Roberto R. Corsi

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Archive for the ‘community’ Category

Cinque risposte per L’Area di Broca

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Il prossimo numero de L’Area di Broca, prestigioso Semestrale di letteratura e conoscenza diretto da Mariella Bettarini, di cui vedete a lato l’ultima copertina, si sta delineando come questionario sulla / termometro della poesia, su cosa resti della sua funzione, su dove stia andando.
Ho dato di getto il mio personale contributo, spero sensato; lo potete leggere a questo link. Ringrazio di cuore la redazione tutta.

Mi “automonetizzo” (money quote), cioè pubblico un estratto:

l’esordiente si forma in primis come lettore, o almeno si spera, e qui vengono le dolenti note: presso il lettore sembra aver fortuna solo una poesia “vivente” anche talentuosa, ma sempre di impianto molto consolatorio; basata su un ubiquo e anestetizzato richiamo alla “Bellezza” e su una spiritualità quasi new age o religiosità spicciola; poesia spesso aforistica, salottiera, precettistica, a volte cabarettistica ma senza il tragico di fondo. Amo dire provocatoriamente che l’idea diffusa di “poesia” va a sovrapporsi pericolosamente con quella di “biscotto della fortuna”. Gli editori, anziché rieducare alla messa in discussione delle certezze individuali che ogni buon libro dovrebbe favorire (cfr. Kafka, Cioran), santificano la finta innocenza del lettore-consumatore in nome delle aspettative di ricavo, in definitiva ammannendo al lettore solo ciò che vuole sentirsi dire. Parallelamente, c’è il sospetto che molte scelte editoriali siano ormai operate sul numero di contatti e like che il poeta ha sui social, più che sulla qualità della proposta. In pratica, su quanto il poeta può vendere. È il mercato, baby: via con altri biscotti della fortuna! Non succede solo in Italia ma anche oltreoceano.

Il dibattito è aperto (Acciai Baggiani, Pettinari… anche i vostri contributi verranno letti e magari ospitati, su carta o in rete).

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Written by Roberto R. Corsi

15 gennaio, 2018 at 23:06

#Poesia30 – qualche statistica

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Già lo sapete: questo mese compie 30 anni la rivista Poesia di Crocetti. Mutuando dal gergo farmaceutico, un vero presidio medico per appassionati e addetti ai lavori che ogni mese, per undici uscite l’anno, possono confrontarsi con voci importantissime della poesia di ogni tempo e col lavoro di traduttori, recensori, critici.
Neppure io ho mancato l’appuntamento, come già per il numero celebrativo del ventennale, e ho acquistato proprio ieri l’azzurro numero 333, che offre un’ampia scelta di poesie dei poeti da copertina (con qualche variazione), cioè dei protagonisti dal 1988 a oggi.

Si è evidenziato da più parti il fatto che la rivista sia difficile da reperire, e confermo. A Firenze ho trovato una sola edicola in centro storico che la tiene, e proprio per questo non divulgo la sua location. Le altre che ho interpellato hanno desistito, data la richiesta zero; una edicolante, tempo fa, mi ha detto che avrebbe parlato col distributore perché le fornisse una copia in più per me, in quanto l’unica copia che le arriva l’ha prenotata un professore anziano. Questo lo scenario del mio quartiere, che può essere emblematico o meno, fate voi. Va anche aggiunto che questi problemi di reperibilità potevano essere in parte sorpassati mediante la app, che dovrebbe permettere di acquistare e leggere le uscite comodamente su iPad; ma l’applicazione sembra ferma alla v. 1.1. del 2011 e, almeno sul mio tablet, non ci sono più numeri acquistabili dopo il 300 (gennaio 2015)…

Ciò confermato, oggi mi preme di più soffermarmi con voi su qualche dato statistico.
L’uscita 333 dedica 206 pagine ad altrettanti numeri scelti. Per ciascun numero viene proposta una selezione di poesia dell’Autore del mese (normalmente quello in copertina), da solo o accompagnato da altri poeti presenti nel numero. Se non ho contato male, si raccolgono così 254 Autori, che quindi formano una più che rappresentativa idea della “linea” redazionale del mensile di poesia “più letto in Europa” (come precisa l’introduzione a questo numero; chissà che risultati ulteriormente eclatanti se fosse più reperibile).
In breve: la compilazione testimonia una linea redazionale autorevole, che si può condividere o meno, ma con cui si deve necessariamente fare i conti e che può dare la sponda a qualche riflessione.
Così questa domenica ho provato a redigere una statistica di quanti poeti defunti e quanti viventi si trovassero antologizzati nel numero del trentennale, e l’età di questi ultimi (arrotondata al millesimo). Con l’importante avvertenza che per ogni poeta ho calcolato non la data odierna, ma quella del primo fascicolo in cui compare. Per fare un esempio: il compianto Pierluigi Cappello va collocato tra i viventi perché è comparso su un numero del 2006, e per lo stesso motivo, ai fini delle mie statistiche, ha 39 anni (1967 >>> 2006).
Ecco i risultati che per far prima “catturo” dal foglio LibreOffice.

