Roberto R. Corsi

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Archive for the ‘critica’ Category

Castiglione reloaded

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Davide Castiglione (foto © inrealtalapoesia.com)

Comunicazione di servizio per i miei seguaci WordPress-only: il critico letterario e poeta Davide Castiglione ha da poco caricato e catalogato sul suo nuovo sito, Critica del testo poetico, la sua analisi della terza delle Cinquantaseicozze; analisi che, come chi è in possesso del volume sa, è stata inserita in coda al libro. La trovate, assieme alla poesia cui si riferisce, a questo link (aggiornate i segnalibri!).

Ringrazio Davide per la reissue e ricordo che, nel frattempo, lo stesso editore Italic ha pubblicato anche una sua raccolta, Non di fortuna. Con cui v’invito a cimentarvi.

Alcune micro-riflessioni già pubblicate stamattina su un mio profilo social:
1) effettivamente, anche grazie a quest’analisi critica, considero la cozza III come la mia poesia più riuscita. Forse l’unica riuscita di tutte le poesie che ho scritto: creare una poesia vicina a dirsi “riuscita” su un centinaio è, credetemi, un risultato ragguardevole (in particolare bisogna cercare, magari mediante il digitale, di ridurre a zero l’impatto cartaceo delle altre 99);
2) nel chiedere a Davide Castiglione di autorizzarmi a includere l’intervento in coda al libro prima di avergli sottoposto le restanti 55 liriche sento di aver commesso, se non una scorrettezza, una forzatura, approfittando un po’ della sua innata gentilezza ed educazione. Il resto del libro, infatti, è una congerie di modalità, in generale con una componente lirica più forte e soprattutto abbastanza aderente a un discorso narrativo/deittico che forse è un po’ fuori dal “canone” lato sensu “militante” che Davide cerca di portare avanti nella sua critica (stricto sensu “militante”).
Anche se il titolo specifica che quello di Davide rimane un contributo critico puntuale e non una postfazione omnibus, avrei dovuto avere più sensibilità e visione preventiva, e – se la mia congettura è giusta – porgo le mie scuse a lui e ai lettori. Come attenuante adduco che l’apparire di lavori così ben realizzati nell’orizzonte visivo di un poeta sostanzialmente ignorato fa l’effetto dell’apparire di una modella di lingerie nella stanza di un ergastolano: marcatamente ostativo a una riflessione sulle circostanze…
3) la protagonista della poesia non ha voluto il libro manco gratis…

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Written by Roberto R. Corsi

11 ottobre, 2017 at 18:51

Glossa empatica a Ben Lerner

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nella scorsa entry ci siamo occupati del libro Odiare la poesia da un punto di vista il più possibile oggettivo. Poi sapete bene che nel processo di lettura c’è anche una componente soggettiva, alchemica, a volte di deja vu, o forse alla Valéry (“nulla può essere completamente nuovo né completamente non-nuovo”), che ti avvicina il libro di qualche misura. A p. 82, la penultima del volumetto, leggiamo di una “esperienza poetica” che Lerner sperimentava nel cinema o a teatro (la traduzione è di Martina Testa). Occhio soprattutto alla parte tra parentesi…

Ogni volta che le luci si spegnevano e sullo schermo iniziava il primo trailer, mi sentivo pervadere da una capacità astratta che associo alla Poesia. Non c’entra il film in sé – anche quando è di altissima qualità – ma il piccolo spazio sgombro creato dalla sala buia. (Qualche estate fa ho visto un’opera lirica di incredibile mediocrità in uno splendido teatro all’aperto di Santa Fe, e quando la mia noia era diventata così profonda da trasformarsi in una sorta di trance, mi è capitato di scorgere, dai nostri posti lontanissimi, una lucciola che lampeggiando volava lentamente intorno all’orchestra, poi si spostava sul palco, poi tornava di nuovo verso il proscenio) (…). [Poesia] Da un lato è vivere un’esperienza quotidiana, dall’altro è fare esperienza della struttura che sta dietro il quotidiano, pezzi di tela grezza che si intravedono sotto la realtà.

