Roberto R. Corsi

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Archive for the ‘autori’ Category

Novella Torre, Qualcosa che cade (su Perìgeion)

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Il mio ultimo contributo a Perìgeion per la “stagione sportiva poetica 2015/2016” riguarda una poetessa fiorentina refrattaria ai riflettori sociomediatici ma dal cursus già significativo e soprattutto dallo stile ben formato. Propongo un suo ciclo di poesie del 2013, intitolato “Qualcosa che cade” e tale titolo non può non farci pensare a…

…Leggetelo direttamente in loco, su Perìgeion: Novella Torre, Qualcosa che cade

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5 luglio, 2016 at 07:26

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Marco Di Pasquale, tre inediti (su Perìgeion)

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Oggi su Perìgeion propongo tre inediti di Marco Di Pasquale. Ringraziandolo per avermi sottoposto le sue poesie, che fan parte di una raccolta in lavorazione, ho preso questo trittico a simbolo di una direzione nuova, rispetto al personalismo ermetico che contraddistingue la precedente raccolta di Marco.

Leggi l’articolo sul sito Perìgeion: Marco Di Pasquale, tre inediti

Written by Roberto R. Corsi

29 giugno, 2016 at 08:35

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Francesca Mazzotta, tre inediti – per poco! – su Perìgeion

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Francesca mi ha fatto leggere alcuni inediti qualche settimana fa; dei cinque ne ho scelti tre per voi, scegliendo un po’ arbitrariamente un frammento come titolo, e ho preparato l’articolo. È poi arrivata la notizia che grazie all’affermazione al premio inediTO potrete leggere presto su carta l’intera raccolta – che si chiamerà (prendete nota) Reduci o redenti. Morale: non sottovalutate le mie capacità divinatorie, smile (le avessi avute per il Leicester…). E buona lettura.

Leggi l’articolo su Perìgeion: Francesca Mazzotta, E a benedirti l’Arno (inediti)

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8 giugno, 2016 at 09:14

Cartografie dell’albatros: Roberto Balò

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balò

img pratosfera.com

Al multireading di ormai tre settimane fa ho incontrato con piacere molti amici di persona o di penna, ma come è naturale nutrivo curiosità di ascoltare le voci che meno mi erano familiari. Dovessi citare la prima inter pares indicherei senz’altro quella di Roberto Balò, il quale ha letto un paio di poesie contrassegnate da placido disincanto; la seconda, che pubblico qui in calce, attraversa con questo spirito alcuni luoghi tradizionali della movida fiorentina. Tutto piuttosto familiare e miscibile con lo sforzo di maggior semplicità dei miei ultimi tempi, tanto che alla fine abbiamo convenuto su un reciproco senso di affinità poetica.
Ho poi ricevuto la sua silloge del 2015 (Cartografie, segnalata al “Lorenzo Montano”) che fa capo al suo progetto Iskretiae edizioni: presentare le raccolte di poesie entro un singolo foglio a4 fronte/retro, pieghevole e disponibile in tre colori, stampabile in pdf ma, come si legge nel sito di Roberto, con possibilità di farselo spedire o meglio ancora di riceverlo brevi manu. Con ciò propugnando l’esperienza di una poesia che punti, più che su una pretesa “superiorità in brossura” che ormai presenta enormi controindicazioni, soprattutto sulla fruizione immediata e sul rapporto diretto autore-ascoltatore, sul formare una koiné.
L’idea della “editoria a4” non è nuova (mi viene in mente di getto Voici la bombe, e dimentico senz’altro esperimenti analoghi che certo avrò incrociato in passato). Gradito sapere che sopravvive, in tempi in cui l’ebook divide permane e la vanity press sembra fagocitare tutto e attrarre molti editori virtuosi di ieri al lato oscuro…
Cartografie ci offre poesie di diversa lunghezza, incastonate nelle pieghe del foglio variando la dimensione del carattere, e nella sostanza bilanciate tra diario di viaggio e flânerie per le strade della propria formazione fiorentino-pratese. Scelgo per voi alcune mappature in cui il generale tono descrittivo e minimale si concede un refolo di speculazione.
Ma il dato forse più sorprendente è stato, dopo aver assistito alla sua ottima lettura martedì 17, ricevere il testo della (parole mie) «lirica» 18 febbraio 2008 e scoprire che… si trattava di una prosa poetica! Roberto lascia volutamente il tutto privo di a capo e segni d’interpunzione, in modo da favorire l’avvento di molteplici ed eterogenee interpretazioni.
Per questa e altre caratteristiche endogene mi sento di dire che le poesie di Roberto (e in questo siamo dissimili) si giovano molto della lettura ad alta voce. Da qui il riferimento baudelairiano all’albatros – non per un’inesistente bruttezza “a terra”, bensì per la sublimazione che i testi ricevono non appena la voce dell’interprete prende l’aria.

