Piazza del limbo

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Una poesia di fine 2019 ma nel mio stile di quindici anni fa (ben potrebbe stare tra le poesie “topografiche” di All’orza). Grazie a LMP per la foto, che è di ieri.

*

PIAZZA DEL LIMBO

Veramente è affrancato dalle grida,
Dal gregge, dallo svacco
Il borgo tenue (orinatoio aspro
Di notte, denunziano; ma, ora, respiro) cui prolasso
È la piazza, quieta di cose antiche e minori.

Superaccessoriata
Distanza da qualsiasi dio premiale:
Questo il limbo. Persino gl’infanti
Inbattezzati non scampano al demonio
Creato (anch’esso) dall’uomo: il cavillo
Dell’oggettiva responsabilità.

Spine dentro l’ovatta del rimpianto.
Conosco l’asma della privazione:
Lutto eterno l’avvenenza appiattita in immagini,
Insoddisfatta nelle rade fermate di passo,
Passita ormai in chi attornia e può affetto.

Scenderò da me stesso
Con questo gran digiuno,
Che non si sfama più
Passate le quattordici.

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