Roberto R. Corsi

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Pietre Vive digitali e l’Inventario dei sogni di Antonio Lillo

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L’inventario dei sogni sul mio K. presso la sala di lettura che preferisco 😉

Non voglio dilungarmi troppo sulla premessa: ho una certa predilezione per il libro elettronico, e ho i miei buoni motivi, nell’interesse della diffusione e della virtù poetica, per sperare in una sua (non facile) escalation.
Dunque sono molto contento che, di recente, Pietre Vive Editore di Antonio Lillo abbia lanciato la propria offerta di ebook.
Ricordate la mia recensione a Wunderkammer di Carlo Tosetti? Pietre Vive si occupa di poesia e non solo, cura molto l’aspetto grafico e artistico del prodotto librario, promuove iniziative interessanti, ha idee. Ben venga dunque la sua proposta digitale.
Inizialmente Antonio voleva creare un “doppio binario parallelo”, vale a dire cataloghi totalmente differenti per la carta e per l’ebook. Ma poi ha (giustamente, a mio avviso) cambiato idea e ora punta a duplicare gradualmente l’offerta.
Peraltro i cataloghi non saranno mai totalmente sovrapponibili; e qui va evidenziato lo sforzo di recuperare in digitale titoli esauriti a stampa, come per esempio la raccolta di racconti di Francesco Santoro, Piombo.
Va poi notato che i libri elettronici si presentano, a oggi, privi di DRM, quindi senza restrizioni alla circolazione: fedeli alla similitudine col libro cartaceo, che una volta acquistato si presta o si regala a chi ci pare, e confidenti nel fair use degli utenti (del resto, se vogliamo dirla tutta, la protezione digitale è in molti casi aggirabile, dunque il processo di responsabilizzazione del lettore richiede tecniche e passaggi aggiuntivi).

L’iniziativa di Pietre Vive Editore fu preannunciata con la versione gratuita del numero zero della collana digitale, ovvero l’Inventario dei sogni dello stesso Antonio Lillo. Dopo un breve periodo di comporto, l’inventario, disponibile esclusivamente come ebook, si è arricchito di contenuti extra e ora è in vendita a 3 euro.
Ve ne consiglio l’acquisto, sia per testare la qualità della collana, sia per dare incoraggiamento al progetto editoriale.
Infine, ultimo ma non meno importante, per apprezzare lo stile dell’Autore in un tipico “libro di una sera”, ironico e leggero ma ricco di riferimenti e cripto-citazioni letterarie – tra esse mi è parso di ritrovare Aristofane, Simenon, Stefano Benni (che a sua volta, coi “sogni-matrioska” di Prendiluna, si muove dal dream within a dream di Poe) e altro.
Viaggiando tra i sogni di Lillo – istantanee narrative racchiuse ciascuna in poche schermate – ho fatto miei soprattutto gli spunti di meditazione sull’età di mezzo (il quarantesimo genetliaco è il pretesto che ha mosso la scrittura), nonché, come è ovvio, sul mondo editoriale e sull’acquario poetico. Da Omero in poi il sogno è stato trattato da tutte le arti, per cui, come da prefazione autografa, non si pretende novità. Si annoverano qui comunque sogni a occhi chiusi e aperti, e prevale l’impianto surrealista su quello profetico. Mi viene in mente, per la carica immaginifica e per il contatto con personaggi illustri (qui Ungaretti, là Van Gogh), l’approccio di Kurosawa nella pellicola Sogni. Quanto alla midlife crisis e all’inquietudine di fondo, riecheggiano alla lettura quei versi di Pessoa che mando a memoria: «A chi sogna di giorno e sogna di notte, sapendo/ inutile ogni sogno,/ ma sogna sempre, soltanto per sentirsi vivere/ e avere cuore».

pietreviveeditore.it

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Written by Roberto R. Corsi

6 novembre, 2017 at 14:04

“Mise en Atelier”: l’online della poesia

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[pubblico qui la traccia, arricchita con link ipertestuali, del mio intervento per il convegno Atelier di ieri. Che, direi, è andato bene, con molti spunti e un Corsi insolitamente nei tempi… Da notare che ieri, nelle stesse ore in cui io parlavo cercando di ridimensionare le frustate verso internet, usciva un articolo di Gilda Policastro la quale, da par suo, fustigava i fustigatori e ribadiva il vitalismo della rete come unica fonte di rinnovamento; è un utile supplemento agli spunti di riflessione.
Attendendo che esca qualche foto sui social, inserisco quella della Madonna con bambino di Filippo Lippi, che sta nella sala attigua a quella degli specchi, in cui si è tenuto il convegno, e che ogni volta che si presentava la necessità di sgranchirsi un po’ le gambe era bello contemplare…]

AGGIORNAMENTO: l’intervento, riveduto e migliorato, è pubblicato sul numero 85 della rivista Atelier, in uscita a fine aprile. A questo link l’indice e la possibilità di acquisto online.