Il sito di Roberto si chiama La perdita del tempo, questo è il link. Ci trovate le Cartografie ma anche altre poesie e videopoesie.

DA “CARTOGRAFIE”

via del tribbio | arezzo

dove la campagna si mescola
con la vita e la morte
atavica dimora
un νόστος da dimenticare
per non farci un mausoleo
di ricordi

siviglia | spagna 

il primo toro non si scorda mai
è vero e tu piangevi come il salice
di viciomaggio e uscisti dalla plaza
io feci l’uomo e rimasi
mentre un tizio all’orecchio
mi spiegava tutto ciò che succedeva

cienfuegos | cuba 

preparati con una lentezza eterna
i migliori mojito si bevono a punta gorda
al tramonto sugli sgabelli del chiosco
in questa città dove le palme hanno foglie d’arpa
che ondeggiano come delfini
e suonano musica invisibile

via mazzoni | prato

reclusi della pratesità
allevati a sedani e cantuccini
in un crescendo di aperitivi
delusi esuli di periferia
s’affannano sugli sgabelli
ognuno ha l’orgoglio che si merita

sifnos | grecia

tornato su questo mare
non c’erano più dèi
spariti tutti
solo hotel e navi veloci
cercavo di prendere il loro posto
ma non c’era modo

mexico d.f | messico

il viaggio è una prova
che perdo sempre
la vinco in ritardo quando torno
e la racconto rendendola epica
come fossi uno stanley
alla ricerca di se stesso

***

18 FEBBRAIO 2008

forse la mia vita è cambiata più velocemente di questa città e mi fa un che entrare al rex da solo e sono tentato di rinunciare per non dare risposte a domande ovvie ma entra lo stesso stupido entra “un gin tonic col bombay” ma non so che c’ha è amaro non mi piace beppe stasera non c’è forse solo l’ombra di maristella di cui non si hanno più notizie da anni incrocio gli spettatori della pergola che si radunano intorno al teatro una coppia giovane rivestita per l’occasione come me quando avevo la loro età – non fa bene andare in giro da soli la notte – una donna bionda su uno sgabello di una pizzeria a taglio mi fa da specchio con la sua tristezza e la resa negli occhi ma non ho ancora finito di torturarmi e vado a mangiarmi una focaccina dal bondi dove non mettevo piede da anni e c’è ancora uno dei due che mi spalma l’inzimino dalla stessa vaschetta un total recall mi schianta in un’altra dimensione esco la gente fa paura mentre navigo verso il fiddlers elbow lì dove so che nessuno mi farà domande da buoni britannici quali sono e anche se la barista riconoscendomi mi saluta finisce lì

Written by Roberto R. Corsi

5 giugno, 2016 at 10:31

Giovanni Peli, Albicocca e altre poesie (su Perìgeion)

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una scelta di poesie dall’ultimo libro di Giovanni Peli, edito dalla marchigiana Sigismundus di Davide Nota. Giovanni è, oltre che poeta (ed editore di Lamantica Edizioni), musicista e compositore. Il libro ne risente e annovera una grande varietà di registri, unificati da una scelta lessicale piana e dal repulisti di ogni nascondimento poetico, a parte forse la grande sfida del voler essere o meno genitori che traspare dal componimento più lungo, il micropoema. Buona lettura!

