Roberto R. Corsi

pensa a me come a pianta decidua

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Roberto R. Corsi, Cinquantaseicozze

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Roberto R. Corsi:

Stamattina mi giunge, onora e rinfresca, la ricca nota di Anna Maria Curci su Poetarum Silva. Grazie!

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cinquantaseicozze

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Roberto R. Corsi, Cinquantaseicozze, italic, Ancona 2015

Narrano un’esistenza in versi lunghi, constatazioni asciutte e proiezioni spietate − soprattutto del sé − le Cinquantaseicozze di Roberto R. Corsi. Nell’andirivieni, in alta e bassa stagione, così come fuori stagione, tra città e litorale − siamo sulla Firenze-Mare − schiudono le loro valve e, se non mostrano perle (altrimenti non sarebbero cozze),  alzano il sipario, quinte, fondali e  liquido d’immersione compreso («salamoia amniotica»). su una commedia umana con grassi, vezzi e vizi in eccesso, illusioni maleodoranti già prima di sfiorire, riti sociali forzati e small talk tanto ridicoli quanto pervasivi. L’io lirico stesso non esce indenne da prove generali, prime assolute e repliche; il suo distinguersi, tuttavia, sta nella mobilità del punto di vista e nel variare di toni e azioni: il bisbiglio dalla buca del suggeritore, l’affaccendarsi nei camerini e dietro le quinte del servo di scena, l’esperto…

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30 giugno, 2015 at 08:24

Roberto R. Corsi: Cinquantaseicozze

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Roberto R. Corsi:

ieri pomeriggio, graditissima, è arrivata la recensione di Giulio Maffii sul portale carteggiletterari.org. Ringrazio Giulio, Natalia e tutta la redazione!

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di Giulio Maffii

56cozzeCinquantaseicozze (Italic 2015) è un’opera che soddisfa il palato dei lettori. Non tragga in inganno il titolo culinario che riporta alla mente il gusto fine del mitile. Qui le cozze sono spesso indigeste, alcune ancora chiuse. La lettura si espone a punti di vista diversi e ci dobbiamo spesso spostare su colui che le sta virtualmente mangiando. Corsi offre dei luoghi geografici ben precisi dove sviluppa la sua narrazione poetica, perchè di narrazione si tratta, offrendo un’architettura delineata e coinvolgente. Luoghi fisici, Firenze e la Versilia, luoghi di appartenenza psichica e formativa come la famiglia che resta un substrato che accompagna le agrodolci considerazioni dell’io narrante. La biografia, presente costantemente, riesce a disincarnare un Io privato e trasporlo in una identita’ collettiva. La scrittura presenta toni e registri che variano, tenuti insieme da una polimetria eccellente con cui, pur presenti alcuni addensamenti non sempre scorrevoli, induce il…

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22 giugno, 2015 at 08:15

…Perfetta Ellisse! Cerrai su #56cozze

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cerraiIeri sera il portale Imperfetta Ellisse ha pubblicato questa recensione al mio libro. L’ho trovata particolarmente appropriata e direi benefica; ciò non solo perché, ben condotta e “senza filtro” come nei competenti standard del padrone di casa Giacomo Cerrai (qui sopra la copertina del suo libro edito da Gianfranco Fabbri @ L’arcolaio), riesce a illuminare il lettore su aspetti importanti, ma anche e soprattutto perché tocca delle nervature sensibili di “antropologia individuale” e di comunicazione/incomunicabilità su cui continuamente m’interrogo… E non entro nello specifico sia per non turbare il piacere della vostra lettura, sia perché nella prossima raccolta di poesie – se mai uscirà – ci sarà spazio anche per questi quesiti. Grazie Giacomo e buona digestione a chi leggerà!
Sito di IE, pagina FB e account twitter

Written by Roberto R. Corsi

21 giugno, 2015 at 08:40

Alessio ALESSANDRINI su #56cozze

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Ricevo e volentieri vi partecipo una capillare nota di lettura del poeta marchigiano Alessio Alessandrini (nella foto) che ho conosciuto lo scorso dicembre a Macerata, dove ha conquistato la “medaglia di bronzo”; lo ringrazio infinitamente e incrocio le dita per il suo libro Somiglia più all’urlo di un animale (Italic) in lizza per il prestigioso Camaiore 2015. 