Questo bel passaggio mi riporta magicamente a sette anni fa e oltre, quando includevo in All’orza (la mia seconda raccolta) questa poesia scritta, come le altre, tra 2005 e 2007:

scherzo op. 39
(Chopin)

Tutti son qui per il talento prodigio, promessa di bellezza
dalle dita di frusta, qualunque cosa suoni
andrà bene. Io osservo una zanzara
rimbalzare ternaria innamorata
sul fianco destro del pianoforte Steinway:
tutto sommato la felicità
è una piccola cosa.

(non essendo Trilussa, non ho soldi
per il cachet di un’ape)

Che dire? Quello che ho scritto in un passaggio della prima cozza: quello che immagini o scrivi verrà riproposto più o meno fedelmente, quasi sempre per caso come adesso, da qualcun altro con più séguito. Non deve essere un cruccio, occorre prepararsi a questo e gustare con lentezza gli intrecci del caso come se fossero una bibita rinfrescante, che con quest’afa non dà certo fastidio…
Avere avuto una percezione praticamente identica (salvo il fatto che l’interpretazione Chopiniana, a differenza dell’opera a Santa Fe, non era affatto male!) mi rende il libro di Lerner più simpatico, anche se continuo a preferire altri titoli dello stesso genere.

Written by Roberto R. Corsi

2 giugno, 2017 at 17:27

Pubblicato su critica, libri, poesia, rimuginazioni

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“Se ‘l Corsi s’assottiglia non è più lui”: secondo dei #Corsileaks e #Cartevive

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Ieri mattina Giulio Maffii ha operato su Carteggi letterari la sua selezione di poesie da Grafite bianca, dando così corso al secondo dei #Corsileaks (il primo qui). Grazie per le lusinghiere parole, Giulio: anche se non sum dignus, fanno bene. A parziale risposta, non so che destino avrà questa raccolta che considero ancora aperta ancorché “stabile” (con tutta la valenza ossimora della sua provenienza da scrittore instabile). Al quarto leak la metto tutta online e fàmo prima.


Alle diciassette, invece, il pomeriggio di Carte Vive, un’occasione per discutere in modo spontaneo di critica, di come si portano avanti le proprie idee letterarie, il “canone” etc. Qui in foto vedete la formazione, primo da sinistra il Falstaff de noantri (da cui la citazione nel titolo), a seguire M.V. Sanfilippo, M. Brancale, P. Lucarini, E. Gurrieri. Ottimi, inter alia, i lavori su Sandro Penna e Luigi Capuana da parte delle correlatrici Elena e Maria Valeria, e vi consiglio con enfasi i loro volumi linkati appena ora; oltre a quello “eponimo” della giornata. Da parte mia, nonostante la mia formazione recensoria che considero tuttora in fieri, spero di aver dato qualche spunto orientativo, svariando tra citazioni, nomi, perfino musica classica (ah, la ferocia critica!) e qualche indicazione online che è sempre difficile proporre “dal vivo” senza link in sovrimpressione.
Avevo preparato una traccia robusta, per lo più ridondante. Salverei il mio richiamo verso la città nemica a “ca…lcolare” un po’ di più Fortini (manca poco al dieci settembre del centenario), e la frase che maggiormente si avvicina per me a un canone condiviso e “dinamico”. La trovate a pagina 92 della bella raccolta di saggi critici di Massimo RaffaeliL’amore primordiale, edita da Gaffi (qui copioncollo dai miei appunti e vi saluto):

«convinzione che la poesia, oltre il codice lirico dei sentimenti, disponga di un ornato più fermo e solenne, atto a esprimere il ragionamento sui fatti presenti e la meditazione filosofico-politica. Laddove, cioè, un “io” possa sempre implicare un “noi” senza rinunciare a essere “io”, e viceversa».
Questo “canone” io lo penso come qualcosa di dinamico, una corda tesa tra sentimento lirico e osservazione esterna, lungo la quale ciascun poeta appenderà la molletta del suo dire alla distanza desiderata tra i due poli. Nessuno dei due poli però può scomparire del tutto, e anche in un capolavoro poetico di Fortini, la poesia La città nemica, l’ultimo verso vede l’Autore liricamente camminare “con un pugnale nel cuore” spalancando l’animo alla speculazione del lettore.
(Nota: forse mi è riuscito di raggiungere l’optimum una sola volta su ben 3-4 raccolte! è dura)

