Agli antipodi di Brodskij (inedito)

C'era gente, fidatevi (altre foto a seguire)
C’era gente, fidatevi (altre foto a seguire)

Il reading di mercoledì al Caffellatte si è concluso poco dopo gli undici rintocchi. Oltre a rivedere e applaudire Marco Di Pasquale, ho conosciuto di persona e ascoltato le ottime prove di Novella Torre, Rino Cavasino, Marco Simonelli; ciascuno con la propria carica umana e impronta poetica ben definita.
Non è piaggeria del momento: era la mia prima lettura fiorentina, la seconda in totale, e ho imparato da tutti loro.
Grazie anche a chi ha reso possibile l’evento, ospitandomi o spendendo buone parole sulla mia presunta verve.
Quanto al mio operato, informo i quotidiani i media e gli elettori che sono in riunione tecnica permanente col mio ghost writer e non rilascerò dichiarazioni fino alla vigilia della prossima partita (approx. 2090 d.C.).

UPDATE: Alcune foto scattate da Marco

La scaletta delle mie poesie, per gli irriducibili:
Dalle Cinquantaseicozze ho scelto IIIIXXXV; poi XLVIIXXXI e… un inedito dalla mia prossima, probabilmente impubblicabile raccolta.
Avendolo “giocato” lo propongo pure qui di seguito, per voi.

************

*Il titolo ha per spiegazione il fatto che il grande IB, se non sbaglio, imponesse coraggiosamente sui propri documenti d’identità la professione di “poeta”. Contro tutte le resistenze di quelli che “…e un lavoro serio?”, “[con] la cultura non si mangia” e simili.
Qui siamo, invece, in un non meglio precisato studio, dai contorni semi-inventati.


AGLI ANTIPODI DI BRODSKIJ

“…Che fa di professione?” che me ne sono andato
dall’azienda che era di famiglia
glielo avranno già detto; dunque: “Scrivo…”,
“Ma cosa scrive?” “Libri di poesie…”
“Siamo seri: se li sarà pagati. Io ho pubblicato
Sensualità dell’atto notarile, ma non ci ho messo un soldo.
Anzi ne ho alzati, grazie ai miei studenti…
Pertanto, la mi scusi se mi vanto,
come ogni fiorentino, ma sono più scrittore
di lei”.

Via, metta consulente editoriale,
che non so manco cosa voglia dire;
del resto mi succede ogni mattina,
al risveglio, di perdermi nel vuoto
dell’impostura: colla, schiuma gialla
che cancella ogni refolo d’azione,
ogni lettera del nome e del cognome…

“…È sicuro d’intendere e volere?”
“Mica troppo, maestà”. “Vada, chiami suo padre
nella stanza di là”.

 

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