***

Grazie agli organizzatori per l’invito. Un grazie particolare a Michele Brancale. La traccia affidatami riguarda “L’online della poesia” (mescolando produzione poetica e recezione critica, come sentirete). L’argomento è sterminato e ampiamente attenzionato, in ultimo anche dalla stampa; i miei sono solo pochi e forse arcinoti punti di vista, limitati alla poesia tradizionale, lineare, non interattiva o ipertestuale; quest’ultima meriterebbe senz’altro un approfondimento ma un po’ off topic rispetto alla giornata di oggi.

Una famosa poesia di Valerio Magrelli avanza sarcasticamente l’ipotesi che l’unica vera coscienza che abbiamo dello Stato sia quella meteorologica. Di certo un relatore, quando può, deve essere un buon meteorologo. Captare che aria tira.
In questo caso ho la fortuna di parlarvi a ridosso di un paio di mesi in cui la stampa si è occupata molto, direttamente o di riflesso, della poesia online. Su La Lettura del 18/12 Francesco Permunian, per esempio, parla di età della “vanità mediatica” e di “affollata solitudine del blog”[1].
Pubblicare “in rete” le proprie poesie sarebbe un esercizio deteriore di vanità (anche se bisogna stare attenti con la parola “vanità”: sapete che l’editoria a pagamento in inglese viene chiamata Vanity press, dunque direi che il vizio compete altrettanto, se non di più, a una buona parte del cartaceo rispetto all’online). E soprattutto pubblicare in rete condannerebbe il singolo poeta alla solitudine e all’irrilevanza, come se fosse una particella di sodio in acqua Lete (Lete che non a caso è il fiume dell’oblio, quindi tutto sembrerebbe tornare).
Se poi lo sventurato poeta in fieri si esprime sui social network (da Facebook fino a Wattpad) anziché sul suo solitario blog, si passa dalla solitudine allo stigma: Aldo Nove, sul L’espresso di questo 29 gennaio, si esprime così: “La poesia, nei social, ci sta come i cavoli a merenda” o “antipoesie scritte da inconsapevoli antipoeti che poi, nei thread dei commenti, sono sommersi da complimenti di altri antipoeti in una valanga autoreferenziale di consensi imbarazzanti quanto le “poesie” stesse”[2].  Quindi alla “non poesia” in rete si dà pure una carica antitetica, virale, “dannosa” per la buona poesia.

Eccovi dunque il meteo de
L’online della poesia: tempo inclemente, gravido di nere nubi di nostalgia. Nessuna solidarietà tra “utenti del corrimano” in stile Szymborska: sei solo con te stesso oppure dileggiato.
Oltretutto, a livello storico e di grande stampa, mi preme constatare che leggere questi articoli oggi fa pensare che dieci anni siano passati invano: sull’apertura che Nanni Balestrini fece alla poesia online già in una famosa intervista del 3 agosto 2006 resa a Florinda Fusco sul quotidiano Liberazione (money quote: «Per fortuna c’è internet, che permette di far circolare ovunque, rapidamente ed economicamente, le poesie di tutti»), prevalgono ancora, si direbbe, le reazioni piccate di Giuseppe Conte sul Corsera (la poesia in rete come “materiale inerte”, “esternazioni emozionali” create da “esibizionisti” o “scemi del villaggio”).
Dunque, se mi consentite il calembour: Nihil novi, Nove.

Come mettere ordine? La parola-chiave per catalogare l’online della poesia, come spesso quando viene in ballo la rete, è disintermediazione. “Googlando”: “Riduzione del ricorso a intermediari nella compravendita [sive: fruizione] di beni e servizi in seguito alla diffusione di Internet, che facilita il contatto diretto tra utenti e produttori”.
In breve: la possibilità di poesia in rete ha permesso a chiunque di saltare a piè pari il responso e il lavoro editoriale o critico. All’immediatezza del tasto “pubblica” sul proprio blog, affiancherei, come esempio di disintermediazione poetica, anche una piattaforma online come KDP, Kindle Direct Publishing, che consente all’autore di diventare addirittura editore di se stesso, realizzare e vendere ebook in rete sul circuito Amazon, senza spese e con una royalty che può arrivare al 70%.

Detto questo, le affermazioni di Permunian e Nove non sono del tutto campate in aria. Alcuni corollari negativi di questa disintermediazione poetica sono evidenti anche a una breve “passeggiata” internautica: intanto la lancinante assenza di un filtro editoriale e di una seria attività di editing (questa però in netto calo anche nel cartaceo, dove sempre più libri che leggo sono chiaramente “manoscritti stampati” e non “editi”). Questa assenza può fare venire meno la qualità, senza peraltro che questo giustifichi una delegittimazione di massa: ci sono poeti eccellenti e consacrati che affidano inediti a facebook con cadenza regolare: Giacomo Trinci, Marina Pizzi, Carlo Molinaro, Enrico De Lea per citarne solo quattro.
Dall’altro lato (qui Permunian ha ragione) la sostanziale solitudine di chi scrive sul proprio spazio personale, dovuta però non tanto alla scarsa qualità quanto al debordare dell’offerta di poesia rispetto alla domanda, come pure all’assenza di una seria promozione; solitudine invero “affollata” solo di plausi acritici – per lo più da parte di conoscenti (“amici e sottoposti gerarchici”, come amo dire).
Poco o nullo, in sintesi, il “contatto diretto”, il dialogo tra poeta e lettore autentico, per tornare alla nozione di disintermediazione.