Salta subito all’occhio che il rapporto tra Poeti viventi e Poeti defunti (preferisco parlare di “Numi tutelari” sulla scia dell’aria di Spontini) è quasi paritario: 44% a 56%. Comunque, molto più bilanciato di quanto uno possa pensare, per esempio, improvvisando un sondaggio o scorrendo un hashtag in cui gli utenti social citino un nome o un verso che venga loro in mente. In questi casi, i Numi tutelari spadroneggiano ai danni dei vivi. Questa sostanziale parità quindi conforta, ma ingenera anche un sospetto di esoterismo e l’urgenza di comunicare anche al pubblico diffuso che la poesia è ben viva. Evidentemente una rivista non è sufficiente, lo sforzo andrebbe compiuto da tutti i media, come ripeto spesso.

Interessante soffermarsi anche sulle fasce di età dei consacrati da vivi.
Come le ho ottenute? Semplicemente facendo la media di età di ogni sottoinsieme. La media di età di tutti i viventi è di 68 anni e mezzo; tolti gli autori da 69 in su, restano 50 “under 69” la cui età media è poco più di 56 anni; tolti anche gli “over 57” rimangono 20 “under 57” di quasi quarantott’anni di media. Si ricavano così 4 fasce: over 68, poi due fasce tra 48 e 68 forse accorpabili, infine un drappello, “i magnifici sette”, attenzionato dalla rivista prima della loro quarantottesima primavera.

Viene da rispolverare la famosa tripartizione longanesiana, epurandola della ingiuriosa qualifica di mezzo (e in generale denaturandola del suo intento satirico).
Se dai 68 anni in su si è a pieno titolo Venerati Maestri, all’opposto verrebbe da concludere che, prima dei 48 anni, solo in 7 casi su 112 si è qualcosa di più di Giovani Promesse, vale a dire ipotesi di poeti. 
Questo getta qualche ombra sulla conclamata e pandemica tendenza del pianeta poesia a portare avanti la cd. poesia giovane: concorsi, collane, quaderni, atlanti e mappature “under 30/35/40” vanno bene ma non benissimo. Datemi pure della volpe che non è giunta all’uva, però io le ho sempre capite poco. Esse da un lato rischiano di ostracizzare autori validi solo per la “colpa” di costoro di giungere alla propria pienezza espressiva in un momento posteriore, e alla lunga di demotivarli; dall’altro lato sono in molti casi una fotografia statica di una poesia che necessita ancora di self-assessment e evoluzione: un parto prematuro, come la piattezza dell’offerta in serie sembra troppe volte dimostrare. Lucifero per non aspettar lume, cadde acerbo (Par. XIX): ho perso il conto di quanti giovani “segnatevi questo nome” sono spariti solo tre anni dopo.
La linea redazionale di Poesia sembra darmi ragione, esortando implicitamente tutte le parti in causa del sistema a un tempo medio-lungo di valutazione e maturazione.

Naturalmente quanto sopra è una mia esegesi opinabile. Genius is wisdom and youth, e anche la poesia altrui, come la mia, va in “pausa ormonale” (ne riparleremo). Però, ripeto, è difficile non tenerne conto, vista l’autorità della fonte; alle congratulazioni per i 30 anni della quale mi accodo, invitando a leggere il mensile e a regalarlo.