Vai all’articolo su Perìgeion: Giovanni Peli, Albicocca e altre poesie

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30 maggio, 2016 at 09:05

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Al Circolo “Casa di Dante” il 17

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Il pomeriggio di martedì prossimo leggerò tre poesie (due mie e un tributo) presso il centralissimo Circolo “Casa di Dante”, insieme ad alcuni valenti amici (in ordine sparso: Piantini, De Venuto, Simonelli, Bettarini, Cavasino) e ad altri poeti che conoscerò e ascolterò volentieri. Ringrazio Liliana Ugolini, Gianni Broi e Vincenzo Lauria per avere pensato a me e allego, qui sopra, locandina condensata in jpg.

Written by Roberto R. Corsi

10 maggio, 2016 at 11:11

Milo De Angelis: incontri, agguati, Crotone e una cartina di tornasole

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Due lunedì fa ho assistito, con altri amici scrittori, alla presentazione fiorentina dell’ultima raccolta di Milo De Angelis, Incontri e agguati.
Era la prima volta che lo ascoltavo leggere e le impressioni che ne ho avuto sono state nettamente positive – come per tutti, credo, perché ha letto per venti minuti buoni e non ho riscontrato cadute di attenzione tra il pubblico.
Dalla mia postazione abbastanza favorevole ho ripreso e messo su YT tre poesie dalla seconda sezione (quella eponima) del libro.

Caso ha voluto che io fossi completamente afono per la più classica delle infreddature primaverili; quel che non ho potuto testimoniare dal vivo all’Autore, con quel timbro vocale da borghigiano ultracentenario che mi ritrovavo, l’ho scritto più tardi via email. Trascrivo la parte della lettera che ha una blanda attitudine “recensoria”:

Le ho accennato alla mia intenzione di volermi occupare congiuntamente di questo suo ultimo e di Tema dell’addio. Ma allo stesso tempo sono dubbioso, credo nella chiarezza endogena della sua poesia. Gli stessi suoi studiosi, pur valentissimi, sono a volte in difficoltà nell’enucleare tematiche peculiari del suo dire. Temi come quello della morte e dell’addio sono connaturati a qualunque scrittura, e Seneca e Blanchot c’insegnano che vivere è ex se morire e prendere congedo.
In soldoni, mi sembra che la sua forza non sia tanto tematica ma soprattutto di vertice espressivo. Volendo svilire (?) al calcio (perdoni, provengo da una famiglia ipercalciofila): i fuoriclasse fanno quello che fanno gli altri, semplicemente lo fanno meglio. Con quel “giocare di prima” che nel suo caso è rappresentato dal non eccedere nel sé e disporsi volentieri all’ascolto e al canto dell’altro. Come pure – rarissima avis – dal non aver paura di colpire duro, in tempi in cui non ci si stacca da un certo carattere consolatorio della poesia.
Fa bene, per concludere, ad “argomentare” solo mediante la sua nuda poesia, che non ha troppo bisogno d’inquadramenti o apparati.

Dopo che ho inviato la mail, ricambiata con grande cortesia, mi sono ovviamente accorto di avere omesso qualche elemento in più. Insomma di averla buttata sul semplice.
Senz’altro degno di approfondimento, lungo tutto il libro, è il tema – accennato, durante la presentazione, dal prof. Luigi Tassoni – del nulla e della sua presenza, della sua consistenza fisica. Una delle chiuse più potenti è quella di pagina 33, “e il nulla iniziò a prendere forma”, e sembra il capovolgimento dell’enunciato presocratico ουδέν εξ ουδενός (ex nihilo nihil fit).

Ma vorrei soffermarmi su quella che considero una cartina di tornasole dal lato consumatore, quella poetico-referenziale: De Angelis riesce a inserire nei suoi versi la parola “poesia” senza stuccare o restituire un senso di maniera!
Lo fa – bene, eteroreferenziando e con un “ostinato giambico”: poesia poesia poesia – nella prima delle liriche da me videoriprese (pagina 43).
Lo fa ancora meglio negli ultimi versi della bellissima poesia di pagina 51, cantando la vita di un’amica “come una poesia/ che rinasce precipitando nel suo bianco”; con vincolo metaforico e tante suggestioni dal mitologico al cromatico.
E lo fa meno bene, ma più significativamente per noi, chiudendo la prima sezione della raccolta, a pagina 27:

Sono in un segreto frastuono
sono in questo cortile d’aria
e ogni parola di lei violaciocca
mi fa pensare a ciò che sono
un povero fiore di fiume
che si è aggrappato alla poesia.

