Leggere Cristina Annino [priorità: alta]

img haalkab @ pixabay.com CC0/PD

Se ci si accorda con una definizione di poesia che da tempo mi porto dietro (pur razzolando diametralmente a essa), ossia quella per cui «Un’opera poetica importante è un’opera che costringe coloro che le sono contemporanei a sospendere il loro rapporto ovvio e familiare con il linguaggio» (Andrea Inglese, 2011), Cristina Annino emerge facilmente e per distacco come la più importante voce poetica vivente in cui io mi sia finora imbattuto.
Dichiaratamente lontana da surrealismi, dadaismi e sperimentalismi, Annino colpisce immediatamente il suo lettore con un uno-due ipnotico e lenitivo: spaesamento e maestria del minimo passaggio (prendo a prestito Adorno su Alban Berg). Mette in crisi la struttura colloquiale, ma lo fa procedendo per linee spezzate e non per frammentazione, e i segmenti (/sintagmi/sentenze) sono comunque di una qualità tale da potervi dedurre gnome (e innamoramento). La stessa coesione complessiva ne esce ovviamente più complicata ma sempre presente. Mi piace pensare alla poesia di Annino, si sportiva licet componere poeticis, come all’incedere di quei most elusive running back (Barry Sanders il più grande di tutti) che danzano con in mano la palla ovale della poesia, irridendo coi loro movimenti felini e interdetti ai più le linee di difesa primarie e secondarie (conversazionali / canoniche) della “difesa” avversaria.

L’areofago [da Madrid]

Curioso, che non comprenda mai bene
chi fabbrica. Ne ho vista
di gente che lascia a metà il pesce
del torace e cambia registro, s’empie
e s’alza. Qualità
delle qualità andare finalmente invece
giù dalle stelle.

Così l’areofago che ama
male una donna non scende per delusioni
alla verità, se la prende col vuoto e al volo cresce
nell’aria. È molto poca la terra per lui
uomo: “e che faccio io quaggiù solo, dove
finisce l’Europa?”. Sagres.

I calzoni a montagna in Portogallo; ha da fare
daccapo anche il mondo creando
alberi, poi l’asciutto di qualcosa quasi
sabbia: il luogo, e di lato vagoni che possono
essere tutto. Girato
l’amore gli sta negli occhi come un essere
al vespasiano. Teniamolo a bada un poco parlando,
che non si volti.

L’altro ieri è stato bello dare un volto e ascoltare, grazie a La balena bianca, Cristina Annino in compagnia di quattro ottimi relatori (in ordine alfabetico: Castiglione, Guglielmin, Ortore, Roversi) che hanno dialogato con lei e che da tempo si occupano di inquadrare criticamente il suo lavoro. Ove assenti, potrete apprezzare tutto ciò anche voi presto, non appena sarà pubblicata la registrazione (il cui link inserirò tra le risorse in calce).
Dal troppo poco della mia conoscenza, non posso aggiungere niente a quanto rilevato hinc et tunc, se non il piacere della condivisione di alcune convinzioni (comportamentali, poetico-cognitive…) dell’Artista. Aggiungo narcisisticamente la piacevole coincidenza che il mio film preferito di sempre, giacché vi si accennava prima di iniziare la diretta, è intriso di citazioni di Vallejo, poeta su cui Annino si è laureata. Una cosa, sì!, le avrei domandato, ossia di parlarci liberamente del suo rapporto con la musica classica, che è spesso presente sia nei titoli (Ottetto…, Sonata…, Andante…) che nelle citazioni autoriali endogene al verso (Bach, Ravel)… Non ci ho pensato per tempo – mi abbevero ormai troppo di ansiolitici per aver riflessi consoni a una diretta – ma se mi capiterà le chiederò volentieri.