Ma la rete non è solo negatività.
Per esempio, un grande e dirompente effetto positivo che la rete può dispiegare sulla poesia, e che non viene quasi mai calcolato a dovere, è nella sua capacità di ridurre fino tendenzialmente ad azzerare lo scarto cronologico tra composizione della poesia e sua pubblicazione. In una parola, di mantenere la poesia fresca e attuale. Azzeramento cronologico massimamente utile se la creatività dell’autore s’incardina sullo sfondo di eventi recenti della storia e della società. E azzeramento cronologico che invece è inficiato dai tempi mediamente semestrali di risposta editoriale cartacea, a loro volta raddoppiati dall’iter di pubblicazione (sarà anche per questo, mi chiedo, che la poesia contemporanea tende, con mirabili eccezioni, a essere sempre più esistenzialista, ripiegata nell’io lirico e sganciata dai tempi che viviamo?).
Un rapido riscontro oltreoceanico: un portale internet come lithub.com sta pubblicando già dai primi giorni di gennaio 2017, quindi da prima dell’insediamento, poesie e prose brevi di vari autori contro Trump, quelli del movimento Writers Resist che comprende poeti laureati come Robert Pinsky e Rita Dove. Stesso lavoro di aggregazione (poetica ma non solo) sta facendo da pochi giorni un nuovo portale dal nome scoundreltime.com. Dal canto suo Nicolas Kristof opinionista del NY Times online aveva lanciato nello spazio commenti del suo blog dei contest di poesia in rete sulla guerra in Iraq o sul razzismo; il 23 gennaio ne ha aperto uno anche su Trump, con indole bipartisan (“esprimete le vostre paure e le speranze”, esorta Kristof); nella massa di componimenti spiccano già alcune gemme freschissime.
Tutti esempi di poesie del disappunto, della paura e della resistenza che, se anziché in rete fossero state pubblicate coi tempi editoriali di un volume cartaceo, avrebbero perso almeno la metà del loro mordente e del loro senso di viva angoscia.

Ritengo la capacità attualizzante della rete un’arma irrinunciabile per la poesia. Per questo, e per altri aspetti che non tocco per brevità, la disintermediazione portata dalla rete non va stigmatizzata troppo, come abbiamo visto fare, o peggio dismessa, ma secondo me ben temperata facendola rifluire in una reintermediazione operata dalla rete stessa, cioè in una riaffermata centralità e responsabilizzazione del grande ruolo critico ed editoriale che la rete stessa può e deve continuare a esercitare.
Mi spiego. Occorre dare sempre maggiore importanza all’esperienza di selezione e pubblicazione che i portali collettivi di poesia esercitano con autorevolezza. Tra questi sicuramente Atelier poesia e altri portali (una mia hit list personale e non esaustiva: Poetarum Silva, Carteggi Letterari, Nazione Indiana e per ultimo quello che mi vede come redattore, Perìgeion); tutti siti web che presentano il vantaggio di offrire congiuntamente selezioni di testi poetici da una parte e apparati critici dall’altra.

L’auspicio, che faccio anche a me stesso in quanto redattore, e da cui dipende l’uscita da questa querelle sulla poesia online, è che questo mix sia al più presto rimodulato con un sempre maggior bilanciamento tra proposizione del testo dell’Autore inedito e riproposizione dell’Autore già “conclamato”, già edito in cartaceo; la quale ultima, a quanto vedo, per ora prevale.
In una parola, sogno portali di poesia in perfetto equilibrio tra il ruolo di “cacciatori di teste” e quello di incensatori di talenti già affermati. Aumentando la prima componente.
Del resto già il Balestrini della citata intervista del 2006 sottolineava come, dopo un’iniziale difficoltà di orientamento per l’abbondanza di materiale, ben presto ci si orienti speditamente e si riesca da soli a capire dove cercare le cose migliori: «È un ottimo strumento, il solo inconveniente è che si fa un po’ fatica a orientarsi in mezzo a tutta questa abbondanza. Ma con un po’ di pazienza si arriva a individuare dove si trovano le cose che interessano e in più si possono avere rapporti diretti con gli autori».
Questo sistema misto, a pieno regime, avrebbe le potenzialità di essere contemporaneamente vetrina per gli esordienti e strumentario ermeneutico attraverso l’analisi dei conclamati; dando così legittimazione a chi è stato per la prima volta illuminato dalle luci della ribalta strappandolo all’isolamento; e diventando il portale un riferimento  per chi si addentra nella selva della poesia in rete da mero “consumatore”.