Considerazioni su: “Cinquantaseicozze” di Roberto R. Corsi, Italic 2015

alessandrini

foto: ilquotidiano.it

Il libello di Roberto R. Corsi si presenta snello e agile con le sue sessanta pagine da ingurgitare in men che non si dica e pagarne il conto finale – (geniale, a tal proposito, la struttura circolare che nella chiusa richiama quanto dichiarato nell’incipit costringendo, così, il lettore, dall’inizio alla fine, alla medesima attenzione onde evitare di farsi defraudare da un eventuale scontrino troppo esoso o poco dignitoso per quanto davvero vale ciò che si è sfogliato!); anche se l’impaginazione orizzontale, condizionata dallo straripante verseggiare del Nostro, costringe a qualche acrobazia nel maneggiarlo; lo sforzo, infatti, vale la pena di essere compiuto, in quanto l’agio intellettuale della lettura ripaga subito e tutto il disagio fisico della postura. Che Roberto R. Corsi metta in tavola, fin dal suo debutto, quanto lo riguarda senza pudore e così ingaggi con il lettore, in una prospettiva franca e scevra da ipocrisie, un duello ad armi pari, ne dichiara subito l’onestà poetica e lo posiziona in “controtendenza” con la intellighenzia filoborghese che impera negli almanacchi letterari. Porsi fuori dall’etablissement è rischioso e potrebbe essere poco fruttuoso, ma Roberto sa che non sarà mai Premier e che la sua recherche proprio perché naivée può compensare il gap proprio perché facilmente, almeno così ci vuol far credere, comunicativa.

Lo stile d’altronde si allontana da tanta produzione contemporanea fatta di ritmi franti e metrica pseudo classica e con un verseggiare lungo, a volte estremamente lungo, si pone più nella riva dell’eloquio che dell’eloquenza. Leggi il seguito di questo post »

Written by Roberto R. Corsi

15 giugno, 2015 at 08:35

L’indegnità a succedere: note e recensioni

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i dieci “poeti di Esuvia” (dal sito stazionediposta.it)

Per razionalizzare e rendere più attuale il blog copio in questa entry ad hoc quanto nel tempo è stato autorevolmente detto sul mio libro del 2007.
Tanto per darvi un aggiornamento della situazione, la casa editrice Esuvia non mi risulta più operativa in quanto l’Associazione culturale che a essa sovrintendeva (Stazione Di Posta) ha optato di dedicarsi in via pressoché esclusiva alla sua attività principale, l’organizzazione del prestigioso Premio Chianti.
Peccato perché – come vedete nello screen cap – la collana era piccola (solo 10 titoli) ma di qualità alta, annoverando nomi e prove importanti tra le quali, primae inter pares, quelle di Ugolini, Lombardi Del Roso, Marcheschi.
Dunque, a quanto mi consta: il libro non è più in commercio e quindi indisponibile presso le reti di vendita e distribuzione; l’ufficio di Stazione di Posta in via Brunelleschi ha ancora delle copie residue (cfr. pagina contatti); naturalmente il prestito bibliotecario e il download gratuito della mia e-antologia che contiene gran parte delle liriche del libro restano opzioni valide e financo consigliabili.


 

Sentieri dell’interiorità della carnalità sentieri speculativi/ labirinto esistenziale sospeso nella vertigine/ di nebbiose malinconie e sottili abbandoni// le vite dei Grandi del passato còlte in uno specchio/ capovolte metamorfosi di luce e suono/ regioni dell’invisibile// nel rimpianto di luoghi perduti – si destano echi di nuove albe/ ci accolgono armonie e canti in volo/ sotto i cieli di Messiaen. Maria Grazia Cabras, 2 Giugno 2011.

«…poesia bella e singolare, anche nel senso di insolita, diversa rispetto all’attuale tono generale. Ha la ricca asciuttezza, e il ritmo ora disteso ora franto, di certa poesia americana – diciamo da Pound a Berryman (del quale ho colto un’eco precisa in una citazione in capo a una poesia in rete) a Ashbery, con in più la morbidezza tutta italiana di un estetismo paradossale, tra ermetico e dannunziano. Solo per tracciare delle ‘linee di confine’ necessariamente approssimative. Le mie preferenze vanno alle poesie della sezione eponima, in particolare le ‘musicali’ di p. 57 e 59, ma anche Zenone di Elea mi piace, con quella sentenza finale che scocca acuminata». Gianfranco Palmery, 21 Maggio 2011.