Infatti, anche se la poesia non è delle più memorabili nella raccolta, ci sono due fattori di rischio: il riferimento autobiografico e il fatto che il termine “poesia” stia in coda. Ma anche qui De Angelis elude le secche: l’affresco, secondo di un dittico, assorbe il rischio di compiacimento mediante una severa confessionalità che, mista al registro tenue, porta la mente quasi ai crepuscolari.

Badate: sembra una cosa trascurabile, ma ci vuole talento perché una poesia che termini con “poesia” possa suscitare gradimento e non gonfiore (di stomaco o peggio).
Nell’estate 2001 passai per lavoro due giorni a Crotone. Al ritorno postai sul newsgroup it.arti.poesia – allora popolato da nomi autorevoli come Venerandi, Ranieri e alcuni formidabili sotto pseudonimo ahimè mai svelato – una lirica – credo l’unica che a oggi io abbia mai dedicato alle città visitate – che terminava appunto con “poesia”. La ripropongo come tributo ai rossoblù, che da ieri sera festeggiano il traguardo storico della Serie A! Evviva! Quanto allo stile abbiate pietà, ero agli inizi.

sfrecciando verso il basso
dei suoi monumentali
eccidi non finiti di cemento.
Aspre colline i fianchi

benevole
alle menti straniere
marchiate di lavoro –
lingue pronte al commento. Annichilite
dall’alba d’un solstizio.

Crotone è un angelo che cade
e risorge dal mare.
Il disco rosso come un quindicenne
arrogante impacciato
deflora l’orizzonte. Ed è poesia.

A quel punto un’altra voce validissima, l’amico Costantino Belmonte aka Mantis (visto che giustamente si fa tanto amarcord per #InternetDay, mi fa piacere che il suo sito a cavallo del millennio sia ancora up), facendomi dei rilievi in amistade, scrisse che la chiusa era (testuale ed endecasillabico) “un calcio al ventre di una donna incinta”. Forse aveva ragione lui, ma nel dibattito che ne è seguito ho cercato di eccepire come ragioni metriche e polisemantiche (“ed è poesia” non solo e non tanto come “ed è subito sera”, ma riferibile anche al disco solare, potentissimo già dall’alba).
A fortiori data l’età incipiente, non sono di quelli che ricordano perfettamente tutto quanto hanno scritto o scribacchiato. Altre volte la poesia è comparsa in prima persona nelle mie liriche. Una delle ultime è la cozza XXXI, che leggerò anche in pubblico a metà maggio (news a seguire). La sua chiusa (“e la stessa tremante distrazione che non eleva queste cozze a poesia”) esprime un giudizio negativo che, lungi da voler essere un cleuasmo, è più vicino all’intuizione zen che ho trovato rileggendo un libro indispensabile (oggi fuori commercio ma presente in molte biblioteche, per fortuna), ossia I poeti sono impossibili di Alessandro Carrera (p. 84):

Immaginiamo la scena come se fosse un koan. I discepoli si sono riuniti per celebrare l’arrivo di un nuovo maestro. Il maestro compare e per prima cosa dice «Non sono un maestro». I discepoli, risentiti, ribattono: «E allora noi che ci stiamo a fare qui?». Al che il non-maestro risponde: «Se cercate un maestro, la risposta è: niente. Ma se non cercate un maestro, quello che potete fare non ha limiti».

Troppo ho detto di me. A conclusione del post: bene De Angelis. In più: come se la cava il poeta quando introduce il termine “poesia” nelle sue liriche?; aggiungete pure questa cartina di tornasole nel vostro strumentario.

Written by Roberto R. Corsi

30 aprile, 2016 at 18:11

Silvio Perego, Una primavera all’Inferno

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Oggi su Perìgeion mi occupo di un libro uscito lo scorso anno per Lepisma e del quale mi ha colpito la capacità di mimesi, ossia di calarsi quasi anche nello stile della realtà osservata. Si tratta di poesie legate alla primavera araba, e che provano a ripercorrerne ideali, euforia, disincanto, esilio. Più di un esito è interessante!