L’aspetto virtuoso di filtro sulla poesia emergente è poi coronato – e chiudo – da alcuni casi di ottima editoria sbocciata dal web.
Citerei a questo proposito almeno l’esempio di larecherche.it che da anni ormai presenta, a lato della sua attività istituzionale di portale di poesia, una collana di “ebook liberi” e gratuiti. La collana mette assieme esordienti assoluti e voci autorevolissime come quelle di Mariella Bettarini e Franco Buffoni.
Anche Carteggi Letterari ha tratto beneficio dalla sua esperienza come portale di poesia per proporsi anche come Editore tradizionale caratterizzato da un’estrema cura del prodotto cartaceo.

Ma, per finire, merita una considerazione particolare e autonoma il “salto di specie” operato pochi mesi fa da internopoesia.com che ha aggiunto alla sua attività di portale quella di editore cartaceo (Interno Libri) particolarmente attento alle opere prime.
Ora, grazie a un articolo di Fabio Chiusi, sono saliti alla ribalta de L’Espresso, ma io li seguo e sostengo dal 27 settembre 2016, lancio del primo progetto. Dalle prime 4 uscite sembrano dare ai debuttanti il 50% dello spazio, realizzando il perfetto equilibrio di cui parlavo prima.
È un’editoria brillantemente basata su procedure virtuose come il metodo del crowdfunding (microfinanziamento) per ogni volume della collana, e la massima trasparenza su spese e diritti d’autore.
Ecco, a chiusura del cerchio, che un’esperienza in rete spiega addirittura degli effetti benefici “a ritroso” sull’editoria tradizionale cartacea, rinforzando un’intuizione – quella di superare col crowdfunding il famigerato contributo all’editore – che era stata al settembre ‘16, a quanto mi consta, messa in opera da un solo editore cartaceo già esistente, cioè Samuele Editore (il cui primo crowdfunding poetico, per Il colore dell’acqua di Alessandro Canzian, è stato lanciato addirittura il 4 novembre del 2015 e chiuso il 12 dicembre dello stesso anno).
Altri Editori stanno adottando lo stesso meccanismo, per es. l’Ass. Mille Gru che ha potuto così finanziare il progetto Controlli di Rosaria Lo Russo e Daniele Vergni. La previsione e auspicio è che molti altri seguano.

Dunque, per scomodare i piani altissimi: mé phobeìsthe, non c’è da avere paura, men che meno sprezzo, dell’online in poesia. Occorre piuttosto dar fiducia a quel grande “TomTom poetico” che sono Atelier online e gli altri siti specializzati.
Ai critici online rinnovo invece l’invito ad aprirsi maggiormente al loro ruolo di talent scout.

[1] Francesco PERMUNIAN, Giudici e Zanzotto, ultimi maestri capaci di minimizzare se stessi, in “La lettura”, supplemento al Corriere della sera del 18 dicembre 2016, p. 14.

[2] Aldo NOVE, Ma scrivere versi non fa rima con facebook, in “L’Espresso” del 29 gennaio 2017, p. 84.

 

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ecco una foto del mio intervento (© gonews.it/Area Met FI). Alla mia sinistra il Consigliere metropolitano alla cultura Emiliano Fossi, a destra il prof. Marco Beck

 

Gabriella Maleti (1942-2016)

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coverIeri, a distanza di una settimana dalla sua scomparsa, ho potuto pubblicare su Perìgeion una scelta di poesie di Gabriella Maleti.
Il link all’articolo lo trovate in calce a queste poche mie righe.
Sempre in calce trovate i collegamenti per scaricarlo in formato ebook (qui a lato ne vedete la copertina).
Si tratta di ben 28 29 poesie [grazie a Marco Simonelli per avermi suggerito di includere anche la prima poesia dedicata a “La donna nana”]; la difficoltà della scelta è già indicativa della buona fattura.
Un cospicuo florilegium, non semplice da seguire dallo schermo del pc; perciò ho fatto in modo che chi è dotato di un ebook reader (o un tablet, uno smartphone etc.) possa scaricarsele e portarsele in giro, magari all’aria aperta.

Gabriella era un’amica da circa dieci anni, e, stante la mia poca socialità che si è riflettuta nella rarefazione delle occasioni per vederci, credo che non sapesse che ho molto apprezzato le critiche che a suo tempo operò al mio libro di esordio.
Essenzialmente mi eccepiva il carattere asistematico della raccolta.
Emiliana d’origine, dunque schietta di natura, diceva – con affetto – pane al pane.
Non credo di avere del tutto recepito il suo consiglio, principalmente per motivi temperamentali, ma ci ho molto riflettuto.
In questi giorni ho ripercorso voracemente la gran parte della sua opera poetica, e mi è risultato evidente cosa intendesse. Anche nelle sue opere più speculative, in cui lo slancio lirico svaria e si avvolge quasi a spirale, resta sempre presente una domanda di fondo. Antropologica, per lo più, e duale: parola e silenzio; ricordo familiare e tempo presente; sonno e morte (ipnos e thanatos, d’accordo, ma soprattutto d’après Pessoa); “prima” (modenese, milanese) e “poi” fiorentino; tramonto della vita e smania di vita (nell’ultimo, notevole, Vecchi corpi, uscito digitalmente per LaRecherche solo tre mesi fa).
Ripercorrere in pochi giorni un poetry span di 33 anni (ho preso in esame le poesie dal 1981 al 2014) mi ha fatto toccare con mano il formarsi di uno stile sempre più definito, in cui il nocciolo di cui sopra si è progressivamente cementato entro una crescente consapevolezza musicale e ampiezza lessicale.
Ciao Gabriella, non ti dimenticherò.

