Cristina Annino (1941-2022): en attendant Avatar

Il treno da Ngaoundéré per Yaoundè, Cameroun.
Photo by Luiclemens (own work) – wikimedia commons – CC BY-SA 3.0

Cristina Annino, venuta a mancare lo scorso 28 gennaio, è stata per me una presenza, purtroppo solo epistolare, che con energia ha animato con cadenza quasi quotidiana le mie giornate del biennio 2020/21.
Non indugio nel ricordo personale o critico; è giusto dare spazio a chi le è stato più vicino e l’ha studiata ben più assiduamente e da molto più tempo rispetto a me: tra chi conosco, in ordine alfabetico, Davide Castiglione (che l’ha ricordata per La Balena Bianca), Stefano Guglielmin, Michele Ortore, Pietro Roversi (la cui testimonianza è stata raccolta su Lucreziana2008).
Li ringrazio uno per uno. Come pure voglio ringraziare Michele Brancale, che ha voluto immediatamente ricordarla su La Nazione (web e cronaca di Arezzo); stessa cosa per Ida Bozzi che ne ha tratteggiato la parabola sul Corsera. Aggiungo, qualche ora dopo l’uscita di questo post, il saluto a Cristina da parte di Walter Siti, dominato dai ricordi personali; se volete integrarlo con qualche verso, Siti vi fa riferimento alla propria esegesi di una poesia dedicata a Ezra Pound, e ne trovate tracce in due recensioni di Siti a due raccolte che questa poesia contengono: Chanson Turca (sempre su LPLC; il libro uscì per LietoColle) e Anatomie in fuga (nell’archivio di Repubblica).

I lettori possono contare su alcuni libri di poesie di facile reperibilità (Madrid; Magnificat; Anatomie in fuga; Le perle di Loch Ness; fino all’ultimo Santa Sauna, originale “libro d’arte single-poem”) e su un discreto numero di risorse web (che ho provato a mettere assieme qui). Assai più impervia la ricerca di autentici capolavori usciti di catalogo o affidati a edizioni d’arte (L’udito cronico, in Nuovi Poeti Italiani 3 Einaudi; Gemello carnivoro; Casa d’aquila e altri): qui le biblioteche possono soccorrere.

Negli ultimi mesi di vita, Cristina era impegnata in più di un progetto; tra essi, una nuova raccolta, cui aveva dato il nome Avatar. Almeno quattro poesie erano state generosamente anticipate in rete: una appare su Lay0ut Magazine, tre su Avamposto. Ora purtroppo questo libro, se e quando arriverà, sarà per forza “op. posth.”. Peraltro è successo per tante opere di altrettanti grandi della musica classica (una passione che ci univa). Quindi può avvenire anche con una grande della poesia. Auspico con forza la sua uscita, attendo il tempo che ci vorrà; sarà la ennesima sorpresa di una voce poetica inconfondibile. Grazie di tutto, Magistra.

AGGIORNAMENTO: all’inizio di marzo Avatar è arrivato, nella collana Avagliano poesia, con nota in quarta di Daniela Marcheschi. Potete trovarlo qui o in altri store. È un libro bellissimo e mi ha arrecato una gioia, quella raffigurata qui nella terza immagine, che forse è persino un palmo alzato a sancire lo stop della mia poesia.