Carte vive, poeta acciaccato

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Se volete, ci vediamo giovedì 11 dalle 17 a Palazzo Medici, Sala Pistelli, per affabularci un po’. C’è gente in gamba: E. Gurrieri (A. del volume che dà il titolo all’incontro), M.V. Sanfilippo, P. Lucarini, M. Brancale. Ho mal di schiena ma sono in lento recupero. Parlerò praticamente a braccio, quindi la quota calembour è a 1,15. Leggerò due o tre poesie, magari una inedita che si raccorda con uno dei poeti preferiti di Elena Gurrieri. Qui il lancio di agenzia con tutti i dettagli.

Written by Roberto R. Corsi

4 maggio, 2017 at 10:56

Passione Poesia, o meglio occasione poesia e passione critica: il progetto Aglieco-Cannillo-Iacovella

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passionepoesia

img rebstein.wordpress.com

Ho scalato la montagna di Passione Poesia nottetempo, durante le ore piccole del sabato tormentate come al solito dalla devastazione circadiana psico-acustica della movida sotto casa mia. Il corpo già in parte fradicio della repressa voglia di dormire, scorrevo le pagine facendo il classico “orecchio” alle liriche che ho apprezzato di più: una quindicina. Sorprendendomi, lo devo ammettere, di come scriva bene Davide Rondoni quando soffoca per quanto può la trascendenza e davvero “mette a fuoco la vita”.
Preso atto del dichiarato assetto non omnicomprensivo dell’antologia (si ammette dall’inizio che molte voci autorevoli sono rimaste fuori), via via mi ripetevo che questa raccolta non aveva alcun senso per comprendere la poetica dei singoli autori, presentati ciascuno con una sola lirica. E anche l’accostamento alluvionale tra numi tutelari (Luzi, Bigongiari, Raboni, Fortini) e sommersi o emergenti non mi piaceva perché mi pareva un po’ schiacciare i secondi. Tutti rilevi riferiti alle poesie, comunque.

Solo al risveglio (ho i miei tempi!) ho compreso che il valore di questo volume sta piuttosto nel rappresentare l’enorme mole critica che viene prodotta muovendo dall’occasione della lirica. Uno sforzo di scrittura commovente nella sua quantità – misurabile nel rapporto tra la mezza paginetta che spesso occupa ogni poesia e le due o tre che spesso occupa il suo apparato – e doppiamente commovente nella sua gratuità. Una schiusa floreale olezzante e, mediatamente, indisponente, constatando quanto dispiego di energia intellettiva non possa dirsi “lavoro” ma solo “volontariato” per il semplice o velenoso disinteresse della comunità generale; uno sticazzi in forma di rumore bianco, agevolmente periziabile non appena si mette il piedino fuori dal giardino di Gautàma delle relazioni artistiche.
Il titolo dunque inscena un piccolo sviamento: la “passione” qui rappresentata è piuttosto quella per la recensione, per la nota di lettura, per il mini-saggio. Con un intento programmatico di stimolare il rovesciamento di quanto evidenziato nell’introduzione di uno dei curatori, Sebastiano Aglieco (gli altri due sono Luigi Cannillo e Nino Iacovella), a p.8:

Un altro limite delle divulgazione praticata direttamente dai poeti è una certa forma di disaffezione verso il testo critico. Ultimamente da varie parti è stata messa in dubbio la recensione come strumento efficace di indagine; alcune riviste non l’hanno più utilizzata (…) e alcuni poeti hanno apertamente dichiarato di non voler scrivere più recensioni (…) La motivazione di questa rinuncia, o ridimensionamento, spesso parte dalla considerazione che la recensione serve soprattutto a gratificare l’autore piuttosto che promuovere il libro. Questa viene poi considerata come un atto di assenso, priva di piglio polemico nei confronti dell’opera. Chi recensisce, in genere, si guarda bene dal polemizzare, in quanto il primo a risentirsene è l’autore del libro.

