte danno all’autostima ricevuto chissà dove e come, e un vuoto di esperienza e avvenenza che ha piegato la lamina del suo carattere, nonostante un’integrazione apparente nel sistema rappresentata da un lavoro (a bassa intensità) presso un ministero.
Questo a mio parere il nocciolo dello stato allucinatorio di Gustavo – stato allucinatorio che allaga e s’impadronisce della scena. Alla base però ci sono una paura tremenda e un senso di inadeguatezza verosimilmente impostogli sin dalla tenera età, poi auto-verificato nello scarso conseguimento relazionale. Non a caso una pagina memorabile del libro, crescente di tensione fino alla regressione infantile, è dedicata alla “paura e indegnità” del protagonista, a pp. 105-106:

Gustavo sentiva che questa strada gli era preclusa (…) per il suo infelice stato d’animo che consisteva nel fatto che mentre gli altri camminavano sopra il pavimento, ed erano grossi e camminavano con il passo sicuro anche se malfermo da vecchio, egli si sentiva come uno piccolo e storto e debole e bianco che vivesse e camminasse sotto il pavimento di legno, e lo guardasse, e sapesse di non poter salire lì ma sghignazzasse e ringhiasse e maledicesse di lì sotto sentendosi una gran morte dentro ma soprattutto un gran senso di paura e di indegnità di entrare sopra, e il temere terribilmente il confronto coi grandi e il sapere che se starai in mezzo a loro saranno cazzi tuoi e scopriranno la tua natura extraterrestre e ti linceranno con terribili forconi e falci e martelli [lo sfondo è verosimilmente una sezione della FGCI, ndr] pesanti come magli, e ti squarteranno e ti inculeranno e ti stupreranno e mangeranno le tue carni e mentre le mangeranno rideranno di te dicendo: “buona questa porchetta”, e tu ti troverai come una bambola spennacchiata a latrare nel buio e nel buio dei loro stomaci. E proprio per questa paura dei grandi degli orchi che ti mangiassero cazzo ti arrostissero in padella.e ti spernacchiassero e beffeggiassero dicendo: “questo qui non ce l’ha fatta, era uno stronzo”, egli sapeva che non si sarebbe mai avventurato sul pavimento di sopra, non era mica scemo, appena lo avessero visto avrebbero urlato e avrebbero detto: “eccolo, eccolo lì, prendete quello là, non deve scapparci vivo”. Ah! 

Quanto a me, vi basti che il termine indegnità ricorre già nel titolo del mio libro d’esordio, di un anno successivo all’uscita di Gustavo.

Ugualmente il vuoto di avvenenza femminile (ricorre nei miei titoli e) riveste, nei ragionamenti del protagonista e in una sporadica figura di nome Olga (forse stereotipo di donna bellissima dell’est, foriera di approvazione sociale: «Gli uomini che curavano la spiaggia erano molto gentili con loro», p.10), un ruolo fondamentale e ricorsivo soprattutto nella prima parte. Sia come sensibilità al fascino di donne descritte prima di tutto come “belle”, “seminude”, “sinuose”. Sia come tratto di insoddisfazione, di fronte al quale Gustavo mostra tratti evidenti di narcisismo patologico i cui effetti venefici rovesciano puntualmente sulla sua prima di tutto non avvenente fidanzata, Marina, sin dall’incipit in cui è lei a parlare prima di venire abbandonata dal protagonista: «Non sono niente… Lo sono solo nel momento stesso in cui lo faccio. Per il resto non sono niente».
Parallelamente, sempre nella prima pagina: «Egli sperava che un giorno lei diventasse bella. Immaginava: dato che lei è così brava, un giorno sicuramente diventerà bella. Gli piaceva amarla al buio, e lei diventava giovane come l’erba».