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Written by Roberto R. Corsi

14 giugno, 2015 at 08:53

Cinquantaseicozze – Roberto R. Corsi

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Roberto R. Corsi:

Viola Amarelli, sul suo blog, scansiona il mio libro con grande acume. Segnalo che Viola, grazie a Le Sarte Utopiche, ha da sé prodotto in sole 50 copie (già esaurite) una bellissima raccolta dal nome L’ambasciatrice. Di cui spero, se sarò all’altezza, di occuparmi in futuro. Intanto provate a sentire in giro se qualcuno ve ne può imprestare una copia, meglio ancora fate una petizione per una futura ristampa su più larga scala, perché merita assolutamente!

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cozze

“Cinquantasei cozze” (Italic, 2015) recita il libro di Roberto R. Corsi, rilanciando un’idea di scrittura poetica

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Written by Roberto R. Corsi

12 giugno, 2015 at 18:34

“Una storia strana e bella, affidata tutta alla parola”: le “Lettere dal mondo offeso” tra Luigi Di Ruscio e Christian Tito.

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Non so se, come ricorre nel libro di cui sto per parlare, “le persone si incontrino inspiegabilmente per ragioni profonde”. Normalmente sono portato, da materialista forse un po’ vigliacco ma convinto, a credere in un’arabescata casualità accompagnata casomai da una spiccata capacità di “retroilluminazione”, rimuginazione à rebours, propria delle menti più sensibili. Però le circostanze che hanno fatto finire questo volume tra le mie mani sono quantomeno curiose.
Eccovele in breve di cronaca.
Forte della considerazione che molti amici hanno per l’opera di Luigi Di Ruscio, affronto le sue Poesie Operaie, rimanendone almeno in alcuni passi fulminato; qualche giorno dopo, in una libreria del centro, conosco un “Tito” che fa divertire e riflettere leggendo Nori, Cavazzoni e altri; a distanza di ore mi chiede l’amicizia sui social Christian Tito, che quindi identifico col lettore. Tra noi prende vita una spiritosa e arricchente chat che lo porta a farmi pervenire copia del libro, tramite l’Editore Gianfranco Fabbri. Si scoprirà poi che il lettore di quella sera (anche valente fotografo) era Nicola Tito! Per alcuni mesi identificando i due, ringraziavo Christian per “la bella lettura” e commentavo il suo libro con Nicola, quando passava in zona libreria; entrambi cadevano dalle nuvole ed erano sul punto di digitare il 118. Insomma, “La double vie de Tito”, variazione comica del capolavoro di Kieszlowski ma foriera di due ottimi incontri in luogo di uno, e di molti frutti tra cui il potersi cimentare con questo libro edito da L’Arcolaio.
Fin qui il tragicomico sottoscritto.

Le Lettere dal mondo offeso ci portano ben dentro un’amicizia di penna tra un grande scrittore italiano, espatriato in Norvegia per lavoro (trentasette anni come operaio in una fabbrica di chiodi) e fondamentalmente escluso dal patrio Olimpo poetico fin quando le major non hanno cominciato a odorarne la morte imminente; e un giovane poeta, “farmartista” tarantino in ruolo alle Comunali di Milano, agli inizi della sua parabola di pater familias e di scrittura poetica; il Nostro, consigliato da un sapiente libraio, legge alcuni versi dell’espatriato e se ne innamora al punto di azzardare una lettera di complimenti.
I due si metteranno totalmente a nudo attraverso il proprio epistolario, progetteranno visite e intrecceranno iniziative; ma, principalmente per lo stato di salute di Di Ruscio, non si incontreranno mai.

