Thomas Hardy, Una donna d’immaginazione

Hardy nel 1923, ritratto da Reginald Grenville Eves (Londra, National Portrait Gallery); wikimedia commons CC0/PD

La signora era meglio caratterizzabile come “fedele alla musa”, secondo una definizione elegante e fuori moda. (…) Figlia unica di un aspirante letterato, aveva iniziato da un paio d’anni a scrivere poemi, nel tentativo di trovare un canale adatto a esprimere tutte quelle emozioni che aveva dovuto dolorosamente soffocare. (…) Le sue poesie, firmate con uno pseudonimo maschile (…) in quanto nessuno, secondo lei, avrebbe prestato fede alla sua ispirazione se si fosse scoperto che quei sentimenti giungevano dalla moglie di un commerciante intraprendente e dalla madre dei tre figli di un vero e proprio fabbricante di armi da fuoco.

“Vedete, lui stesso sta un po’ nel ramo letterario. È un poeta — sì, proprio un poeta — e ha una piccola rendita, sufficiente per scrivere versi, ma insufficiente per fargli condurre una vita agiata, anche se gli piacerebbe”.

Trewe aveva riunito le sue opere sparse in un’unica raccolta, debitamente pubblicata, che era stata elogiata molto o poco, a seconda delle circostanze, e che aveva persino venduto un numero di copie sufficiente a coprire le spese di stampa. Questa nuova scoperta aveva suggerito a John Ivy [il nom de plume della protagonista] l’idea di raccogliere allo stesso modo le proprie opere, cioè di fare, a qualsiasi prezzo, un libro delle proprie rime, aggiungendone molte manoscritte alle poche che avevano già visto la luce, non essendo stata in grado di pubblicarne un numero adeguato. La spesa necessaria per i costi di pubblicazione si rivelò rovinosa, e poche riviste si accorsero del suo povero piccolo volume. Nessuno ne parlò, e tantomeno lo acquistò; nel giro di un paio di settimane il libro morì del tutto, se mai era stato in vita.

Traduzione di Leonetta Bentivoglio

Aggiungo questo racconto breve di Thomas Hardy — An Imaginative Woman, composto nel 1893-1894 e pubblicato nella raccolta dei cd. “Wessex Tales” — nel novero dei più felici squarci descrittivi e anche ironici sulla condizione dei poeti e degli scrittori non baciati dal successo. Questa piccola personalissima mia lista comprende già Svevo (Una burla riuscita) e soprattutto Schnitzler (Fama tardiva), nonché il venerato maestro tratteggiato da Filippo Bologna ne I pappagalli; poi Anatomia della ragazza zoo di Tenera Valse e Seguirà buffet di Alberto Forni; infine, a livello più astratto e corrosivo, lo scrittore della Agota Kristof di La vendetta.
In questo elenco, Hardy spicca per fornirci, se ce ne fosse bisogno, dettagli storici che sono “per risultato” assai simili a quelli di quasi un secolo e mezzo dopo – contrapponendo il dilettantismo assoluto della protagonista Ella (un libro di poesie con lo pseudonimo di John Ivy, libro pagato una fortuna e di cui nessuno si accorge) al semi-professionismo di Robert Trewe, che da un lato cerca di fare il poeta a tempo pieno grazie a una piccola rendita e una vita frugale, dall’altro non ottiene molto di più che uno status poetico, essendo i suoi pur buoni esiti forieri di un mero pareggio di bilancio.
Va aggiunta a tutto ciò una concezione squisitamente liberale che è, invece, completamente opposta alla nostra: da un lato si ritiene improbabile che una persona dedita, ex se o in famiglia, a una professione commerciale possa essere presa sul serio come poeta (pensate ai famosi “ingegnere e poeta”, “dirigente e poeta” etc. nelle terze di copertina dei giorni nostri); specularmente, si accetta che qualcuno possa dedicare la propria vita alla poesia, alla sua vocazione totalizzante, quando fornito di mezzi sufficienti per poterlo fare (nessun “vai a lavorare come tutti” in bacheca, per intenderci).

Concludo con un dettaglio: nell’originale compare il termine poetess ma, a quanto mi sembra, senza le implicite connotazioni spregiative verso la poesia femminile come tale, sulle quali ci soffermammo.

Una donna di immaginazione — racconto che merita anche per la vicenda in sé, per l’intreccio romantico tra i personaggi — è disponibile nella collana delle short stories Gedi.
Naturalmente, se invece volete leggere la versione inglese, essa è reperibile su Archive o Project Gutenberg.

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