Su questo nero duopolio di indegnità e vuoto estetico (irrealizzazione) fiorisce la malattia; che non è solo il piano sequenza dell’allucinazione conclamata entro la quale tutta la narrazione, più o meno si situa, confinando la realtà oltre margini incertissimi; ma è anche tutto un insieme di manifestazioni psicologicamente e/o clinicamente rilevanti, sapientemente individuate, come regressione infantile (come sviluppo del bisogno di accudimento) o reazioni di panico. Oltre a episodi di sdoppiamento: l’allucinazione di Marina assorbe il ricordo di una ragazza fugacemente incontrata in gioventù, Nora, e si sdoppia in essa in una connotazione marcatamente sessuale e adolescenziale). E oltre a meccanismi di spersonalizzazione, giungendo Gustavo a dialogare compiutamente con l’allucinazione delle teste dei suoi amici parlanti in giardino (episodio che mi rimanda abbastanza al “carico-scarico libri in testa” del Peter Kien di Canetti).

La narrazione è di fatto un vaniloquio orizzontale (ecco perché preferisco parlare di “racconto” lungo piuttosto che di romanzo, come del resto di racconto si parla nell’Avvertenza finale), ma conosce qualche momento diacronico di consapevolezza. Consapevolezza suggestivamente rappresentata come ingresso in una catacomba chiamata luogo del pericolo (p. 122). Accade quando la auto-esclusione dal mondo – rappresentata volta per volta dal foro nella testa di un angelo o da una parete di madreperla costantemente a contatto con la guancia – viene ricondotta dallo stesso Gustavo a quello che è, ossia istinto di inadeguatezza e terrore del giudizio altrui. Accade anche quando il vaneggiato amore totalizzante per Marina viene ridimensionato cronologicamente e nella sua intensità.
Uno schiaffo “esterno” di consapevolezza, o meglio di condanna, arriva invece sul finire del racconto da parte del narratore, che all’inizio dell’Appendice (p.141) vuole sgombrare il campo da ogni compassione, simpatia o innocenza verso il protagonista: «uomo occidentale, garantito», «uomo da psicofarmaco», non romantico né destinato al sacrificio. «Egli non ha mai amato Marina. È un personaggio sgradevole, spregevole, banale ed offensivo. Egli dunque non muore. Sopravvive cincischiando banalità e luoghi comuni in serie». In altre parole, un narcisista patologico, ut supra.

Innumerevoli sono i richiami e le sfaccettature psicologiche introdotte nel libro (compreso un ammiccamento all’insetto kafkiano). A ciò si aggiunga (ma è una spezia in rapporto alla sostanza della caratterizzazione patologica) una narrazione volutamente stordita e frammentata persino nella formattazione dei paragrafi.

Risultato: lettura stupenda e per me tremenda.

Veniamo all’attualità dolente. Come forse avete visto dal primo link di questo post, Gustavo è stato edito da Avagliano nel 2006 e non è più disponibile. Se ho potuto leggerlo e apprezzarlo è grazie all’amicizia di Carlo, che ha ritirato le scorte residue e le ha amorevolmente distribuite a chi, come il sottoscritto, ha mostrato interesse per la lettura.
Visto l’indubbio valore dell’opera e l’autentico peccato insito nella sua irreperibilità commerciale, ho voluto ripagare una piccola parte della generosità di Carlo con questa recensione. Già che ci sono vi partecipo anche un sogno: che, supposto (ma non ho conferme) che i diritti del primo editore siano scaduti, il libro conosca una nuova edizione; magari in digitale, in modo da sottrarsi alle dure leggi cronologiche del cartaceo.
Sarò grato a ogni editore che, avendone le possibilità,  accoglierà questo appello e si interesserà alla questione.
Intanto potete ancora trovare l’originale in qualche biblioteca.
[psst psst: Andate nelle biblioteche, non sono radioattive!]

Written by Roberto R. Corsi

5 aprile, 2017 at 15:45

Pubblicato su autori, community, editori, libri, narrativa

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Chiude Matisklo edizioni

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Una brutta notizia. Matisklo, editrice di poesia virtuosa NON a pagamento (NOEAP), prima di soli ebook e poi anche di libri cartacei, cessa ufficialmente la sua attività.
Matisklo aveva nel tempo lanciato voci poetiche importanti quali quelle di Carlo Molinaro ed Eleonora Rimolo (dell’ultimo libro della quale spero di parlarvi a breve).
Poco altro da aggiungere, se non un grazie per il lavoro svolto e in bocca al lupo per i vostri prossimi progetti…

Leggi il comunicato direttamente sul blog Matisklo

Written by Roberto R. Corsi

13 marzo, 2017 at 19:50

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