Detto questo, ecco i link alla mia scelta di poesie:
Leggi l’antologia sul sito di Perìgeion: Gabriella Maleti (1942-2016). Una scelta di poesie
Scaricala in formato ebook: ePub oppure Kindle (mobipocket).

Altre risorse per chi volesse ampliare il discorso:
il sito personale (dove si trovano altre poesie, anche ante 1981);
i siti delle Edizioni Gazebo e de L’Area di Broca, realtà editoriali per molti anni condotte assieme a Mariella Bettarini.

Molti libri di Gabriella (cinque sui sette presi in considerazione, più uno di fotografie) sono liberamente scaricabili online per intero, presso l’archivio Gazebo o come ebook LaRecherche. I restanti titoli sono acquistabili c/o Gazebo.

Written by Roberto R. Corsi

4 aprile, 2016 at 08:52

Babuk 2016: a valediction

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ieri si è svolta a Roma la premiazione del concorso letterario Il giardino di Babuk edizione 2016, della cui giuria ho fatto parte. Sapendo da tempo di non poter presenziare, gli ossequi “istituzionali” li ho fatti a più riprese da quel dì; porgo oggi invece i miei rallegramenti ai vincitori e ringrazio tutti i concorrenti della sezione narrativa, che mi hanno idealmente tenuto compagnia dal 15 settembre agli inizi di febbraio, quando ho messo il voto all’ultimo racconto pervenuto.
È stato sorprendente riscontrare una mia partecipazione emotiva, quasi paterna, ai vostri racconti.
Sono stato felice a lungo, per l’endorfina della scoperta, ogni volta che ho trovato pagine scritte bene; mi sono arrabbiato come un tifoso deluso quando l’assenza di cura travolgeva risultati astrattamente buoni e mi costringeva a una valutazione negativa.
Mi è dispiaciuto rivedere al ribasso il giudizio su racconti anche meritevoli ma che presentavano errori di stile e ortografia o vere papere lessicali.
Ci ho pensato a lungo e alla fine ho deciso, a costo di figurare come “grammar nazi”, di essere rigoroso per un motivo fondamentale: i manoscritti finiscono nell’ebook senza revisione.
Quindi prendere solo il lato positivo e lasciar passare gli errori senza segnalarli avrebbe importato un qualche detrimento d’immagine anche per l’organizzazione. Oltre al fatto che la capacità di autocorrezione, visti i chiari di luna, è ormai uno skill imprescindibile anche per gli autori che pubblicano.
Come rovescio della mia pignoleria ho imparato, e qui cada pure il mito del giurato onnisciente, alcuni vocaboli o modi di dire che in precedenza ignoravo.
Nel complesso dunque ho ricevuto più di quanto ho potuto dare. Grazie.

Troverete a questo link (e cliccando sull’immagine) l’ebook appena sfornato da LaRecherche con le prove dei primi dieci classificati di entrambe le sezioni.
Senza disaggregare il dato della giuria mi limito a dire che alla vincitrice, Paola Zeni da Verona col racconto “La ricerca”, ho dato un voto assai lusinghiero pure io. Si tratta di una prova che coniuga ricchezza di stile con padronanza dei tempi narrativi ed emozionali, quindi merita il primo premio.
Ho poi segnalato, motivando, tre racconti non finalisti che mi parevano pregevoli per impianto e originalità di stile; la segnalazione speciale con tanto di pergamena, forse magro bottino per chi aspirava legittimamente a onori e magari a qualche piotta, è stata accolta. Vedremo se sarà possibile riprendere questi racconti, o comunque qualcosa dei loro Autori, in altra sede.

Per quanto riguarda la poesia, per motivi di tempo mi sono solo soffermato – da appassionato, non da addetto ai lavori – sui finalisti. Tra tutte le poesie mi hanno colpito quelle di Caterina Colica, giunta seconda, e Federico Zucchi, classificatosi in quarta posizione.
Buona lettura e all’anno prossimo!

Written by Roberto R. Corsi

21 marzo, 2016 at 17:38

Viola Amarelli, L’ambasciatrice

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Ho a lungo posposto una recensione all’ultimo libro di poesie di Viola Amarelli, L’ambasciatrice, rinviandovi, se ricordate, a quanto aveva scritto Francesco Tomada su Perìgeion. Con la mia imperdonabile lentezza (mi risolvo ora che è imminente l’uscita di un nuovo libro di Viola) ho però quantomeno guadagnato maggior accuratezza di cronaca, potendo esultare perché dopo l’edizione cartacea del libro (Sartoria Utopia), esaurita quasi all’istante, è ora liberamente scaricabile la seconda edizione in free ebook presso Smith&Laforgue! 