 

Written by Roberto R. Corsi

15 gennaio, 2018 at 08:00

Pistolotto dello zio Bob (auguri 2018)

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img2018

Giovani e meno giovani,
Non lavorate gratis,
… … …
… … …
… … …
Un codice autore ISBN costa euro 80 più IVA.
… … …
Leggete più ebook, esercitatevi tanto con l’epub: … … …
Critici, dagli autori fatevi dare la bozza digitale e non la copia gratis,
… … …
… … …
Portate sempre con voi un taccuino: ruit hora, memoria fugit.
Ritrovate il gusto di scrivere a penna: la tastiera rende disgrafici.
Ritrovate il gusto di dirmi che il mio libro non vi piace, però con garbo e argomentazione.
Fidatevi di me: non prendetevi troppo sul serio,
anche se vi sembra che fare gli imbronciati ripaghi.
In generale svegliatevi presto, ascoltate sinfonie e risacca,
coltivate il silenzio, fate più bagni in mare, fate più spesso l’amore.
E che il 2018 porti a tutti serenità, operosità, solidarietà e ispirazione.

l’ispirazione per il titolo mi è venuta da un commento fb a opera di N. M. Albertini su altrui bacheca.
gli omissis sono un regalo della famiglia Corsi, soprannominata “ti querelano!”.

Written by Roberto R. Corsi

31 dicembre, 2017 at 13:10

Quadrofenìa dello scrittore: L’era dell’autopromozione permanente secondo Andrea Inglese.

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Rembrandt, Boas und Ruth, 1637-40. Berlin, Kupferstichkabinett der Staatlichen Museen (wikimedia, pubblico dominio)

Raramente, di fronte a un approfondimento che mi piace, scelgo queste pagine come mezzo d’inoltro: forse anche per pigrizia, lo ribatto semplicemente sui social più sensibili alla materia (es. per la poesia, fb e g+; meno tw e in) e attendo eventuali vostri commenti. Oggi invece coinvolgo persino questo libro giornale di fronte a un’analisi, quella di Andrea Inglese, di rara completezza ed efficacia. Il pezzo è uscito ieri su Nazione Indiana e fa parte di un dossier a più mani presente sul numero 68 di Nuova prosa.
Inglese, poeta saggista e traduttore, mi trova spesso d’accordo sulle sue prospettazioni (per esempio qui, per un certo periodo; poi, alas, la mia svolta cozzara).
Non tutte le tematiche sono ovviamente nuove, ma quello che mi colpisce è come l’Autore abbia saputo condensare in pochi periodi tutta la felice insensatezza del lavoro (spesso non retribuito) di scrittore e, naturalmente e con insensatezza ancora maggiore, del poeta. Con risvolti psicologici e verosimilmente psichiatrici dati dal diffuso senso di colpa e dalla “tripolarità” per cui la scrittura e la ricerca sono compresse anzitutto dal “lavoro vero” (ossia quello qui dat panem) e poi dall’autopromozionalità 24/7, sorta di bufera infernal che mai non resta e che – attraverso il coinvolgimento attivo e passivo – fornisce quell’endorfina, quell’illusione di who’s who con l’effetto psicotropo di alterare la percezione corretta delle grandezze in gioco e renderci perseveranti (oltre che di farci sentire vivi in un’epoca di grande incomunicabilità ed emarginazione, ciò che forse è il carburante più puro della gran ruota).

Leggi il seguito di questo post »

Written by Roberto R. Corsi

5 dicembre, 2017 at 18:57

Michele Ortore, Buonanotte occhi di Elsa (su Perìgeion)

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La mia recensione di novembre per il portale Perìgeion si concentra sull’esordio, datato 2014, di un valido poeta marchigiano, attivo in molti ambiti di ricerca e cultura, Michele Ortore. Nel suo scrivere coesistono molti registri e modalità e questo me lo rende piacevole alla lettura e in qualche modo familiare, riportandomi, si parva licet, a un decennio fa e a quella volontà di rappresentazione totalizzante che è propria della giovinezza (nel mio caso di allora, già non anagrafica ma “Blixeniana”).
Si tratta di una raccolta caleidoscopica e ben confezionata da un editore di pregio, Vydia, attivo in poesia non solo nella valorizzazione delle voci italiane – marchigiane (oltre a Ortore, De Pasquale) e non solo (Matteoni, De Lea…) – ma anche nella traduzione e diffusione di poeti stranieri del calibro di Rachel Blau Du Plessis, John Taggart e, novità assoluta di pochi giorni fa, del poeta argentino Alejandro Pidello alla sua prima traduzione italiana per opera di Francesco Accattoli.

