Panegirico del Bravo Editor: Antonio Lillo

Foto di Sarah Richter da Pixabay

La notiziona: sono giunto al termine dell’editing del mio prossimo libro di poesie, di cui spero avrete notizie a breve.
Manca solo la prova della decantazione: lasciar lì sette giorni, poi leggere e non vomitare/cestinare.
Ma ho fiducia che questa reazione sarà eventualmente demandata ormai solo agli acquirenti del libro finito!
Posso dirvi – perché lo ha già rivelato alla sua sociosfera l’Editor-in-chief Antonio Lillo – che il libro avrà il marchio di Pietre Vive e che uscirà in autunno, con quel margine di alea che i tempi difficili (e gli autori fobici) costringono a tenere presente.

È il secondo editing capillare in cui mi imbatto e devo solo ringraziare Antonio – ossia il mio interlocutore, il Bravo Editor del titolo – perché il rapporto e la ricerca delle soluzioni son stati ampiamente soddisfacenti.
Ho ricevuto solo un editing altrettanto importante e formativo: fu nel biennio 2005-2006 in occasione dal mio esordio del 2007, grazie all’editore Paolo Codazzi (già, e tuttora, presidente del prestigioso Premio Letterario Chianti). A quel tempo Paolo m’impartì almeno due lezioni capitali che ho assimilato al punto da… violarle – dato che la mia modalità espressiva è mutata radicalmente da allora – ma sempre con estrema circospezione e diligenza.
Il mio libro fu l’ultimo di quella collana (che annoverava nomi importanti quali Manescalchi, Ugolini, Ventura, Miniello, Marcheschi e altri), dopodiché l’attività editoriale è stata sospesa sine die in favore della cura del premio.

Rispetto a tre lustri fa sono più maturo (solo poeticamente!) e questo si è tradotto nel saper tenere il punto con Antonio su metà delle soluzioni, ma anche nel non aver problemi nell’espungere qualche lirica debole o cambiare qualcosa, quando il suggerimento era sensato.
La bontà delle eccezioni e l’armonia del dialogo hanno secondo me una cartina di tornasole, poi, in una fase di “microscopio maniacale”: quel tempo in cui l’autore, lasciato solo, si depriva di qualche ora di svago o sonno per rivedere spontaneamente tutto, scovare ripetizioni quasi fossero malati asintomatici, calibrare qualche soluzione interna al verso. Qui il Bravo Editor deve all’occorrenza saper gettare acqua sul fuoco, per evitare che l’istinto si trasformi in una malattia autoimmune che distrugge, snatura il manoscritto. Ed è stato fatto.

Forse a tutto questo auspicabile equilibrio di forze e alla completa sparizione dell’ego ha giocato, assai prima di mettersi al lavoro, passare qualche giorno assieme, ubriacarsi, sfinirsi di trippa alla fiorentina, fare alta portineria (cit.) su poeti e poete di comune conoscenza. In due parole: diventare amici. Come prova questa foto a destra, scattata in oltrarno i primi di febbraio, in cui evidentemente stiamo riscontrando le analogie del mio lavoro con Le vin di Baudelaire!!

A costo di esser tacciato di piaggeria o interesse devo comunque esprimervi con irrefrenabile spontaneità la bella sensazione che si prova al termine di un processo così virtuoso. L’editing serve, anche sulla misura breve della poesia – spesso contro la convinzione egotica dell’autore (che era anche la mia) di avere composto qualcosa di inattaccabile.
In sintesi: Lillo è un ottimo Editor, sia per strumentario che per carattere; e dunque, se lo incontrerete, affidatevi a lui con fiducia e possibilmente senza irrigidimenti (anche perché con questa marchetta ho una percentuale se al momento di contattarlo gli comunicherete la parola d’ordine Fidelio.
…Sto scherzando, meglio precisarlo!
la parola è Sarastro).

Naturalmente, se il mio libro sarà apprezzato, ciascuno di noi vorrà prendersene il maggior merito, dunque la nostra amicizia terminerà per avvocati. C’est la vie

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