Giancarlo Baroni, I nomi delle cose

Mondriaan
Piet Mondrian, Tableau I, 1921, Den Haag, Gemeentenmuseum (Wikipedia CC0/PD)

La nominazione è un atto fondamentale di presenza umana sin dalla Genesi (2:19,20) ed è da sempre all’inizio  della riflessione filosofica e letteraria sul nostro essere, su come occupiamo (fisicamente, linguisticamente) e conosciamo (intellettivamente, carnalmente, dispoticamente) il circostante, infine sul rapporto con realtà e – per chi ci crede – trascendenza. I nomi delle cose (puntoacapo, 2020), raccolta corposa di Giancarlo Baroni (Parma, 1953; Autore già incontrato su Perìgeion tempo fa) che dal punto di vista cronologico-editoriale costituisce un recupero (di uscite cartacee o internautiche) nonché un “best of”, con in più due sezioni nuove curiosamente poste a centro raccolta e talora in strizzata d’occhio allo Zeitgeist (cfr. la lirica Poi), rivela una discreta consapevolezza e dona un certo piacere di lettura. Lo strumentario è frugale: liriche brevi, lessico semplice, scarsa enfasi lirica, occasionali schemi rimari (es. distici endecasillabi a rima alternata); al di sotto di esso c’è varietà immaginifica e intelligenza di gioco. Il meglio sta forse alle estremità, nei due grandi contrafforti del libro. Nella sezione iniziale, La polvere di cavalieri amici, quasi come in una caccia caproniana confonde ambientazioni medievali (il castello di Torrechiara?) con quotidianità guerresche o faunistiche meno precise e una gnome universale. La prima poesia, da cui si trae il titolo del volume, avvia una parabola eterogenea che si chiude idealmente con la poesia dedicata a Piet Mondrian verso il finale (ossia nella grande sezione ecfrastica del libro, Le trappole di Rauschenberg); qui le cose (che mediante l’ekphrasis vengono “nominate” dall’Arte) svaniscono, ab ovo, nell’astratto del neoplasticismo, senza che possiamo più richiamarle, lasciandoci una cornice del vuoto che è resa al “noumeno” o fors’anche vuoto interiore, dato dallo spossessamento dalla visione conquistatrice-antropocentrica che apre la raccolta. Durante il cammino incontriamo tematiche consuete (la morte, il restare, il femminile, l’amore tra celebrazione e lotta, la divagazione su personaggi letterari) svolte sempre con un registro naturale in genere più congeniale all’A. rispetto a certi surplus ermeneutici (la poesia su Pollock) o satirici (la chiusa su Basquiat).

***

I BATTESIMI DEL CONQUISTATORE 

Montagne laghi fiumi 
mano a mano che procede li battezza 
con i nomi della sua lingua 

Da domani sarà proibito
chiamare le cose in un altro modo. 



I NOSTRI DUCHI 

La cornucopia scolpita 
sulla porta verso Langhirano 

non ci illude, il benessere 
riguarda i nostri duchi. 



TI OSSERVANO: 

quando meno te lo aspetti 
quando vorresti nasconderti 
dietro un riparo inesistente 

quando non te ne importa niente 
rannicchiato nell’angolo 
in piedi al centro della cella.



CHE RENDA SOPPORTABILE L’ALDILÀ 

Detesti a tal punto il dolore 
che del tuo hai scelto di non parlare. 
Dici succederà anche troppo 

quando da sottoterra dovrai raccontare 
i motivi della tua morte 
alle anime numerose che in ascolto 

a turno riferiranno i loro. 
Perlomeno ti auguri si possa 
ogni tanto variare 

inventando una versione inedita 
immaginando qualche vicenda avventurosa 
che renda sopportabile l’aldilà. 



CORRE L’ANIMA DENTRO LA STANZA 

Volevi scavalcare le sbarre 
del letto dove giacevi 
il cervello impartiva l’ordine 
il corpo non lo eseguiva 

gesti di fuga accennati 
dai piedi e dalle mani. 
Da quando ti sei placato 
corre l’anima dentro la stanza. 



LE SIRENE DEL COPISTA ASSONNATO 

Penne con pinne 
appannamenti visivi 
sbagli di trascrizione 

ti cascano le palpebre, in sogno 
confondi aquile e delfini 
trasformi le arpie in pesci. 



SENZA NEMMENO PREOCCUPARSI DI CHI PASSA 

Basta con questo supplizio del definire… 
Chiede una tregua, protesta 
mentre il rimprovero 
che pronuncia nel girarsi scopre 
fino alle cosce le sue gambe sottili. 

Finge una fuga, teme 
che la pigrizia t’impedisca 
di raggiungerla. Questo 
dunque è l’amore, ti dimostra baciandoti 
senza nemmeno preoccuparsi di chi passa. 



da SOLO CHI RASSERENA AMO 

I. 

Mi scrivi che la passione ti colpisce, 
che il sentimento sincero brucia 
e consuma. Scrupolosa ne elenchi le ferite. 

L’amore, sostieni, 
è la pazzia inguaribile 
che fa il respiro affannato. 

Per me, ti rispondo invece, 
solo chi rasserena 
amo. 



AMLETO 

In ogni cosa convive il suo contrario 
dunque l’amore contiene il disamore. 

Forse alla fine concluso l’inventario 
saprai tra i due chi è stato il primo attore. 



IL PAESAGGIO DI FRIEDRICH 

Mi affaccio alla finestra 
il mondo illumina le pareti 
della stanza. Le cose che vedo 

disegnano il mio volto. 
Il mio ritratto? Un paesaggio. 



MONDRIAN 

Svaniscono le cose, per nome 
insisto a chiamarle 
(fari mulini alberi meli 
fioriti) do alle cose un titolo dopo 

nemmeno quello. Restano 
le forme orizzontali rette quadrati 
che nascono nel vuoto e lo incorniciano. 

___
[Giancarlo BARONI, I nomi delle cose, con una nota di Ivan Fedeli, Pasturana AL: puntoacapo Editrice, 2020, pp. 123, EAN 9788866792390]

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