Tutto vero. Qualche gratificazione dai toni quasi calboniani non manca nemmeno in questo volume; soprattutto, la stroncatura o anche solo il dubbio sono ormai in disuso non tanto per timidezza quanto – almeno nel mio caso – per la prospettiva di perdere le giornate a difendersi dalle polemiche sui social, al telefono, via mail etc. quando si mette in discussione il lavoro di poeti piuttosto esuberanti…
È però altrettanto vero – sembra intendere Aglieco – che tutto, da un punto di vista filosofico-giuridico prima che poetico, è politica, discrezionalità, scelta; tutto è lato sensu gratificazione o stroncatura. Anche il silenzio o la mancata antologizzazione possono essere visti come giudizio negativo. Anche la scelta di testi senza commento è una recensione positiva. Inutile quindi – ci dice questa raccolta – delegittimare un genere, quello della recensione d’autore; assai meglio non privarsi del suo contenuto vitaminico.
L’appello sembra trovare ricezione; tanto che, oltre ai curatori, altri validi poeti (es. Marco Simonelli, Renata Morresi, Franz Krauspenhaar)  hanno scelto di comparire non con la propria poesia ma glossando quella altrui (rispettivamente di Lo Russo, Agustoni, Zeichen).

Si aggiungono ai poeti, informa la quarta di copertina, «critici, blogger, organizzatori culturali, lettori di particolare sensibilità e competenza».
E ciò contribuisce a intesserci davanti un patchwork, una policromia critica considerevole e rappresentativa: alla esegesi del testo (ottima per es. quella di Andrea Sirotti su una poesia di Mia Lecomte) si affiancano letture più sinestesiche, interventi che preferiscono percorrere la produzione dell’autore, o collocarlo in rapporto ad altre voci; addirittura, a volte, testimonianze di vita personale o amicizia. Tutto quanto concorrendo a rappresentare un concetto, quello della recensione, che anche io, accettando il rischio di qualche caduta di tono, sono incline a considerare e apprezzare nel suo carattere proteiforme piuttosto che come retaggio di comunità critiche chiuse, poco osmotiche.

Un volume da consultare, o meglio da leggere ma possibilmente saltando a casaccio tra una coppia di autore/annotatore e l’altra.
Sperando – flebilmente, per la verità – che possa in effetti anche servire a stimolare prima o poi una “mitridatizzazione”, una riflessione su una timida renaissance della recensione non positiva, quindi una consapevolezza “comunitaria” che la sottolineatura delle lacune su cui magari lavorare è benefica tanto quanto, se non più, della stucchevole fumata d’incenso…

[A.A.V.V., Passione poesia. Letture di poesia contemporanea 1990-2015, a cura di S. Aglieco, L. Cannillo, N. Iacovella, Milano: Edizioni CFR/ Gianmario Lucini, 2016, pp. 379, €20]

per contatti e ordini:  info@edizionicfr.it –  348//2632483
Pagina facebook del libro.

lunedì 6 febbraio: l’online della poesia

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Sono contento di essere stato chiamato a intervenire al convegno organizzato da Atelier e Giuliano Ladolfi editore. Luogo e data: lunedì 6 febbraio, Firenze, Palazzo Medici Riccardi, sala degli specchi, dalle 9,45 fino a pomeriggio inoltrato. Io parlerò per ultimo e farò perdere il treno di ritorno ai premiandi, che mi odieranno per sempre.
Il mio tema: l’online della poesia, che svolgerò però (per motivi di tempo e topic) solo con riferimento alla poesia tradizionale. Tanto più che, da quando ho preparato la traccia, verso metà gennaio, se ne parla molto: magari partirà un a ricopióne dalla sala, pazienza.
Qui il programma. A lunedì.