Ho divagato, come mio solito; ri-focalizziamoci sulla raccolta di Ortore.
Il link è qui a lato: buona lettura. Michele Ortore, Buonanotte occhi di Elsa

Written by Roberto R. Corsi

15 novembre, 2017 at 11:26

Pietre Vive digitali e l’Inventario dei sogni di Antonio Lillo

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L’inventario dei sogni sul mio K. presso la sala di lettura che preferisco 😉

Non voglio dilungarmi troppo sulla premessa: ho una certa predilezione per il libro elettronico, e ho i miei buoni motivi, nell’interesse della diffusione e della virtù poetica, per sperare in una sua (non facile) escalation.
Dunque sono molto contento che, di recente, Pietre Vive Editore di Antonio Lillo abbia lanciato la propria offerta di ebook.
Ricordate la mia recensione a Wunderkammer di Carlo Tosetti? Pietre Vive si occupa di poesia e non solo, cura molto l’aspetto grafico e artistico del prodotto librario, promuove iniziative interessanti, ha idee. Ben venga dunque la sua proposta digitale.
Inizialmente Antonio voleva creare un “doppio binario parallelo”, vale a dire cataloghi totalmente differenti per la carta e per l’ebook. Ma poi ha (giustamente, a mio avviso) cambiato idea e ora punta a duplicare gradualmente l’offerta.
Peraltro i cataloghi non saranno mai totalmente sovrapponibili; e qui va evidenziato lo sforzo di recuperare in digitale titoli esauriti a stampa, come per esempio la raccolta di racconti di Francesco Santoro, Piombo.
Va poi notato che i libri elettronici si presentano, a oggi, privi di DRM, quindi senza restrizioni alla circolazione: fedeli alla similitudine col libro cartaceo, che una volta acquistato si presta o si regala a chi ci pare, e confidenti nel fair use degli utenti (del resto, se vogliamo dirla tutta, la protezione digitale è in molti casi aggirabile, dunque il processo di responsabilizzazione del lettore richiede tecniche e passaggi aggiuntivi).

L’iniziativa di Pietre Vive Editore fu preannunciata con la versione gratuita del numero zero della collana digitale, ovvero l’Inventario dei sogni dello stesso Antonio Lillo. Dopo un breve periodo di comporto, l’inventario, disponibile esclusivamente come ebook, si è arricchito di contenuti extra e ora è in vendita a 3 euro.
Ve ne consiglio l’acquisto, sia per testare la qualità della collana, sia per dare incoraggiamento al progetto editoriale.
Infine, ultimo ma non meno importante, per apprezzare lo stile dell’Autore in un tipico “libro di una sera”, ironico e leggero ma ricco di riferimenti e cripto-citazioni letterarie – tra esse mi è parso di ritrovare Aristofane, Simenon, Stefano Benni (che a sua volta, coi “sogni-matrioska” di Prendiluna, si muove dal dream within a dream di Poe) e altro.
Viaggiando tra i sogni di Lillo – istantanee narrative racchiuse ciascuna in poche schermate – ho fatto miei soprattutto gli spunti di meditazione sull’età di mezzo (il quarantesimo genetliaco è il pretesto che ha mosso la scrittura), nonché, come è ovvio, sul mondo editoriale e sull’acquario poetico. Da Omero in poi il sogno è stato trattato da tutte le arti, per cui, come da prefazione autografa, non si pretende novità. Si annoverano qui comunque sogni a occhi chiusi e aperti, e prevale l’impianto surrealista su quello profetico. Mi viene in mente, per la carica immaginifica e per il contatto con personaggi illustri (qui Ungaretti, là Van Gogh), l’approccio di Kurosawa nella pellicola Sogni. Quanto alla midlife crisis e all’inquietudine di fondo, riecheggiano alla lettura quei versi di Pessoa che mando a memoria: «A chi sogna di giorno e sogna di notte, sapendo/ inutile ogni sogno,/ ma sogna sempre, soltanto per sentirsi vivere/ e avere cuore».

pietreviveeditore.it

Written by Roberto R. Corsi

6 novembre, 2017 at 14:04

Babuk IV (hello, goodbye)

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caricatura proustiana di Lisa Merletti; © l’A. e LaRecherche.it

Segnalazione breve ma importante: come ogni 15 settembre da un quadriennio a questa parte, oggi prende il via il concorso-premio letterario Il giardino di Babuk – Proust en Italie, con le sezioni poesia inedita e narrativa breve inedita.
Sono lieto del fatto che la formula dell’evento sia rimasta assolutamente virtuosa: concorso a partecipazione gratuita e premio in denaro. Il montepremi-base del concorso potrà essere rimpolpato dalla parallela campagna di raccolta fondi.

Tutti i particolari partendo dalla pagina del premio, da cui si accede a bando e informativa sul crowdfunding.

