Roberto R. Corsi

Tempo di lettura previsto: 12 anni

Io vidi un, fatto a guisa di leuto: alla Casa di Dante

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foto-casadidante

Fotocomposizione egocentrica (photo credits: Balò/ De Venuto/ Sandrocchia)

come promesso (o minacciato), ecco il resoconto della mia partecipazione al bel reading collettivo dell’altro ieri, in ambientazione dantesca (di qui l’endecasillabo sul mio stato di forma “diversamente atletico”, per cui il padrone di casa potrebbe avermi scambiato per Mastro Adamo).
Qui di seguito i due testi inediti, piuttosto recenti. Uno ha per protagonista “l’uomo che misura le nuvole” di Jan Fabre, attualmente collocato in Piazza della signoria (lo vedete alla fine di questo articolo); l’altra è una ballata che questo inverno ho scritto per l’amica Anna Nina B.
Per terminare con una lirica altrui, ho scelto la splendida e profetica 
Dopo la tempesta di Gianfranco Palmery, altissimo poeta e amico di penna, ahimè mancante da quasi un triennio.
In calce la registrazione integrale del mio intervento, inclusa paperella sulla seconda lirica (mi scuso con la dedicataria) che lascio a verbale come parte dell’
ibi et tunc.
Come ho scritto nella pagina fb dell’evento, ringrazio per l’ospitalità, l’ascolto, la varietà e qualità delle proposte poetiche.

_______________________________

MISURAZIONI

Rincasando sul fare delle due, per Piazza Signoria, l’uomo di Fabre,
quello col metro in mano,
ha chinato la testa, mi ha parlato:

Dando retta ai miei calcoli,
sei più vicino al Prostamol
che alle soffici carni di donzella poesia.

Rimessosi nella consueta posa, non ha detto più nulla. Perso
nel caramello del verdetto, affogavo
contemplando la bionda oltreoceanica con in mano la boccia di Galestro.
Quasi quasi mi siedo qui, di costa
alla Loggia: tra pochi giri di lancetta sfollano,
poi albeggia – il conforto del vuoto
idillio darà tono, prima che il sole porti
una nuova sentenza.

*****

FINE DELLA GIOVINEZZA (ballata per Anna Nina)

“È soltanto quando comincia a balenarci in mente la possibilità di subire una sorte comune agli altri, che la giovinezza può dirsi realmente perduta” (Karen Blixen, da Sette storie gotiche)

Mentre a suon di annegamenti si scopriva il bluff dell’homo homini deus,
col male che colava dai commenti, in bacheche ebbre di brindisi e cannoni,

dal riparato privilegio della terrazza cedevo al canto d’una sigaretta.
Morendo ha intonato una nenia, quella dei tempi della prima ragazza:

“torcimi il filtro con le dita per mezzi giri ventuno, o ventisei se punti a una straniera…
Nel cerchio bianco scorgerai una linea nera: è l’iniziale di chi ti amerà come nessuno”.

Furtivamente ho preso a strofinare, poi una folata di scirocco ha arringato:
“ma ti sei visto, vecchio deficiente? quale amore o verità, quale tempo futuro?”

Ero nudo, vitreo nella mia indegnità, sodale nel destino del comune declino.
Ho gettato al silenzio festivo quel mozzicone di giovinezza, senza guardare.

 

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Written by Roberto R. Corsi

19 maggio, 2016 a 08:34

2 Risposte

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  1. E’ stato un piacere ascoltarti e ora leggerti. Grazie per la partecipazione. Un abbraccio.

    Mi piace

    liliana ugolini

    19 maggio, 2016 at 15:31


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