Written by Roberto R. Corsi

31 gennaio, 2017 at 10:19

editori di poesia su “La lettura”: uno screening

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Da tempo sono un affezionato lettore de La lettura, ossia del supplemento culturale domenicale del Corriere. Tra i vari argomenti interessanti, la poesia gode quasi tutte le settimane di una pagina dedicata. La popolano recensioni lunghe, a volte addirittura con una valutazione a punti  – (da 1 a 5) per stile/ispirazione/copertina – e note brevi in dieci righe, principalmente nella rubrica “Soglie” a firma Franco Manzoni.
Per una sessantina di uscite, quindi per più di un anno, ho annotato domenica dopo domenica gli editori dei volumi presi in considerazione, segnando un punto per le recensioni piene, mezzo punto per le dieci righe.
Ne è uscita una classifica di cui vi sottopongo le prime posizioni e che è foriera di considerazioni interessanti.
Per prima cosa: perché mi sono mosso a quest’osservazione? Principalmente perché, se non sbaglio, il supplemento (o il sito) non indica canali (email etc.) di invio diretto dai lettori (/poeti/poetastri) alla redazione. Confesso che avrei inviato volentieri in redazione le mie cozze: sarò bollito ma non ho trovato un canale di comunicazione, a differenza di altri supplementi e riviste mensili che hanno i loro indirizzi ben in vista e quindi sono “infiltrabili” da singoli autori che vogliano tentare la sorte.
Da questo ho dedotto (in via ipotetica e approssimativa, ripeto) che le opere in valutazione non vengano inviate dal singolo autore bensì dagli editori, attraverso canali istituzionali, per così dire.
Quindi la classifica assume ai miei occhi un indice (ripeto non assoluto) di motilità editorialedi propensione dell’editore alla promozione del proprio prodotto. A darsi da fare e a non considerare il suo compito chiuso con la pubblicazione (come troppi).

Importante precisare che questo fattore è disaggregato rispetto ad altri elementi di valutazione, per esempio la gratuità: se per esempio Lietocolle e Marco Saya sono editori che (siano laudati!) non chiedono nessuna forma di contributo all’autore, mi risulta che non si possa dire lo stesso di altri nomi in classifica. Da notare il caso di LVF che chiede espressamente un contributo bookware in fase valutativa (più in là non so).
Quindi questa motilità (ormai la abbiamo chiamata così) non va valutata da sola ma in combinato con altri elementi: la gratuità, i canali della distribuzione etc.

Detto ciò, a voi le prime posizioni.

lalettura
Interessante vedere come, nella top 12 qui sopra, un editore medio come Interlinea sia presente come e più di due big come Einaudi e Mondadori. Ottimi risultati anche per Aragno, Effigie, e Pequod (che in tutti e tre i casi è comparsa con marchio Pequod e mai della consorella Italic, quella dei miei mitili).

Continuerò a stilare i punteggi anche per il 2017 in un foglio Gdrive; chi volesse monitorarlo in lettura mi faccia sapere e lo aggiungo in condivisione.

[PS: il passo successivo verso la Buddhità è comprendere come tutto questo sbattimento per una recensione con un’emivita di qualche ora o giorno sia māyā]

Written by Roberto R. Corsi

7 gennaio, 2017 at 18:25

Andrea Labate, La resa del margine

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Inizia la “stagione sportiva Perìgeion” 2016/2017. La mia prima cura è rivolta all’esordio di Andrea Labate, la cui raccolta La resa del margine è stata pubblicata lo scorso anno da L’Arcolaio. Una poetica, quella di Labate, marcatamente astratta (“surrealista” la definisce il prefatore Davide Castiglione”), ma che sa anche dipanarsi in registri meno ermetici, a volte perfino colloquiali. Spesso poi, e sono per me gli episodi maggiormente riusciti, intervengono le tematiche della precarietà esistenziale (prima ancora che del precariato; il “margine” in una delle sue molteplici attenzioni) a guidare il lettore e conferire coesione interna al dettato poetico.

Leggi la recensione e alcune poesie a questo link: Andrea Labate, La resa del margine

Written by Roberto R. Corsi

16 settembre, 2016 at 10:39

Su Versante ripido! a cura di Carla Villagrossi

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Con il numero di settembre di Versante ripido, rivista online da lungo tempo votata all’indagine sulla poesia di qualità e alla sua diffusione, esce una recensione alle Cinquantaseicozze a firma di Carla Villagrossi, per giunta impreziosita dall’Artista Martina Dalla Stella. Le ringrazio entrambe, unitamente a Claudia Zironi e all’intera redazione VR.
Questo il link

Uno dei passaggi che ho gradito maggiormente è:

Roberto R. Corsi potrebbe essere, ricordando Pessoa, un poeta superiore che dice ciò che effettivamente sente, un poeta medio che ci propone quello che decide di cogliere, oppure potrebbe rappresentare il poeta inferiore che racconta ciò che ritiene suo dovere verificare. Sa attraversare i corrispondenti livelli del Super-Io, dell’Io, dell’Es e sconfina da una zona all’altra, tenendosi ancorato al mare splendente della Versilia.

