Michele Brancale, da L’apocrifo nel baule

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da sx: io , L. Fontanella, A. Macchia e Michele Brancale (img © Libraccio FI)

[lo scorso lunedì 27 maggio, come vedete nella foto © Libraccio Firenze, si è tenuta la presentazione fiorentina del volume; pubblico qui uno stralcio dalla mia prefazione – compreso un paio di errori visti solo adesso! – e tre poesie]

…Forse l’esperienza più sorprendente del libro è appurare come la penna di Michele Brancale sappia – nella prima sezione, Guerra e pace – rendere impalpabili i confini tra il racconto delle battaglie navali o dei naufragi, durante il secondo conflitto mondiale, e il dramma della migrazione per mare – scacco perpetuo delle coscienze e delle società odierne, emergenza che connota indelebilmente il nostro presente e misura quotidianamente la nostra umanità. Tutto ciò con versi di grande efficacia, in un gioco di specchi, uno Spiegel im Spiegel tra ieri e oggi: «Scoprimmo, dopo il congedo dal mare, / saldi al timone della debolezza /, la battaglia vera di essere umani». Sorprendente esperienza, dico, ma in linea con i migliori esiti delle raccolte precedenti del poeta: pensiamo, per esempio, alle liriche dedicate ai migranti nella precedente raccolta, Rosa dei tempi. E più avanti in questo libro, forse non a caso, scopriamo che una delle liriche più struggenti è il canto per una Rosa «morta per niente», fanciulla cui talora venne negata la carità. Appena prima, in una poesia della seconda sezione, stava il Rimpianto per certe persone che forse non reincontreremo, ma più ancora il ringraziamento per quella benedizione che è l’incontro col diverso da noi e l’euforia che ci pervade nel momento in cui s’infrangono i pregiudizi. A chiusura del cerchio, in controcanto con la terzina citata sopra, la terzultima poesia ci ammonisce ad ascoltare La voce del mondo, che arriva «se non si chiude / la strada per essere umani ancora».

***

Rimpianto

Capita a volte di incontrare in queste
zone abbandonate vecchi binari
di ferrovie dimesse, che interrotte
per alcuni tratti, si intravedono
tra i cespugli, lasciando riaffiorare
la coincidenza del percorso in treno
con un incontro non voluto, fatto
con gente che non m’aspettavo così
la stessa a cui, guardando quei binari,
ripenso stasera ringraziandola.

*

A Rosa

Tornando a casa, al tramonto, ho incontrato
la disperazione: c’era la madre
di Rosa che implorava, mentre usciva
dal camposanto, e piangeva per tutto.
E a tutti, anche a me, andava ripetendo
«È morta Rosa».
Ricordo la madre
che chiedeva il pane per quella figlia
malata e che non sempre le fu dato.
Rosa assente,
Rosa morta per niente.

*

La voce del mondo 

La voce del mondo si fa sentire
di sera, quando raggiunge le cose
con leggerezza, annunciando la forza
indifesa di chi non ha che un grido
da offrire per festa o cedimento.
Quella voce arriva se non si chiude
la strada per essere umani ancora.

___
Michele BRANCALE, L’apocrifo nel baule, pref. R.R. Corsi, Bagno a Ripoli FI: Passigli Editori, 2019, pp. 88, ISBN 978-88-368-1675-0 (per ordini)

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