Leggi l’articolo sul sito Perìgeion: Silvio Perego, Una primavera all’Inferno

Written by Roberto R. Corsi

20 aprile, 2016 at 08:56

Gabriella Maleti (1942-2016)

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coverIeri, a distanza di una settimana dalla sua scomparsa, ho potuto pubblicare su Perìgeion una scelta di poesie di Gabriella Maleti.
Il link all’articolo lo trovate in calce a queste poche mie righe.
Sempre in calce trovate i collegamenti per scaricarlo in formato ebook (qui a lato ne vedete la copertina).
Si tratta di ben 28 29 poesie [grazie a Marco Simonelli per avermi suggerito di includere anche la prima poesia dedicata a “La donna nana”]; la difficoltà della scelta è già indicativa della buona fattura.
Un cospicuo florilegium, non semplice da seguire dallo schermo del pc; perciò ho fatto in modo che chi è dotato di un ebook reader (o un tablet, uno smartphone etc.) possa scaricarsele e portarsele in giro, magari all’aria aperta.

Gabriella era un’amica da circa dieci anni, e, stante la mia poca socialità che si è riflettuta nella rarefazione delle occasioni per vederci, credo che non sapesse che ho molto apprezzato le critiche che a suo tempo operò al mio libro di esordio.
Essenzialmente mi eccepiva il carattere asistematico della raccolta.
Emiliana d’origine, dunque schietta di natura, diceva – con affetto – pane al pane.
Non credo di avere del tutto recepito il suo consiglio, principalmente per motivi temperamentali, ma ci ho molto riflettuto.
In questi giorni ho ripercorso voracemente la gran parte della sua opera poetica, e mi è risultato evidente cosa intendesse. Anche nelle sue opere più speculative, in cui lo slancio lirico svaria e si avvolge quasi a spirale, resta sempre presente una domanda di fondo. Antropologica, per lo più, e duale: parola e silenzio; ricordo familiare e tempo presente; sonno e morte (ipnos e thanatos, d’accordo, ma soprattutto d’après Pessoa); “prima” (modenese, milanese) e “poi” fiorentino; tramonto della vita e smania di vita (nell’ultimo, notevole, Vecchi corpi, uscito digitalmente per LaRecherche solo tre mesi fa).
Ripercorrere in pochi giorni un poetry span di 33 anni (ho preso in esame le poesie dal 1981 al 2014) mi ha fatto toccare con mano il formarsi di uno stile sempre più definito, in cui il nocciolo di cui sopra si è progressivamente cementato entro una crescente consapevolezza musicale e ampiezza lessicale.
Ciao Gabriella, non ti dimenticherò.

Detto questo, ecco i link alla mia scelta di poesie:
Leggi l’antologia sul sito di Perìgeion: Gabriella Maleti (1942-2016). Una scelta di poesie
Scaricala in formato ebook: ePub oppure Kindle (mobipocket).

Altre risorse per chi volesse ampliare il discorso:
il sito personale (dove si trovano altre poesie, anche ante 1981);
i siti delle Edizioni Gazebo e de L’Area di Broca, realtà editoriali per molti anni condotte assieme a Mariella Bettarini.

Molti libri di Gabriella (cinque sui sette presi in considerazione, più uno di fotografie) sono liberamente scaricabili online per intero, presso l’archivio Gazebo o come ebook LaRecherche. I restanti titoli sono acquistabili c/o Gazebo.

Written by Roberto R. Corsi

4 aprile, 2016 at 08:52

Rosaria Lo Russo, Nel nosocomio (su Perìgeion)

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Oggi su Perìgeion esce la mia nota (con una scelta di 9 poesie) al bel libro di Rosaria Lo Russo. Uscito nel febbraio scorso per i tipi di Effigie, rivede e amplia significativamente la precedente edizione del 2011. In esso tutto lo strumentario della “poetrice” mia concittadina si esprime in piena libertà.
Leggi l’articolo direttamente sul sito di Perìgeion: Rosaria Lo Russo, Nel nosocomio

Written by Roberto R. Corsi

2 aprile, 2016 at 09:33

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