Diversamente dalle due passate edizioni, quest’anno non sarò in giuria. Ho declinato l’onore per motivi personali e perché mi sembra giusto permettere al nutrito board di rinnovarsi un po’, salve le stelle fisse dei presidenti e dei membri più autorevoli. Auguro a tutti buon vento di scrittura e non è affatto  escluso che io partecipi al concorso né che sostenga concretamente l’iniziativa. Invito tutti a fare altrettanto!

Written by Roberto R. Corsi

15 settembre, 2017 at 06:27

“È la voce di Carlo!” (Bordini)

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bordini-costruttori

I costruttori di vulcani, ossia l’opera poetica di CB sino al 2010 (Luca Sossella Editore)

[il 19 aprile scorso uno dei maggiori poeti italiani contemporanei,  Carlo Bordini – alcune poesie del quale trovate facilmente in rete (esempio), mentre io mi sono occupato dell’iperconsigliato, bello e terribile racconto-romanzo Gustavo. Una malattia mentale – mi ha scritto parole davvero motivanti e gratificanti sulle 56c. Che così si avviano più felici alla data di scadenza (13/05/2018, salvo imprevisti).
Avuta la sua autorizzazione a divulgare, e dopo qualche mese passato a girare in senso antiorario attorno al tavolo di cucina per l’emozione, vi propongo il parere dell’altissimo interlocutore. E lo faccio – com’è giusto – senza celare la parte critica, relativa soprattutto al titolo. La riserva di “volgarità” delle cozze rispetto alla presunta nobiltà psico-poetica della raccolta mi era stata rivolta in privato anche da altri poeti (es. Giovanni Peli). Dunque ha qualche fondamento. Convengo che il titolo sia contraddittorio e che probabilmente non sia stato il massimo del book branding. Mi ha pure trasformato, temo, in Rubè u cuzzaru o giù di lì, smile. Ma in fondo la contraddizione, la volgarità inscindibile con la speculazione, e soprattutto la concezione stessa dell’inscindibilità (sempre che si voglia essere sinceri) del legame, unita a una certa insofferenza verso i cliché della poesia attuale… Beh, sono tutte componenti autentiche del mio io.
Grazie di cuore, Carlo; lieto dell’aura di serenità e amore che tangibilmente ti spira intorno da qualche tempo].

Ho finito di leggere il tuo libro e mi è piaciuto molto. Anche se la prima poesia introduce la polemica letteraria con un tono di leggerezza (e fa bene per evitare ogni tentazione di retorica) il libro, questo libro di poesia narrativa e di presa di coscienza contiene appunto uno scavo di coscienza e un contenuto esistenziale molto serio (oltretutto estremamente sincero, il che non è comune). È una sorta di diario e di narrazione e anche se il livello poetico è alto e diverse poesie sono bellissime può anche essere letto come una sorta di romanzo, un romanzo in versi. È un libro estremamente duro, anche se qualche volta ammicca a toni tragicomici, perché mette in rilievo la fragilità, la quotidianità e il fallimento con un grande coraggio e una grande espressività. Il tono basso e quasi casuale aumenta l’espressività. È antiletterario e letterario insieme. Devo dire che a partire dalla poesia XXVIII in poi il livello della poesia raggiunge i toni più alti (senza sottovalutare le precedenti) e diviene anche più drammatico e più essenziale e con alcune poesie di rara intensità. Il libro, quindi, è un crescendo, ed è giusto che sia così. La struttura è perfetta.
Devo dire che l’unica cosa che ha suscitato in me qualche perplessità è il titolo. Troppo scherzoso e anche troppo volutamente plebeo per la serietà di questo libro. Anche perché poi di cozze nella poesia si parla pochissimo. E con un altro titolo non perderebbe niente ma anzi avrebbe secondo me guadagnato un poco. Ma questo è solo un dettaglio. Mi sono riconosciuto molto nella fragilità del personaggio che spira in queste pagine. Carlo Bordini