Ha ragione Stefano Guglielmin: senza voler togliere nulla agli editori virtuosi e autorevoli che le hanno dato fin qui fiducia, è inesplicabile come una voce poetica di questa levatura non sia ancora stata ancora annoverata in una delle collane-simbolo che tutti conosciamo e che bon gré mal gré sono percepite come apicali; implicano una certa beatificazione. Di cui l’A. peraltro – che ha nella sua storia esperito proporzionalità diretta tra fortuna critica e sfortuna nelle evenienze editoriali – m’è parsa fregarsene il giusto. Resta però il dovere nostro, di lettori e appassionati, di conoscerla diffusamente; e la beatificazione di cui sopra avrebbe certo aiutato la sua viralità.
Possiamo rimediare agevolmente. Lo stesso Guglielmin firma l’introduzione di Magnificat, una antologia curata da Luca Benassi ed edita da Puntoacapo che va dagli inizi fino al 2009 con in più una sezione eponima inedita; più recentemente, altri importanti libri a stampa sono facilmente reperibili, fino all’ultimissima uscita per Arcipelago Itaca, Le perle di Loch Ness. Ma per ridurre ulteriormente lo scarto tra questo post e la lettura dei testi soccorre la rete: Annino non si è mai negata ai lit-blog di qualità; reciprocamente, letterati attivi in rete – come, coi già citati e con altri, Biagio Cepollaro e Francesco Marotta – sono sempre stati attenti ad diffondere o – nell’importantissimo caso della raccolta Madrid – ripescarne le poesie preterite.

Ecco qui sotto una directory per impattare d’émblèe il pianeta Annino (che – si badi – non è affatto un pianeta Melancholia) sotto l’aspetto poetico e critico.
Ho lasciato indietro, a oggi, le non poche note sulle raccolte e sui libri altrui che ho trovato per es. chez Marotta; magari rimedierò. Ogni proposta di integrazione o revisione è benvenuta.

Grazie a chi ha reso possibile il videoincontro di ieri l’altro, di cui mi è piaciuto moltissimo anche il – purtroppo ancora raro – sentiment positivo verso tali forme internautiche di aggregazione e presentazione, con la percezione che possano contribuire alla causa poetica altrettanto, se non più, di quelle dal vivo.

___

CRISTINA ANNINO WEB DIRECTORY (elenco parziale ed emendabile)

POESIE E SCRITTURE
Tre poesie ortonime, da Non me lo dire… (1969)
Tre poesie da L’udito cronico (1984)
Madrid (1987, raccolta completa)
Ottetto per madre (2005, qui con altre tre poesie)
Troppe fiches (inediti 2008)
Due civette sul comò (2008)
Scelta di poesie da Casa d’aquila (2008)
Altre poesie da Casa d’aquila
Scelta di poesie da Magnificat (2009)
Il processo (2010)
Spartàkia (2010)
Scelta di poesie da Chanson turca (2012)
Sonata a Krzysztof (2015)
La virtù del riso (2016)
Le perle di Loch Ness (anticipazioni 2017 poi confluite, con modifiche, nel libro)
Le perle di Loch Ness (2019): apparato + scelta di poesie c/o Poesia Del Nostro Tempo, Antonio Bux, Blanc de ta nuque.

INTERVISTE
Scriverei anche di un sasso – a cura di Franz Krauspenhaar
Le case del poeta – a cura di Nadia Agustoni
Imperfetto sublime – conversazione ancora con N. Agustoni
La poesia non ti obbliga a metterla al mondo – a cura di Luigi Carotenuto

CONTRIBUTI CRITICI
Davide Castiglione su Anatomie in fuga (2016)
ancora Castiglione sul recente Le perle di Loch Ness  (2019)
Stefano Guglielmin traccia un panorama fino a Gemello Carnivoro (2008)
Il percorso monografico per Treccani, curato da Michele Ortore
Pietro Roversi analizza nel dettaglio una delle migliori prove, ossia Andante pesante con abbandono
Mary Barbara Tolusso introduce per A. la locuzione imploded realism (e allega un inedito)

ALTRE RISORSE
pagina wikipedia
sito personale
elenco delle edizioni cartacee in commercio
risultati di ricerca OPAC SBN
Gianluca Tedaldi, Sull’opera pittorica di Cristina Annino

Un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.