ViolaAmarelli

L’A. (img via CarteggiLetterari)

Pochi Autori sanno dare ai loro versi una connotazione sapienziale come Viola, che come sempre punta il suo sguardo verso la necessità di ricondurre la realtà alla sua dimensione semplice e organica, predicando distacco, demistificazione, “emanciparsi dall’incubo delle passioni” (cit.), capovolgimento di prospettiva: a un livello superiore di comprensione, ma di sesto grado nella messa in pratica, «la vita è l’arte di essere perdenti», si legge in en plein air.
Uno sguardo certamente imbevuto d’oriente perché lo stesso atto della scrittura è concepito come un mandala la cui percezione scorre parallelamente alle pagine: il libro è compreso tra un’apertura ostica all’eventualità stessa del disporsi in poesia «Troppo difficile da dire | E tu non dire» e una quasi chiusura (Fama: «in fondo | a margine | sotto | una postilla – et alia – | cancella anche quella») in cui sembra di poter sfiorare la mano che pone nel nulla (la stessa illusione de) la creazione. Per poi ricominciare? Probabilmente sì.
Le sezioni del libro fluiscono, ciascuna nella propria originalità di argomento e stile. Quella che dà il titolo all’opera ha un impianto maggiormente narrativo, presentandoci l’intreccio tra più personaggi femminili (uno dei quali traduce Rumi, poeta ovviamente molto vicino alla inclinazione di Viola).
Ma a lasciare il segno sono soprattutto le parti in cui la scrittura procede per brevi tratti, per frammenti a volte aforistici a volte lirici.
Indicherei i migliori risultati nella sezione io scrivo te, rivolta a decostruire e a squagliare nel reagente del sarcasmo e dell’ironia – che pure «non salva» – il desiderio di fama letteraria e le storture comportamentali, i calcoli cui inevitabilmente porta. Questa gara d’ambiziosi cui quotidianamente, come poeti d’argine e margine, si assiste. Quando è sempre più chiaro che «non abbiamo niente, niente da dire».
Più ancora, nelle stanze amorose che precedono, dove l’amore è fotografato nel momento panico de la liberazione da esso, in una poesia memorabile:  

Per tutte le stelle, per gli orli dei lampi
e il fischio dei venti, un grande miracolo
la viva apertura
la gioia che è risata, sentite,
ascoltate voi saraghi al mare,
antilopi all’erta e cervi volanti,
pistilli e rizoma, ramaglie e anche humus,
la liberazione – io non l’amo più.  

e ricondotto alla sua immediatezza, in fondo salvatrice, di impulso erotico (vecchiaia; Teresa ex depressa).

Pur essendo pienamente in possesso dello strumentario poetico, giocato in molti passi anche qui tra citazioni cólte e variazioni enigmistiche, la poesia di Amarelli attinge il suo valore dall’antiretorica, dalla capacità di scrostare, senza alcuna animosità (o forse con animosità controllata quando si parla di poeti), il mondo dalle sue costruzioni, istintive (trahimur omnes studio laudis) o culturali che esse siano. In questo senso, nonostante (o forse grazie a) la comunanza di elementi con l’approccio buddista, mi preme definirla come una poesia assai lontana dal mistico, poiché punta le sue fiches su ciò che realmente è, sulle nudecrudecose (per citare un titolo passato), senza rivestimenti.
“Leggete le poesie di Viola e vi ci fidanzerete (cit. Leopoldo Attolico)”

Written by Roberto R. Corsi

19 marzo, 2016 at 19:52

Letteratura demotivational per l’estate: “Fama tardiva” di Schnitzler

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famatardivaAnche per mitigare il mio secondo fallimento librario ho letto, naturalmente, Fama tardiva, novella di Arthur Schnitzler scritta tra il 1894 e il 1895, rimasta a lungo nascosta a Cambridge, all’interno del lascito di mano- e dattiloscritti dell’Autore, e tradotta in Italiano solo da pochi mesi, da Alessandra Iadicicco per i tipi di Ugo Guanda.

Non potevo certo resistere all’attrazione data dalla trama: un vecchio e solitario impiegato, autore trent’anni prima di un libro di poesie (“Passeggiate”) anonimo sia nel titolo (cfr. Robert Walser e tutta la cultura della flânerie) che nella sorte (il comune oblio dei libri di poesia e dei loro Autori), dunque un uomo öhne Eigenschaften che quasi subito aveva messo il cuore in pace e le energie in carriera, viene, chissà perché, elevato improvvisamente al rango di Maestro ispiratore di un circolo di sedicenti artisti.
Questa circostanza repentina e inaspettata soffia sulla brace della sua autostima, ma il risultato sarà effimero, gli farà scoprire ipocrisia delle persone, futilità degli sforzi, irreparabilità del tempo perduto; al punto che il rifluire nel canale scolmatore della comunità borghese, insensibile al concetto di poesia “alta” ma benevola verso chi si tiene nell’anonimato (“E tutti lo annoveravano come uno di loro, e nessuno aveva il sospetto di chi egli fosse davvero!”), gli sembrerà quasi piacevole.