Iniziamo da un dato certo: si tratta di un libro molto ricco, pieno di sostanza, prima di parlare del quale ho scelto di operare due letture. Leggi il seguito di questo post »

Happy NuYer con stravolgimento Cinzia

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San Gatto Maldestro. Tempo dunque di Auguri a tutti voi e ai vostri cari per un sereno 2015, che non ci faccia salire la bile e l’angoscia oltre i record dell’anno che sta finendo. Il mio 2015 sarà di decrescita (se felice o infelice lo dirà il tempo) e correlativamente spero di recuperare un po’ di spazio vitale da dedicare alle arti agli amici e a un minimo di sport.
Siccome voglio chiudere con un inedito e qualche goccia di acquaragia, vi propongo una variazione agostana su una breve e pura lirica di Cinzia Boccamaiello, poesia che bon gré mal gré ho contaminato con la consueta modalità “elefante in cristalleria”.
Ma la poetessa non me ne vorrà, perché, prima ancora di scrittrice, è mia sister of choice. Le mie (di)vari(c)azioni vogliono essere anche un ringraziamento per pubblici proclami, per la sua vicinanza preziosa e il suo ascolto in momenti per me davvero neri come la pece. TV1KSNDBN, come si direbbe nell’odierno linguaggio aulico.
La silloge da cui è tratta la lirica di Cinzia, del 2008, è Clemenza dell’inverno (Gammarò), e ho avuto l’onore di poterne scrivere la prefazione.
Buona fine e miglior principio!! R

2015

OHIMÈ-NEO
(stravolgendo una lirica di Cinzia Boccamaiello)

HO PENSATO CHE FORSE
ero cara agli dèi
la notte che la lucciola volò
sul davanzale della mia finestra,
e vi rimase a lungo, a consolarmi
di una malinconia senza motivo.
(da “Clemenza dell’inverno”, 2008)

Ho pensato che forse e dopo tutto
facevo schifo pure a un dio inesistente
il giorno memorabile allorquando,
con contrito imbarazzo emancipato,
lungo uno sposalizio inevitabile,
dimorai per la prima volta in chiesa
mantenendomi saldo senza un gesto,
senza segni di croce dietro al gregge,
senza litanie, riti, annusamenti
del biancorosso Jesus Dollar Club;

stavo erto ed eretico,
professione di Federer,
e una mosca ubriaca di calura
iniziò a tormentare in sinusoidi
me soltanto, così, senza motivo.

Ho pensato di essere
un similbafometto
signore degli insetti, un anticristo,
qualche figura austera,
scomoda e permanente;

lì a fianco, la mia donna intermittente
(sempre, sempre così benevolente)
mi fece meno bronzeo ricordando
che una mosca, di solito,
gira attorno alla merda.

Gioco, partita, incontro.

[Greve in Chianti, Agosto 2014, inedito]

Written by Roberto R. Corsi

31 dicembre, 2014 at 09:13

Pubblicato su autori, inediti, materiale, poesia, varie

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“Ora che sulla nostra pelle non hanno più corpo le cose”: Francesco Lorusso, L’ufficio del personale

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Sono grato a Giacomo Cerrai per essersi occupato su Imperfetta ellisse di questo volume di poesia: il suo contributo critico, assieme a qualche estratto, mi ha acceso una spia in testa. Coincidenza ha voluto che immediatamente dopo io rinvenissi il libro tra i remainders, in ottimo stato e a metà prezzo.
Anticipo che la lettura e la conseguente rimuginazione – che ancora dura – hanno un po’ ridimensionato la portata di questa prova, che al primo assaggio mi dava forti segnali di poter essere perentoria, concretante un libro di poesia necessario, di quelli che non si limitano a un ruolo ornamentale di bel giardino, o alle gettonatissime “escrescenze del miocardio” (autocit.): un libro che, pur attraverso un vissuto, osa parlare di noi, della nostra società in trasformazione. In funesta trasformazione.

Intanto bisogna dire che c’è un profondo scarto, a mio modo di vedere, tra la prima sezione (eponima), e le successive due (Aria condizionata e Non è di maggio). Solo le ventisei poesie iniziali concretano il proprium che mi ha attratto; e non è coincidenza che la snella e ben condotta prefazione di Daniele Maria Pegorari s’imperni praticamente solo su estratti iniziali. Nei restanti due terzi la verve va scemando e, se non mancano interessanti spunti lessicali (l’occorrenza frequente di “precario”) o simbolici (il “mercato”, il rosso dei campi che riporta l’autore alle “bandiere scosse e ormai scordate”), la sensazione è che tutto si risolva in quadri di una quotidianità senza cambi di passo inventivi o in particolare critici verso il sistema.
È invece il dato lessicale, e quello che vi sta sotto, ciò che rende meritevole d’attenzione la sezione iniziale, L’ufficio del personale. Leggi il seguito di questo post »