Written by Roberto R. Corsi

14 settembre, 2017 at 11:42

Ferragosto: una recensione in versi “Sveviana” da DDP

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Il mio “Ferragosto e dintorni” non si preannuncia dei migliori per il più classico effetto sardina (elevata densità/mq, in casa come fuori – e tutti alquanto agitati!). Per fortuna l’altro ieri ho ricevuto un prezioso dono epistolare: Daria De Pellegrini si è sobbarcata la lettura estiva delle 56c (in alcuni paesi ciò è precauzionalmente vietato dai regolamenti) e ne ha tratto alcune considerazioni in versi.
Questa sua pratica, che una sola volta ho usato anche io, mi ha divertito e perfino incuriosito per lo iato tra predilezione formale (tempo fa Daria era sul punto perfino di rivolgermi un sonetto) e la libertà metrica della sua bella raccolta, pubblicata di recente. Incasso devotamente questo cadeau che oltretutto coglie nel segno: anche per me Svevo è un faro, e gli ostinati frequentatori dello scrivente ricorderanno che una poesia di Sinfonia n. 42Lo schiaffo, è espressamente modellata sull’uscita di scena del padre di Zeno Cosini.
E buona giornata a tutt*.
(I corsivi sono passaggi contenuti nelle Cinquantaseicozze).

È parodia la cozza della verghiana ostrica?
Quel suo aprirsi al supplizio della padella
fa della cucina luogo di martirio, e “supplizio”
è parola che torna in altre cozze ancora…
ma non voglio trattare di lessico e metafore
bensì di personaggi, di un io che gioca
a fare insieme il Brentani Emilio e lo Svevo
che lo smaschera. Varcata la soglia infida
dei quaranta, capita, ai maschi soprattutto,
di fare per un po’ “Senilità”. Pare (la mia
vita non vita) avvitamento in caduta,
di goduria quel tanto che rimane è agio
della deriva, pascersi per scivolamento,
sempre sotto l’occhio giudicante di quello
che infine sbotta odio la persistenza
del perdente. E perché non si decanti il tutto
in reminiscenze montaliane, conclude
perentorio Mi odio. Ma a noi ci pare
di antivedere Zeno che, sorniona maschera
di inetto, conta i proventi della sua “Grafite
bianca” smerciata in chiesa per incenso.

Written by Roberto R. Corsi

15 agosto, 2017 at 10:12

Amici!! Sarahrahrah

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Si fa un gran parlare di Sarahah, un “social” d’invenzione araba (il nome vuol dire “verità”) che di fatto funziona come la buca delle lettere, consentendo a chiunque di postare commenti assolutamente anonimi nelle bacheche dei suoi utenti. Io ne sono venuto a conoscenza tramite alcune amiche che, aperto il loro account, hanno ricevuto apprezzamenti piuttosto pesanti e inviti che ‘l tacere è bello. Per fortuna sono donne di spirito e riescono a elaborare il tutto in modo perfettamente razionale: purtroppo tra i giovani la situazione è molto diversa, gli insulti anonimi fioccano e fanno danni in un’età cruciale per la costruzione del sé.

Mi è venuta un’idea provocatoria: ho aperto un account non personale, ma riferito direttamente al mio ultimo libro: Cinquantaseicozze.sarahah.com.
Ho rimuginato su come il quieto vivere imperi tra i poeti o comunque gli addetti ai lavori, e la stroncatura, tutto considerato, sia quasi estinta.
Mediamente, avrò inviato il libro (in cartaceo o in pdf) a un centinaio di persone. Mi hanno dato un riscontro in dieci, o giù di lì. Alcuni anche negativo, peraltro (e li ringrazio per la franchezza costruttiva). Per il resto, silenzio.
Supponendo che due terzi del silenzio siano pura indifferenza, ho pensato che una buca anonima possa servire a quel terzo (pur sempre almeno un 30% del totale!) che vorrebbe dire al Corsi di darsi all’equitazione in stile fosbury (cit. Gnocchi) anziché irritare le Muse, ma ha paura di ritorsioni (impensabili) da parte mia. Peraltro qualcuno ci ha provato anche qui, esortandomi al lavoro, ma solo spot.

Non so se l’esperimento funzionerà, né quanto durerà, visto che in effetti il giudizio complessivo sulla app (o meglio su come viene utilizzata dai più) resta fortemente negativo, e non sono incline a incentivarne la diffusione. Quindi agite in fretta e se volete criticare, approfittate!
Dice “ma io il tuo libro non lo conosco”. Allora, quale occasione migliore del miraggio di insultarlo per acquistarlo? smile. E comunque potete usare la bacheca per riempire di improperi anche la mia produzione precedente (inediti sul sito, antologia etc.)
Ah, non inviate proposte sessuali: il libro ringrazia e ci penserebbe su, ma non è stato dotato di apparati se non di quello critico.

Written by Roberto R. Corsi

13 agosto, 2017 at 08:53

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