Un racconto che si legge in uno-due giorni; avrei voluto che fosse il mio “libro per l’estate” ma ovviamente le dimensioni lo impediscono.
L’impianto e il tono della narrazione forse non sono sempre all’altezza del miglior Schnitzler, ma l’affresco è gustoso e se ne deve desumere una volta di più come il portato psicologico del fallimento letterario desti interesse nei grandi autori.
Buono l’apparato dei due curatori tedeschi Hemecker e Österle.
L’ho letto in fretta, come detto, e lo consiglio nell’edizione Kindle o ePub che è corposamente scontata rispetto al cartaceo (di conseguenza i miei riferimenti non saranno alle pagine ma giocoforza alla percentuale). 

In campo poetico mi viene in mente una splendida prova del compianto Gianfranco Palmery, Dopo la tempesta, prova che ho riportato per intero sul mio tumblelog, e che in pochi versi musicalissimi esprime “shakespearianamente” il processo psicologico della rinuncia al proprio presunto “dono”.
In chiave narrativa il pensiero non può non andare all’altrettanto gustosa novella di Italo Svevo, Una burla riuscita, del 1926; ma gli snodi della vicenda sono diversi, e se quest’ultima si concentra quasi esclusivamente Leggi il seguito di questo post »

Nuovo curatore per la collana “Comete”

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Cesare Oddera subentra a Carlo Molinaro – del quale ultimo “Le cose stesse” è un gran bel ebook di poesie.

Matisklo Edizioni - blog

Carlo Molinaro, Cesare Oddera Carlo Molinaro, Cesare Oddera

Cambio della guardia alla guida di Comete, la nostra collana dedicata alla poesia contemporanea.
Dopo oltre un anno, l’attuale curatore Carlo Molinaro lascia la guida della collana.
Precisiamo subito che non si tratta di un divorzio definitivo o di un addio, ma di una semplice “pausa”, di almeno un anno, che il poeta e romanziere torinese – che per Matisklo è anche autore di Le cose stesse – ha deciso di prendersi, alla luce dei tanti impegni, lavorativi e personali, che lo attendono per il 2015. In altre parole, Carlo rimarrà “uno di noi” e sarà ancora vicino alla casa editrice, anche se non più nelle vesti “ufficiali” di curatore di collana.
Nel frattempo, il suo posto sarà preso dal nostro Cesare Oddera, che conoscete bene e che non ha mai smesso di dargli man forte durante i mesi di intenso lavoro editoriale che hanno fatto di…

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Written by Roberto R. Corsi

25 marzo, 2015 at 19:56

Efharistò Matisklò

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Ricevo via mail, e mi fa enorme piacere, il parere di Carlo Molinaro, per conto di Matisklo Edizioni, sulle mie Cinquantaseicozze:

(…) ho letto il manoscritto, le 56 cozze, e lo trovo complessivamente interessante: direi che contiene una bella narrazione autobiografica intersecata con la storia di questi nostri anni. E ci sono momenti di poesia intensa e ci sono prese di posizione anche originali.
Penso tuttavia che l’insieme potrebbe essere ulteriormente affinato, limato, selezionato…

Il parere non è foriero di proposta di pubblicazione (pazienza, anche perché nel frattempo), ma magari potremo incontrarci in altre modalità. E volentieri da parte mia. Perché seguo Matisklo da tempo e mi piacciono la sua netta scelta e-ditoriale e la sua conclamata virtuosità NO-EAP, anche in poesia. Quindi vi consiglio, se non lo avete già fatto, di catapultarvi senza indugio sul loro sito, scaricare qualche anteprima e magari comprare qualcosa.
Per quanto riguarda Molinaro il rallegramento è duplice perché tempo fa, ignaro che sarebbe stato proprio lui a leggermi, assaggiai il suo Le cose stesse che mi piacque al punto da annotarmi una poesia sul mio taccuino.
Grazie Matisklo, dunque (il greco non c’entra con l’origine – “leviana”, come leggete sul sito – del nome editoriale, ma eufonicamente il doppio gioco a rima e accento forzato ci stava).

Written by Roberto R. Corsi

28 giugno, 2014 at 14:47

Moriremo Gabrielli Pettinicchio? Su “Seguirà buffet” di Alberto Forni

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Da un anno a questa parte le mie letture di narrativa pullulano casualmente di quelli che potremmo chiamare “demotivational poetici”, ossia opere che squarciano il velo di Maia – o meglio d’Arcadia – e descrivono più o meno romanzescamente il mondo della poesia come un formicaio di persone poco talentuose, divorate dalla propria ambizione e quasi sempre sfruttate da editori imbonitori motivati dal solito e solo extraprofitto.
Qualcosa insomma da cui il neofita dovrebbe tenersi a debita distanza.
Leggendo I pappagalli di Filippo Bologna e soprattutto Anatomia della ragazza zoo di Tenera Valse ho trovato soprattutto il primo aspetto, la caratterizzazione soggettiva, peraltro ancillare a una personalità più complessa e condito da una più o meno pronunciata cattiveria di base del protagonista. In particolare, nel secondo esempio, la figura del prof. Pensi necessitava narrativamente di un contrappunto arcadico e conformista alla propria bestialità, e la Valse lo rinviene nel suo stucchevole impulso alla produzione poetica, nonché nella pubblicazione con contributo come anticamera di uno sterile riconoscimento culturale e sociale.
Quanto sopra ricorda il mood “lombrosiano-poetico” del bell’articolo a firma Francesco Battistini apparso su La lettura di domenica scorsa, in cui si fa un excursus dei dittatori con la fissa di scrivere versi. Verrebbe insomma da concordare con Platone che nella sua Repubblica praticamente voleva apporre alle porte della città il cartello “io non posso entrare”… con un poeta al posto del cane!

