save the date: #PIN8090 venerdì a Fenysia

locafenysia
Questo venerdì 29, alle 17,30, presso la scuola Fenysia in Palazzo Pucci (Via de’ Pucci 4, centralissima), si terrà la presentazione fiorentina del primo volume dell’antologia Poeti Italiani nati negli anni ’80 e ’90, curata da Giulia Martini ed edita da Interno Poesia. Modererà Caterina Verbaro; interverranno Alba Donati, la predetta Giulia curatrice, Valerio Nardoni (prefatore dei testi di Damiano Sinfonico), il Vs. Aff.mo (stessa cosa per Manuel Giacometti) e – mi sento di dire soprattutto – ben 6 dei 12 poeti antologizzati.

Qui l’evento su Faceb00k.
Qui invece la pagina del volume sul sito dell’editore, anche per ordini.

Per invogliarvi alla presenza e all’acquisto, propongo un percorso personale, uno dei tanti possibili, tra i versi dei sei poeti che saranno presenti.

*

Maria BORIO

Dal poemetto Trasparenza, IV (estratto)

Il mare è davanti. La tortora ha paura di noi,
non del mare, noi temiamo il mare, non la

tortora. Volevamo ucciderla perché
ha mangiato i frutti – ci ha uccisi il mare:

la vertigine dell’orizzonte verticale, l’ansia
di noi, dell’immortalità.

*

Manuel GIACOMETTI

da Cammei

– Era la vacca quasi invisibile
e pascolava. – Su tutta la pelle
avevano finito la stesura
della cold-cream. La mummificazione
andava bene: salnitro e biacca
sulla faccia disseccata. L’azione
del natrum inficiò gli anniversari
(col suo gusto umami e salato)
del soffio che usciva dalle nari
innanzi sofferto ed esalato.

*

Bernardo PACINI

da Cronache di un quadrilatero

Quella cucina strappata dal calendario.
Il dislivello di una gioia
in cui sono picchiato per errore.

L’origano che perdona dal vetro
lo sguardo colmo di notti.

Ogni cosa, tale e quale
dolora in garanzia
nell’imballo originale.

*

Francesco VASARRI

Le case crolleranno, si è dimezzato
nel bianco l’Oltrarno e in sovrapposte
immagini trascorre per la brina
la figura. Non avendo mercato
da comprarvi o da spendervi lo stipendio di grazia
me la tengo per me, mi ci trastullo in cadavere:

fioccano i tuoi bei dentini da tutte le parti,
lo scrigno di Ligeia si è aperto e non posso
con l’icona di quella martoriata
bocca sdarmi nel sangue della neve.

[E quanto dura la neve, quanto dura Pistoia,
quanto ancora sul tasto ribattendo Sokolov
porterà la memoria di te a sognarsi ancora non nata.
Dentro la vita morbida ci si gettava il seme
del futuro, ma nulla funzionava. Nell’atteso
meccanismo inceppavano gli umori finali.
Quando hanno detto nevica ho guardato la neve.
e con la mano affondavi nel linimento del bianco, ti ho
gettato una corda di parolette sottili, ma l’ho
mancata di poco la tua mano vermiglia, la
tensione cresceva, ti si spaccavno i pori.

Ma le città quanto durano, quanto
dura il nevaio, dalla finestra lo vedo
e mi ripete che è morto, che non si
sveglia la crepa, che qui
nessuno ti sgela.]

*

Demetrio MARRA

da La vita a Kansas City

III bis.

Di fronte a Piazza Duomo c’è
il Duomo. Alzato di nuovo dopo
la scossa, una statua di fronte non ha più
un dito. Il quattro sul campanile è segnato IIII
in numero romano. Non si legge che lo stile
del neoclassico calabrese
il non-finito.

Verso la stazione centrale i resti
di una gelateria, il tempietto
pisciatoio e magazzino di pescatori
all’occasione, però si vede
Pentimele, bellissima costa
se non ti avvicini.

*

Dimitri MILLERI

Corrispondenze

Corrispondenze? Certo, come ieri:
dall’aula quattro si sentiva esatta
l’intonazione in limonaia del fagotto
con l’eco di una sega circolare.
Però la nostra è una vita che approssima
nel più dei giorni
come i rastrellamenti.
E quando accade, quando
l’aspettativa prende posto nel reale,
è sempre un terzo, vedi, a rivelarlo
restando escluso dal miracolo non meno
di chi lo vive senza nominarlo.

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