Giuseppe Panella (1955-2019)

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In queste ore notoriamente già piagate dalla gran perdita di Nanni Balestrini, ho appreso con sgomento a notte alta, da uno status, della prematura scomparsa del prof. Giuseppe Panella. Giuseppe: persona di straordinaria preparazione letteraria, filosofica, cinematografica… un umanista, prima ancora che un accademico. Me lo presentò il mio primo Editore, Paolo Codazzi, alla (fu-) Libreria Martelli a primavera 2007, dicendomi che di lì a poco sarebbe stato lui il relatore della mia prima presentazione letteraria in assoluto, presso le Giubbe Rosse. Quel giorno stava presentando un suo libro di poesie (L’arma propria, Clinàmen editrice) e mi venne incontro con un aperto e pacato sorriso: «Corsi, stia tranquillo, il suo è un bel libro», sciogliendo così la mia ansia e facendomi intuire la enorme disponibilità che ha sempre dimostrato verso tutti. Il fermo immagine che vedete qui sopra si riferisce proprio al mio debutto di quell’anno, curiosamente proprio il 21 maggio – una dozzina esatta di anni fa! – in cui accanto allo zazzeruto scrivente – che probabilmente ha avuto in quel caldissimo 2007 his finest year thus far – Giuseppe ha conversato per una buona mezz’ora, quasi sicuramente superando in qualità critica la poca qualità oggettiva del libro stesso. Poi ha scritto anche una eccellente postfazione al mio ebook All’orza.
Non ho mai mancato di seguirlo nella sua attività di divulgazione: collaboratore de La poesia e lo spirito, condirettore e motore di Retroguardia 2.0 – in questi blog potete avere una misura parziale di quanti libri di poesia e non solo “macinasse” (cfr. per es. le rubriche Sul tamburo Quel che resta del verso) e di quanto senso sapesse ricavarne.
La locuzione “maestri naturali”, che ogni tanto uso nelle mie recensioni e che è entrata stabilmente nel mio dizionario personale, mi deriva dal titolo di una sua raccolta del 1994.
È stato anche assiduo conferenziere in città. Oltre alla sua torrenziale competenza e voglia di condivisione del sapere, c’erano certi elementi estemporanei quasi fissi che me lo rendevano simpatico: il fatto che spesso qualche moderatore / fan di Battisti lo presentasse come Pasquale Panella (e lui lo correggeva con umore variabile a seconda delle occasioni); il fatto che facesse una gran fatica a parlare vicino al microfono e progressivamente se ne allontanasse, mandando nei pazzi l’audience più debole d’udito; infine il fatto che al termine della conferenza tornasse verso SMN, al treno per Prato – e io, dovendo oltrepassare la stazione per giungere a casa, volentieri mi facevo la strada con lui – a piedi o in bus – per avere consigli e parlar di tutto, anche di sport o cose frivole se capitava.
Incontrarlo era un piacere anche perché, clamorosamente all’opposto della vita reale, su internet era a volte oltremodo risentito: ricordo che una volta dovetti rinunciare a un bagno in mare perché si beccò con un’altra amica e poeta che mi manca molto, a proposito di Henry James. L’amica fece una battuta innocente su un romanzo di James, a suo dire più debole di altri, e iniziò la zuffa: din din din le notifiche fioccarono sul mio telefonino tutto il pomeriggio per questi due che verbalmente s’azzuffavano. Alla fine, incazzato per i miei progetti di ozio e sguazzo sfumati, dovetti bannarlo e scrivergli Beppe, funzioniamo meglio vis-à-vis. Ne convenne.
Le ultime volte che l’ho visto l’ho trovato bene. Per esempio alla presentazione di Esodo in ombra di Michele Brancale e poi alla conferenza d’apertura del Premio Letterario Chianti, ideato e presieduto appunto da Codazzi, e di cui lui era l’elemento tecnico in giuria, avendo raccolto l’eredità di un altro Professore, Giorgio Luti.
In quest’ultima occasione gli passai (sottobanco, per non essere ineleganti in una occasione ove si trattava d’altro) una copia delle Cinquantaseicozze: ne fu lieto e mi disse che se ne sarebbe occupato senz’altro. Dopo avermi tenuto a battesimo un libro e postfato un altro, non ha fatto in tempo a fare il triplete. La sua critica mi sarebbe tornata preziosa. Magari il suo silenzio è già una critica. Non so.
Quest’inverno, invece, con Brancale, si parlava di dedicare un pomeriggio letterario al suo libro di poesie del 2015, L’occasione della poesia (Interlinea). Ma non c’è stato il modo.
Spetta ora interamente a noi tutti ricordarlo e prolungarne magistero e attitudine comunicativa, critica e divulgativa.

Indice delle sue pubblicazioni nel catalogo SBN

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2 commenti

  1. C’ero anche io alla presentazione del tuo libro caro Corsi… com’eri giovane e timido! La prima volta in cui non ti si sente proferir parola.. incredibile!

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