Written by Roberto R. Corsi

18 dicembre, 2014 at 08:47

Euforia = MC (anche non al quadrato)

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loggiamc

“Loggia Mu” (cit.)

non abbiate paura, non vi ammorberò con autocelebrazioni lunghe un’Olimpiade, non è mia consuetudine.
Nondimeno voglio parteciparvi la mia grande felicità per essere stato scelto tra i finalisti del premio Poesia di strada, ideato e condotto dalla Associazione Licenze Poetiche, e giunto nel 2014 all’edizione XVII.
Arrivare per la prima volta alla final ten di un concorso virtuoso (come chiamo quelli senza alcun contributo e con premi tangibili), partecipando così alla premiazione che si è tenuta domenica scorsa a Macerata, mi ha arricchito sotto tanti aspetti, che vi elenco in ordine sparso:

  • visitare un’affascinante città in cui, nonostante il festival lirico dello Sferisterio e altre vicende esistenziali che me l’hanno idealmente avvicinata, non mi ero mai recato;
  • conoscere tante belle persone di spiccata sensibilità artistica e umanità, che mi hanno fatto sentire tra amici sin dal primo momento, e non solo per gli apprezzamenti spontanei che mi han rivolto; alcune persone le conoscevo di fama e le ho pure in coda di lettura! Altre le ho conosciute in loco e mi hanno ugualmente colpito per le simpatiche e dense conversazioni che ne son scaturite;
  • avere l’onore, riservato a ciascuno dei finalisti, di un’interpretazione di una delle tre poesie da parte di un Artista: nel mio caso un’Artista con l’apostrofo, Giusy Trippetta (grazie di cuore) che si è sobbarcata il peso di lavorare sui miei versi angosciati e interminabili in una tela 50*70, e ne ha colto e sublimato, a mio avviso, ciclotimia dello scrivente e senso del tempo (cronologicamente ed eticamente inteso);
  • leggere in una biblioteca piena di fascino quale la Mozzi Borgetti;

e molto molto altro.

Come dicevo sopra la lista dei ringraziamenti sarebbe lunga. Oltre a Giusy ringrazio l’Associazione presieduta da Alessandro Seri, la giuria per intero, i co-finalisti in formazione compatta, Giuliana Guazzaroni di ADAM, dalle cui mani ho ricevuto l’attestato, tutti coloro che hanno partecipato alla cerimonia e alla piacevole cena che ne è seguita. Vi rimando alla pagina Facebook di Licenze Poetiche per qualche nome in più.
Complimenti ai primi classificati, al vincitore Fabio Orecchini (che ha citato nel suo discorso il grande Giuliano Mesa), alla runner-up Elisa Alicudi (il cui trittico è stato letto mirabilmente da Eleonora Ottaviani) e al bronzo di Alessio Alessandrini (che, Orazio insegna, ha innalzato un monumento più duraturo del bronzo). Ottime le vostre prove, e ho già avuto modo di studiare ieri su carta quelle di Alessio, che benevolmente me ne ha passata una copia di lettura durante la crapula.

E ora, dulcis in funGo (ihih), un po’ di materiale:

  1. qualche foto della serata (e della passeggiata maceratese il giorno seguente);
  2. la breve introduzione alle poesie dello scrivente da parte di Marco Di Pasquale (file mp3 “a sua insaputa”);
  3. nonché, naturalmente, le tre poesie, che pubblico con permesso del Pres. e che, pur presentate come “tre inediti”, avranno da oggi il nome, in caso di inspiegabile futura notorietà del sottoscritto, di Trittico Maceratese – e ci mancherebbe altro!!

I dieci quadri, che rileggono una poesia per ciascun finalista, saranno esposti in varie location a cura dell’Associazione; la prima sarà per certo il Pathos di Macerata, in pieno centro; poi (mi pare) Civitanova e poi ancora (di sicuro) Tolentino. Maggiori informazioni c/o Licenze Poetiche.

A presto amici!!

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