Proprio nell’opportunità di giocare su più piani – non solo della psiche, ma di tutto il registro sinestesico ed espressivo – sta una coordinata del lavoro che intendo fare, o che vorrei mi riuscisse. Una pluralità tendente all’infinito di “tavoli di lavoro” che mi porta a non rispondere ai quesiti posti al poeta all’interno della recensione… proprio per salvaguardare il dato fondante delle molteplici interpretazioni possibili.
Buona lettura

Written by Roberto R. Corsi

1 settembre, 2016 at 11:57

Mitilofili di rango: Alaimo e Campanino

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alacamp

Alaimo & Campanino s.r.l.

È un periodo di altrimenti poco usitata reattività critica alle 56c.
Oggi vi segnalo, in ordine di cavalleria, altri due contributi eccellenti (chi mi segue sui social ne avrà già avuta contezza):

la “recensione del venerdì” del 22 u.s. su LaRecherche, a cura di Franca Alaimo. Franca, attiva su più fronti letterarî sin dal 1989, concede al mio libro un’attenzione generosissima, cogliendone in pieno molte sfumature e prestandogli le sue personalissime lenti focali. Se mi perdonate il paragone – altamente blasfemo ma, giuro, non egotico -, Franca si pone davanti al mio libro come un direttore di fronte a certe pagine di Mozart (il Kyrie eleison/Quia pius es del Requiem o l’incipit della Sinfonia n. 29) in cui c’è da scegliere tra colore chiaro o scuro; e opta prevalentemente per il secondo, ne vede l’aura e la ri-dipinge con la sua analisi. La quale è confortante, direi, dopo una prémiere vague critica in cui si enfatizzava, talora fino al pollice verso, la componente comica del testo (peraltro indubbiamente presente). Insomma, nella nota doppia icona teatrale che ben si addice alle 56c, si dà dignità e contorno anche alla maschera triste, oltre a quella sorridente.
Top quoteI fallimenti privati nella sfera erotica, raccontati dall’autore con varianti e notazioni acutissime, sono metafore di un venire meno dell’adesione allo slancio vitalistico, di uno slittamento progressivo verso l’assurdità esistenziale della vita, che non può essere risolta se non con l’annientamento.
Leggi tutta la recensione sul portale LaRecherche

Quasi due settimane or sono, poi, è apparsa una nota alluvionale sul profilo Facebook di Mario Campanino. La sua tessitura è giocata sul modello stream of consciousness (I’d rather say unconsciousness, visto che a Mario il libro garba) e, con un simpatico ma solido zigzagare, non scevro di punte acuminate verso qualche feticcio d’oggidì, dà conto di un’immediata adesione ai miei versi; adesione anticipata con grande spontaneità, che mi onora, da una raffica di whatsapp entusiasti che mi hanno raggiunto in viaggio sulla “bretella” Lucca-Viareggio; al punto che, fossi stato io al posto di guida, ora vi scriverei dal N.E. oppure con qualche arto spezzato, cercando aiuto in qualche dirupo del bozzanese.
Attenzione però a non buttare tutto in folclore, ingannàti dall’andamento libero e colloquiale! Mario Campanino è poeta, direttore di coro ed eminente musicologo: ha scritto un saggio sul Pierre Boulez compositore e una raccolta, Vendesi uomo, ha ricevuto riscontri al “Lorenzo Montano”. Sul suo blog trovate tutto
Top quote: rrcorsi mi ha fatto ricordare di avere ancora in casa parole scritte da un rimbaud rilke leopardi campana chissà perché e così mi colpisce il pensiero ah quella era la poesia prima dei social, forse anche dopo allora la speranza, e mentre leggo le 56cozze quei ricordi mi rimbombano in mente come le parole d’amore di una sposa rinnegata ogni volta che ho fatto ctrl-alt-canc.
Leggi tutta la nota su Facebook (richiede il login)

Grazie a chi così amorevolmente ha speso il suo tempo per me, buona lettura a tutti.

Written by Roberto R. Corsi

25 luglio, 2016 at 08:27

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