forni

Alberto Forni & son (img dispenser-RAI)

Con Seguirà buffet di Alberto Forni, noto a molti come ideatore e propulsore del divertente iconoclasta e dolceamaro blog Fascetta nera, abbiamo invece uno sguardo più mirato e capillare. L’Autore, da buon osservatore delle tecniche di mungitura della vanità, ci propone una diversa connotazione del personaggio e un contesto più allargato.
Intanto i quattro protagonisti sembrano privi di malizia, al massimo agitati da una certa ostinazione nell’affermarsi e dare un turnover alle proprie finanze o anche solo all’autostima; il problema sta piuttosto in un sottobosco di imbonitori o veri e propri truffatori che, per natura alieno a qualunque valutazione trasparente dell’opera, è assai bene strutturato e dialetticamente preparato nel “lubrificare il dildo”; quest’ultimo a volte dotato di ami antiestrazione (si pensi al tristemente vero fenomeno della fideizzazione dei poeti da parte dell’editore a pagamento, ben descritto da Forni).
Quattro protagonisti, dicevo: un dipendente comunale provato dal destino che si mette a fare il pittore, un “saldatore artista scultore”, una poetessa destinata per censo a una vita noiosa (la nostra eroina si chiama Sara Gabrielli Pettinicchio), uno scrittore ex calciatore della Bagnolese. Quindi lo sguardo verso la “circonvenzione di autori” si amplia e diviene interdisciplinare; ciò anche se le dinamiche restano bipartite: gli artisti visivi vengono gabbati, e pesantemente, al momento della promozione o della vendita, mentre i “letterati”, ratione materiae vorrei dire, vengono costretti (o si motivano per cancerosa egolatria) a sborsare già al momento della pubblicazione, secondo i noti canoni.
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LaRecherche: fioccano i download, sbocciano gli epub

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logorecherche

Il corvo lettore che campeggia nella pagina ebook de LaRecherche: non so se promani da Poe; io lo chiamo Agatha dal nome del font usato per il logo e i piè di pagina.

Questo post nasce anzitutto come ringraziamento a Roberto Maggiani e Giuliano Brenna, dioscuri de LaRecherche.it (community + libri liberi).
Un thanksgiving che origina da un’evidenza e due calcoli.
Evidenza: All’orza ha toccato (e forse ormai sforato) la soglia dei 666 download.
A meno che non abbiate già letto le mie liriche al contrario (smile) non pensate a questo numero con connotazioni demoniache! rifletto solo ad alta voce sul fatto che, se non mi è sfuggito qualcosa, del mio unico libro cartaceo “solista” sono state invece acquistate (no donate o conferite) nientemeno che 6 (sei) copie.
Calcolo: si può dire che per merito dell’approccio ebook+gratis (e della brulicante community di autori e appassionati che afferisce a LaRecherche) ho raggiunto in queste ore un risultato pari a quello che avrei conseguito mediante 111 (centoundici) titoli in cartaceo. Avrei dovuto scrivere oltre un centinaio di sillogi, giungere all’opus 111 cara agli amanti del pianoforte beethoveniano (e ai collezionisti di musica barocca). E verosimilmente “fumarmi” l’equivalente di un tre vani a Firenze (o di un bilocale in zona di pregio).
Sebbene questo dato sia puramente teorico (presuppone che ogni soggetto abbia effettuato un singolo download), ridurlo anche di uno (opus 74) o due terzi (opus 37) non attutisce il carattere di schiacciante vittoria dell’approccio di cui sopra; da parte mia ero sin dall’inizio convinto della scelta e i numeri mi han dato ragione. Quanto sopra risponde ovviamente in via perentoria a chi mi chiede consigli su che strada prendere per pubblicare…
Grazie a Roberto, a Giuliano, a chi mi ha letto e spesso anche criticato.

Approfitto per segnalare che la cospicua biblioteca de LaRecherche sta adeguandosi al concetto di ebook stricto sensu, rilasciando accanto al formato pdf anche quello epub. La versione epub è già presente per un pugno di titoli compreso il mio (aggiornamento del 4 febbraio); pian piano, a detta dei curatori, la novità sarà estesa a tutto il catalogo.
Ringraziando per la recentissima conversione di All’orza, ricordo agli irriducibili e-inkers che una selezione cospicua di poesie in esso contenute si può già leggere all’interno dell’antologia Il ridursi del tutto a vuoto d’avvenenza, disponibile gratuitamente in formato epub e mobipocket (Kindle).

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